La donna ha sempre sete di risposte

Mi concentro sulla sigaretta che si accorcia tra le dita indecisa se espormi ammettendo quanto ormai io sia coinvolta o ripiegare su un terreno più sicuro. Valuto i pro e i contro più velocemente che posso ma alla fine la paura prevale e mi lanciò in uno dei miei giochi preferiti: studiare il “nemico”.

“Dicono che quando una donna va a letto con un uomo non è mai solo per sesso” rispondo provocando la sua reazione che puntuale arriva “Ah no? quindi non sei qui solo per il sesso?” gongola tutto felice, manco avessi detto che lo amo più della mia vita! L’ego maschile è qualcosa di veramente divertente “No tesoro, non è solo per il sesso che sono qui” l’esca appena lanciata raggiunge il suo scopo e lui abbocca totalmente ” E per cosa allora?”

“Per te ovviamente, e per capire perché mi hai voluto così tanto”

“Mi piaci, te l’ho già detto”

“Avresti potuto avere donne più belle di me” il pensiero mi infastidisce

“Forse, ma io volevo te”brain

Non so se essere arrabbiata perché ha implicitamente ammesso che altre siano più belle o essere lusingata dalla semplicità del suo desiderio per me ” Perché?”

“Cosa?”

“Perché io?”

“Perché no?” detesto che mi tenga testa in un gioco in cui ho sempre vinto. Manipolare le conversazioni e portare gli altri a dirmi quello che voglio è sempre stata una dote innata che esercito senza difficoltà e, spesso, senza nemmeno accorgermene.

“Avresti potuto raggiungere l’obiettivo più in fretta” spingo per recuperare il controllo

“Quale obiettivo, scusa?”

“Scopare” soffio fuori la parola come se fosse una piuma. La verità è che è esattamente qui che volevo arrivare e ora la sua risposta potrebbe distruggermi oppure no. Ma quello che sto iniziando a provare per lui e il mio passato che preme addosso non  mi permettono di aspettare e arrivare al succo del nostro rapporto con calma. Ho bisogno di sapere adesso se sono solo una scopata! Certo se è così farà male ma meglio sradicare subito la piantina della speranza piuttosto che abbatterla quando sarà cresciuta occupando tutto il cuore, no?

“Scopare?” mi guarda in tralice.

“Si, scopare. Lo sai cosa vuol dire no?” devo aumentare il suo livello di fastidio se voglio che le emozioni lo dominino così  da dirmi quello che pensa senza troppi filtri.

“Fammi capire” mi fa segno con il braccio verso la stanza, invitandomi a rientrare. Spengo la sigaretta ormai finita e lo precedo dentro la stanza. Dopo l’aria fresca dell’esterno il tepore della stanza è piacevole. Mi lascio cadere sulla chaise longue, la schiena appena appoggiata allo schienale e le gambe ripiegate sotto di me. Appoggiato al caminetto mi guarda dall’alto illuminato dalla luce danzante del fuoco.

“Scopare quindi?”

“Si”

“Pensi che sia quello che voglio”

“Si” non ne sono sicura, anzi vorrei che fosse proprio il contrario, ma continuo a provocarlo.

“E come, secondo te, avrei potuto raggiungere prima questo obiettivo. Dimmi?” Stringo il bicchiere frustrata. Continua a non rispondere e cerca di farmi scoprire. Decisamente un avversario alla mia altezza “La rossa” spiego. Chiudo gli occhi e sorseggio una bella sorsata di whisky nella speranza che l’immagine di lei mi esca dalla testa.

“Pensi che sarebbe venuta a letto con me?”

“Ne sono certa”

“Addirittura certa?”

“Si.”

“E credi lo avrebbe fatto più facilmente di quanto ci sia venuta tu?”

Spalanco gli occhi scioccata, ma come osa? Poi un illuminazione: bravo, bel tentativo, c’è mancato poco che io ci cascassi in pieno. Devo decisamente stare all’erta: si gioca in due a quanto pare! Sorrido sorniona ” Oh tesoro, molto, molto più in fretta di quanto ci sia venuta io”

Sorride. Sa di che il suo colpo è andato a vuoto. Ovviamente questo gioco diverte anche lui.

