La rossa.

“Quando uscii dal bagno, dopo essermi…ehm…come dire, calmato…” L’idea di lui che si calma da solo in bagno mi eccita, ma non ho nessuna intenzione di farglielo sapere. Ho assolutamente bisogno che continui a parlare di qualcosa di diverso da me. “Ti cercai con lo sguardo, al tavolo c’era ancora il tuo bicchiere mezzo pieno, la tua borsa, le sigarette. Insomma c’era tutto ma tu no. Eri sparita. Volevo cercarti, non sapere dove diavolo ti eri cacciata mi mandava via di testa. Ho escluso la pista da ballo, tu non balli mai! Poi però mi sono ricordata di averti visto più volte parlare con il Deejay, forse eravate amici. Forse ti avrei trovato li. Così sono entrato a cercarti.” Sono davvero sorpresa dal suo racconto. Non credevo che la mia indifferenza potesse fare questo effetto a qualcuno, tanto meno a Lui! Mi chiedo se averlo saputo avrebbe cambiato le cose; avrei agito diversamente? “A cosa stai pensando?” la domanda irrompe nei miei pensieri prima che possa darmi una risposta: “Nulla di importante, continua.”

“ Lo vedi?” replica “lo stai facendo di nuovo” sembra triste mentre lo dice, ma io non ho idea di cosa stia parlando. “Ti chiudi nei tuoi pensieri, li posso vedere che si formano li dentro a quella deliziosa testolina, eppure non li posso conoscere, li nascondi tenendoli solo per te. E di nuovo sei inaccessibile. Mi fa andare fuori di testa questa cosa, lo sai?” Maledizione, stiamo di nuovo parlando di me. E, di nuovo, io non voglio. “Continua, per favore” la mia richiesta ha un tono di supplica, apre la bocca come per replicare ma poi scuote la testa e tace. Il silenzio ci riempie le orecchie mentre entrambi ci concentriamo sul whisky. Ognuno chiuso nei suoi pensieri. Isole solitarie in un oceano di parole non dette. Svuota il bicchiere con un ultimo, lungo sorso; fa cenno al cameriere di portarne altri due e riprende a parlare “Quando sono arrivato sulla pista stava suonando una specie di lento” tiro un sospiro di sollievo, siamo tornati alla rossa “le luci basse e il fumo rendevano difficile distinguere le persone. Poi ho guardato verso la consolle e..” S’interrompe con un lungo sospiro frustrato. Guardo la sua mano chiudersi a pugno e riaprirsi, una volta dopo l’altra. Queste sue reazioni mi spaventano. Ma mi sorprendono e incuriosiscono anche. Il cameriere deposita altri due bicchieri davanti a noi. Entrambi ci concediamo, di nuovo, un lungo sorso. Sento il liquido morbido e setoso scivolarmi giù per la gola, mi godo la sensazione di calore che si diffonde nel mio stomaco disperdendo l’ansia che avvolge tutto il mio corpo. Quando ricomincio a parlare mi sento già più rilassata “ …e ti ho vista. Di fianco a quel coglione, con la testa appoggiata alla sua spalla, gli occhi chiusi, che canticchiavi sottovoce quella canzone eri la cosa più splendida che avessi mai visto.” Il suo sguardo è lava liquida sul mio corpo “ Vederti così persa, totalmente abbandonata, addosso ad un altro…dio, mi ha letteralmente fatto perdere il controllo. Volevo venire li, prenderti tra le braccia e tenerti stretta al sicuro mentre eri ancora persa nel tuo incantesimo. Volevo prendere a pugni quello stronzo che ti stringeva per un fianco. Volevo essere io quello stronzo!”

“Non è uno stronzo” spiego calma “ è solo un amico, un carissimo amico”

Sorride “Forse per te tesoro, ma se solo ti fermassi a guardare come ti tocca, come ti guarda, capiresti che per lui tu non sei solo un’amica. Del resto non posso biasimarlo, sei così bella”

