Le dodici fatiche dell’amante

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Da sempre le storie d’amore clandestine sono oggetto di critiche ma contemporaneamente quelle che suscitano più interesse e curiosità. Ma fare l’amante non è, come sostengono le mogli tradite, una pacchia assoluta in cui ti prendi solo il meglio del gran Bastardo. Au contraire.
Fare l’amante alle volte è una fatica immane. Non ci credete? Allora ecco qui quelle che, in questi anni, ho imparato essere le qualità richieste all’amante ideale:

  1. Aspettare. Questo il verbo che userai di più in assoluto perché ricordati: tu vieni dopo qualunque altro aspetto della sua vita, incluso il cane!
  2. Esci la Madre Teresa di Calcutta che c’è in te e impara a PERDONARE: per tutti gli appuntamenti saltati all’ultimo,perché i bambini stanno male, perché lei ha organizzato di andare all’Ikea con tutta la happy family, perché sta male la mamma, perché si è rotta la macchina o gli hanno spostato un’appuntamento di lavoro e poverino non puoi certo prendertela con lui, vittima incolpevole delle circostanze.
  3. Studiare psicologia: dato che  ti toccherà ascoltare (ovviamente senza giudicare) tutti i problemi che ha con la moglie, con i figli, al lavoro. Perché l’amante si sa è una sede staccata di un qualche centro per l’ascolto!!!
  4. L’apparenza sarà la tua missione assoluta: non puoi certo presentarti a un appuntamento con lui senza un trucco impeccabile,un vestito da urlo, dieci centimetri di tacco almeno, la ceretta completa appena fatta e la messa in piega (anche se lui arriverà senza nemmeno farsi la barba – ad andar bene- ma del resto è riuscito a scappare all’ultimo minuto solo per raggiungerti quindi come fai a dirgli qualcosa?!!!)
  5. Perfetta a letto: avete presente la protagonista di 50 stramaledette sfumature di grigio? Ecco noi dobbiamo essere quella cosa li: le maialtarelline. Una sana ma erotica via di mezzo tra le maiale e le santarelline a seconda dell’umore/ delle voglie di sua maestà.
  6.  Sviluppare una buona conoscenza di tutti i mezzi di comunicazione alternativi al cellulare (questa non ha bisogno di ulteriori spiegazioni credo)
  7. Imparare a gestire la rabbia (perché credetemi ingoierete così tanti rospi che il WWF vi denuncerà per aver sterminato la specie, e se non sarete in grado di gestire i sentimenti di ira che le sue scuse faranno nascere anche nella più tollerante di voi, vi ritroverete presto a passare più tempo con il gastroenterologo che con chiunque altro)
  8. Carpe Diem. Dopo qualche tempo con lui capirai il vero significato di queste due parole. in sintesi: se lui chiama tu ci dovrai essere, non importa cosa starai facendo, con chi o dove sarai, mollerai tutto e correrai da lui. (cosa che lui non farà mai per te salvo quando tenterai finalmente di liberarti di lui, ehhh si perché in quel momento diventerà il prefetto principe azzurro che hai sempre sognato. Oh ma sveglia ragazza, ricorda che il tutto durerà solo fino a che ti avrà rincitrullito di nuovo il cervello e riportato nel suo regno di bugie)
  9. Rafforza la tua autostima: se vuoi sopravvivere in questa favola in cui imparerai che tu non conti un cazzo senza uscirne distrutta.
  10. Saper mentire: dote assolutamente necessaria. Anche perché per passare anni e anni a cercare di convincere te e le tue amiche che lui ti ama ma non può stare con te perché altrimenti si scatena una qualche catastrofe naturale che porterà all’estinzione di ogni forma di vita sulla Terra….
  11. Non piangere. Gli uomini non sanno cosa fare davanti a una donna che piange e per questo motivo non lo sopportano. Ecco l’amante ancor meno!
  12. Imparare il significato della parola amore. Già in fondo l’amore non vuol dire possedere qualcuno ma lasciarlo andare, amore non significa ricattarlo o minacciarlo per farlo stare con te, l’amore è una scelta libera.

E anche se lui se ne andrà ogni volta io sarò sempre qui. Perché la verità è che lo amo

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Lo Stronzo e la Stupida

 

images Stronzo! Ecco cosa ti direi in questo momento, semplicemente  banalmente Stronzo. Si, con la S maiuscola a fare da rafforzativo al concetto! E a me dico Stupida, sempre con la maiuscola rafforzativa.