“E tu credi di essere meno bella di lei” si avvicina in un lampo. Mi ritraggo quando s’inginocchia davanti a me. Cosa vuole fare adesso? Mi toglie il bicchiere di mano depositandolo a terra poi afferra i lembi della camicia e li spalanca scoprendomi. solo gli slip microscopici mi coprono dal suo sguardo bollente. “Rispondimi” mi guarda dritto negli occhi “pensi davvero che lei sia più bella?”

Non riesco a dire nulla.

Il gioco sparisce all’improvviso lasciando spazio ad un bisogno molto più urgente.

La tensione che si è creata tra noi mi soffoca, mi limito ad annuire con il capo.

“NO!” impreca e tira la camicia strappandola dal mio corpo. Indietreggio.Mi prende per i polsi costringendomi ad alzarmi. In piedi uno di fronte all’altro. Non oso muovermi soprattutto finché non riesco a liberarmi dalla sua stretta “E pensi che sei qui per essere scopata da me?” sibila.

Ecco. L’ho portato esattamente dove volevo.

Mi scuote “Rispondimi cazzo” la sua voce bassa e arrabbiata mi mette i brividi. Ma non sono certa siano brividi di paura “pensi che io voglia scoparti? Pensi questo??”

Annuisco di nuovo.

“No!” Ruggisce.

Poi mi sbatte contro il muro e invade la mia bocca con un bacio violento.

 

 

Distanze

Continua a baciarmi finché non mi arrendo completamente a lui come creta malleabile tra le sue braccia. E’ incredibile come ai nostri corpi basti entrare in contatto perché qualsiasi cosa attorno a noi sparisca. Emozioni, sensazioni, ricordi, persone, oggetti…niente…non esiste più niente! Solo noi due e un vortice di passione esplosiva che ci ruota attorno assorbendo tutto, riducendo il mondo a noi due soltanto. Ci stacchiamo a fatica. Lo stupore con cui mi guarda riflette come uno specchio quello nei miei occhi: anche lui è confuso da quello che ci succede. Appena ci troviamo pelle contro pelle smettiamo di essere umani trasformandoci in reazione chimica. Pensavo facesse effetto solo su di me, credevo di essere l’unica ad esserne ammaliata e terrorizzata, ma adesso vedo la stessa cosa nel suo sguardo silenzioso “Dovresti asciugarti” se mi aspettavo qualcuna delle sue frasi romantiche ad effetto sciogligambe devo restare delusa. Bella via di fuga campione, penso, peccato l’abbia usata io giusto due minuti fa. Il suo telefono vibra sul letto. Ancora?? Inarco un sopracciglio con aria interrogativa. Osserva il display e sembra accigliarsi “Scusa devo rispondere”

“Lavoro?”

“Già”

“Ok”

“Asciugati, non voglio che prendi freddo”

Esce dalla stanza per rispondere al cellulare. Finalmente sola mi lascio cadere sul letto:  é una nuvola morbida e candida che mi abbraccia. Allargo le braccia godendomi la sensazione del piumone che mi si avvolge attorno, mi sento come una bambina tra le braccia della mamma. Ripenso a tutta la serata, a quanto sia tutto assurdo, a quanto io sia folle a cacciarmi in situazioni così. La realtà è che ho bisogno dell’eccitazione dell’imprevisto, del brivido del rischio e della compagnia del pericolo per sentirmi viva. Sto proprio peggiorando! Un’anno fa non mi sarei trovata in una stanza d’albergo con Mr Sconosciuto e Bastardo nemmeno se me lo avesse chiesto il Papa, ed ora invece eccomi qui, in cerca dell’adrenalina che mi tiene in vita, nella situazione più folle, divertente, eccitante, paurosa che potessi trovare. Devo decidermi a farmi curare da uno bravo. Forse le mie amiche hanno ragione a dirmi che non sto bene, che devo parlarne con qualcuno, Ma in fondo di cosa devo parlare? Del dolore? Della perdita? Del senso di colpa? Come se io non avessi già scavato a fondo dentro di  me. L’associazione italiana psicanalisti dovrebbe riconoscermi una laurea honoris causa per la diligenza scientifica con cui ho analizzato ogni sfumatura delle mie emozioni. Potrei tenere delle conferenze sui danni causati dal senso di colpa e sarei in grado persino di indicare ad ogni partecipante afflitto da questo male la migliore via d’uscita. Il problema è che anche se la mia parte razionale si innalza a vette freudiane la parte emotiva continua a rompersi e ricrearsi in un caleidoscopio incessante e incontrollabile di sentimenti che non so controllare. Questa vita è proprio un casino!

