Io

La mia mente gira a mille, vaglia le possibili vie di fuga scartandole una a una. Non posso certo spiegargli che le mie lacrime contenevano un amore ormai perso. Un’amore che nessuno mi avrebbe restituito e, soprattutto, che non c’era modo di sostituire. Ci sarebbero state troppe domande. Avrebbe indagato, voluto sapere. Avrei dovuto parlargli del Casino! No. No. No Assolutissimamente NO! Mi sentivo come un leone in gabbia, costretto a girare in tondo gli occhi che non perdono di vista il suo carceriere, pronto ad attaccare se non trova presto una via di fuga. Ci tenevo, ci tenevo tanto a quel gran bastardo ma, se avesse continuato, se mi avesse messo alle strette avrei attaccato. Lo avrei fatto, senza alcuna pietà. La mia anima è un abisso di oscurità in cui annego ogni giorno. Nuoto verso l’alto sapendo che lì troverò luce e ossigeno, ma ogni spinta verso la superficie inspiegabilmente annego un po di più. Trascinata da una forza invisibile che mi attrae in una discesa buia e infinita. È così che mi sento. Ogni giorno, ogni ora, ogni istante. Tranne… tranne inspiegabilmente quando sto con lui. La sua presenza sembra ridarmi la capacità di nuotare verso la luce. Ogni volta che è con me sento i polmoni riempirsi di aria pura. Mi sento leggera, forte, felice. Questa consapevolezza mi destabilizza. Cosa devo fare? Dirgli quello che vuole sapere? Confessare il mio dolore e la mia colpa? Ma se comincio a parlare, se lo dico a voce alta, poi come farò a rinchiudere di nuovo tutto dentro a quello spazio troppo piccolo e scuro che è diventato il mio cuore. Se le persone che avrebbero dovuto naturalmente amarmi e sostenermi sono scappate lasciandomi sola davanti alla devastazione provocata da una perdita così immensa, come posso pensare che sia in grado di resistere lui. Lui che non mi deve nulla. Lui che mi conosce a stento. Non sa nemmeno quale sia il mio colore preferito. Come può pensare di sostenere il mio segreto, così distruttivo e così gelosamente custodito. Posso rischiare? E se sbaglio, quanto farà male? Può un dolore che ti ha già ucciso l’anima una volta, ucciderti di nuovo? Non lo so. Ma di sicuro non voglio rischiare.

L’unica risposta che riesco a dargli è una scrollata di spalle mentre mi nascondo in un altro sorso di whisky. Sento gli occhi riempirsi di lacrime. I ricordi rischiano di travolgermi e spezzarmi ancora. Un altro sorso e il bicchiere è vuoto. L’alcool non è esattamente la soluzione ai miei guai ma, in questo momento, mi sembra l’opzione migliore che ho; mi da la forza di ricacciare indietro lacrime che non voglio.  Mi stampo un sorriso finto come le tette di silicone e alzo lo sguardo verso di lui.

Il divano in stile chesterfield è di un intensa tonalità di verde che mette in risalto i suoi colori. Il profumo della pelle lucida e consumata si mischia al suo in una miscela inebriante. È seduto in posizione rilassata, le gambe accavallate ed un braccio piegato a sostenere la testa leggermente inclinata. Fa ruotare il bicchiere nell’altra mano. Il liquido ambrato ruota in vortici brillanti. Mi studia in silenzio. Mi agito nervosa, accendo un’altra sigaretta. Fumo in silenzio concentrandomi sui miei pensieri. Cerco di non ascoltare questo silenzio che mi supplica di riempirlo con parole che non posso pronunciare. Guardo il fumo salire con le sue lenti spirali fino alle travi di legno bianco del soffitto; si insinua tra le fessure del legno e sparisce, come per magia. Quante volte in questi ultimi mesi ho sognato di poter sparire anch’io così?

La notte che mi risvegliai in quel gelido letto di ospedale è stata la prima volta in cui l’ho pensato. Non appena l’effetto dell’anestesia liberò i pensieri dalla nebbia riportandoli alla luce con tutta la loro infinita sofferenza mi chiesi, sommersa di lacrime, come sarebbe stato sparire. Semplicemente svanire, senza rumore. Lasciare che tutto finisse e tornare a far parte dell’aria. Ricordo di essermi chiesta quanto coraggio ci volesse per essere solo aria. Alcuni credono che scegliere di restare sia un gesto di coraggio, ma io mi chiedevo perché? Lottare è un verbo che vuole per forza un obiettivo, presuppone avere uno scopo, un bersaglio, qualcosa o qualcuno per cui valga la pena farlo. Però quando sei perso, quando il tuo mondo si è sbriciolato, il suo nucleo vitale è svanito e il tuo Senso si è frantumato in miliardi di pezzi a che serve il coraggio? Quando venderesti la tua anima al più crudele dei demoni per tornare indietro, quando saresti disposto a qualsiasi tortura pur di avere il potere di cambiare un solo unico istante, quando percorreresti in ginocchio la strada che conduce all’inferno per riavere ciò che ti è stato tolto; che senso ha lottare? Vorresti solo lasciarti andare e piano, piano svanire, come il fumo di questa sigaretta.

Non mi accorgo nemmeno di dove mi hanno portato i miei pensieri. Ancora un passo e sarò di nuovo nelle sabbie mobili della mia sofferenza. Ormai è un abbraccio conosciuto e famigliare . A volte mi ci lascio avvolgere in un trovando sollievo nella sensazione di sentirmi lentamente soffocare. La sofferenza si stringe sempre di più attorno al mio corpo svuotando i polmoni di ogni briciola di ossigeno, mi sembra di sentire le costole spezzarsi una ad una mentre aumenta la sua pressione, ma quando finalmente arriva al cuore, quando pensi che ancora un attimo, un ultimo assurdo dolore, e sarà tutto finito…niente, non succede niente. Già perché è impossibile stritolare qualcosa che si è già rotto ed i suoi frammenti sono volati via con la prima folata di vento. E così le lacrime scendono senza più freni, inarrestabili e infinite. Riempiono bocca e polmoni ma a me non importa. Riesco solo a pensare al dolore di quel cuore distrutto. Nulla potrà mai farmi soffrire così.

Le lacrime non sono solo un pensiero. Adesso scorrono sulle guance ma non le sento, troppo impegnata a farmi travolgere, per l’ennesima volta, dall’uragano delle mie emozioni.

D’un tratto mi sento strappare dalla poltrona. Sorpresa mi riscuoto dai miei pensieri trovandomi avvolta dal suo abbraccio “Basta piccola” sussurra tra i miei capelli “adesso ci sono io.” Asciuga le mie lacrime con un dito, appoggio la testa contro il suo petto cercando di ritrovare il controllo. Questa serata sta diventando una corsa sulle montagne russe. Mi chiedo distratta cosa starà pensando il cameriere del bar, ma la realtà  è che non mi interessa. Mi sento sfinita. Sopraffatta. E, incredibilmente, al sicuro. Resto li per un tempo infinito godendomi ad occhi chiusi il suono del suo  cuore che batte. Penso che forse in questo abbraccio poteri dormire senza incubi.  Ascolto il suo respiro regolare. La sua bocca mi sfiora i capelli in un bacio delicato “Dormi piccola” e, come se la mia mente obbedisse ai suoi comandi, crollo finalmente in un sonno senza sogni.

 

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