Un osso per le cagnette

“Lo sai che quando ridi sei bellissima”

Quasi mi strozzai, di nuovo, con il vino. Odiavo da sempre il mio corpo, pur sapendo che agli appartenenti all’altro sesso piaceva molto, io vi trovavo duemila difetti che lo rendevano orrendo ai miei occhi: uno di questi era il sorriso, lo avrei voluto perfetto. Non un perfetto come quello delle tipe che pubblicizzano dentifrici (che anzi trovo un po’ inquietanti dato che ogni volta mi ricordano la dentatura dei cavalli!) ma un perfetto simile a quello delle attrici dei film romantici: rosse labbra succose che racchiudono piccole perle bianche. Probabilmente il Dio della fisionomia ne aveva le tasche piene di produrre splendide dentature in serie dato che per il mio aveva optato per perle, si bianche, ma leggermente diverse l’una dall’altra ottenendo così che il mio sorriso tendeva ad essere leggermente storto. Inutili i tentativi di chiunque di convincermi che non era così, quando una donna si fissa su un aspetto del proprio corpo nulla la può smuovere. Inoltre anni e anni di prese in giro a scuola per il mio sorriso storto nonché il mio assoluto e assurdo rifiuto di farmi toccare da un dentista, non avevano che rafforzato le mie insicurezze portandomi infine a sorridere più con gli occhi che con la bocca.

Quella frase fu come una doccia fredda che spense la mia eccitazione. Decisamente odiavo il io sorriso e odiavo che qualcuno, fosse pure Lui, facesse apprezzamenti o commenti in merito.

Presi un lungo sorso di vino, prendendomi il tempo per osservarlo, questa volta in modo molto più razionale.

Quell’uomo mi aveva intrigato, incuriosito ed incantato; per questi motivi mi trovavo seduta a quel grazioso tavolo pronta a fare una pazzia; ma lui? Decisi di lanciarmi, non avevo nulla da perdere “ Perché sei qui?”

“Per lavoro” Cretino, ecco cosa avrei dovuto rispondere, invece “ Dai, si serio. Perché mi hai chiesto di venire qui, perché tra tutte proprio io?”

Il suo sorriso si allargò ancora “Tutte? Ma quali tutte? Guarda che io non sono certo Brad Pitt, e di sicuro non ho tutte le donne del mondo hai miei piedi”

Vero, non  era Brad Pitt “ Forse non avrai la bellezza di Brad ma tu hai un fascino che è difficile da spiegare, e io ho visto l’effetto che questo ha sulle donne”

“Ah si? E che effetto avrei? Sentiamo” adesso rideva proprio, divertendosi un mondo nel tentativo di mettermi in imbarazzo. Ma la doccia fredda di poco prima aveva consentito al mio cervello di uscire dallo stallo e riavviarsi “Sei come una qualche specie di raro animale esotico” presi un altro sorso di vino osservandolo; raccolse un gambero speziato con le dita, lo succhiò piano fissandomi negli occhi, poi sparì nella sua bocca e lui si lecco seducente le labbra con un basso suono roco e sensuale. Tentava di distrarmi il bastardo! Un altro sorso di vino, questa volta a occhi chiusi, per riprendere il controllo “Continua” mi dice.

“Ho visto al locale, ti muovi come un felino silenzioso e letale e le donne sono incantate dai tuoi movimenti. Con la scusa di dare loro da bere le sfiori delicatamente, senza mai toccarle in modo esplicito e questo le fa andare via di testa. Ho visto quando ti chini a sussurrare loro qualcosa di evidentemente divertente facendole scoppiare a ridere, ho visto come ti guardano quando ti allontani e come il loro sguardo cambia quando le stesse attenzioni le dedichi ad un’altra”

Ora,il bastardo, non rideva più. Prese un altro gambero “ E come mi guardano?” mi chiese prima di mangiarlo.

“Come un regalo da scartare, come qualcosa che vorrebbero mangiare. Con il desiderio negli occhi!”

Adesso anche lui beve, evvai finalmente si gioca ad armi pari, penso.

“ Si forse è così” ammette “ Ma non tu”

“ Io sono qui” rispondo, sottolineando l’evidenza.

“Si tu sei qui. E sei qui perché, come dicevo prima, non tu”

Ok ora sono confusa, ho decisamente bisogno di fumare. Cerco accendino e sigarette nella borsa “Dovresti mangiare, non hai ancora toccato cibo; e il fumo ti guasterà l’appetito”

Accendo la sigaretta ignorando il suo rimbrotto e calmandomi all’istante. Pianto gli occhi nei suoi “Temo di non capire” sorride divertito “Cosa non capisci tesoro? Come il fumo rovini l’appetito”

“No!” non ho voglia di farmi prendere in giro, ormai voglio sapere. Io devo sapere “Cosa significa che sono qui perché, e ti cito testualmente, non tu?”

Silenzio. Mangia un altro gambero masticando piano. Do un tiro alla sigaretta.

Il tempo scorre lentamente, il silenzio tra noi è assordante e in un attimo di panico penso che ho rovinato tutto senza  nemmeno sapere come.

Il silenzio continua a protrarsi mentre sorseggia il suo vino. Sembra avere tutto il tempo del mondo. Do un altro tiro alla sigaretta mentre aspetto di capire cosa succederà.

Finalmente posa il bicchiere, copre la mia mano con la sua con una carezza morbida, sfila la sigaretta dalle mie dita e la spegne nel posacenere dopo averne preso un tiro “ Se vuoi che ti risponda, sul serio intendo, devi iniziare a mangiare” lo guardò attonita “ Adesso piccola!”

Piccola! Mi ha chiamato ancora piccola, allora non è arrabbiato. Incredibilmente questo pensiero mi solleva, gli sorrido e infilzo un gambo speziato. È delizioso, chiudo gli occhi godendomi la sensazione “Dio santo! Così me lo fai diventare duro di nuovo” apro gli occhi scioccata e lo trovo che mi guarda rovente, con le mani così strette al tavolo da avere le nocche bianche.

Gli faccio ancora effetto, la mia autostima risorge in tutta la sua bellezza.

Mi dedico ad un altro gambero, abbandonandomi sulla sedia come preda di un piacere immenso. Sto ricambiando il suo stesso gioco e questo lo porta quasi al limite “Ok. Ok. Hai vinto!” sibila “Ti dirò quello che vuoi sapere, però tu smettila di gemere così o ti giuro su ciò che ho di più caro che ti scopo qui sul tavolo di questo dannato ristorante!”

Scoppiò a ridere davanti a tanta foga “Va bene padrone” lo schermisco. Mordo un altro gambero e, nonostante avrei voglia di gemere di nuovo, mi trattengo limitandomi a guardarlo in attesa.

“La prima volta che mi sono accorto di te al locale ho pensato che fossi bellissima” si accende una sigaretta mentre racconta l’ipocrita “ e che mi sarei divertito a farti impazzire come le altre. Si, lo so benissimo che effetto ho su di loro e mi diverte un sacco. Mi piace conquistarle, avere potere su di loro e poi lasciarle insoddisfatte a litigare tra loro come tante cagnette irose per l’osso”

“E’ una cosa terribile” mi sento offesa, è un modo terribile di trattare un essere umano.

“Tesoro, lo so. Ma questo sono io”

“Quindi io sarei una delle tante cagnette che vuole l’osso” poso la forchetta, mi è passato l’appetito!

continua….download

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