Finisco di asciugarmi. Infilo un paio di slip puliti e poi, in un momento di folle tenerezza, mi infilo la sua camicia bianca. Sa di lui, del suo profumo. Respiro a pieni polmoni cercando di assorbirlo tutto, mi piace cosi tanto. Nell’angolo bar c’è una bottiglia di whisky aperta, me ne verso un bicchiere; prendo sigarette e accendino dalla borsa e mi avvicino alla vetrata. Il vetro riflette l’immagine di una donna discinta: la camicia bianca che si muove a ogni passo scoprendole i seni, gli slip innocentemente bianchi così ridotti da coprirla a malapena, un bicchiere di alcool in una mano e la sigaretta nell’altra. Sembro proprio una sgualdrina. Beh chi se ne fotte! Sorrido alla donna nello specchio e spalanco la finestra. L’aria della notte mi colpisce in pieno. Ormai saranno le tre o le quattro del mattino e anche se l’estate non è ancora finita, non fa più così caldo. Poi qui al nord! E sicuramente il lago che riempie questa brezza notturna di umidità non aiuta. Eppure quest’aria ha una freschezza pulita che non avevo mai assaggiato e che, sicuramente il mio mare non ha. Sembra portare con se il freddo delle Alpi e la resina delle sue pinete. Faccio un bel respiro godendo di questi sapori sconosciuti mentre esco sul terrazzo. Appoggiata alla balaustra, tra un tiro di sigaretta e una sorsata di whisky, mi godo il panorama mozzafiato concedendomi persino il lusso di non pensare. E così non lo sento nemmeno rientrare in camera. Me lo ritrovo all’improvviso accanto, si lascia andare contro la ringhiera di schiena. Anche lui ha un bicchiere in mano da cui beve a piccoli sorsi. Mi guarda sorridendo sornione mentre prende una sigaretta dal mio pacchetto e se l’accende “Comprarle no?” gli dico sorridendo provocatoria “Le tue sono più buone, piccola” mi soffia il fumo in faccia e scoppiamo a ridere.

“Mi piaci”confessa

“L’avevo immaginato”

“Ah si?”

“Si”

“E da cosa l’avevi dedotto Sherlock?” ride guardandomi di sbieco.

“Oh non vorrei umiliarti mettendo in mostra le mie notevoli doti deduttive” adoro giocare con lui.

“Ti prego non togliermi questo privilegio piccola… illumina la mia mente inferiore”

Ormai ridacchiamo come due adolescenti stupidi

“Sai” si fa serio ” con te non mi annoio”

Bevo piano il mio whisky pensando se rispondere o meno. Alla fine decido di mostrargli le mie doti deduttive in tutto il loro splendore “Da cosa scappi?” Quasi si strozza con il fumo di sigaretta, tossisce in cerca di ossigeno. Faccio la figa dando un tiro che non mi causa nessun problema e gli sorrido superiore. “Stronza” colpo di tosse “prenderti gioco così di un pover’uomo in difficoltà.”  Gli lascio il tempo per riprendersi e lo ascolto cercare di distrarmi con battutine provocatorie.

“Allora” lo incalzo quando sono certa che riesca a respirare di nuovo senza difficoltà “Da cosa scappi?”

“Chi ti dice che scappo” risponde serio

“Ci vuole un fuggitivo per riconoscerne un’altro”

“Ah e tu saresti una fuggitiva quindi? E da cosa scappi?”

Scoppio a ridere. Il suo tentativo di portarmi fuori rotta è adorabile “Sai che non puoi scappare da te stesso vero? Ti ritroverà sempre”

“Sono una storia complicata tesoro. Non ti conviene entrarci”

Non so di cosa diavolo parli ma rispondo sicura “Oramai credo sia troppo tardi”

Ci guardiamo consapevoli entrambi di ciò che le mie parole significano “Dici?” gli brillano gli occhi.

 

Non è così semplice

Il vetro riflette l’immagine dei nostri corpi abbracciati. Il bianco latte del mio sembra fondersi con il color biscotto della sua pelle. Rido pensando che ci ho appena paragonati a una colazione per bambini.

