Semplicemente è.

Sotto la doccia, seduta a terra, mi godo la sensazione rassicurante dell’acqua che mi scivola addosso ripulendomi da questa folle folle giornata. Con le braccia avvolte alle gambe, la testa appoggiata sulle ginocchia e gli occhi chiusi mi perdo un po in onde di pensieri ora allegri ora malinconici. Sono abituata a stare sola: me lo ha insegnato il mio dolore. Il dolore, quello vero, quello che la ragione umana non riesce a spiegare. Quello che non trova la sua spiegazione nella naturale evoluzione del ciclo della vita, quello che ti colpisce in modo subdolo e inaspettato, lasciandoti alla deriva agonizzante ma, purtroppo, ancora viva. E’ quel dolore li, totale e inconsolabile, che ti costringe a stare sola. Forse perché non riesci a riprenderti e forse anche un po per scelta, perché stare soli significa smettere di parlare, non dover spiegare a qualcuno com’è. O quanto male fa.  Che poi, se ci penso, mi dico che è una cosa ridicola. Sarebbe come se si andasse a chiedere a uno che ha appena subito l’amputazione di una gamba com’è! Non si fa. Anche se non sai com’è, non lo si fa. Eppure tu non lo sai mica come dev’essere vivere senza una gamba no? E nemmeno sai cosa significhi essere ciechi e dover vivere una vita intera al buio. No, non lo sai com’è: a meno che tu non sia cieco o senza una gamba. Eppure nessuno, tranne forse i bambini con la loro inconsapevole innocenza, si azzarda a chiedere a un cieco cosa prova, com’è diventato cieco e perché non fa niente per tornare a vedere. Non lo si fa, perché sarebbe maleducato. Ma in fondo non lo si fa perché si sanno già le risposte: una vita al buio è una vita senza luce, magari bella uguale ma comunque senza luce, e un conto è scegliere di vivere al buio, un altro è subire un’esistenza nelle tenebre. Quando non scegli tu puoi pure rassegnarti al tuo destino ma, cazzo, se ti rode dentro! E non gli vai a chiedere a un cieco perché non fa qualcosa per tornare a vedere. Non ci vai perché magari non può. O magari si. Ma metti che non può hai pure fatto una figuraccia e da li come ne esci? Se sei stato insensibile (perché dai quanto devi essere scemo a chiedere a un cieco come mai non torna a vedere????) non è che puoi venirne fuori bene da quella situazione, bene che vada hai rimediato una colossale figura di merda e ti tocca ritirarti a occhi bassi dandoti mentalmente del coglione.  Allora io mi chiedo e mi domando: ma se usi queste delicatezze davanti a una situazione simile per quale assurdo, incomprensibile, inspiegabile cazzutissimo motivo la maggior parte delle persone non si fanno problemi a chiederti perché tu, spezzata dal Dolore, non ti riprendi. E attenzione perché se ne guardano bene dal cercare di capire come mai fa così male: non lo sanno perché ma immaginano che non possa esserci dolore più grande. Come lo sanno? Bho. Forse è semplicemente insito dentro ognuno di noi. Capiamo in modo naturale che una cosa così è sbagliata, anche se succede fin dalla notte dei tempi. Non so, non ho risposte. Solo un mucchio di domande destinate a restare senza soluzione. Alla fine ero così stanca di tutte le giustificazioni ridicole e dei tentativi di consolazione banali che gli altri continuavano a propinarmi che ho iniziato a stare sola. Anche in mezzo a un mucchio di gente ho imparato a chiudermi dentro la mia testa e stare sola. Sola e zitta. Soprattutto zitta. E un po alla volta le persone hanno finalmente smesso di chiedere, fino ad arrivare a non domandare più del tutto. Oggi si limitano a guardarmi, la maggior parte delle volte, con quello sguardo misto di pietà e comprensione che mi fa venire voglia di prenderli a calci nel di dietro. Però ho scoperto che mi piace stare sola.

Anche adesso sono sola. Ascolto i miei pensieri muoversi nella testa mentre l’acqua mi accarezza la pelle.

Per la prima volta, dopo tanto tempo sono pensieri di gioia. Felici.

Sorrido.

La porta si apre. E’ tornato

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