Il predatore

Il mondo oltre i vetri di queste finestre sembra prendere fuoco avvolto dal rosso del tramonto. Sorseggio con calma il mio caffè, l’aroma forte si mischia al suo sapore nella mia bocca e mi fa sorridere.

Dopo la sessione imprevista di coccole mi ha stritolato in un abbraccio togli respiro e poi con un minaccioso “mi vendicherò” seguito da un sorriso malandrino è sparito per rispondere all’ennesima telefonata.

Ormai sono trascorse ventiquattro ore da quando sono arrivata qui. Nei miei programmi a  quest’ora sarei dovuta essere già lontana da qui e, soprattutto, da lui. Certo non mi aspettavo che mi trascinasse in una spirale di follia, sesso, perversione e emozione che mi avrebbe fatto perdere il controllo di tutto.
Invece eccomi qui: incantata da un tramonto, ammaliata da un uomo che nemmeno conosco e che nell’arco di una notte ha stravolto tutto quello che conoscevo di me stessa.
I raggi del sole colpiscono l’acqua del lago trasformandola in una liscia pozza cremisi, un’airone con delle enormi stupende ali plana maestoso sull’acqua creando ricami increspati che si propagano fin sulla riva. Il paesaggio che si spiega davanti ai miei occhi mi regala un’attimo di  assoluta pace.

“Ok, va bene. Ci vediamo li.” lo sento dire a qualcuno dall’altro lato del telefono, mentre rientra in stanza e chiude la porta alle sue spalle. La sua presenza riempie in un ‘attimo la stanza e mi sento come se qualcuno avesse risucchiato tutta l’aria. Annaspo tentando di respirare, l’effetto che ha su di me è devastante e inaspettato.
Improvvisamente il senso delle parole che ho ascoltato arriva al mio cervello e in un lampo di consapevolezza realizzo che ha voluto che sentissi quella frase. E’ il momento di separarci. Quello che ho sentito è la scusa di cui si servirà per dirmi che devo andarmene.
Nonostante il mio programma iniziale prevedesse esattamente questo, solo molte ore prima di adesso, mi sento improvvisamente infelice. Un dolore sordo mi pulsa nel petto facendosi più intenso ad ogni respiro.
“Piccola” mi guarda con occhi tristi. Vorrei piangere.
Rispolvero tutta la dignità di cui sono capace e cacciando indietro le lacrime gli sorrido come se non fosse successo nulla. Sono brava a nascondere le mie emozioni e di questo devo decisamente ringraziare mia madre!
Non ricordo, da quando ho memoria, qualcosa su cui non mi abbia criticato: l’aspetto fisico, i vestiti, il carattere, gli amici, i fidanzati, la scuola, il lavoro, i gusti musicali…ogni aspetto della mia vita è stato oggetto di aspre critiche e inarrivabili confronti. Ricordo gli innumerevoli tentativi di migliorarmi fatti, fin da quando ero piccolissima, nel disperato tentativo di ricevere la sua approvazione. Ricordo chiaramente la delusione, il dolore al cuore e gli occhi pieni di lacrime ogni volta che, immancabilmente, lei non era soddisfatta e ripagava i miei sforzi con critiche ancora più aspre e dure. Non vedo più il paesaggio oltre il vetro mentre ripenso alla gelosia crescente che sentivo nascere verso i miei fratelli che si suoi occhi erano sempre perfetti o, in ogni caso, meglio di me; verso le mie amichette che dall’asilo alle superiori erano per lei sempre più belle, educate e meglio vestite di quanto potessi esserlo io. Ricordo l’amarezza infinita delle lacrime ingoiate di nascosto quando a cinque anni mi portò dal parrucchiere e dopo averlo costretto a tagliarmi i capelli come se fossi un maschiaccio, la sentii dire a mia zia “Poverina è proprio bruttina ovvio che non la vuole nessuno.” Credo che sia quello l’istante in cui smisi di cercare la sua approvazione consapevole che non l’avrei mai ottenuta e imparato a nascondere le ferite che ogni volta mi ha inflitto come un boia impietoso: passo uno mostrare indifferenza. E così nascondere le emozioni è stata un abilità che ho acquisito prima ancora di imparare a scrivere e che si è rivelata tremendamente utile nella mia incasinatissima vita.

“Piccola” la sua voce calda mi riporta al presente “Tutto bene?”
Mi volto guardandolo con il miglior sorriso che mi riesca “Si, certo” mento disinvolta. Finisco il caffè tutto d’un fiato mentre lui mi studia curioso.
“Ti scoccia se faccio una doccia prima di andarmene? Giuro che faccio in fretta” nonostante il sorriso la mia voce s’incrina un secondo, mi insulto da sola, ma fingo indifferenza.
Si appoggia contro la porta e incrocia le braccia. Il suo sguardo imperscrutabile mi si pianta addosso, un silenzio carico di tensione cala tra di noi.
L’essere ancora totalmente svestita non rende la situazione più facile e così dopo pochi secondi raggiungo il mucchio di lenzuola sul pavimento. Distolgo solo un secondo lo sguardo mentre mi chino a raccogliere l’intrico di stoffa e me lo avvolgo addosso, quando mi rialzo me lo trovo a un soffio dal viso “Dove devi andartene esattamente?”
Lo fisso tramortita. Apro e chiudo la bocca più volte senza riuscire a emettere alcun suono, il cervello nuovamente ingolfato, tutti i sensi proiettati verso di lui e la sua presenza dominante.
Strappa le lenzuola dal mio corpo e le lancia letteralmente dall’altra parte della stanza. “Rispondimi” mi stringe le braccia in una presa d’acciaio “Dove cazzo devi andare!”
Lo fisso allibita, mi fanno male i bicipiti talmente stringe “Mi fai male!”
Stringe più forte e sento il dolore diventare più intenso “DOVE. CAZZO. DEVI. ANDARE???” sibila spaventandomi molto di più che se mi avesse urlato contro.
Spalanco gli occhi confusa e impaurita ” A casa?” domando invece di rispondere.
Stende le braccia allontanandomi da lui  ma non smette di stringere, anzi! Posso quasi sentire i lividi che si formano sotto la pressione delle sue dita. Mi tiene così e mi guarda. Vedo i pensieri scorrere nei suoi occhi scuri ma non riesco a decifrarne nessuno.
Alla fine mi tira a se e finalmente lascia la presa sulle mie braccia. Mi abbraccia affondando il viso nei miei capelli “Non andartene” mormora “non sono ancora pronto. Resta con me”
Sono allibita! Mi sta praticamente pregando “Un altra notte” sussurra ancora più piano ” Solo una” mi accarezza la schiena e smetto di pensare “Ti scongiuro.”
“OK”
Qualunque cosa gli offuscasse lo sguardo svanisce lasciando il posto a un sorriso abbagliante. Mi accarezza le labbra con le dita “Ti adoro, sai?”
Assaggia la mia bocca lento e dolce. Mugolo di piacere mentre schiudo le labbra per lasciarmi invadere. Il modo deciso e possessivo con cui la sua lingua reclama la mia bocca mi fa andare completamente via di testa. Mi sciolgo tra le sue braccia.
Scoppia a ridere. Mi prende per mano “Doccia” si porta il mio palmo alle labbra e vi deposita un bacio “Con me.” Annuisco ridendo e lo seguo docile verso la doccia.
Apre l’acqua calda e si gira a guardarmi “Adesso ti lavo” ma il suo sguardo promette tutt’altro “Poi voglio portarti in un posto.” Mi spinge sotto l’acqua e l’istante dopo mi segue con un sorriso perfido.
Eccolo, il mio predatore!

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...