“Me lo dirai prima o poi” sussurra sul mio collo

“Cosa?”

“Che cosa riesce a farti ridere così” smetto di sorridere e mi irrigidisco. I miei sensi sono di nuovo all’erta ma stavolta nessun impulso sessuale li percorre. L’istinto urla pericolo a squarciagola. Rispolvero l’armatura e la indosso con un sospiro di rimpianto, l’attimo di felicità mi è sfuggito come acqua tra le dita, lasciandomi più assetata che mai, e sembra già così lontano da  essere oramai irraggiungibile. “E’ meglio che mi asciughi” mormoro cercando di allontanarmi. Sento improvviso e urgente il bisogno di spazio. Mi afferra per un polso un’attimo prima che sia del tutto fuori dalla sua portata. Restiamo fermi così, guardo il mio polso sottile imprigionato nella sua mano. Il contrasto tra i nostri colori lo fa sembrare ancora più pallido. La sua presa è salda e determinata, vedo la mia pelle arrossarsi lievemente quando aumenta un po’ la pressione, gli basterebbe stringere poco di più per farmi male “Guardami!”

Tengo la testa bassa e lo sguardo incollato sulla sua mano stretta attorno al mio braccio “Guardami, cazzo!”

Sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non ha urlato, non mi sta facendo male, ma un brivido di paura mi corre giù per la schiena. Per un’attimo ho sentito l’impulso irrefrenabile di obbedire: alzare lo sguardo e buttarmi tra quelle braccia che promettono protezione e sicurezza. Non posso! Non posso! Non posso! Siamo proprio creature deboli noi umani: costantemente bisognose di mostrare le nostre ferite a qualcuno che le curi, perennemente in cerca di colui che ci proteggerà con le sue forti braccia combattendo per noi guerre che non gli spettano, scacciando demoni che non gli appartengano, confondendo troppo spesso colui che ci scalda il letto con colui che sarò in grado di accendere di nuovo il fuoco nel nostro cuore. Ripenso a quello che è successo così poco tempo fa. Sento ancora il dolore del cuore che si spezza nel gelo di quell’ospedale. Non vedo più la sua mano che stringe il mio polso, adesso lo rivedo ancora più bianco del solito, pieno di cannule e cannette che sembrano sfocate oltre il velo di lacrime che non sapevo di stare versando. In un’attimo mi ritrovo proiettata indietro di mesi, all’attimo in cui capì davvero che la vita è solo un soffio di vento tra i capelli. Rivivo il giorno in cui tutti i sogni di ragazzina e le indistruttibili certezze dell’adolescenza mi crollarono addosso come un polveroso castello di carta lasciandomi infinitamente sola tra le rovine della mia esistenza. Lui mi ha regalato un momento di magia che per un istante infinito mi ha portato lontano dalla desolazione del mio cuore ma il mio destino è questo. Devo pagare per il resto della mia vita per essermi fidata. La mia superficialità è stata pagata da un’altra creatura, il prezzo richiesto è stato alto. Tropo alto. Ora non mi resta che restare qui sola tra le rovine della mia esistenza e pagare la mia colpa per il resto del tempo che è stato stabilito io viva.

Il pensiero mi riscuote, riportandomi nel mondo in cui ormai da cosi poco, ma per un tempo che già sembra infinito, sono abituata a stare. Sento le mie difese ergersi: mura solide e insormontabili destinate a tenere fuori chiunque tenti di raggiungermi. Punto i miei occhi nei suoi ordinandogli in silenzio di lasciarmi andare. I secondi passano, lui non abbassa lo sguardo, intenzionato a non cedere, a lottare. Vorrei spiegargli che non vale la pena combattere per un mondo fatto solo di rovine ormai irrecuperabili, ma non capirebbe, mi farebbe delle domande, troppe. Non ho voglia di spiegare, ne di rispondere. Continuiamo a guardarci, duellando con gli occhi sotto lo sguardo attento della luna. Il silenzio è diventato denso.

Alla fine sento le sue dita lasciare lentamente la presa finché il mio braccio è finalmente libero.

Con due passi riduce la distanza tra noi, prima ancora che io mi sia resa del tutto conto di essere libera.