Taccio. Non so mai cosa dire davanti ad un complimento esplicito. “Comunque” riprende “stavo decidendo cosa fare: venire li e strapparti dalle sue braccia o prendere una sbronza colossale e dimenticarti?” Calcolando che siamo già al terzo whisky, e a cena ci siamo scolati una bottiglia di vino,ed è ancora perfettamente lucido, mi chiedo quale quantitativo di alcool sarebbe servito per farlo crollare sbronzo. “Bhe insomma stavo in piedi li, quando la rossa mi si piazza davanti” Oh, la storia si fa interessante “ Mi chiede di ballare, come se non fosse successo nulla capisci?” E’ stupito anche mentre lo racconta “Bhe, ero così arrabbiato per quello che ti aveva fatto, per il dj, per te che non mi calcolavi che mi sembrava di scoppiare. Mi sono girato e me ne sono andato verso il bar. Pensavo che avesse capito, invece lei mi ha seguito, si è seduta con me al bancone e a continuato a fare la gattina sexy per tutto il tempo” Mi agito irrequieta sulla sedia, chissà perché ma la piega che sta prendendo il racconto non mi piace “E tu che hai fatto?” non riesco a trattenermi dal chiedergli. “Ho continuato a bere ovviamente” mi fa l’occhiolino “lei blaterava qualcosa a proposito di andare a casa sua” Ah, però. Sottile ed elegante la signora, penso irritata. “Dopo l’ennesimo doppio whisky volevo solo che smettesse di parlare, mi sono girato per dirle di smettere, di andarsene al diavolo o dove meglio preferiva ma, insomma, di lasciarmi in pace. Ma…” Ma io l’ho visto! L’Ho visto quella sera, con le mani strette attorno al viso della rossa, impegnato a divorarle la bocca in un bacio feroce; ho visto lei strusciarsi contro il suo corpo, aggrapparsi ai suoi fianchi, ricambiare quel dannato bacio con la stessa fame selvaggia. Come poco prima anche questo ricordo emerge dalla nebbia mostrando misi con la chiarezza del sole di mezzogiorno. Come ho potuto dimenticare? Mi ero sentita così imbarazzata davanti a quella scena. Ero tornata al bar per prendermi da bere e li avevo visti. Ricordo di essermi sentita sconvolta e gelosa. Si gelosa: che lei avesse qualcuno che la baciasse, la stringesse e la amasse in quel modo così totale e assoluto. Cerco di concentrarmi, ma il ricordo già sfuma nella mia mente. Che successe  dopo? Due occhi scuri mi osservano, sento le lacrime bagnarmi il viso e poi sono a casa mia, sotto le coperte, in compagnia dei miei singhiozzi. È tutto quello che ricordo dopo il bacio. “ …non so perché la baciai. Volevo solo che tacesse. Forse mi è sembrata la cosa più efficace, non ricordo.” Che scusa idiota, penso. “ Quando mi sono staccato da lei ti ho visto” Merda! Ti pareva che non mi avesse beccata! “Mi guardavi in un modo così…così…” di nuovo le sue mani si agitano nell’aria, le parole gli sfuggono “..sembravi un cucciolo triste e smarrito. Ho visto quegli stupendi occhi riempirsi di lacrime, ma prima che potessi venir da te, sei scappata.”

“Scappare è una delle cose che mi riesce meglio” gli concedo. “Ho visto. Ti sono corso dietro, ma lei mi ha preso per un braccio chiedendomi dove stavo andando, deve averti visto perché ricordo che ti prese in giro dicendo che eri una povera ragazzina problematica che nessuno degnava di uno sguardo.” Sento la rabbia montare come lava in un vulcano, ma come diavolo si permette quella Jessica Rabbit dei poveri di giudicarmi! “Sono esploso, le ho detto che l’avevo baciata solo per farla stare zitta, che la sua voce era piacevole come le unghie sulla lavagna e che per tutto il tempo di quel fottutissimo bacio avevo pensato a te!” Oddio! Ha pensato a me! Non posso fare a meno di sorridergli. “Ti lascio immaginare cos’è successo dopo. Si è lanciata in una delle sue scenate isteriche: ha insultato me, te e chiunque ci fosse li attorno, poi è scoppiata a piangere e mi si è buttata tra le braccia. Quando alla fine ha capito che non c’era nulla da fare, che non era lei quella che volevo, beh avresti dovuto vederla, si è ricomposta, mi ha detto che non vago un cazzo, e si è messa alla ricerca di Diego. Se non posso avere te, mi ha detto maligna, avrò qualcuno di più potente!” Sono allibita! Ma esistono davvero donne così veniali? “ A quel punto sono venuto a cercarti, ma questa volta eri sparita, sparita davvero. Il pensiero di averti fatto piangere, anche se non sapevo il perché, mi faceva stare male. Il pensiero che non tornassi mai più mi ha distrutto. Ho passato giorni interi a guardare l’ingresso sperando di vederti entrare ma sembravi svanita nel nulla. Ho chiesto alle tue amiche, ma hanno detto che non rispondevi al telefono da giorni. Ero sul punto di chiedergli dove cazzo abitavi e venire a vedere se stavi bene” Che cosa dolce, mi sento quasi commossa. “ Poi una sera arrivai tardi al locale, ero stato trattenuto da una serie di rotture di coglioni. La prima cosa che ho fatto è stato cercarti al tavolo, ormai ero convinto che non saresti mai più tornata così non ho realizzato subito che eri li. E’ stato come se il mio mondo ricominciasse a girare: eri li! Eri tornata, ed eri sola. Ho versato due whisky e sono venuto da te, non mi saresti più scappata.” Si, mi dico, è così che è cominciato tutto. Lui che si avvicina al mio tavolo, io che lo respingo con qualche battutaccia… e poi solo occhi negli occhi. Io e lui. Per un’unica, intera, incredibile estate.

“E adesso che ti ho raccontato tutto” una sirena parte nella mia testa suonando l’allarme rosso “dimmi” allarme rossissimo “ perché piangevi quella sera?” Merda!

 

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