Can che dorme, prima o poi morde

Si ferma proprio davanti a noi che, nel frattempo, ci siamo tutti voltati a guardarla. L’atmosfera è tesa. Steve, Jonathan e Mike sono evidentemente sul chi vive mentre io passo lo sguardo dall’uno all’altro senza capire cosa diavolo stia succedendo.
Lo sguardo della bionda mi trapassa indifferente per posarsi su Jonathan. Si lecca le labbra in modo sensuale: “Ciao straniero”
“Ciao” la voce di Jonathan è calda come l’inverno in Alaska
“Passi da qui e non mi chiami?”  Si bagna ancora le labbra con la lingua, in un gesto che vorrebbe essere molto sensuale ma che io trovo volgare “Eppure non sei in compagnia”
Ma di cosa sta parlando sta tizia, mi chiedo? Non la vede la sua mano che accarezza la mia??? E poi chi diavolo è?  Nella mia testa duemila domande esplodono come fuochi d’artificio prospettandomi in risposta scenari di ogni tipo. Ma la verità è che non ho risposte anzi, non so nemmeno di cosa stiamo parlando, e in definitiva sono tremendamente confusa. Guardo lui, guardo lei. Si fissano negli occhi: lei languida, invitante e sensuale; lui una furia glaciale.
Mi domando se lei sia consapevole del guaio in cui si sta cacciando. Sembra proprio di no.
Anche Steve e Mike sembrano furiosi, davvero non capisco cosa ci sia tra questi quattro.
“Sbaglio Diana” interviene Steve “o dopo l’ultima volta ti avevo invitato a non tornare più qui?”
“Ahahahaha” scoppia a ridere e io la fisso allibita.
La voce di Steve si fa ancora più dura e furiosa “Non sto scherzando Diana!” sibila “Vattene prima che ti butti fuori a calci”
“Non vado da nessuna parte” adesso anche lei sibila furente verso Steve. Poi torna a rivolgersi a Lui come se nulla fosse successo “Ho saputo che eri da queste parti”
“Lo hai saputo come, Diana?” la sua voce suona tranquilla ma io posso percepire la furia a stento contenuta.
Sono sempre più perplessa, ma che diavolo succede?
Scrolla le spalle provocando un tintinnio di perline iridescenti “Beh sai, il paese è piccolo e le voci corrono in fretta”
Si volta verso un tavolo dove siede un’altra bionda che abbassa la testa imbarazzata non appena lo sguardo dei tre uomini la raggiunge.
“Dovevo immaginarlo” borbotta Steve “avrei dovuto proibire l’ingresso anche a quella serpe invidiosa della tua amica”
“Su dai rilassati” lo rimbrotta lei “c’e l’hai ancora con me per quella storia?” e scoppia di nuovo a ridere.
Steve diventa di un violento color rosso, potrei pensare sia vergogna ma poi vedo i pugni stretti e capisco che è rabbia vera e propria quella che sta cercando di trattenere. Mike gli posa una mano sulla spalla “Non ne vale la pena amico.”
Lei lo fulmina con lo sguardo “E da quando la pensi così piccolo” pronuncia quest’ultima parola con una crudeltà tale da attribuirgli un senso totalmente dispregiativo.
“Non attacca con me bella” risponde Mike tranquillo “non più almeno”
“Ah si” devo riconoscere che è una che non molla. O forse è solo propensione al suicidio, dato che sembra non accorgersi di avere di fronte tre uomini grandi, grossi e decisamente incazzati. “E da quando non ti faccio più effetto piccolo? ”
“Piantala di fare la stronza Di”
Si volta verso Jonathan “Qualsiasi cosa per te tesoro mio”
“Non è il tuo tesoro, e di sicuro non è tuo” stavolta è Steve a rispondere.
Continuo a spostare lo sguardo dall’uno all’altro e continuo a non capire.
“Ancora geloso Ste”
“Non sono mai stato geloso di te bellezza” adesso è Steve a ridere provocando la sua rabbia.
Decido che ne ho abbastanza di tutta questa situazione e, in particolare di sta tizia tutta lustrini che sta rovinando il mio momento di pace cosmica!
Mi volto verso il bancone e con il mio più bel sorriso faccio segno a Mike di riempirmi il bicchiere.
Subito lo stronzo si gira verso di me preoccupato “Tutto bene piccola?”
Anche Steve smette di guardare la biondona dedicandomi la sua attenzione “Allora? ” gli chiedo come se nulla fosse successo “Hai preso la macchina e ti sei diretto verso le montagne deciso a sbronzarti, e poi?”
Steve mi fa un sorrisone e riprende il racconto “Mentre guido verso il nulla mi chiama lui”