I suoi occhi, così vicini ai miei, brillano di passione, rabbia e determinazione. Affonda la mano tra i miei ricci stringendoli forte. Sussulto sorpresa. “Puoi costruire tutti i muri che vuoi” le sue labbra sono pericolosamente vicine alle mie “Ho fatto tutta questa fatica per prenderti” la sua lingua guizza sull’angolo della mia bocca catturando una lacrima. Cazzo, non mi ero nemmeno accorta di aver iniziato a piangere! “Non ti lascerò scappare” percorre tutte le mie labbra assaggiandomi. Tremo così tanto che sollevo le mani sul suo torace per sostenermi “Tu sei mia!” ruggisce. L’assalto alla mia bocca è urgente e focoso. Dimentico di nuovo tutto soccombendo completamente al suo fuoco.

Mia Luna

Sono stremata. Dopo avermi lavato con una delicatezza che la mia pelle mai aveva sperimentato, e scopato con un bisogno che la mia anima non aveva mai sognato, quest’uomo magico mi ha avvolto in un morbido asciugamano e mi ha spedito fuori dalla doccia con una sculacciata soft. Ora, mentre lui si gode la sua meritata doccia, io resto in piedi davanti a questa enorme vetrata. La luna, gialla e enorme sembra occupare tutto il cielo. Resto a guardarla incantata, senza pensare a nulla, completamente svuotata nel corpo e nell’anima. I capelli ancora bagnati gocciolano, tracciando una linea  umida che corre dalla spalla all’attaccatura del seno per poi  morire assorbita dall’asciugamano immacolato. Penso pigramente che dovrei asciugarmi, prima di prendermi un raffreddore, ma la sua voce calda che canticchia felice sotto la doccia e questa luna magica che riempie gli  occhi col suo colore dorato, mi ammaliano facendomi sentire così felice, che evito di muovermi per la pura di spezzare questo momento magico.

Appoggio le mani sulla vetrata nell’inutile tentativo di toccare quella sfera luminosa che occupa il mio cielo. A lei, signora indiscussa della notturna volta celeste a cui i più grandi poeti hanno innalzato odi d’amor. Mi domando se anche loro abbiano vissuto notti così. Notti piene di incanto e follia. Quelle notti in cui qualcuno ti svela i segreti dell’amore e tu sei così felice che vorresti urlarlo al mondo, dicendo a tutti che è solo grazie a lui se questa vita si è colorata improvvisamente di tinte così brillanti da accecarti. Guardo questa luna che riempie l’oscurità e credo di capire perché alla fine questi sentimenti misteriosi li abbiano affidati a Lei. Lei, involontaria spettatrice dei più preziosi attimi d’amore; Lei , silenziosa custode di cuori innamorati che a Lei sola si svelano, certi che essa custodirà il loro lussurioso segreto fino alla fine dei tempi, senza timore di essere traditi o umiliati dal suo scherno. Perché da sempre la luna è stata spettatrice dei più grandi amori e dei più dolorosi drammi e sa in quanto dolore può trasformarsi l’amore. Immersa in questo spettacolo mozzafiato vorrei anche io essere capace di spiegare a parole i sentimenti che si muovono dentro di me come tantissime lucciole di speranza. Ma  non sono mai stata brava con le parole, ancora meno con i sentimenti. Mi limito ad aprire il mio cuore e lasciare che solo Luna possa scrutarci dentro avvolgendo le mie lucciole nella sua dolce luce d’oro. Il suo corpo si fonde al mio in un dolce abbraccio. Posa un bacio delicato nell’incavo tra il collo e la spalla “A cosa pensi piccola?”images

Sorrido beata in risposta.

“Che bella che sei quando sorridi”

Divento rossa, ma continuo a sorridere incapace di fare altrimenti.

“Hai visto?”

“Cosa?” ma perché non riesco a smettere di sorridere come una cretina? Lui indica la luna, che adesso mi sembra ancora più immensa e luminosa “Che cosa ho ordinato per te!”

Mi sciolgo tra le sue braccia.

Caleidoscopiche emozioni

Traffica davanti a una parete della stanza. Il suo corpo mezzo nudo mi impedisce di vedere che cosa sta combinando, dopo un po’ mi stanco di cercare di indovinare e smetto di prestargli attenzione tornando al mio mondo isolato sotto la doccia. Chiudo gli occhi e ascolto l’acqua cadermi addosso e intorno, mi piace il rumore che fa, mi calma. Penso che ormai sono qui dentro da troppo tempo, dovrei davvero uscire da questo torpore, decidermi a lavarmi ed uscire ad affrontare il resto di questa serata folle e bellissima.