Sono stata una stupida a credere a tutte le promesse che mi hai fatto (e tu uno Stronzo a farmele sapendo che non le avresti mai mantenute), sono stata una stupida a contare su di te (e tu sempre più Stronzo a permettermi di farlo), sono stata una stupida a proteggerti (e tu Stronzo all’ennesimo livello ad usarmi come scudo), e ancora più stupida ad amarti (e tu?)

Ma sai cosa? Io non posso farne a meno. Solo il cielo e suoi abitanti sanno quante volte ho provato ad andarmene, quante volte nella mia testa ho detto basta, ho chiuso il mio cuore a doppia mandata e cercato di dimenticare l’esplosione chimica che si innesca ogni volta che la mia pelle tocca la tua; ho fatto finta di non aver provato la felicità assoluta stretta tra le tue braccia dopo che avevamo devastato un’intera stanza in preda a una passione inspiegabile. Mi sono raccontata che tu non sei nulla più di una bella scopata e ho provato a farlo a credere anche a te.

E tu invece di lasciarmi andare che fai? Mi segui, mi cerchi, tenti di convincermi che mi ami e che senza di me non hai più un centro attorno a cui gravitare. So che non è vero, da qualche parte downloadnascosta in fondo alla mia anima la verità urla ogni giorno; fingo di non sentirla ma la sua voce arriva dritta dritta al mio cuore spezzandolo. E così ogni giorno sento un pezzetto del cuore che si stacca e muore. E fa male. Cazzo se fa male.

Purtroppo continuo ad amarti e ciò mi rende impossibile non esserci ogni volta che ti degni di voltare il tuo sguardo nella mia direzione. Perché io sono tua, dalla prima volta che mi sono drogata dalle tue labbra. E lo sarò sempre. Anche se alla fine questo mi costerà la perdita del cuore e dell’anima. Questo è il prezzo da pagare per amare te. Stronzo!

Attimi

Dicono che le donne abbiano sbalzi d’umore, ma mentre percorrevamo le vie del centro chiusi in auto in un silenzio surreale mi sono trovata a pensare che gli uomini non sono certo da meno.

Dopo la fiammata di passione scoppiata in ascensore mi aspettavo di tutto davvero, tranne che il Bastardo si trincerasse in un silenzio incomprensibile. Teneva gli occhi fissi sulla strada priva di traffico, evitando di sfiorarmi anche solo per sbaglio.

Quando entrammo finalmente nel parcheggio del locale che aveva scelto la mia frustrazione aveva raggiunto i livelli massimi: quell’uomo mi stava letteralmente mandando al manicomio, prima mi saltava addosso divorato da un’insaziabile fame e l’attimo dopo diventava più freddo di un ghiacciaio in Islanda!

Decisi di rispolverare quel po’ di orgoglio che i suoi attacchi passionali avevano ridotto a una gelatina flaccida e instabile e di giocare al suo stesso gioco,, quantomeno non gli avrei dato la soddisfazione di vedere come riuscisse a confondermi e rendermi insicura. Mi avvolsi bene in quel mantello di silenzio assordante e allungai la mano verso la portiera: sarei scesa dalla macchina con aria fiera e indomita e avrei camminato a schiena dritta sui mie splendidi dodici centimetri di tacco  fino a quel cazzo di ristorante senza degnarlo di uno sguardo. Eccheccavolo, nessuno poteva permettersi di farmi sentire un idiota di immani proporzioni senza alcun motivo. I miei occhi brillavano di rabbia e determinazione, avevo quasi posato un piede a terra quando improvvisamente mi sentii afferrare per i fianchi e venni trascinata dentro l’auto di nuovo. D’incanto mi ritrovai  sdraiata di schiena sulle sue ginocchia, provai a ribellarmi ma la sua mano si chiuse a pugno nei miei capelli costringendomi a ricadere sulle sue cosce e strappandomi un gemito di disappunto. Mi guardava in silenzio. Uno sguardo furioso mi inchiodò lì, togliendomi il respiro e la voglia di ribellarmi. Restai immobile a guardarlo spaventata e mordendomi l’interno della bocca per evitare di chiedergli cosa diavolo gli fosse preso per comportarsi come un’uomo delle caverne. In quel momento avevo paura e mi resi conto di quanto ero stata folle ad accettare di ritrovarmi a chilometri da casa, da sola, in piena notte, con uno che conosceva appena.