“Si” interviene Jonathan “avevo appena ricevuto una mail infuocata di un cliente a cui aveva cancellato l’appuntamento.”
Mike scoppia a ridere “Io”
“Già” ammette Steve e tutti e tre scoppiano a ridere.
Sento una mano che mi picchietta sulla spalla. Mi volto giusto il necessario per vedere la bionda, decisamente furiosa, che mi guarda in cagnesco “Scusa cocca, io stavo parlando con i miei amici”
Cocca? Mi ha appena chiamata cocca????  E’ davvero ora di farla finita.
Prendo il mio whisky e mi alzo affrontandola “Quali amici scusa?” mi guardo intorno curiosa “non vedo nessuno che tu possa definire tale qui” le dico con un sorrisino sarcastico. Se mi conoscesse saprebbe che l’incipit non promette nulla di buono.
Le si infiammano le guance e stringe le sue belle labbra di rosso dipinte in una smorfia di pura ira “Ma come cazzo ti permetti” urla.
La musica nel locale si ferma e sento l’intero locale si gira a guardare che succede.
Sono stanca, affamata, piena di domande, ho bevuto troppo e ho voglia di fumare.
Mi avvicino finché la punta dei miei piedi non tocca la sua “Senti Barbie” la mia voce prende un tono decisamente poco piacevole mentre i miei occhi diventano dello stesso colore di una prateria sotto una tempesta. Posso sentire i lampi di rabbia che esplodono nel mio sguardo. So di fare paura quando mi arrabbio sul serio.
Lascio che il mio corpo mostri tutto il mio pessimo umore e lei istintivamente fa un passo indietro “Mi pare tu sia già stata invitata a lasciare questo locale” mi avvicino ancora e lei di nuovo indietreggia. Sono davvero incazzata. Ha rovinato il mio primo momento normale post-sesso con lo stronzo! Ma come cazzo si permette?
Lascio che tutti questi pensieri alimentino ancora la mia rabbia portandola a livelli decisamente pericolosi.
“Forse” la minaccio avanzando ancora “loro sono troppo signori, ma, credimi, io   non ho nessun problema a farti uscire da qui  a calci nel tuo didietro appena rifatto” Già che cazzo pensa che non mi sia accorta che quel ben di Dio sfida la forza di gravità solo grazie all’opera di un qualche dannatamente bravo chirurgo? Ma dai!
La bionda deglutisce a vuoto valutando l’affidabilità della minaccia.
“Non dormo in modo decente da più di ventiquattro ore, sono stanca, ho bevuto troppo, mangiato troppo poco e ho voglia di fumare.” Le spiego ” Pertanto sarebbe meglio se tu la piantassi di farmi incazzare infastidendo i MIEI amici” sottolineo l’aggettivo possessivo di modo che capisca chiaramente “o ti assicuro che il tuo bel faccino non uscirà da qui uguale a come ci è entrato”
Faccio un altro passo verso di lei che, ancora, indietreggia finendo contro un tavolo.
Ne approfitto per mettere il mio viso vicinissimo al suo e con tutta la furia di cui mi sento animata le sussurro “E ora fuori, e portati anche la tua amica già che ci sei”
Poi mi volto e ritorno verso i tre uomini al bancone senza più guardarla.
Jonathan si muove verso di me  all’improvviso e capisco che quella  sta per colpirmi alle spalle.
Mi volto di scatto e afferrò al volo il suo polso bloccando lo schiaffo a pochi millimetri dalla mia guancia. Per quanto lei provi a forzare la presa non riesce a smuovermi di un millimetro (siano lodati gli allenamenti giornalieri di pugilato!); stringo fino a sentire un singhiozzo di protesta. Le sto facendo male e lo so. Mollo la presa e subito si stringe il polso massaggiandolo mentre una bella macchia bluastra inizia a formarsi sulla sua pelle candida.
“Non ci provare mai più” le suggerisco avvicinandomi di nuovo “la prossima volta non sarò così buona”
Forse prima mi temeva ma adesso che è riuscita a farmi davvero incazzare vedo la paura nei suoi occhi. Non osa nemmeno respirare.
“E adesso fuori!” indico con un cenno la porta d’uscita.
La sua amica la viene a prendere trascinandola per un braccio lontano da me, in direzione dell’uscita.
Prima di sparire, forse grazie anche alla sicurezza datale dalla distanza, si volta per urlarmi “Me la pagherai puttana”
Per tutta risposta alzo il bicchiere in un brindisi derisorio.
Finalmente la porta si chiude.
E’ ora di avere qualche risposta.