Le sue mani che mi sfiorano la schiena mi colgono di sorpresa facendomi sobbalzare. Non mi aspettavo che mi raggiungesse. I suoi vestiti sono appallottolati sul pavimento e lui è finalmente nudo davanti a me. Guardo ammirata il corpo in piedi davanti a me e per un attimo mi dimentico di respirare: la sua pelle sembra brillare coperta da miriadi di gocce d’acqua, i muscoli scolpiti delle braccia si flettono ogni volta che si allunga ad accarezzarmi e le labbra, dio quelle labbra, sono piegate in un sorriso perverso che ormai comincia a diventare famigliare. Mi prende per mano facendomi alzare dal pavimento della doccia e mi avvolge in un abbraccio morbido e delicato. Mi tiene stretta cullandomi piano. L’acqua calda accarezza i nostri corpi facendoli scivolare uno sull’altro. La sua reazione fisica al contatto delle nostre pelli si erge dura tra noi. Ma lui non fa nulla di erotico anzi, mi stringe più stretta cullandomi ancora. Lungo la parete della doccia corre una panca rivestita di pietra bianca, si siede tirandomi in braccio a lui e le sue mani percorrono delicate la mia schiena, dal collo alla curva del bacino in un massaggio intimo e mozzafiato. Sospiro, lasciando crollare la mia testa sulla sua spalla e godendomi il momento. Solo in quell’istante, persa a occhi chiusi tra le sue braccia, mi accorgo della musica che suona nella stanza. Le casse, abilmente nascoste in punti strategici, rimbalzano la voce di Tiziano Ferro in ogni angolo. Ha una voce profonda e calda come una terra esotica. All’improvviso una voce ancora più profonda e molto più calda si sovrappone alla sua: “….Come fa male cercare, trovarti poco doposta cantando per me!!!! “E nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto”  Lo guardo con occhi spalancati, stupita dalla magia della sua voce e sorpresa dalla dolcezza di questo istante che sta creando solo per me. Si interrompe solo per darmi un bacio lieve come una piuma, delicatamente mi spinge ad accoccolarmi di nuovo nell’ incavo della sua spalla, faccio giusto in tempo a cogliere un sorriso malinconico, poi la sua voce riempie la mia testa “Ricorderò e comunque e so che non vorrai, ti chiamerò perché tanto non risponderai” adoro questa canzone, ma è così triste. Mi chiedo perché abbia scelto proprio questa. Sono qui, avvolta al suo corpo sotto la doccia e lui canta parole che parlano di perdita e rifiuto? Mi concentro su quelle successive “Come fa ridere adesso pensarti come un gioco, e capendo che ti ho perso ti scatto un’altra foto. Perché piccola, potresti andartene dalle mie mani ed i giorni da prima lontani saranno anni…E ti scorderai di me, quando piove i profili e le case ricordano te. E sarà bellissimo perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te. Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse, e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse e voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire” 

Mi sottraggo al suo abbraccio raddrizzandomi sulle sue gambe. Sento l’improvviso bisogno di guardalo negli occhi e accarezzare il suo viso. Seduta sulla sue ginocchia affondo in quello sguardo misterioso, il suo voltosi scopre sotto il mio tocco insicuro: gli zigomi scolpiti, la linea della mascella resa ruvida da un accenno di barba, le labbra morbide e piene. Si arrende alla mia esplorazione, chiude gli occhi e si rilassa con un sospiro contro il muro. La voce del cantante continua la sua struggente melodia, senza la sua voce che lo copre mi sembra meno bella.

“Adoro questa canzone”

Apre gli occhi “Davvero?”

“Si” sussurro

“Anche io”

“Ma è così triste”

Resta in silenzio. Le sue mani hanno ripreso il loro percorso lungo la mia schiena ma questa volta sembra più un movimento involontario. Una reazione del corpo che sfugge al controllo della volontà, il modo inconscio in cui di solito manifestiamo disagio o altre emozioni che non ci piacciono, un po come quando sei nervoso e ti mangi le unghie.

