Tu mi porti su…poi mi lasci cadere

Inchiodata al muro, le braccia tese sopra la testa imprigionate nella sua stretta, il respiro accelerato in attesa del bacio che mi scioglierà nuovamente come neve tra le sue braccia. Il suo volto si avvicina sempre di più al mio finché siamo bocca contro bocca. Sento i battiti del mio cuore correre disperati: baciami, gli ordino con il pensiero.

Strofina le labbra sulle mie, lecca, succhia, strofina di nuovo. Sono completamente rapita dal tocco della sua bocca morbida, mi inarco disperata verso di lui, per quanto la sua presa me lo conceda, schiudendo le labbra in una disperata richiesta di avere di più. Voglio sentire il suo sapore, assaggiare un’altro dei suoi baci morbidi e profondi, perdermi in quella sensazione che oramai è già una droga di cui non so fare a meno. Ride, di nuovo, contro le mie labbra “Ti ho detto di no, e te lo dico di nuovo: No!” Spalanco gli occhi e il sorriso soddisfatto che mi trovo davanti riaccende la mia rabbia portandola in un lampo a livelli pericolosi. Strattono le braccia cercando di liberarmi “Lasciami” sibilo furiosa

“Calmati” replica calmo tenendomi inchiodata al muro. Dio come mi fa incazzare! Non solo mi umilia dicendomi di no, ma poi pretende pure che io stia li buona mentre mi provoca solo per umiliarmi ancora di più l’attimo dopo. Ma quanto idiota devo essere a cedere in un gioco simile? Devo togliermi da qui, andarmene finché ho ancora uno sprazzo di dignità, dimenticarmi di tutto. Strattono ancora più forte cercando di allentare la morsa delle sue mani strette contro i miei polsi, ma lo stronzo non molla. Abbasso lo sguardo concentrandomi meglio sullo sforzo per liberarmi: la vista del mio corpo nudo mi fa incazzare ancora di più. Umiliata fino al midollo strattono furiosa  e finalmente riesco a liberarmi. Veloce come il fulmine stringe la sua mano attorno al mio collo e mi respinge brutale contro il muro, il suo corpo si schianta sul mio con tutti i suoi novanta chili di muscoli e sono di nuovo prigioniera. “Lasciami”  gli urlo addosso ormai incontrollabile. Lacrime di rabbia scorrono copiose aumentando la mia ira e la mia umiliazione in maniera proporzionale. Riesco a infilare le mani tra i nostri corpi e cerco di spingermelo via di dosso “Lasciami” ormai piango senza freni “lasciami cazzo!” Continua a pesarmi addosso stringendomi il collo. La mia dignità va definitivamente a farsi fottere e smetto di lottare limitandomi a supplicarlo. Voglio solo andarmene da li, voglio stare sola a raccogliere i miei pezzi dispersi al vento da quest’uomo “Lasciami per favore”  singhiozzo.

“Guardami”

Abbasso gli occhi dando il via all’ennesima cascata di lacrime.

“Guardami ho detto” aumenta la stretta al collo, faccio quasi fatica a respirare. Cerco di aprire la bocca per respirare ma lui stringe ancora “Ho. Detto. Guardami”  Ringhia

Obbedisco e allenta la presa senza lasciarmi però

“Ti ho detto di no”

“Ma dai?Vuoi ripetermelo un altro paio di volte? Caso mai le prime due non fossero state sufficientemente umilianti?” Anche se ho smesso di lottare fisicamente non riesco a trattenere la rabbia nel rispondergli.

“Vuoi stare zitta e ferma un secondo e lasciarmi parlare invece di fare la femmina isterica?”

Ha pure il coraggio di fare l’offeso, ma grandissimo pezzo di… “Fottiti” gli urlo in faccia. Si irrigidisce e io pure. Aspetto che esploda e per un attimo penso che mi farà male. Invece molla la presa sul collo e scoppia a ridere. Si scosta da me per appoggiarsi al muro tenendosi la pancia per il gran ridere.

Fisso la scena allibita,  mi sembra di essere finita in una brutta candid camera! Resto imbambolata solo per qualche secondo poi raduno il mio orgoglio e mi allontano a grandi passi da lui.

