Caleidoscopiche emozioni

Traffica davanti a una parete della stanza. Il suo corpo mezzo nudo mi impedisce di vedere che cosa sta combinando, dopo un po’ mi stanco di cercare di indovinare e smetto di prestargli attenzione tornando al mio mondo isolato sotto la doccia. Chiudo gli occhi e ascolto l’acqua cadermi addosso e intorno, mi piace il rumore che fa, mi calma. Penso che ormai sono qui dentro da troppo tempo, dovrei davvero uscire da questo torpore, decidermi a lavarmi ed uscire ad affrontare il resto di questa serata folle e bellissima.

Le sue mani che mi sfiorano la schiena mi colgono di sorpresa facendomi sobbalzare. Non mi aspettavo che mi raggiungesse. I suoi vestiti sono appallottolati sul pavimento e lui è finalmente nudo davanti a me. Guardo ammirata il corpo in piedi davanti a me e per un attimo mi dimentico di respirare: la sua pelle sembra brillare coperta da miriadi di gocce d’acqua, i muscoli scolpiti delle braccia si flettono ogni volta che si allunga ad accarezzarmi e le labbra, dio quelle labbra, sono piegate in un sorriso perverso che ormai comincia a diventare famigliare. Mi prende per mano facendomi alzare dal pavimento della doccia e mi avvolge in un abbraccio morbido e delicato. Mi tiene stretta cullandomi piano. L’acqua calda accarezza i nostri corpi facendoli scivolare uno sull’altro. La sua reazione fisica al contatto delle nostre pelli si erge dura tra noi. Ma lui non fa nulla di erotico anzi, mi stringe più stretta cullandomi ancora. Lungo la parete della doccia corre una panca rivestita di pietra bianca, si siede tirandomi in braccio a lui e le sue mani percorrono delicate la mia schiena, dal collo alla curva del bacino in un massaggio intimo e mozzafiato. Sospiro, lasciando crollare la mia testa sulla sua spalla e godendomi il momento. Solo in quell’istante, persa a occhi chiusi tra le sue braccia, mi accorgo della musica che suona nella stanza. Le casse, abilmente nascoste in punti strategici, rimbalzano la voce di Tiziano Ferro in ogni angolo. Ha una voce profonda e calda come una terra esotica. All’improvviso una voce ancora più profonda e molto più calda si sovrappone alla sua: “….Come fa male cercare, trovarti poco doposta cantando per me!!!! “E nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto”  Lo guardo con occhi spalancati, stupita dalla magia della sua voce e sorpresa dalla dolcezza di questo istante che sta creando solo per me. Si interrompe solo per darmi un bacio lieve come una piuma, delicatamente mi spinge ad accoccolarmi di nuovo nell’ incavo della sua spalla, faccio giusto in tempo a cogliere un sorriso malinconico, poi la sua voce riempie la mia testa “Ricorderò e comunque e so che non vorrai, ti chiamerò perché tanto non risponderai” adoro questa canzone, ma è così triste. Mi chiedo perché abbia scelto proprio questa. Sono qui, avvolta al suo corpo sotto la doccia e lui canta parole che parlano di perdita e rifiuto? Mi concentro su quelle successive “Come fa ridere adesso pensarti come un gioco, e capendo che ti ho perso ti scatto un’altra foto. Perché piccola, potresti andartene dalle mie mani ed i giorni da prima lontani saranno anni…E ti scorderai di me, quando piove i profili e le case ricordano te. E sarà bellissimo perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te. Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse, e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse e voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire” 

Mi sottraggo al suo abbraccio raddrizzandomi sulle sue gambe. Sento l’improvviso bisogno di guardalo negli occhi e accarezzare il suo viso. Seduta sulla sue ginocchia affondo in quello sguardo misterioso, il suo voltosi scopre sotto il mio tocco insicuro: gli zigomi scolpiti, la linea della mascella resa ruvida da un accenno di barba, le labbra morbide e piene. Si arrende alla mia esplorazione, chiude gli occhi e si rilassa con un sospiro contro il muro. La voce del cantante continua la sua struggente melodia, senza la sua voce che lo copre mi sembra meno bella.

“Adoro questa canzone”

Apre gli occhi “Davvero?”

“Si” sussurro

“Anche io”

“Ma è così triste”

Resta in silenzio. Le sue mani hanno ripreso il loro percorso lungo la mia schiena ma questa volta sembra più un movimento involontario. Una reazione del corpo che sfugge al controllo della volontà, il modo inconscio in cui di solito manifestiamo disagio o altre emozioni che non ci piacciono, un po come quando sei nervoso e ti mangi le unghie.

“Perché hai scelto questa?” scrolla le spalle ma continua a stare zitto.

Anche la mia carezza, spostatasi sul suo torace è diventata qualcosa di meccanico. È come se sentissimo il bisogno di toccarci per non perdere il contatto mentre ognuno si rinchiude nel proprio mondo.