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Ma un momento di normalità, no?

Finisco di mangiare mentre Steve mi racconta della sua vita, che alla fine si riassume nel suo locale. Praticamente vive qui dentro, la sua intera giornata ruota attorno a questo posto. Per come gli brillano gli occhi mentre ne parla mi verrebbe da dire che ne è innamorato.
“Sai, è stato Jonathan a farlo”
Solo sentirlo nominare mi fa sussultare sullo sgabello. Ma dove è finito, a proposito?
“Senza di lui tutto questo non ci sarebbe”
“In che senso, scusa?”
“Quando ho trovato questo posto era solo una centrale idroelettrica in disuso, abbandonata da anni” nella sua voce si insinua una tristezza quasi commovente “Avresti dovuto vederla.”
“Come l’hai trovata?”
“Un po per caso in realtà” fa cenno a Mike di riempire i bicchieri. Il mio stomaco brontola ancora e lui se ne accorge, sento le guance diventare rosse per l’imbarazzo
“Ma da quanto non ti fa mangiare quello stronzo?” mi chiede stupito.
“Boh, da ieri sera credo”
“Si, è da ieri che non tocca cibo, sempre che quelle due cose che ha mangiato a cena possano definirsi pasto, poi. Mike portale da mangiare” la sua voce dura irrompe da sopra  la mia spalla. Sembra arrabbiato e non so perché. Ho paura a voltarmi.
“Smettila di sbraitare ordini come uno stronzo mestruato” lo reguardisce Steve  ridendo.
“Avresti potuto farla mangiare prima, invece di incazzarti adesso”
Lo sento sogghignare ” Hai ragione, ma eravamo presi da altro”
Ok adesso credo di essere appena diventata di un bel colore viola. Ma come gli viene in mente di dire certe cose davanti a tutti?
“Ehi piccola” si siede sullo sgabello di fianco a me prendendo la mia mano nella sua “Ti sono mancato”
“Si” ammetto candidamente
Porta la mia mano alle sue labbra e deposita un bacio dolce sul palmo guardandomi dritto negli occhi. Una scossa percorre tutto il mio corpo esplodendo direttamente tra le mie gambe.
“Lo so piccola” sussurra sensuale”ma ora devi mangiare, poi avremo tutta la notte”
Incredibile come riesca a leggere il mio corpo senza che io dica nulla. Lo guardo a bocca aperta.
“Allora” chiede “di che si parlava?”
Fortunatamente è Steve a rispondere perché ovviamente a me è bastato un secondo a contatto con la sua pelle per dimenticarmi di ogni cosa
“Di come è nato questo posto”
Mike ritorna al bancone con un piatto di deliziosi taco che mi mette davanti assieme all’immancabile whisky.
“Siete passati dal Whiskey Sour a quello puro? Non posso lasciarvi soli due minuti”
Ingoio il boccone di taco che ho in bocca e mi prendo una lunga sorsata di whisky sfidandolo con uno sguardo duro: due minuti un cazzo! Sarai stato via almeno tre quarti d’ora!
