Era meglio se facevo le scale

 

Percorreva il corridoio dell’hotel con passo sicuro, le sue dita, ancora bagnate del mio piacere, racchiudevano il mio polso con fare possessivo; le luci sul muro erano tenui e soffuse cosicché tra una e l’altra si creavano piccoli angoli di penombra di cui Lui approfittava per sbattermi di nuovo contro il muro e divorarmi con un bacio voluttuoso ed erotico. Quando arrivammo all’ascensore ero completamente disorientata, sconvolta e eccitata. Lui se ne stava rilassato in attesa che arrivasse, sempre trattenendomi per il polso, raccontandomi allegro un aneddoto sul suo lavoro mentre io probabilmente non avrei nemmeno saputo dire il mio nome. Il suono delle porte che si aprivano…la sua mano sulla mia schiena mi spinse delicatamente all’interno di quel cubicolo, beh finalmente avrei avuto qualche secondo per rimettere insieme i pensieri e cercare di rendermi presentabile prima di andare a cena. Evidentemente il Bastardo non era dello stesso avviso: non appena le porte si chiusero mi imprigionò in un angolo, spinse una coscia muscolosa tra le mie gambe costringendomi ad aprirle, mi afferrò per i capelli facendomi ad alzare il  viso sconvolto verso di lui e infine prese a leccarmi dolcemente le labbra. La sua lingua si muoveva lenta, morbida e sensuale da un angolo all’altro della mia bocca straziandomi. Tentai di baciarlo, volevo sentire il sapore della sua bocca nella mia, strinse di più i capelli impedendomi di farlo: “non ancora piccola, ti voglio più eccitata” e prese a strofinare la sua coscia contro il mio clitoride. Cazzo, stavo per venire di nuovo!

All’improvvisò mi lasciò. Tutto finì cosi com’era iniziato: in un lampo. Il suo braccio si infilò dietro la mia schiena sostenendomi prima che cadessi a terra, sentivo le gambe molli e tremanti e, se possibile ero ancora più confusa di prima. Perché diavolo aveva smesso? Di nuovo! La mia faccia doveva essere una maschera di disappunto, incomprensione e confusione perché lui guardandomi scoppiò in una risata: “Siamo arrivati piccola”.

Solo allora mi accorsi che le porte dell’ascensore si erano spalancate su una hall affollata. Diventai bordeaux chiedendomi cosa avessero visto tutte quelle persone. Evidentemente Lui doveva avere dei poteri extrasensoriali dato che avvicinò il  viso per depositare sulla mia bocca un dolcissimo bacio e sussurrarmi “Non preoccuparti amore ho smesso prima che le porte si aprissero” le sue dita mi avvolsero il collo stringendolo per un secondo infinito “E poi te l’ho già detto: tu sei mia. Solo mia”

Mi trascinò fuori. Attraversammo la hall, lui con passo fermo e sicuro io come se fossi appena stata sputata fuori da un uragano. La sua macchina ci aspettava davanti all’ingresso: “E adesso andiamo a cena, devo darti da mangiare prima di distruggerti. La serata è ancora lunga piccola e io ho appena iniziato con te!”

 

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