Non è così semplice

Il vetro riflette l’immagine dei nostri corpi abbracciati. Il bianco latte del mio sembra fondersi con il color biscotto della sua pelle. Rido pensando che ci ho appena paragonati a una colazione per bambini.

“Me lo dirai prima o poi” sussurra sul mio collo

“Cosa?”

“Che cosa riesce a farti ridere così” smetto di sorridere e mi irrigidisco. I miei sensi sono di nuovo all’erta ma stavolta nessun impulso sessuale li percorre. L’istinto urla pericolo a squarciagola. Rispolvero l’armatura e la indosso con un sospiro di rimpianto, l’attimo di felicità mi è sfuggito come acqua tra le dita, lasciandomi più assetata che mai, e sembra già così lontano da  essere oramai irraggiungibile. “E’ meglio che mi asciughi” mormoro cercando di allontanarmi. Sento improvviso e urgente il bisogno di spazio. Mi afferra per un polso un’attimo prima che sia del tutto fuori dalla sua portata. Restiamo fermi così, guardo il mio polso sottile imprigionato nella sua mano. Il contrasto tra i nostri colori lo fa sembrare ancora più pallido. La sua presa è salda e determinata, vedo la mia pelle arrossarsi lievemente quando aumenta un po’ la pressione, gli basterebbe stringere poco di più per farmi male “Guardami!”

Tengo la testa bassa e lo sguardo incollato sulla sua mano stretta attorno al mio braccio “Guardami, cazzo!”

Sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non ha urlato, non mi sta facendo male, ma un brivido di paura mi corre giù per la schiena. Per un’attimo ho sentito l’impulso irrefrenabile di obbedire: alzare lo sguardo e buttarmi tra quelle braccia che promettono protezione e sicurezza. Non posso! Non posso! Non posso! Siamo proprio creature deboli noi umani: costantemente bisognose di mostrare le nostre ferite a qualcuno che le curi, perennemente in cerca di colui che ci proteggerà con le sue forti braccia combattendo per noi guerre che non gli spettano, scacciando demoni che non gli appartengano, confondendo troppo spesso colui che ci scalda il letto con colui che sarò in grado di accendere di nuovo il fuoco nel nostro cuore. Ripenso a quello che è successo così poco tempo fa. Sento ancora il dolore del cuore che si spezza nel gelo di quell’ospedale. Non vedo più la sua mano che stringe il mio polso, adesso lo rivedo ancora più bianco del solito, pieno di cannule e cannette che sembrano sfocate oltre il velo di lacrime che non sapevo di stare versando. In un’attimo mi ritrovo proiettata indietro di mesi, all’attimo in cui capì davvero che la vita è solo un soffio di vento tra i capelli. Rivivo il giorno in cui tutti i sogni di ragazzina e le indistruttibili certezze dell’adolescenza mi crollarono addosso come un polveroso castello di carta lasciandomi infinitamente sola tra le rovine della mia esistenza. Lui mi ha regalato un momento di magia che per un istante infinito mi ha portato lontano dalla desolazione del mio cuore ma il mio destino è questo. Devo pagare per il resto della mia vita per essermi fidata. La mia superficialità è stata pagata da un’altra creatura, il prezzo richiesto è stato alto. Tropo alto. Ora non mi resta che restare qui sola tra le rovine della mia esistenza e pagare la mia colpa per il resto del tempo che è stato stabilito io viva.

Il pensiero mi riscuote, riportandomi nel mondo in cui ormai da cosi poco, ma per un tempo che già sembra infinito, sono abituata a stare. Sento le mie difese ergersi: mura solide e insormontabili destinate a tenere fuori chiunque tenti di raggiungermi. Punto i miei occhi nei suoi ordinandogli in silenzio di lasciarmi andare. I secondi passano, lui non abbassa lo sguardo, intenzionato a non cedere, a lottare. Vorrei spiegargli che non vale la pena combattere per un mondo fatto solo di rovine ormai irrecuperabili, ma non capirebbe, mi farebbe delle domande, troppe. Non ho voglia di spiegare, ne di rispondere. Continuiamo a guardarci, duellando con gli occhi sotto lo sguardo attento della luna. Il silenzio è diventato denso.

Alla fine sento le sue dita lasciare lentamente la presa finché il mio braccio è finalmente libero.

Con due passi riduce la distanza tra noi, prima ancora che io mi sia resa del tutto conto di essere libera.

I suoi occhi, così vicini ai miei, brillano di passione, rabbia e determinazione. Affonda la mano tra i miei ricci stringendoli forte. Sussulto sorpresa. “Puoi costruire tutti i muri che vuoi” le sue labbra sono pericolosamente vicine alle mie “Ho fatto tutta questa fatica per prenderti” la sua lingua guizza sull’angolo della mia bocca catturando una lacrima. Cazzo, non mi ero nemmeno accorta di aver iniziato a piangere! “Non ti lascerò scappare” percorre tutte le mie labbra assaggiandomi. Tremo così tanto che sollevo le mani sul suo torace per sostenermi “Tu sei mia!” ruggisce. L’assalto alla mia bocca è urgente e focoso. Dimentico di nuovo tutto soccombendo completamente al suo fuoco.

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