La Centrale

Mi tiene per mano e parla della sua vita mentre con passo sicuro mi guida in un labirinto di vicoli infiniti e tutti uguali. Credo di aver perso l’orientamento, non saprei mai ripetere il percorso a ritroso. Dopo un ultima svolta le case improvvisamente finiscono: la strada s’inoltra nel buio, scorgo in lontananza delle luci fioche e sento il rumore di acqua che scorre. Forse un fiume o una cascata. Senza il riparo degli edifici l’aria gelida mi colpisce facendomi tremare: “Hai freddo piccola?”
Scuoto la testa tentando di mascherare i brividi che mi scuotono. Sorride mentre si sfila la giacca e me la posa sulle spalle, poi mi stringe a se con un braccio “Forza” m’incoraggia “Siamo quasi arrivati.”
Stringo gli occhi, mentre cammino al suo fianco, cercando di mettere a fuoco i dettagli nell’oscurità. Sembra che attorno a noi ci siano solo montagne e prati, occupati qua e la da imponenti alberi, il rumore dell’acqua che si fa sempre più forte e l’aria che diventa sempre più fredda rafforzano la mia convinzione di essere vicino a una cascata. La strada svolta in una curva improvvisa e un attimo dopo sono davanti a una magia: un infinità di luci galleggiano su un lago artificiale. La strada cede il passo a un ponte di sasso sostenuto da piccoli archi continui che percorre tutto lo specchio d’acqua finendo davanti ad un imponente costruzione di pietre bianche e immense vetrate.
Attraversiamo il ponte e guardo incantata l’acqua che scivola veloce sotto gli archi e poi sparisce in un boato assordante nell’oscurità; sono troppo curiosa per resistere, mi stacco da lui sporgendomi oltre il muro. Mi manca il fiato e mi ritraggo di colpo scoprendo che dall’altra parte c’è un volo infinito nel buio “Che c’è piccola” mi dice ridendo mentre mi afferra al volo “hai paura dell’altezza?”
“Ahahaha” ribatto stizzita ma afferrandolo più forte.
“Che posto è questo?” gli chiedo stando ben attenta a camminare esattamente al centro del ponte. Se lo ha notato non lo da a vedere “Questa è La Centrale amore mio.”
“E cos’è?” continuo a guardarmi intorno affascinata dal romanticismo del posto, le luci sull’acqua si muovono al ritmo di una danza solo loro “E come mai le lanterne nell’acqua non precipitano giù per la cascata?”  Dei piccoli bracieri sono sistemati qua e la lungo il prato davanti alla centrale attorniati da morbidi, enormi cuscini bianchi su cui sono adagiate confortevoli coperte di cachemire beige “Hai visto?” glieli indico a bocca aperta. Mi sembra di essere una bambina il giorno di Natale. Continuo a guardarmi in giro stupita e sorpresa dai mille dettagli che riesco a scorgere qua e la nel buio mentre lo tempesto di domande di cui non sono interessata alla risposta. Lui si limita a ridere e lasciarmi esplorare con lo sguardo questo luogo di magia.
“Ora entriamo piccola” mi spinge delicato verso il portone “Stai gelando qui fuori”
Solo in quel momento mi viene in mente che la sua giacca è sulle mie spalle e che probabilmente è lui quello tra i due che sta morendo di freddo. Annuisco e lo seguo dentro al locale.
Ci accoglie un ambiente caldo, illuminato da quattro enormi lampadari di cristallo. Mi trovo in una sala enorme: le pareti di pietra bianca e polverosa sono regolarmente interrotte da maestose finestre di ferro che si stagliano per tutta l’altezza della struttura regalando una vista mozzafiato  sul lago che circonda la struttura su tre lati, posso vedere le lanterne che continuano la loro infinita danza sull’acqua. A fatica distolgo lo sguardo dall’ipnotico spettacolo quando lui mi sfiora il braccio attirando la mia attenzione “Vieni, voglio presentarti una persona”
Mi fa strada attraverso il locale in cui sono sparsi in un caos, perfettamente ordinato e voluto, massicci tavoli di legno ognuno occupati da  allegre compagnie impegnata a bere invitanti cocktail colorati o mangiare pietanze dal profumo divino. Ogni tanto lui si ferma, trattenuto da mani amiche, profondendosi in strette di mano a uomini eleganti e baci sulle guance a donne stupende. Non so se è la magia del posto ma qui sembrano tutti bellissimi e improvvisamente mi sento a disagio. Alzo gli occhi guardando la pista da ballo rialzata cui si accede da un elegante scalinata di rame in fondo alla sala: le femmine che si muovono impeccabili al ritmo della musica  con i capelli lunghi e i vestiti leggeri che svolazzano attorno al corpo sembrano fate.
Il mio disagio aumenta, non credo di esserne all’altezza di questo luogo, e mentre lui è impegnato a far ridere una bionda da urlo che lo ha praticamente braccato in mezzo alla sala io mi stringo le braccia attorno al corpo e cerco di individuare l’uscita con lo sguardo. Ho una gran voglia di fumare, o forse voglio uscire da qui e ritrovarmi in quel luogo magico solo per noi due che è l’esterno. O forse voglio scappare da tutto e tornare alla mia vita.
Un enorme biondo dal fisico scolpito e la mascella perfetta mi si pianta davanti agli occhi
“Ciao” le sue labbra si schiudono in un sorriso degno di Vogue.
