Se questi sono i preliminari!!!!

La prima volta è sempre un’ evento cui si guarda con un misto di ansia, curiosità, paura e desiderio. No, non sto parlando della prima volta in assoluto ma di ogni prima volta quando siamo innamorate.

Si perché anche noi amanti (alias poco di buono, alias prive di sentimenti, alias rovina famiglie, alias immorali, alias qualunque altro insulto vi venga in mente) proviamo delle emozioni, abbiamo delle paure, e attendiamo la nostra prima volta con Lui con la stessa trepidazione di una quindicenne.

Se penso alla mia prima volta con il Bastardo il primo ricordo che ho sono le risate.

Mi aveva invitato a raggiungerlo in una nota località del nord dove il Bastardo si trovava per alcuni giorni di lavoro, all’epoca ero poco più che una ragazzina, e lui l’uomo vissuto che mi faceva girare la testa; così inventai una scusa per mia madre, saltai sul primo treno e andai da lui. Venne a prendermi in stazione accogliendomi con un’abbraccio così stretto e struggente da lasciarmi senza fiato; mentre mi teneva tra quelle braccia forti appoggiò la testa sul mio collo e inspirando a fondo. Quando finalmente riuscì a districarmi dalla sua stretta gli chiesi scioccata: “ma mi hai appena annusato?” mi rispose con uno sguardo rovente: “Si. Hai un’odore così buono, mi eccita. E non posso farne a meno”. Credo che diventai rossa fino alla punta dei capelli.

Il tragitto in macchina dalla stazione all’albergo in pieno centro fu un po strano: io me ne stavo zitta piena di dubbi, paure e domande mentre lui continuava a parlarmi della sua vita e del suo lavoro (ma, ovviamente, nemmeno un accenno al fatto che fosse impegnato).

Quando finalmente raggiungemmo l’hotel mi aspettavo che mi trascinasse in camera e mi saltasse addosso, del resto per tutto il viaggio  non aveva fatto altro che trovare ogni scusa per toccarmi: una carezza lenta sulla guancia mentre mi raccontava qualcosa, la mano che si muove lenta sulla mia coscia tra un cambio di marcia e l’altro, un bacio dolce e lento mentre aspettiamo ad un semaforo rosso, le sue dita che giocano con  i miei capelli mentre aspettiamo di uscire dal parcheggio. Invece mi sorprese di nuovo. Arrivati in camera mi diede giusto il tempo di posare le mie cose e poi mi si lanciò addosso, le sue labbra trovarono le mie e le divorarono mentre mi teneva ferma la testa stringendomi per i capelli; l’altra mano percorreva senza fretta il mio corpo scivolando sulla seta del vestito e strappandomi più di un gemito. Quando ero ormai ridotta a una massa di carne eccitata si staccò riluttante dalle mie labbra “adesso amore mio ti porto a cena”. Afferrò la mia mano e mi trascinò fuori dalla camera, direzione ristorante. A quel punto ero stupita e a dire il vero anche un po delusa, perché non aveva finito quello che aveva iniziato? Lo volevo così tanto ed ero certa che, ad un certo punto di quel bacio, anche lui mi volesse più di ogni altra cosa. Ma allora perché aveva smesso? Avevo fatto qualcosa di sbagliato? Non mi voleva più? Non gli era piaciuto toccarmi?

Insomma caracollavo su dieci centimetri di tacco, trascinata per un polso da un uomo improvvisamente silenzioso, tenendo lo sguardo triste fisso sul pavimento e lasciando che i dubbi mi divorassero. Io che ero sempre stata sicura e determinata, ero preda di paure e insicurezze mai vissute prima, avrei voluto rannicchiarmi in un angolo a piangere con le ginocchia strette al petto. E non sapevo il perché!

Improvvisamente Lui si fermò in mezzo al corridoio, guardò la sua mano stretta sul mio polso sottile. In un lampo mi sbatté contro il muro, sollevandomi le braccia sopra la testa e imprigionando entrambi i polsi nella sua mano. In un attimo ero di nuovo al limite dell’eccitazione. Nemmeno lo conoscevo, avrei dovuto avere paura e invece ero bagnata come non mai.

La sua lingua percorse piano le mie labbra, tremai sotto di lui. Due torbidi occhi scuri si piantarono nei miei mentre la sua mano scivolava sotto il vestito. Spalancò gli occhi quando scopri che nulla lo separava dalla mi eccitazione e ruggì un imprecazione mentre finalmente affondava le sue dita calde dentro di me. Mi sarei fatta possedere li se me lo avesse chiesto. Mi sembrava di aver liquido fuso nelle vene e faticavo a stare in piedi.
Le sue dita presero a ballare dentro di me, in una danza lenta e sensuale che mi stava portando dritta verso l’orlo di un orgasmo “ti ho trascinato fuori da quella stanza perché tu mi fai perdere la testa”.                                                                                                                               Affondò ancora di più strappandomi un verso roco.                                                                            ” Se non fossimo usciti ti avrei preso subito. E io non voglio. Voglio godermi ogni centimetro di te.”                                                                                                                                Altro affondo, altro gemito.                                                                                                                 “Ho bisogno di ritrovare il controllo perché voglio vederti impazzire per me”                              Più di così mi chiesi mentre infilava un altro dito dentro di me e andava ancora più a fondo.                                                                                                                                                                “E voglio che inizi a farlo ora!”                                                                                                                Mentre con il pollice mi accarezzava il clitoride muoveva le dita dentro di me, non ce la facevo più, stavo per venire nel bel mezzo di un corridoio di un hotel!                                            “Ora dammi il tuo orgasmo piccola, tutto sulle mi dita, da brava”                                                   E finalmente esplosi in un orgasmo devastante.

Mi tenne stretta continuando a muovere le sue magiche dita dentro di me, prolungando il mio orgasmo e prosciugandomi. Quando finalmente smisi di tremare e riusci a guardarlo avvicinò le dita alla bocca e le leccò piano, ad occhi chiusi, gemendo ad ogni assaggio di me. Dio, quell’uomo era eccitazione allo stato puro.

Finalmente tornò  a guardarmi, si avvicinò strusciando il suo corpo caldo addosso al mio ancora tremante “Anche se dopo averti assaggiato vorrei mangiare solo te, ora ti porto a cena piccola” sussurrò ” e quando ti avrò rimesso abbastanza in forze, ti porterò in camera e ti scoperò senza nessuna pietà”img

Mi si mozzò il respiro.

Si stacco da me, passò un dito bagnato sulle mie labbra guardando la scia bagnata che lasciava. Mi guardò ” Sei mia. Solo mia”

Mi prese dolcemente per mano scuotendo la testa “Cosa mi hai fatto? Vieni piccola andiamo a cena”.

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