“Perché hai scelto questa?” scrolla le spalle ma continua a stare zitto.

Anche la mia carezza, spostatasi sul suo torace è diventata qualcosa di meccanico. È come se sentissimo il bisogno di toccarci per non perdere il contatto mentre ognuno si rinchiude nel proprio mondo.

Forse sono troppo cerebrale, come gran parte delle donne del resto. In fondo lui è un uomo e non attribuisce alle cose sottostrati di significati; probabilmente la scelta della canzone è stata casuale, è semplicemente una che gli piace, e io ci ho costruito sopra un bel castello di carata emotivo con tanto di torri, guglie e ponte levatoio. I maschi non si perdono in ricami mentali: una canzone è semplicemente una canzone, niente di più e niente di meno.

Riemergo dal mio rifugio interiore proprio mentre lui mi avvolge in un nuovo abbraccio. Stringe. Forte. E poi stringe ancora. Faccio fatica a respirare. Vorrei spingerlo via e riempirmi i polmoni di aria ma capisco che ha bisogno di questo momento. Non ne conosco il motivo ma sono certa che ha bisogno di questo e così lo lascio fare, rilassando il corpo mentre aumenta ancora la stretta e tentando di prendere aria come posso. Struscia il viso sul mio collo, tra i capelli. Respirare diventa sempre più difficile. “Pensavo di giocare con te” la sua voce è così bassa che l’ho sentito a stento. Dimentico il problema del respiro e mi concentro su quello che sta dicendo “ Mi sei entrata sotto la pelle”  ho la sensazione che il mio cuore si sia appena perso un battito “Ma quando scoprirai chi sono” ok ora davvero non respiro più e non certo a causa delle sue braccia strette attorno a me “Ti perderò” ma di che diavolo sta’ parlando? “E io non sono pronto a perderti!” Improvviso come un tornado mi solleva. Un lampo e la mia schiena si schianta contro il vetro della doccia, lo sento vibrare contro il mio corpo e mi stupisco che non si sia frantumato per il colpo. Apro la bocca nel tentativo di inalare dell’aria: tra la stretta e il colpo ho i polmoni che bruciano! Riesco a inghiottire una sorsata di ossigeno giusto un istante prima che la sua bocca sia sulla mia. Mi invade con un bacio violento, famelico, possessivo. Avvolgo le gambe contro la sua schiena, le sue braccia forti sotto le ginocchia mi sostengono mentre gemo sotto l’assalto della sua lingua.

Il bacio si fa ancora più profondo, spinge il corpo bagnato contro il mio. In braccio a lui in questa posizione completamente esposta sono una preda fin troppo facile. Lo sento pulsarmi contro, enorme e duro. Non esiste più nulla, solo la voglia disperata di sentirmi finalmente completa. Interrompe il bacio per guardarmi: devo essere uno spettacolo pietoso con i capelli bagnati che mi si appiccicano al viso, il mascara, che per quanto waterproof, sarà certamente colato almeno un po’ e le labbra tumefatte per il suo attacco. Incredibilmente, invece, lo sento pulsare tra le mie cosce mentre mi brucia con lo sguardo. Si muove lento così che possa sentire la sua eccitazione sfiorare la mia. Annaspo tentando di respirare, dimentica di tutto se non di quanto lo voglio. Si posiziona meglio tra le mie gambe finché non riesce ad invadermi con la punta della sua erezione. Basta quella lieve invasione per farmi perdere del tutto la testa. Con le gambe strette sulla schiena lo spingo contro di me, un tacito ma palese invito a possedermi del tutto.  Mi sorprende opponendo resistenza. Invece di affondare al caldo dentro di me mi tortura con lenti movimenti circolari. Mi allargo e contraggo attorno a lui. Il ritmo lento e deciso con cui si muove mi strappa reazioni nuove e inaspettatamente sento il mio orgasmo montare lento. “Non smettere ti prego” mi sento supplicare.

“Non ne ho nessuna intenzione piccola” aumenta il ritmo ma continua a non prendermi del tutto. Eppure il mio corpo reagisce ancora e quando il suo dito arriva a stringermi il clitoride urlo ed esplodo su di lui.