Ci fissiamo per un po e alla fine è lui a distogliere lo sguardo.
Riporto la mia attenzione sul cibo mentre i due rivangano vecchi ricordi:
“Mi ero lasciato con la donna” racconta Steve “e il lavoro che facevo all’epoca mi stressava. Così mi sono preso dei giorni di ferie, sono salito in macchina e mi sono diretto verso le montagne. Volevo trovare un posto isolato in cui sdraiarmi a guardare il cielo mentre prendevo la sbronza più epocale di sempre”
“Che lavoro facevi?” chiedo incuriosita
“Il Brand Ambassador”
Sbatto gli occhi perplessa, che razza di lavoro sarebbe?
“Per la Campari” aggiunge
“Campari quella dell’aperitivo?” Non so di cosa diavolo stiamo parlando ma siccome qui tutti sembrano ferrati sull’argomento mi vergogno a chiederlo apertamente. Così provo a reperire informazioni nella speranza di capire che cosa diavolo sia un Brandassador o quello che cavolo ha detto che faceva lui.
“Si piccola Campari quello dell’aperitivo” interviene Jonathan ” e il Brand Ambassador è, come dire, una persona scelta per rappresentare il marchio”
“Una specie di testimonial intendi?”
Ci pensa su mentre ruota il bicchiere tra le dita “Si, potremmo definirlo anche così, ma in realtà è qualcosa di più”
Steve prova ad aiutarlo “Lo potremmo definire testimonial nel senso che rappresenta il marchio ma in realtà è un insieme di più figure. Il compito dell’Ambassador è anche quello di vendere il  marchio e tutti i suoi prodotti, un po come un rappresentante insomma.”
“Un testimonial/rappresentante di alcolici. Ok capito” ora riesco almeno a capire di cosa parliamo. Ma Jonathan riparte “No, in realtà è ancora qualcosa di più. E’ difficile definirlo piccola, è un lavoro relativamente nuovo e chi non gira il mondo dei bartender difficilmente può capirlo”
“I bar..che?” stavolta non nascondo il mio stupore
Scoppiano tutti e due a ridere.
“Lascia stare baby” Steve mi da un buffetto sulla guancia “altrimenti qui facciamo l’alba”
“Un giorno ti spiegherò tutto questo mondo” aggiunge Jonathan pizzicandomi l’altra guancia.
Il fatto che parli di noi al futuro mi fa incredibilmente felice.
“Oh oh” Steve si irrigidisce sullo sgabello. Anche Mike che si è appena unito a noi, appoggiato con i gomiti sul bancone, si raddrizza di colpo “Oh cazzo”
Io e Jonatan ci giriamo seguendo la direzione del loro sguardo.
Una bionda tutta curve a stento coperta da un abitino di perline bianche, cammina verso di noi ancheggiando su tacchi improponibili.
A ripensarci lei non sta camminando, sta piuttosto rivendicando un territorio. E la direzione del suo sguardo di fuoco indica chiaramente chi sta venendo a prendere.
Sento il corpo dello stronzo, vicino a me, tendersi.
La bionda continua ad avvicinarsi inesorabile.
E punta dritta su di lui.