Forse sono troppo cerebrale, come gran parte delle donne del resto. In fondo lui è un uomo e non attribuisce alle cose sottostrati di significati; probabilmente la scelta della canzone è stata casuale, è semplicemente una che gli piace, e io ci ho costruito sopra un bel castello di carata emotivo con tanto di torri, guglie e ponte levatoio. I maschi non si perdono in ricami mentali: una canzone è semplicemente una canzone, niente di più e niente di meno.

Riemergo dal mio rifugio interiore proprio mentre lui mi avvolge in un nuovo abbraccio. Stringe. Forte. E poi stringe ancora. Faccio fatica a respirare. Vorrei spingerlo via e riempirmi i polmoni di aria ma capisco che ha bisogno di questo momento. Non ne conosco il motivo ma sono certa che ha bisogno di questo e così lo lascio fare, rilassando il corpo mentre aumenta ancora la stretta e tentando di prendere aria come posso. Struscia il viso sul mio collo, tra i capelli. Respirare diventa sempre più difficile. “Pensavo di giocare con te” la sua voce è così bassa che l’ho sentito a stento. Dimentico il problema del respiro e mi concentro su quello che sta dicendo “ Mi sei entrata sotto la pelle”  ho la sensazione che il mio cuore si sia appena perso un battito “Ma quando scoprirai chi sono” ok ora davvero non respiro più e non certo a causa delle sue braccia strette attorno a me “Ti perderò” ma di che diavolo sta’ parlando? “E io non sono pronto a perderti!” Improvviso come un tornado mi solleva. Un lampo e la mia schiena si schianta contro il vetro della doccia, lo sento vibrare contro il mio corpo e mi stupisco che non si sia frantumato per il colpo. Apro la bocca nel tentativo di inalare dell’aria: tra la stretta e il colpo ho i polmoni che bruciano! Riesco a inghiottire una sorsata di ossigeno giusto un istante prima che la sua bocca sia sulla mia. Mi invade con un bacio violento, famelico, possessivo. Avvolgo le gambe contro la sua schiena, le sue braccia forti sotto le ginocchia mi sostengono mentre gemo sotto l’assalto della sua lingua.

Il bacio si fa ancora più profondo, spinge il corpo bagnato contro il mio. In braccio a lui in questa posizione completamente esposta sono una preda fin troppo facile. Lo sento pulsarmi contro, enorme e duro. Non esiste più nulla, solo la voglia disperata di sentirmi finalmente completa. Interrompe il bacio per guardarmi: devo essere uno spettacolo pietoso con i capelli bagnati che mi si appiccicano al viso, il mascara, che per quanto waterproof, sarà certamente colato almeno un po’ e le labbra tumefatte per il suo attacco. Incredibilmente, invece, lo sento pulsare tra le mie cosce mentre mi brucia con lo sguardo. Si muove lento così che possa sentire la sua eccitazione sfiorare la mia. Annaspo tentando di respirare, dimentica di tutto se non di quanto lo voglio. Si posiziona meglio tra le mie gambe finché non riesce ad invadermi con la punta della sua erezione. Basta quella lieve invasione per farmi perdere del tutto la testa. Con le gambe strette sulla schiena lo spingo contro di me, un tacito ma palese invito a possedermi del tutto.  Mi sorprende opponendo resistenza. Invece di affondare al caldo dentro di me mi tortura con lenti movimenti circolari. Mi allargo e contraggo attorno a lui. Il ritmo lento e deciso con cui si muove mi strappa reazioni nuove e inaspettatamente sento il mio orgasmo montare lento. “Non smettere ti prego” mi sento supplicare.

“Non ne ho nessuna intenzione piccola” aumenta il ritmo ma continua a non prendermi del tutto. Eppure il mio corpo reagisce ancora e quando il suo dito arriva a stringermi il clitoride urlo ed esplodo su di lui.

Aspetta quel momento per affondare del tutto con un unico colpo deciso che arriva fino in fondo “Sei mia” mi ringhia rabbioso. Mi strappa un nuovo urlo e un nuovo orgasmo. Si ritrae piano, di nuovo mi possiede solo con la punta del pene. Si è girato e sempre tenendomi in braccio mi deposita sulla panca. Compie tutto il movimento senza mai uscire da me e senza smettere di guardarmi negli occhi “Alza le braccia” obbedisco all’istante senza nemmeno chiedermi perché. Le mie capacità razionali sono sparite sotto la frana di puro erotismo sotto cui quest’uomo mi ha sepolto “Afferra l’asta della doccia e non lasciarla per nessun motivo”  Faccio come dice. Non appena le mie mani si stringono sul ferro freddo affonda di nuovo. Tutto. “Sei solo mia!”  Urlo, ma non mollo la presa “Brava piccola” e di nuovo si ritrae quasi del tutto “ e adesso pensiamo a lavarti.” Come può rendere eccitante una  frase così banale?

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