Poi Lui emise un lungo respiro e la furia lasciò il suo sguardo per fare posto a qualcos’altro di più oscuro e misterioso. Non osavo muovermi. Allentò la presa sui capelli ma senza lasciarli, li sentivo scivolare tra le sue dita mentre l’altra mano percorreva in una carezza lenta i contorni del mio viso. Fece scorrere pigramente un dito sulle mie labbra e d’istinto io le socchiusi,ne  catturai la punta  e presi a succhiarlo piano. Spalancò gli occhi che divennero, se possibile, ancora più scuri e torbidi. Non riusciva a staccare lo sguardo dalle mie labbra carnose avvolte attorno al suo dito, sentivo ancora il mio sapore sulla sua pelle e lo adoravo. Chiusi gli occhi e lo succhiai più avidamente godendomi il suono del suo respiro che accelerava di secondo in secondo.

Avevo potere su di Lui e questo mi infiammava e mi faceva sentire sexy e seducente come non mai . I dubbi che qualche istante prima mi attanagliavano erano magicamente scomparsi lasciando il posto a un turbine di voglie lussuriose. Lentamente mi alzai, senza smettere di succhiarlo e leccarlo nemmeno per un istante. Mi misi cavalcioni su di lui, volevo guardarlo perdersi per me. Era la mia vendetta per quello che mi aveva combinato prima nel corridoio e poi nell’ascensore.

Improvvisamente lui strappò il dito dalla mia bocca mi afferò i fianchi e spinse i suoi verso di me. Seduta così a gambe aperte sopra di lui potevo sentire tutta la sua eccitazione, a stento contenuta dai jeans, premere dura tra le mie cosce. Bastò quel contatto a farmi incendiare: presi a muovermi contro di lui vogliosa di essere soddisfatta. Di nuovo mi prese per i capelli e mi imprigionò le labbra in un bacio devastante e famelico. Aumentai il ritmo della mia danza, quell’uomo mi rendeva una furia indomabile, impaziente di sentirlo finalmente dentro di me.

Due fari illuminarono la macchina riportandoci alla realtà. Smisi di muovermi ed emisi un gemito frustrato per l’ennesima voglia insoddisfatta. Il bastardo scoppiò a ridere e mi avvolse in un abbraccio dolcissimo facendomi appoggiare il viso contro il suo petto. Restammo li ascoltando  motore dell”auto che aveva rotto il nostro momento, impedendoci probabilmente di essere arrestati per atti osceni in luogo pubblico, spegnersi, rumori di portiere sbattute e poi il suono di chiacchiere e risate che si allontanavano in direzione del ristorante, per fortuna nessuno si era accorto del notro quasi amplesso clandestino.

Mi sollevò il mento costringendomi a guardarlo, restammo così per un’attimo eterno, prima che lui avvicinasse le sue splendide labbra alle mie per avvolgerle in un bacio dolcissimo e morbido che non aveva nulla a che fare con quello di poco prima, ma riuscì ugualmente a togliermi il respiro. Quando si staccò da me eravamo entrabi scioccati da come i nostri corpi reagivano l’uno all’altro “Che cosa mi stai facendo?Nessuna mi ha mai fatto perdere il controllo così! Forza andiamo a cena o finirà che ti prendo direttamente sul cofano dell’auto.” Lo guardai maliziosa lasciandogli intendere che forse non mi sarebbe dispiaciuto, un lampo di eccitazione illuminò i suoi occhi “Dio santo tu faresti impazzire di desiderio anche il diavolo!” mi strattonò per i capelli costringendomi a gettare la testa all’indietro cosicchè il mio collo fosse completamente esposto a Lui. Lo percorse tutto con la lingua fermandosi a mordere la mia vena che pulsava di nuovo eccitata sotto il tocco delle sue labbra.

Aprì la portiera e mi depose delicatamente a terra, scese dietro di me e mi rivolse un sorriso mozzafiato seguito da un bacio delicato e veloce. Poi mi diede una sculacciata. Lì! In mezzo a un parcheggio! ” E adesso a cena donna!”

 

 

Era meglio se facevo le scale

 