“Oh mio dio ma c’è nessuno qui dentro meno bello di un attore Holliwoodiano!” Invece di pensarlo e basta devo aver espresso l’ineducato pensiero ad alta voce dato che il biondo mi guarda perplesso per qualche secondo prima di scoppiare in una fragorosa risata che fa ridere pure me.
“Certo che tu non le mandi a dire scricciolo” mi porge la mano enorme “Come ti chiami?”
Mi volto e mi accorgo che il mio accompagnatore è impegnato a sorreggere una coppa di champagne, che chissà dove ha preso, mentre intrattiene la biondona super sexy e le sue amiche con la sua parlantina. Pendono tutte dalle sue labbra, gli è bastato poco per dimenticarsi di me a quanto pare. Beh del resto come dargli torto: quello è il gruppo di donne più affascinanti e sensuali che io abbia mai visto in tutta la mia esistenza. Guardo la mano del dio biondo tesa verso di me e ricacciando indietro le lacrime la stringo decisa “Valentina” mi presento.
“Valentina” accarezza il mio nome con la sua voce  che ovviamente è profonda e mascolina. Ma qui dentro qualcuno avrà un cazzo di difetto mi chiedo?
“Valentina” ripete stringendomi la mano. E questa volta da al mio nome un suono decisamente erotico che mi mette un po a disagio “Si è un nome adatto per uno scricciolo come te”
Vorrei rispondergli piccata che sono un metro e settanta per cinquantafottuticazzodichili quindi mica tanto scricciolo! ma mi rendo conto che dall’alto dei suoi quasi due metri per almeno cento chili di muscoli guizzanti, devo davvero sembrare una cosa piccola e fragile.
“Allora Valentina piacere io sono”
“Thor” appena le parole mi sfuggono mi copro la bocca con una mano guardandolo mortificata.
Questa volta esplode in una risata assordante che attira su di noi gli sguardi dei tavoli vicini. Il gigante biondo tiene stretta la mia mano e non smette di ridere per qualche secondo.
“Thor, questa si che è divertente” si gira e urla “Ehi Miky questa la devi sentire”
Di nuovo si volta verso di me e finalmente riesce a presentarsi “Valentina” mentre lo pronuncia arrotola il mio nome in modo molto sensuale “Molto piacere io sono Steve” mi deposita un bacio sul dorso della mano “ma tu, in via del tutto esclusiva, puoi chiamarmi Thor” e di nuovo giù a ridere.
Quantomeno non è permaloso “Scusami, a volte la mia bocca agisce senza consultarsi con il cervello”
“Sei divertente Valentina” sembra che ripetere il mio nome sia il suo passatempo preferito,  ma almeno mi lascia la mano”posso sapere come sei arrivata qui?”
“Mi ci ha portato un amico”
“E dov’è ora questo tuo amico”
Gli indico con la testa il capannello di Barbie bionde che si è ovviamente infittito e lo nasconde ai nostri occhi.
“E’ stato distratto dal club di Winx strafiche li dietro” ammetto triste.
Guarda oltre le mie spalle e di nuovo scoppia a ridere “Winx strafiche? Ahahaha. Thor! Tu sei davvero uno spasso; scricciolo dalla lingua tagliente! Vieni ti offro da bere.”
“Sinceramente stavo per andarmene”
“Andartene? E dove?”
“Fuori” dico la prima cosa che mi viene in mente “A fumare”
“Non se ne parla! Fuori fa freddo. E fumare fa male. Vieni ti offro da bere” mi prende per il polso e mi trascina verso il bancone in ferro costruito tra due turbine che occupa tutta la parete oltre i tavoli.
Incomincio a scocciarmi di essere trascinata qua e la come un dannato trolley ma, del resto, non mi sembra un idea geniale mettermi a litigare con il dio biondo. Soprattutto perché lo stronzo con cui sono arrivata sembra essersi dimenticato che  esisto, troppo impegnato a intrattenere le bionde. Magari Thor/Steve può aiutarmi a ritornare all’hotel e una volta lì posso recuperare le mie cose nel giro di qualche minuto, sempre che riesca a rintracciare la cameriera a cui il bastardo le ha date, chiamare un taxi, arrivare in stazione e prendere il primo treno per qualunque posto il più lontano possibile da qui.
Mi siedo sul comodo sgabello del bar, il tipo dietro il bancone è ovviamente uno strafigo tatuato con un sorriso sciogli mutandine che dio ti prego!
Mi prendo la testa tra le mani chiedendomi dove cazzo sono finita.
“Ehi Miky vieni che ti presento sto scricciolo”
Il figo moro dietro il bancone, ovviamente Miky, mi sorride “Lo sai che mi ha chiamato Thor. Hahahahahaha. Thor, Miky ti rendi conto? Come il tizio con il martello? Hahahahaha”
Ma che cavolo ci troverà di così divertente poi? Miky mi porge la mano “Non farci caso” mi spiega “è abituato a donne che cadono ai suoi piedi appena lo vedono. Erano anni che nessuna lo prendeva in giro, credo. Piacere Miky”
“Valentina”
“Allora Valentina cosa vuoi bere?”
“Qualsiasi cosa di diverso dalla pozione magica che rifili a chiunque entri qui dentro trasformandola in una super gnocca bionda senza cervello”
Ma che diavolo mi prende?
Fortunatamente in questo posto folle sembrano apprezzare il mio sarcasmo acido da “abbandono dello stronzo” dato che pure Miky scoppia a ridere.
Anche il biondo, che aveva finalmente smesso ricomincia a ridere di gusto “Che ti ho detto? Lo scricciolo qui è una forza”
“Si. E’ una forza. Ed è tutta mia” Lo stronzo è ritornato e reclama il suo territorio.

 

 

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