Gocce di vino

Il locale era piccolo, intimo e accogliente. I muri bianchi e il pavimento di legno lucido riflettevano la luce di innumerevoli candele, sparse ad arte qua e la creando un romantico gioco di luci ed ombre. Un chiacchiericcio soffocato riempiva l’aria invitandoti a restare mentre succulenti profumi permeavano l’ambiente risvegliando l’appetito.

Il Bastardo aveva, ovviamente, preso subito il controllo della situazione ordinando per entrambi. Non che la cosa mi dispiacesse, in fondo ero sollevata dal non dover decidere nulla e avere invece il tempo di osservarlo mentre sputava ordini alla cameriera. Mentre sorseggiavo un delizioso vino bianco mi chiedevo cosa mi attraesse così tanto. Evidentemente i miei pensieri mi avevano assorbita visto che non mi accorsi che lui mi guardava con un sorrisino malefico “Smettila”. Sbattei le palpebre stupita “di fare cosa?” per tutta risposta afferrò la sedia trascinandola vicino alla sua con me sopra, alcune gocce di vino schizzarono dal bicchiere finendo appena sopra il mio vestito, le raccolse con il dito facendole risalire lungo il mio collo, tracciando una linea umida e appiccicosa che arrivava appena sotto l’orecchio. Si sporse affascinato verso di me ” Di fotterti il cervello con tutte quelle domande” ma come cavolo poteva saperlo ” sei qui perché mi vuoi piccola… almeno quanto io voglio te” e la sua bocca, scesa a raccogliere le gocce di vino lì appena sotto l’orecchio, mise fine ad ogni mio pensiero razionale. Dio santo, quell’uomo era fuoco liquido. Bastava il tocco delle sue labbra e non riuscivo più a pensare a nulla! Aveva ragione ero li perché lo volevo. Lo avrei voluto persino in quel momento, lì davanti a tutti, non mi sarebbe importato nulla purché fosse finalmente mio. Dovevo assolutamente saziare quella fame di lui che mi stava divorando ormai da ore, dovevo sapere cosa si provava a cibarsi di lui “Pazienza piccola” niente, doveva avermi messo un chip dentro la testa, non si spiegava sennò come facesse a leggermi nel pensiero “ho tutta la cena per farti impazzire”.  Strinsi le cosce nel disperato tentativo di controllare la mia eccitazione, fortunatamente la cameriera scelse proprio quel momento per comparire. Un delicato colpo di tosse attirò l’attenzione del Bastardo che smise finalmente di dedicarsi al mio collo e rivolse tutta la sua attenzione, incluso sorrisino perverso, alla povera ragazza ferma davanti a noi con i piatti in mano. La sua espressione scioccata, nonché il colore viola della sua faccia, mi fecero capire che si era goduta tutto lo spettacolo, stranamente la cosa non mi fece sentire in imbarazzo. Guardai lui, felice come un bambino, leccarsi le labbra “E’ così buona, non so resisterle” disse alla cameriera che diventò, se possibile ancora più rossa ” I vostri antipasti” rispose posando le pietanze sul tavolo e praticamente fuggendo verso la cucina. Lui mi guardò divertito. Io scoppiai a ridere. Non riuscivo a ricordare l’ultima volta in cui mi ero sentita così libera, leggera, felice.

 

Agosto, moglie mia…

Scusate l’assenza, ma sapete com’è no? Per la categoria “amanti” il mese di agosto è come il natale per le commesse della Benetton, un incubo costante e assurdo.

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Si, si, incubo!!!

Sua maestà si è infine liberato di moglie e prole, spedendoli finalmente al mare con la suocera e, a chi pensate che dedichi la sua costante attenzione? Ma ovviamente a noi!

Però…dopo anni e anni e anni di relazione non esclusiva NOI abbiamo imparato a concentrare tutti i nostri bisogni in pochi istanti al mese e quindi a bastare a noi stesse per il resto del tempo; ed ora? Ora che lui è finalmente libero ce lo ritroviamo attorno ogni fottutissimo minuto: messaggini, telefonate, appuntamenti, sesso, cene, e due grandissimi coglioni! Ma che cazzo! Non esisto per 347 giorni all’anno e invece mo che stai solo non puoi resistere dieci minuti senza di me???? Per chi diavolo mi hai preso? Ti sembro forse la Caritas!

Ed ecco la frase top che ogni volta ci fa capitolare, riducendo le nostre agguerrite proteste a meno di zero “ma amore mio, ho bisogno di fare il pieno di te prima delle vacanze; altrimenti chi la sopporta quella strega per due intere settimane?”

A queste parole l’autostima suicida si ripiglia risorgendo a nuova vita (vita breve comunque è!) e finalmente, incredibilmente, ci sentiamo al centro del suo universo.

Peccato che basti giusto una settimana per tornare alla triste realtà; così, mentre la nostra autostima stringe l’ultimo nodo del cappio, scopriamo che in mezzo al suo contorto universo c’è una sola ed unica persona: Lui!

Meglio che andiamo in ferie, sperando di non imbatterci nell’ennesimo Bastardo in caccia.