Percorreva il corridoio dell’hotel con passo sicuro, le sue dita, ancora bagnate del mio piacere, racchiudevano il mio polso con fare possessivo; le luci sul muro erano tenui e soffuse cosicché tra una e l’altra si creavano piccoli angoli di penombra di cui Lui approfittava per sbattermi di nuovo contro il muro e divorarmi con un bacio voluttuoso ed erotico. Quando arrivammo all’ascensore ero completamente disorientata, sconvolta e eccitata. Lui se ne stava rilassato in attesa che arrivasse, sempre trattenendomi per il polso, raccontandomi allegro un aneddoto sul suo lavoro mentre io probabilmente non avrei nemmeno saputo dire il mio nome. Il suono delle porte che si aprivano…la sua mano sulla mia schiena mi spinse delicatamente all’interno di quel cubicolo, beh finalmente avrei avuto qualche secondo per rimettere insieme i pensieri e cercare di rendermi presentabile prima di andare a cena. Evidentemente il Bastardo non era dello stesso avviso: non appena le porte si chiusero mi imprigionò in un angolo, spinse una coscia muscolosa tra le mie gambe costringendomi ad aprirle, mi afferrò per i capelli facendomi ad alzare il  viso sconvolto verso di lui e infine prese a leccarmi dolcemente le labbra. La sua lingua si muoveva lenta, morbida e sensuale da un angolo all’altro della mia bocca straziandomi. Tentai di baciarlo, volevo sentire il sapore della sua bocca nella mia, strinse di più i capelli impedendomi di farlo: “non ancora piccola, ti voglio più eccitata” e prese a strofinare la sua coscia contro il mio clitoride. Cazzo, stavo per venire di nuovo!

All’improvvisò mi lasciò. Tutto finì cosi com’era iniziato: in un lampo. Il suo braccio si infilò dietro la mia schiena sostenendomi prima che cadessi a terra, sentivo le gambe molli e tremanti e, se possibile ero ancora più confusa di prima. Perché diavolo aveva smesso? Di nuovo! La mia faccia doveva essere una maschera di disappunto, incomprensione e confusione perché lui guardandomi scoppiò in una risata: “Siamo arrivati piccola”.

Solo allora mi accorsi che le porte dell’ascensore si erano spalancate su una hall affollata. Diventai bordeaux chiedendomi cosa avessero visto tutte quelle persone. Evidentemente Lui doveva avere dei poteri extrasensoriali dato che avvicinò il  viso per depositare sulla mia bocca un dolcissimo bacio e sussurrarmi “Non preoccuparti amore ho smesso prima che le porte si aprissero” le sue dita mi avvolsero il collo stringendolo per un secondo infinito “E poi te l’ho già detto: tu sei mia. Solo mia”

Mi trascinò fuori. Attraversammo la hall, lui con passo fermo e sicuro io come se fossi appena stata sputata fuori da un uragano. La sua macchina ci aspettava davanti all’ingresso: “E adesso andiamo a cena, devo darti da mangiare prima di distruggerti. La serata è ancora lunga piccola e io ho appena iniziato con te!”

 

Se questi sono i preliminari!!!!

La prima volta è sempre un’ evento cui si guarda con un misto di ansia, curiosità, paura e desiderio. No, non sto parlando della prima volta in assoluto ma di ogni prima volta quando siamo innamorate.

Si perché anche noi amanti (alias poco di buono, alias prive di sentimenti, alias rovina famiglie, alias immorali, alias qualunque altro insulto vi venga in mente) proviamo delle emozioni, abbiamo delle paure, e attendiamo la nostra prima volta con Lui con la stessa trepidazione di una quindicenne.

Se penso alla mia prima volta con il Bastardo il primo ricordo che ho sono le risate.

Mi aveva invitato a raggiungerlo in una nota località del nord dove il Bastardo si trovava per alcuni giorni di lavoro, all’epoca ero poco più che una ragazzina, e lui l’uomo vissuto che mi faceva girare la testa; così inventai una scusa per mia madre, saltai sul primo treno e andai da lui. Venne a prendermi in stazione accogliendomi con un’abbraccio così stretto e struggente da lasciarmi senza fiato; mentre mi teneva tra quelle braccia forti appoggiò la testa sul mio collo e inspirando a fondo. Quando finalmente riuscì a districarmi dalla sua stretta gli chiesi scioccata: “ma mi hai appena annusato?” mi rispose con uno sguardo rovente: “Si. Hai un’odore così buono, mi eccita. E non posso farne a meno”. Credo che diventai rossa fino alla punta dei capelli.

Il tragitto in macchina dalla stazione all’albergo in pieno centro fu un po strano: io me ne stavo zitta piena di dubbi, paure e domande mentre lui continuava a parlarmi della sua vita e del suo lavoro (ma, ovviamente, nemmeno un accenno al fatto che fosse impegnato).

