E’ pericoloso colui che guarda oltre l’apparenza

Il viaggio in macchina è di nuovo avvolto nel silenzio. Se all’andata però quel silenzio era foriero di dubbi e insicurezze, ora sembra solo carico d’attesa, di desideri carnali, di passioni inspiegabili.

Decido di alleggerire l’atmosfera, il tragitto è troppo lungo per resistere ad un’atmosfera così: “Com’è finita poi con la tipa?” Non so da dove mi sia uscita questa domanda. Gira lo sguardo verso di me, solo un istante, poi guarda di nuovo a strada “Di che tipa stai parlando?” Aggrotta la fronte preoccupato. Mi chiedo distratta cosa lo preoccupi, la città scorre fuori dal finestrino come una marea luminosa, è uno spettacolo che adoro e che mi distrae “Della rossa” mormoro lasciandomi avvolgere dallo spettacolo luminoso oltre il vetro. Chissà per quanto mi sono incantata a guardare la città scorrermi davanti, il silenzio ha riavvolto l’auto e mi accorgo che siamo nella via dell’albergo. A fatica distolgo lo sguardo dal paesaggi posandolo su di lui, guida in modo rilassato, le labbra piegate in un sorriso enigmatico mentre canticchia sottovoce la canzone che passa la radio “Non vuoi dirmelo?” chiedo sorridendo a mia volta. La sua felicità è contagiosa. “Cosa amore?”

“Della rossa.” Ferma l’auto davanti all’ingresso e consegna le chiavi al parcheggiatore, prima che possa scendere me lo trovo dal mio lato, impegnato ad aprirmi la portiera, roba che ormai non succede più nemmeno nei film d’amore, penso. Appoggia una mano sulla mia schiena. È come se mi sostenesse e mi spingesse allo stesso tempo, mi piace molto, così lo lascio fare. “Ti va di bere un’amaro?”

Alt. Stop. Cambio programma. Di nuovo. Devo fissarlo con la stessa espressione intelligente di una triglia dato che guardandomi scoppia in una risata sonora “Non ho cambiato idea piccola tentatrice” riesce a dire tra una risata e l’altra “Voglio godermi ancora qualche momento con te” Cerco di riprendere l’uso della parola, che sembra inspiegabilmente abbandonarmi nei momenti peggiori. Continuo a non capire, non può godersi me in quel fantastico letto che si trova esattamente cinque piani sopra le nostre teste? Le rotelle del mio cervello girano alla disperata ricerca di un modo elegante di formulare la domanda, per stasera ho già fatto abbastanza la figura della prostituta, ma è tutto inutile. Ovviamente il suo radar intercetta, di nuovo, i miei pensieri “Quando entrerai in quella stanza, sarai mia. E quando avrò finito con te, sarai così distrutta che l’unica cosa che vorrai fare sarà rifugiarti tra le mie braccia e dormire” Lo fisso allibita. Mi ha appena trascinata, letteralmente, fuori dal ristorante con l’intenzione dichiarata di portarmi a letto; ha confermato le sue intenzioni affermando che mi distruggerà, però mi sta chiedendo di andare al bar dell’hotel a bere con lui. Qualcosa, evidentemente, mi sfugge. “Perché?” è tutto quello che il mio cervello riesce a formulare, riassumendo un migliaio di paranoici dubbi. “Perché cosa piccola?” Il bastardo ha deciso di non rendermi la vita facile. Sono dilaniata tra la curiosità di sapere il motivo del cambio di programma e la vergogna di chiedergli espressamente perché diavolo non mi porta a letto. Vince la curiosità “Perché non mi porti a letto?” Divento viola e abbasso lo sguardo. Le sue dita mi avvolgono il mento. Mi costringe delicatamente ad alzare la testa verso di lui e guardarlo. Ride l’infame. Vorrei rimangiarmi la domanda. Oppure che il pavimento si aprisse così che possa sprofondare nelle oscurità del sottosuolo.  “Primo” risponde senza distogliere lo sguardo “perché mi hai chiesto com’è finita con la rossa, e te lo voglio raccontare” La rossa, mi ero già dimenticata! La  curiosità prende violentemente il controllo del mio corpo e mi avvio verso il bar. “E secondo?” chiedo ancora. Mi conduce verso un angolino appartato, si volta giusto il tempo di ordinare qualcosa al cameriere (naturalmente senza neppure chiedermi cosa voglio!) e di nuovo rivolge la sua attenzione a me. “Secondo” s’interrompe per accendere una sigaretta e passarmela “ho bisogno che bevi”

“Perché?” Mi complimento, ironica, con me stessa: la mia capacità di formulare domande è imbarazzante stasera!

“Perché tesoro mio così, forse, abbasserai almeno un po’ quelle stramaledette difese di cui sei ancora circondata” O cazzo, fa sul serio! “E finalmente potrò godere un po’ di quella magia speciale che tieni solo per te. Che mi sta facendo dannare l’anima da settimane ormai”

Quello che davvero vorrei chiedergli è se parla sempre così, come un elfo strafatto di erba gatta protagonista di un qualche urban fantasy, e invece “Ma di quale magia parli? Io non ho proprio nulla di speciale da mostrarti” mi schermisco sorridendo. Le mie difese si sono appena innalzate di un paio di metri. Vietato l’accesso, persino a te bello!

“Quando pensi che nessuno ti stia guardando e ti abbandoni ad un sorriso, quando ti perdi in pensieri solo tuoi, credendo di essere ignorata dal mondo, beh forse non lo sai… ma tu risplendi” Mi passa uno dei bicchieri appena portati dal cameriere. Liquido ambrato, il mio whisky pre3a2aeaf92c8b03a8a827e1ad92a5606eferito ovviamente. “Sono incantato, intrigato dal mondo che sono riuscito a intravedere mentre ti spiavo.” Alcool, si ho decisamente bisogno di alcool “Voglio sapere perché ti travesti da dura, quando invece sei una fatina di panna e zucchero” L’immagine di me con le alucce luminose che svolazzo tra i fiori coperta da un vestitino di panna montata, mi strappa mio malgrado una risata. “Scoprirò i tuoi segreti. Tutti. Uno a uno.” Svuoto il bicchiere tutto di un fiato. La situazione si sta facendo decisamente pericolosa. “Smantellerò le tue difese, dovessi metterci una vita” Fa un cenno al cameriere che arriva con un altro bicchiere. Il suo è praticamente ancora pieno, così lo lascia davanti a me. “Voglio vedere chi sei, voglio te e tutto il tuo mondo.” È serio. Sta parlando sul serio. Bevo ancora. Non voglio pensare al mio mondo, a cos’ero prima del “Casino”. Non voglio pensare al motivo per il quale mi sono circondata di muri insormontabili. E non ne voglio parlare. Con nessuno. Tanto meno con lui. Ho bisogno di una scappatoia, subito “Raccontami della rossa, com’è andata a finire?”

Sorseggia il suo amaro osservandomi pensieroso. “ Bevi” ordina “hai bisogno di rilassarti.” Da quando sa di cosa ho bisogno io? Ci conosciamo sì e no da due mesi e già mi abbaia ordini? “Bevi” ripete “e ti racconto ogni cosa.” Questa storia che mi ricatta costringendomi a mangiare o bere per raccontarmi qualcosa, deve decisamente finire. Nel frattempo, però, non ho molta scelta. Se voglio che la smetta di concentrarsi sul modo per demolire le mie difese, devo assecondarlo. Bevo. Accendo un’altra sigaretta e resto in attesa.

 

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