Situazioni strane

Le stelle sembrano più luminose in questo angolo buio isolato dalla civiltà. Sono incantata dallo spettacolo di questo cielo che sembra più immenso e splendido che mai. E’ strano come l’essere felice aumenti l’inclinazione a percepire tutto come più bello.
Mi accarezza i capelli e il volto depositando, di quando in quando, baci leggeri sul mio zigomo.
La notte avanza inesorabile facendomi tremare. La sua carezza s’interrompe improvvisa “Stai gelando” non è una domanda. E’ un affermazione cui segue perentorio il suo ordine “Vieni” si alza sollevandomi con lui “Entriamo”
Vorrei protestare e ritornare al nostro solitario momento di magia, ma ho davvero freddo e la Centrale li a pochi passi con il suo calore è un’immagine troppo invitante.
“Ok”
Si era già incamminato trascinandomi per il polso, si blocca voltandosi e guardandomi stupito “Niente proteste?”
Alzo le spalle stringendomi di più nella coperta che mi sono tenuta addosso. Ho davvero freddo, forse anche per colpa del vestito e della pelle che sono fradicie dopo la nostra”avventura” all’aria aperta.
“Ma tu stai tremando” allarga le braccia “Vieni qui, fatti scaldare”
Non me lo faccio ripetere due volte, mi butto tra le sue braccia accolta da un bacio morbido e dolce che mi fa dimenticare di avere freddo.

Thor ci osserva mentre attraversiamo il locale diretti verso di lui; arroccato su uno sgabello che sembra troppo piccolo per il suo corpo enorme ci guarda in un modo strano che non riesco proprio a decifrare. Le barbie bionde cercano di nuovo di attirare l’attenzione del Bastardo, ma stavolta lui tira dritto limitandosi a liquidarle con un sorriso.
“Ehi Mike” il barman si gira immediatamente dedicandogli il suo più bel sorriso “la signora qui ha bisogno di bere e soprattutto di mangiare”
Sposta lo sgabello di fianco a Thor invitandomi a sedere.
Il gigante biondo continua a guardarmi incuriosito, uno sorriso enigmatico stampato sul volto mentre in silenzio sorseggia il suo drink.
“Te la affido due minuti”  mi deposita un bacio sulla guancia “Torno subito piccola, tu non ti muovere da qui”
Annuisco obbediente.
“Steve, ho bisogno del tuo ufficio. Devo fare una telefonata”
Il biondo lo guarda storto, poi scoppia  a ridere “Mi chiedevo giusto se mi ero perso qualcosa. Evidentemente no”
Il bastardo gli lancia uno sguardo infuocato.
“Il mio ufficio sai dov’è, e per la splendida sirena qui non preoccuparti. Non le toglierò gli occhi di dosso nemmeno per un secondo”
A questa frase segue un duello di sguardi che non riesco a capire. Il silenzio è opprimente.
La risata di Mike arriva come un’ancora di salvezza a rompere l’atmosfera tesa
“Dai Steve piantala” mi deposita davanti un piatto fumante e dall’aspetto delizioso “Lo sai che è fatto così, lo amiamo per questo”
Sono troppo affamata per chiedere spiegazioni su quello che sta succedendo tra quei tre ma, mentre attacco il cibo, mi riprometto di indagare più a fondo non appena mi sarò riempita lo stomaco.
Steve scoppia a ridere e tira una manata sulla spalla dello stronzo “Sei incorreggibile”
Lui sorride alzando le spalle “Curamela”
“Tranquillo fratello. Ci penso io.”
Penso che è tutto assurdo e che devo essermi persa qualcosa di importante. Li guardo con una muta richiesta di spiegazioni impressa negli occhi ma evidentemente nessuno ha intenzione di spiegarmi nulla, visto che i tre hanno ripreso a ridere insieme scambiandosi pacche di fratellanza sulle spalle.
“Il mio ufficio è tutto tuo”
“Ti ringrazio, posso sempre contare su di te!”
“Certo che puoi” ribatte facendogli l’occhiolino “E già che lo chiami digli che mi deve ancora consegnare la vodka che gli ho ordinato un mese fa”
“Ok ok tranquillo, ci penso io”
Si china per darmi un  bacio leggero sulle  labbra.
“Chiami i fornitori a quest’ora di notte????” è tutto sempre più assurdo.
“Si, sono fornitori esteri” un altro bacio spezza la frase “Torno subito piccola, stai con loro”
Guardo la sua schiena mentre si allontana tra la folla chiedendomi a cosa ho appena assistito ma, soprattutto, cosa mi sta sfuggendo?
Mike mi piazza davanti un altro cocktail.
Beh, si, forse questa è la cosa migliore da fare.
Afferro il bicchiere sperando che le mie domande anneghino li dentro.