Aspetta quel momento per affondare del tutto con un unico colpo deciso che arriva fino in fondo “Sei mia” mi ringhia rabbioso. Mi strappa un nuovo urlo e un nuovo orgasmo. Si ritrae piano, di nuovo mi possiede solo con la punta del pene. Si è girato e sempre tenendomi in braccio mi deposita sulla panca. Compie tutto il movimento senza mai uscire da me e senza smettere di guardarmi negli occhi “Alza le braccia” obbedisco all’istante senza nemmeno chiedermi perché. Le mie capacità razionali sono sparite sotto la frana di puro erotismo sotto cui quest’uomo mi ha sepolto “Afferra l’asta della doccia e non lasciarla per nessun motivo”  Faccio come dice. Non appena le mie mani si stringono sul ferro freddo affonda di nuovo. Tutto. “Sei solo mia!”  Urlo, ma non mollo la presa “Brava piccola” e di nuovo si ritrae quasi del tutto “ e adesso pensiamo a lavarti.” Come può rendere eccitante una  frase così banale?

Anima

Con la testa sulle ginocchia resto a guardarlo. La sua figura è una sagoma sfocata oltre l’acqua e il vetro della doccia. Sembra un essere incorporeo, senza confini definiti. Chissà forse è così che appariremmo se potessimo vederci l’anima. Corpi dai confini indefiniti che pulsano in contrazioni ed espansioni ad ogni movimento; energia emozionale che batte al ritmo del nostro cuore. Chissà come cambierebbe questo mondo se davvero potessimo vederci così, nell’essenza di ciò che realmente siamo. Quasi non riesco ad immaginare una società in cui l’aspetto passi in secondo piano a favore della bellezza intangibile dell’anima.  L’oscurità che ne pervade alcune forse renderebbe i loro confini più decisi fin quasi a riportarle a condizione di corpo mentre le anime più pure dovrebbero apparire così dominate dalla luce da sciogliersi quasi completamente in essa, ridotte a brillanti colori sfocati e intangibili. La maggior parte di noi sarebbe probabilmente in continuo passaggio tra luce e oscurità dato che, nonostante la gran parte di noi sia convinta sinceramente di dover essere annoverata nella parte dei buoni, la realtà è che siamo capaci di bontà e cattiveria in misura paritari e le nostre azioni spesso riflettono questa dote intrinseca dell’essere umano. Ma se potessimo vedere i nostri colori sapremmo quando stiamo per fare “male” e, incentivo non da poco, i colori scuri di cui si tingerebbe la nostra anima lo renderebbero noto anche agli altri. A tutti gli altri. Se fosse così allora forse  ci fermeremmo, se non altro per il timore del giudizio altrui no? E allora, sempre forse, il nostro triste mondo ritroverebbe quell’equilibrio che sembra sfuggirgli ormai da troppo tempo.                                                                                                                                                       Magari ritorneremmo a dare importanza a ciò che davvero è invece di farci ingannare da ciò che appare. Così la vista, sovra utilizzata e anche male, davvero diventerebbe un senso veritiero smettendo di essere l’ambasciatrice di inganni cui la superficialità umana l’ha infine ridotta. Se potessimo vedere, vedere davvero, penso che l’umanità cambierebbe drasticamente direzione e magari ci sarebbe ancdownloadora la possibilità di salvare ciò che di buono esiste nel mondo.

Un ombra nera riempie il mio campo visivo per svanire subito dopo. I miei occhi spalancati guardano la sua maglietta per terra. Davanti al vetro della doccia, vicino eppure irraggiungibile, si sbottona lentamente i jeans.

In un secondo infuocato è tornato ad essere corpo! Slaccia un altro bottone e io trattengo il fiato. Non so perché ma quest’uomo riesce a farmi bollire con niente.  Finalmente tutti i bottoni sono slacciati, inconsapevolmente mi passo la lingua sulle labbra. Deve avermi visto dato che scoppia a ridere e si allontana dalla doccia. Bastano due passi perché vetro e acqua lo rendano di nuovo l’incorporeo essere di magia di poco fa. Vorrei alzarmi e andare a toccarlo ma vederlo muovere così, in una sorta di proiezione privata della sua essenza vitale, mi piace. E così resto ferma a godermi l’acqua calda e lo spettacolo del suo corpo-non-corpo mezzo nudo che si muove per la stanza. E penso che lo voglio. Voglio tutto. Voglio il suo corpo. E voglio la sua anima, qualunque colore sia.