Distanze

Continua a baciarmi finché non mi arrendo completamente a lui come creta malleabile tra le sue braccia. E’ incredibile come ai nostri corpi basti entrare in contatto perché qualsiasi cosa attorno a noi sparisca. Emozioni, sensazioni, ricordi, persone, oggetti…niente…non esiste più niente! Solo noi due e un vortice di passione esplosiva che ci ruota attorno assorbendo tutto, riducendo il mondo a noi due soltanto. Ci stacchiamo a fatica. Lo stupore con cui mi guarda riflette come uno specchio quello nei miei occhi: anche lui è confuso da quello che ci succede. Appena ci troviamo pelle contro pelle smettiamo di essere umani trasformandoci in reazione chimica. Pensavo facesse effetto solo su di me, credevo di essere l’unica ad esserne ammaliata e terrorizzata, ma adesso vedo la stessa cosa nel suo sguardo silenzioso “Dovresti asciugarti” se mi aspettavo qualcuna delle sue frasi romantiche ad effetto sciogligambe devo restare delusa. Bella via di fuga campione, penso, peccato l’abbia usata io giusto due minuti fa. Il suo telefono vibra sul letto. Ancora?? Inarco un sopracciglio con aria interrogativa. Osserva il display e sembra accigliarsi “Scusa devo rispondere”

“Lavoro?”

“Già”

“Ok”

“Asciugati, non voglio che prendi freddo”

Esce dalla stanza per rispondere al cellulare. Finalmente sola mi lascio cadere sul letto:  é una nuvola morbida e candida che mi abbraccia. Allargo le braccia godendomi la sensazione del piumone che mi si avvolge attorno, mi sento come una bambina tra le braccia della mamma. Ripenso a tutta la serata, a quanto sia tutto assurdo, a quanto io sia folle a cacciarmi in situazioni così. La realtà è che ho bisogno dell’eccitazione dell’imprevisto, del brivido del rischio e della compagnia del pericolo per sentirmi viva. Sto proprio peggiorando! Un’anno fa non mi sarei trovata in una stanza d’albergo con Mr Sconosciuto e Bastardo nemmeno se me lo avesse chiesto il Papa, ed ora invece eccomi qui, in cerca dell’adrenalina che mi tiene in vita, nella situazione più folle, divertente, eccitante, paurosa che potessi trovare. Devo decidermi a farmi curare da uno bravo. Forse le mie amiche hanno ragione a dirmi che non sto bene, che devo parlarne con qualcuno, Ma in fondo di cosa devo parlare? Del dolore? Della perdita? Del senso di colpa? Come se io non avessi già scavato a fondo dentro di  me. L’associazione italiana psicanalisti dovrebbe riconoscermi una laurea honoris causa per la diligenza scientifica con cui ho analizzato ogni sfumatura delle mie emozioni. Potrei tenere delle conferenze sui danni causati dal senso di colpa e sarei in grado persino di indicare ad ogni partecipante afflitto da questo male la migliore via d’uscita. Il problema è che anche se la mia parte razionale si innalza a vette freudiane la parte emotiva continua a rompersi e ricrearsi in un caleidoscopio incessante e incontrollabile di sentimenti che non so controllare. Questa vita è proprio un casino!

Finisco di asciugarmi. Infilo un paio di slip puliti e poi, in un momento di folle tenerezza, mi infilo la sua camicia bianca. Sa di lui, del suo profumo. Respiro a pieni polmoni cercando di assorbirlo tutto, mi piace cosi tanto. Nell’angolo bar c’è una bottiglia di whisky aperta, me ne verso un bicchiere; prendo sigarette e accendino dalla borsa e mi avvicino alla vetrata. Il vetro riflette l’immagine di una donna discinta: la camicia bianca che si muove a ogni passo scoprendole i seni, gli slip innocentemente bianchi così ridotti da coprirla a malapena, un bicchiere di alcool in una mano e la sigaretta nell’altra. Sembro proprio una sgualdrina. Beh chi se ne fotte! Sorrido alla donna nello specchio e spalanco la finestra. L’aria della notte mi colpisce in pieno. Ormai saranno le tre o le quattro del mattino e anche se l’estate non è ancora finita, non fa più così caldo. Poi qui al nord! E sicuramente il lago che riempie questa brezza notturna di umidità non aiuta. Eppure quest’aria ha una freschezza pulita che non avevo mai assaggiato e che, sicuramente il mio mare non ha. Sembra portare con se il freddo delle Alpi e la resina delle sue pinete. Faccio un bel respiro godendo di questi sapori sconosciuti mentre esco sul terrazzo. Appoggiata alla balaustra, tra un tiro di sigaretta e una sorsata di whisky, mi godo il panorama mozzafiato concedendomi persino il lusso di non pensare. E così non lo sento nemmeno rientrare in camera. Me lo ritrovo all’improvviso accanto, si lascia andare contro la ringhiera di schiena. Anche lui ha un bicchiere in mano da cui beve a piccoli sorsi. Mi guarda sorridendo sornione mentre prende una sigaretta dal mio pacchetto e se l’accende “Comprarle no?” gli dico sorridendo provocatoria “Le tue sono più buone, piccola” mi soffia il fumo in faccia e scoppiamo a ridere.

“Mi piaci”confessa

“L’avevo immaginato”

“Ah si?”

“Si”

“E da cosa l’avevi dedotto Sherlock?” ride guardandomi di sbieco.

“Oh non vorrei umiliarti mettendo in mostra le mie notevoli doti deduttive” adoro giocare con lui.

“Ti prego non togliermi questo privilegio piccola… illumina la mia mente inferiore”

Ormai ridacchiamo come due adolescenti stupidi

“Sai” si fa serio ” con te non mi annoio”

Bevo piano il mio whisky pensando se rispondere o meno. Alla fine decido di mostrargli le mie doti deduttive in tutto il loro splendore “Da cosa scappi?” Quasi si strozza con il fumo di sigaretta, tossisce in cerca di ossigeno. Faccio la figa dando un tiro che non mi causa nessun problema e gli sorrido superiore. “Stronza” colpo di tosse “prenderti gioco così di un pover’uomo in difficoltà.”  Gli lascio il tempo per riprendersi e lo ascolto cercare di distrarmi con battutine provocatorie.

“Allora” lo incalzo quando sono certa che riesca a respirare di nuovo senza difficoltà “Da cosa scappi?”

“Chi ti dice che scappo” risponde serio

“Ci vuole un fuggitivo per riconoscerne un’altro”

“Ah e tu saresti una fuggitiva quindi? E da cosa scappi?”

Scoppio a ridere. Il suo tentativo di portarmi fuori rotta è adorabile “Sai che non puoi scappare da te stesso vero? Ti ritroverà sempre”

“Sono una storia complicata tesoro. Non ti conviene entrarci”

Non so di cosa diavolo parli ma rispondo sicura “Oramai credo sia troppo tardi”

Ci guardiamo consapevoli entrambi di ciò che le mie parole significano “Dici?” gli brillano gli occhi.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...