 

Non farmi pensare

Sono stesa sui cuscini, lo sguardo perso nel cielo stellato sopra di noi. Mi sento stanca, appagata, confusa e fragile.
Sono felice. Ma vorrei anche piangere.
Soprattutto sono spaventata.
Mi sembra di non conoscere più il mio corpo, e se non conosci la parte più reale e tangibile di te allora come puoi avere consapevolezza di ciò che sei nella tua totalità?
Se è il tuo corpo ti tradisce con reazioni incontrollabili, che cosa può fare allora la tua anima?

“Smettila”
Si sdraia sui cuscini stringendomi forte e coprendomi con la coperta.
“Di fare cosa?”
Mi bacia sulla tempia e delicatamente mi costringe a posare la testa sulla sua spalla. Immerge il viso nei miei capelli e mi annusa.
“Adoro il tuo profumo”

Riprendo a fissare il cielo. Sotto la coperta sento la mia pelle bagnata.
Ripenso al modo incredibile in cui mi ha fatto venire. Com’è stato possibile?
Io conosco il mio corpo da anni e nemmeno immaginavo potesse fare una cosa simile, lui lo conosce da due minuti e riesce a scatenare l’inferno! Com’è possibile?
Cosa mi sta facendo? Perché non riesco più a controllarmi?
“Smettila”
“Di fare cosa?”
Un soffio di vento si infiltra tra le coperte colpendo la mia pelle fradicia e facendomi tremare. Mi abbraccia più stretta scaldandomi con il suo corpo.
“Di pensare”
“Non ho detto nulla”
“Si, ma mi sembra di sentirlo il rumore di quel tuo splendido cervellino che gira a tutta velocità facendosi duemila domande”
Mi irrigidisco, francamente un po scocciata dal fatto che per lui io sia così accessibile. Penso di capire solo adesso il fastidio lamentato dai miei amici quando mi accusano di guardargli dentro contro la loro volontà.
“Io volevo che succedesse”
“Cosa?”
“Questo” mi tocca la pelle delle cosce completamente zuppa. Rabbrividisco. Cerco di convincermi per il freddo ma la verità è che è il suo tocco.
“Hai freddo?”
“No” mento spudoratamente ma voglio risposte “Cosa volevi che succedesse?” involontariamente la mia voce diventa roca e sensuale.
Le sue dita risalgono di colpo e di nuovo è dentro di me.
Le muove deciso e veloce, perfettamente consapevole dei miei punti più sensibili. Aumenta sempre di più strappandomi di nuovo dal mondo reale. Mi aggrappo con le mani alle sue spalle guardandolo disperata “Questo voglio” dice duro.
Continua a possedermi con le dita guardandomi dritta negli occhi. La mia bocca si apre in un urlo disperato e muto.
Sono scioccata. Sento che sta per succedere di nuovo.
Lo sente anche lui.
“Si piccola” mi incita “Dammene un’altro. E’ tutto mio”
Porta il ritmo a un livello insostenibile e mi contorco contro il suo torace mentre un orgasmo liquido e infinito gli scorre dirompente sulle dita.

Dio santo! L’ha fatto di nuovo.

L’ho fatto di nuovo!

Quando finalmente riesco a rimettere insieme i miei pezzi e riaprire gli occhi mi ritrovo davanti a un sorriso soddisfatto.
“Sei bellissima”
Nascondo il viso sul suo torace mentre sfila lentamente le dita da me facendomi sussultare. Non rispondo.
Chiudo gli occhi smettendo di farmi domande.
Sono così stanca.
E mi piace stare tra le sue braccia.
Restiamo in silenzio così, abbracciati nella notte gelida.
Solo noi due al mondo.