Quando finalmente raggiungemmo l’hotel mi aspettavo che mi trascinasse in camera e mi saltasse addosso, del resto per tutto il viaggio  non aveva fatto altro che trovare ogni scusa per toccarmi: una carezza lenta sulla guancia mentre mi raccontava qualcosa, la mano che si muove lenta sulla mia coscia tra un cambio di marcia e l’altro, un bacio dolce e lento mentre aspettiamo ad un semaforo rosso, le sue dita che giocano con  i miei capelli mentre aspettiamo di uscire dal parcheggio. Invece mi sorprese di nuovo. Arrivati in camera mi diede giusto il tempo di posare le mie cose e poi mi si lanciò addosso, le sue labbra trovarono le mie e le divorarono mentre mi teneva ferma la testa stringendomi per i capelli; l’altra mano percorreva senza fretta il mio corpo scivolando sulla seta del vestito e strappandomi più di un gemito. Quando ero ormai ridotta a una massa di carne eccitata si staccò riluttante dalle mie labbra “adesso amore mio ti porto a cena”. Afferrò la mia mano e mi trascinò fuori dalla camera, direzione ristorante. A quel punto ero stupita e a dire il vero anche un po delusa, perché non aveva finito quello che aveva iniziato? Lo volevo così tanto ed ero certa che, ad un certo punto di quel bacio, anche lui mi volesse più di ogni altra cosa. Ma allora perché aveva smesso? Avevo fatto qualcosa di sbagliato? Non mi voleva più? Non gli era piaciuto toccarmi?

Insomma caracollavo su dieci centimetri di tacco, trascinata per un polso da un uomo improvvisamente silenzioso, tenendo lo sguardo triste fisso sul pavimento e lasciando che i dubbi mi divorassero. Io che ero sempre stata sicura e determinata, ero preda di paure e insicurezze mai vissute prima, avrei voluto rannicchiarmi in un angolo a piangere con le ginocchia strette al petto. E non sapevo il perché!

Improvvisamente Lui si fermò in mezzo al corridoio, guardò la sua mano stretta sul mio polso sottile. In un lampo mi sbatté contro il muro, sollevandomi le braccia sopra la testa e imprigionando entrambi i polsi nella sua mano. In un attimo ero di nuovo al limite dell’eccitazione. Nemmeno lo conoscevo, avrei dovuto avere paura e invece ero bagnata come non mai.

La sua lingua percorse piano le mie labbra, tremai sotto di lui. Due torbidi occhi scuri si piantarono nei miei mentre la sua mano scivolava sotto il vestito. Spalancò gli occhi quando scopri che nulla lo separava dalla mi eccitazione e ruggì un imprecazione mentre finalmente affondava le sue dita calde dentro di me. Mi sarei fatta possedere li se me lo avesse chiesto. Mi sembrava di aver liquido fuso nelle vene e faticavo a stare in piedi.
Le sue dita presero a ballare dentro di me, in una danza lenta e sensuale che mi stava portando dritta verso l’orlo di un orgasmo “ti ho trascinato fuori da quella stanza perché tu mi fai perdere la testa”.                                                                                                                               Affondò ancora di più strappandomi un verso roco.                                                                            ” Se non fossimo usciti ti avrei preso subito. E io non voglio. Voglio godermi ogni centimetro di te.”                                                                                                                                Altro affondo, altro gemito.                                                                                                                 “Ho bisogno di ritrovare il controllo perché voglio vederti impazzire per me”                              Più di così mi chiesi mentre infilava un altro dito dentro di me e andava ancora più a fondo.                                                                                                                                                                “E voglio che inizi a farlo ora!”                                                                                                                Mentre con il pollice mi accarezzava il clitoride muoveva le dita dentro di me, non ce la facevo più, stavo per venire nel bel mezzo di un corridoio di un hotel!                                            “Ora dammi il tuo orgasmo piccola, tutto sulle mi dita, da brava”                                                   E finalmente esplosi in un orgasmo devastante.

Mi tenne stretta continuando a muovere le sue magiche dita dentro di me, prolungando il mio orgasmo e prosciugandomi. Quando finalmente smisi di tremare e riusci a guardarlo avvicinò le dita alla bocca e le leccò piano, ad occhi chiusi, gemendo ad ogni assaggio di me. Dio, quell’uomo era eccitazione allo stato puro.

Finalmente tornò  a guardarmi, si avvicinò strusciando il suo corpo caldo addosso al mio ancora tremante “Anche se dopo averti assaggiato vorrei mangiare solo te, ora ti porto a cena piccola” sussurrò ” e quando ti avrò rimesso abbastanza in forze, ti porterò in camera e ti scoperò senza nessuna pietà”img

Mi si mozzò il respiro.

Si stacco da me, passò un dito bagnato sulle mie labbra guardando la scia bagnata che lasciava. Mi guardò ” Sei mia. Solo mia”

Mi prese dolcemente per mano scuotendo la testa “Cosa mi hai fatto? Vieni piccola andiamo a cena”.