Cammino rigida e ferita per la stanza. Prendo un paio di slip e una maglietta dalla mia borsa ai piedi del letto e li infilo dandogli le spalle. Sono così furiosa che non voglio nemmeno guardarlo! Una miriade di frasi acide mi salgono alla bocca ma, con uno sforzo disumano, mi trattengo: sarebbe solo la dimostrazione di quanto è riuscito a ferirmi. Sarebbe solo un elemento in più in suo potere per umiliarmi di nuovo. Sono stata una vera cretina, lasciarmi andare così! Ma che cavolo mi è passato per la testa? Come se non le conoscessi le persone!! Tutte uguali. Tutte pronte a prendersi ciò che gli serve e poi a farti a pezzi e scaricarti come immondizia lungo la strada! Non mi bastano le cicatrici ancora aperte che mi porto addosso? Noooo, io da brava idiota mi dovevo buttare senza paracadute in una cosa folle con il Bastardo Supremo! Ma vaffanculo – mi dico – vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.

Così presa dai miei pensieri non mi accorgo che le risate sono finite ne di lui che mi si fionda addosso a braccia aperte a tutta velocità. Caccio un urlo sorpreso quando mi travolge. Cadiamo sul letto. Lo guardo allibita “Tu sei pazzo”

“Si” ride “pazzo di te”

“Fottiti”

“Fotterei volentieri te piccola”

Lo guardo a bocca aperta, da perfetta idiota quale lui mi fa sentire.

“Ti ho detto di no” sospira ” perché stanotte non ti sei risparmiata”

“E quindi? Non mi sembravi dispiaciuto” brontolo

“Dispiaciuto? No tesoro! Tu in preda al desiderio sei la cosa più sexy e magnifica che io abbia mai visto”

“E allora perché?” lo guardo supplicante “Volevi solo umiliarmi?”

Mi fissa scioccato “Umiliarti?” esclama “E’ questo che pensi?”

“Cosa dovrei pensare scusa? Mi baci, mi fai venire voglia di avere di più e poi mi dici di no! Mi riesce difficile pensare che sia un complimento. No?”

“Ti ho detto di no, piccola, perché stanotte è stata impegnativa…per entrambi. E prima di rifarlo abbiamo bisogno di mangiare e di dormire. Mi farai venire un infarto altrimenti!”

“Ma abbiamo dormito”

“Si, mezz’ora piccola”

Mi guardo attorno accorgendomi solo ora che la stanza è buia perché tutte le tende sono state tirate e gli enormi scuri fatti scorrere lungo i binari esterni bloccando così l’invadente luminosità del mattino “Sei stato tu?” chiedo indicandoli

“No. Ho provato ad alzarmi per chiudere tutto perché la luce ti arrivava addosso e continuavi ad agitarti” spiega tranquillo “Ma appena ti lasciavo ti agitavi di più” arrossisco come un aragosta bollita  “E poi” mi trascina su di se in un abbraccio baciandomi delicatamente il collo “Mi piace tenerti stretta tra le braccia e guardarti dormire”

Sorrido come un ebete lusingata e imbarazzata “E chi le ha chiuse allora?” la tensione di poco fa svanita tra un bacio e  l’altro sul collo “Babbo Natale?”

Ridacchia mentre mi morde il lobo dell’orecchio “No tesoro” mi piacciono questi morsi delicati che mandano brividi lungo tutta la spina dorsale “Niente Babbo Natale. Solo una banale cameriera”

Mi sollevo sugli avambracci e lo guardo. Non potrei esser più sorpresa nemmeno se mi avesse detto che nevica viola in pieno agosto ai Caraibi! “La cameriera???? Quale cameriera, scusa?”

“Quella che è entrata a portarci la colazione” indica con un gesto della testa un carrello disposto nell’angolo della stanza, di fianco ad un tavolo immacolato apparecchiato per due. Non ricordo di aver visto un tavolo la sera prima.

“Ho ordinato fragole, cereali, yogurt, latte, biscotti e torta al cioccolato” ritorna a mordermi l’orecchio “Sai…non sapevo cosa ti piace al mattino”

“Caffè” mi limito a rispondere. Quest’uomo è una costante sorpresa.

“Mhhhh” i suoi denti affondano nella carne morbida dell’orecchio strappandomi un sussulto di piacere “Devi anche mangiare” tira il lobo e sussulto ancora.

Mi muovo languida su di lui, la mia voglia riaccesa dai continui morsi delicati, allargo le cosce sentendo la sua eccitazione premere contro il mio centro. Mi lecca il collo e di nuovo morde l’orecchio. Mi posiziono meglio sopra di lui e quando i suoi denti mordono di nuovo la mia carne ne approfitta per spingersi tutto dentro di me. Soffio fuori un mugolio di assoluto piacere e prendo a muovermi al mio ritmo sopra di lui. Questo è il mio posto, questo è il suo posto.

 

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