 

Scoperte

 

 

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“Stavi scappando?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Da me?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Perchè?”
Mentire assolutamente mentire! “Non lo so”
“Si che lo sai”
“Mentire, mentire, mentire. “No che non lo so”
“Lo sai piccola, solo che non me lo vuoi dire”
“Non sono la tua piccola”
“Ah no?”
“No”
Mi ritrovo improvvisamente distesa sui cuscini, il suo corpo sopra il mio mi impedisce ogni movimento. Afferra le mie mani e me le blocca sopra la testa.
Scalcio con le gambe cercando di scrollarmelo di dosso “Spostati” sibilo
“No” il suo sibilo è ancora più basso e furioso del mio.
“Non puoi fare così”
“Così come?”
Scalcio più forte e mi  ribello cercando di liberarmi.
Per tutta risposta sposta il suo torace sopra il mio e si lascia andare con tutto il suo peso. Ora sono letteralmente incastrata tra lui e il suolo.
Rinchiude i miei polsi in una sola mano e comincia a strusciare il suo corpo sul mio. L’altra mano percorre su e giù il mio fianco sollevando impercettibilmente il vestito un po più su ogni volta che risale.
“Così come?” chiede di nuovo.
Cerco di non pensare alla voglia atroce che sta risalendo incontrollabile il mio corpo e concentrarmi sulla risposta ma il cervello annebbiato da pensieri lussuriosi non aiuta.
Chiudo gli occhi nel tentativo di ritrovare la calma di cui necessito per rispondergli ma peggioro solo la situazione:  il suo tocco sembra ancora più infuocato. Ansimo e per tutta risposta infila una gamba tra le mie cosce.
Si solleva sugli avambracci guardandomi stupito quando la sua coscia scopre che non ci sono ostacoli a separarla dalla mia eccitazione “Dio! Tu mi farai impazzire”
Si mette in ginocchio e solleva il vestito fino alla vita.
Mezza nuda, con le gambe spalancate tra i suoi fianchi, i tacchi e la possibilità di essere scoperti mi sento eccitata oltre ogni limite;il mio piacere cola in lenti rivoli tra le mie gambe. Lui mi guarda e si lecca le labbra. Il rigonfiamento sotto i suoi pantaloni dice tutto al posto suo. Non so cosa mi prende ma improvvisamente l’unica cosa cui riesco a pensare è il bisogno assoluto di venire, la mia mano scivola tra le gambe e a occhi chiusi inizio a toccarmi.
Il bisogno di raggiungere l’orgasmo brucia dentro di me.
Dimentico ogni cosa e le mie dita iniziano a muoversi sul serio portandomi in un lampo vicinissima al limite.
“Dio piccola, così mi uccidi”
La sua voce mi ricorda che non sono sola e apro gli occhi. In ginocchio davanti a me si è sbottonato i pantaloni e si accarezza sensuale l’enorme membro. Evidentemente il mio spettacolo gli è piaciuto.
La mia mano ancora si muove lenta dentro e fuori tenendomi li li prossima all’orgasmo. Lui prende il mio polso e mi costringere a interrompere la carezza. “No” supplico “Ti prego” lo guardo implorante “Ci sono quasi”. Mi vien’da piangere!
Non mi risponde nemmeno. Si infila tra le mie gambe e mi riempie di colpo scatenando un devastante e immediato orgasmo.
Arretra fino ad uscire quasi del tutto e poi affonda di nuovo. Tutto. Un colpo solo. Mentre ancora sto venendo. Un nuovo orgasmo si aggiunge al primo.
Resta fermo dentro di me mentre mi sciolgo bagnando lui e anche i cuscini sotto di noi.
Sono sconvolta e senza fiato. Nessuno mi ha mai fatto venire così.
Lo guardo scioccata incapace di controllare questa folle reazione del mio corpo e spaventata da quanto sia intensa la sensazione di piacere.
“Finalmente piccola” sussurra.
Non riesco a rispondere imprigionata tra l’imbarazzo e il godimento che sto provando mentre la pozza continua ad allargarsi sotto di me.
Mi sento bagnata fino alla schiena.
Non riesco a controllarlo e un altra ondata mi scuote “Dio!!! E’ così tanta!”
Si ritira finché non rimane solo pochi centimetri dentro di me. Mi afferra per le ginocchia alzandole e allargandomi ancora di più “Voglio vederlo” e poi affonda deciso fino in fondo
Urlo sconvolta e uno schizzo sfugge dalle mie gambe arrivando dritto sulla sua camicia.
“Dioooo piccola. Sei uno spettacolo”
Arretra e affonda di nuovo. E di nuovo schizzo.
Mi sembra di andare in duemila pezzi. Non riesco a gestire questa cosa. Il mio corpo trema e il piacere mi sta distruggendo.
Aumenta il ritmo scopandomi senza pietà e  io vengo, vengo e vengo di nuovo. Non capisco nulla. Non so più chi sono, dove sono ne con chi. Sento solo un enorme quantità di liquido che esce da me a ondate sconvolgenti e folli.
Voglio morire adesso. Qui.

