Il primo bacio

L’estate passava tra bagni in mare, partite di beach volley sul bagnasciuga e serate a sorseggiare  downloadwhisky sotto la luna. Lui continuava a raggiungermi ogni sera, appena mi vedeva sola al mio solito tavolo. Restava con me tutta la notte cullandomi con la sua voce calda, mi immergevo in quel suono perdendomici. Mi sentivo al sicuro protetta dalla sicurezza che emanava, eppure, allo stesso tempo lui non smetteva di stupirmi e di sorprendermi: mentre stavamo li seduti a raccontarci le nostre vite non perdeva occasione per sfiorarmi la pelle; lo faceva sembrare casuale ma entrambi sapevamo che non era così. La mia pelle sembrava bruciare quando entrava in contatto con la sua. E io volevo di più, molto molto di più. Mi stava facendo impazzire accendendo e alimentando il mio desiderio una notte dopo l’altra.

Ma era tutto li, e questo mi confondeva.

Ogni notte, o meglio ogni mattina, insisteva per accompagnarmi fin sotto casa. Finiva sempre che restassimo in macchina per ore a parlare. O meglio lui parlava e io mi lasciavo incantare da quel suono caldo e ormai così famigliare. Lo ascoltavo e guardavo meravigliata quelle labbra morbide e carnose, le volevo sul mio corpo, volevo sentirle scivolare sulla mia pelle succhiandomi e mordendomi. Volevo essere divorata da quella bocca che sembrava racchiudere promesse di folli magie. Ma lui continuava a parlare e a sfiorarmi, senza mai soddisfare il mio bisogno; e così lo aumentava sempre di più, portandomi a livelli di desiderio inappagato che mi stavano letteralmente facendo impazzire.

Era un predatore nato e questo mi era stato chiaro fin dal primo istante. Capivo che stava giocando con me come un leone con la sua preda prima di divorarla, sapevo che doveva essere lui a fare il primo assalto, era così dominante che non avrebbe accettato di essere preso.  Per averlo avrei dovuto essere docile ma non troppo per non rovinargli il divertimento, avrei dovuto permettergli di domarmi e rendermi sua schiava, ricordandomi di ribellarmi di tanto in tanto per non farlo annoiare. Mi stava chiedendo di trasformarmi in preda, io che non avevo mai chiesto il permesso a nessuno per fare qualsiasi cosa mi andasse! Non lo diceva a parole ma potevo leggere l’assurda richiesta nei suoi occhi torbidi.

Avevo paura e mi chiedevo cosa avrei dovuto affrontare se avessi accettato. Potevo davvero fidarmi di lui e rendermi vulnerabile come chiedeva? Ero pronta a correre il rischio che lui mi divorasse e poi abbandonasse i miei resti senza più voltarsi in dietro? Tutte le difese che avevo costruito attorno al mio cuore che fine avrebbero fatto?

Non mi ero accorta, vittima dei miei tormenti, del silenzio che aveva riempito lo stretto spazio nell’abitacolo. Alzai gli occhi pieni di dubbi solo per trovarmi davanti i suoi. Due pozze profonde e scure che mi attiravano come una sirena. Apri la bocca per dire qualcosa, ma cosa? I miei dubbi e le mie paure erano ancora li a tenermi ancorata alla ragione.

Lui mi guardava attento e curioso, alzò una mano verso la mia faccia. Chiusi gli occhi godendo della sensazione delle sue dita che correvano lente sulle mie labbra. Il mio respiro aumentava, in sincrono con il battito del mio cuore.

“Guardami” disse lui. Aprii gli occhi. “Voglio distruggere tutte le difese che hai costruito. Ci vorrà tempo ma io ci riuscirò e allora sarai mia. Solo mia”

La mia prima linea di difesa andò in frantumi spazzando via paure e dubbi. Annui lentamente, completamente persa per lui.

Un lampo di trionfo attraversò il suo sguardo fiero mentre spostava la mano sulla mia nuca, mi strinse forte obbligandomi a sollevare il viso verso il suo. E finalmente le sue labbra scesero implacabili sulle mie.

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