 

 

Speranza

Tutta sua????
Mi vien voglia di ridere, se non fosse per il piccolo dettaglio che sono su tutte le furie. Davvero crede di potermi piantare in asso per fare il brillante con quattro bionde più gommose di una Friut Joy, con il neurone morto per le troppe ossigenature subite?
Bene, se questo è ciò che pensa non ha davvero capito un cazzo!
Mi irrigidisco e fingo indifferenza.  Appoggia una mano sulla mia schiena e lentamente mi accarezza fino al collo. E’ difficile fingere non calanche quando il tuo corpo traditore trema sotto il suo tocco, ma tengo lo sguardo fisso verso Miky e il suo bancone vintage futuristico, e cerco di darmi un tono sorseggiando il drink che mi è appena stato messo davanti.
E’ buono: ha un sapore amaro dato dal Whisky e delle note più dolci e fresche dovute non so a cosa. Ma soprattutto ha un fantastico color ambrato che non ha nulla a che vedere con quegli irritanti colori psichedelici che circolano nei bicchieri di  questo posto.
Thor, che all’apparizione dello stronzo pareva essere rimasto senza parole, ritrova improvvisamente le sue abilità linguistiche: “Ah ora si spiegano un sacco di cose”  sorride, alzandosi in tutta la sua bellissima imponenza. e lo travolge con un abbraccio spacca ossa.
La sua mano perde la presa sul mio collo e approfitto dell’inaspettato regalo per spostarmi al di fuori della sua portata slittando sullo sgabello successivo. Miky passa lo sguardo da me allo stronzo, sembra sul punto di dire qualcosa ma poi scuote la testa  e si avvicina a lui assestandogli una sonora pacca sulla schiena “E’ una vita che non ti fai vedere”.
Baci, abbracci e strette di mano si susseguono senza sosta, approfitto dell’attimo di distrazione dei tre per scivolare giù dallo sgabello e guadagnare l’uscita.
Appena la porta si chiude alle mie spalle mi fermo. Respiro a pieni polmoni l’aria fredda della notte nel tentativo di schiarirmi le idee. Cammino fino al lago, permettendo al rumore delle onde di entrarmi dentro e rilassarmi, proprio vicino alla sponda c’è uno di quegli angoli attrezzati con un braciere e i cuscini tutto attorno.
Seduta li, con la sigaretta accesa e il lago che trasmette il suo spettacolo solo per me mi sembra di ritrovare la pace e la tranquillità che mi servono per gestire questa situazione.
Dovrei alzarmi, tornare all’albergo, fare le valige e scappare da qui…da lui. Ma la verità è che una parte di me spera che lui venga a cercarmi perché, così, forse, potrei pensare che un po gli importa, che magari non sono stata solo una bella scopata. Che magari anche io le sono entrata dentro…almeno un pochino.
Butto la sigaretta tra la brace e mentre la guardo prendere fuoco penso che sono patetica.

Il calore della coperta che scende a coprirmi le spalle mi fa sussultare sorpresa. Mi giro trovandomelo davanti.
Il mio cuore manca un colpo.
E’ uscito a cercarmi.
Ricomincio a respirare e la speranza che non sia stato tutto un errore rinasce dentro di me.