Ma un momento di normalità, no?

Finisco di mangiare mentre Steve mi racconta della sua vita, che alla fine si riassume nel suo locale. Praticamente vive qui dentro, la sua intera giornata ruota attorno a questo posto. Per come gli brillano gli occhi mentre ne parla mi verrebbe da dire che ne è innamorato.
“Sai, è stato Jonathan a farlo”
Solo sentirlo nominare mi fa sussultare sullo sgabello. Ma dove è finito, a proposito?
“Senza di lui tutto questo non ci sarebbe”
“In che senso, scusa?”
“Quando ho trovato questo posto era solo una centrale idroelettrica in disuso, abbandonata da anni” nella sua voce si insinua una tristezza quasi commovente “Avresti dovuto vederla.”
“Come l’hai trovata?”
“Un po per caso in realtà” fa cenno a Mike di riempire i bicchieri. Il mio stomaco brontola ancora e lui se ne accorge, sento le guance diventare rosse per l’imbarazzo
“Ma da quanto non ti fa mangiare quello stronzo?” mi chiede stupito.
“Boh, da ieri sera credo”
“Si, è da ieri che non tocca cibo, sempre che quelle due cose che ha mangiato a cena possano definirsi pasto, poi. Mike portale da mangiare” la sua voce dura irrompe da sopra  la mia spalla. Sembra arrabbiato e non so perché. Ho paura a voltarmi.
“Smettila di sbraitare ordini come uno stronzo mestruato” lo reguardisce Steve  ridendo.
“Avresti potuto farla mangiare prima, invece di incazzarti adesso”
Lo sento sogghignare ” Hai ragione, ma eravamo presi da altro”
Ok adesso credo di essere appena diventata di un bel colore viola. Ma come gli viene in mente di dire certe cose davanti a tutti?
“Ehi piccola” si siede sullo sgabello di fianco a me prendendo la mia mano nella sua “Ti sono mancato”
“Si” ammetto candidamente
Porta la mia mano alle sue labbra e deposita un bacio dolce sul palmo guardandomi dritto negli occhi. Una scossa percorre tutto il mio corpo esplodendo direttamente tra le mie gambe.
“Lo so piccola” sussurra sensuale”ma ora devi mangiare, poi avremo tutta la notte”
Incredibile come riesca a leggere il mio corpo senza che io dica nulla. Lo guardo a bocca aperta.
“Allora” chiede “di che si parlava?”
Fortunatamente è Steve a rispondere perché ovviamente a me è bastato un secondo a contatto con la sua pelle per dimenticarmi di ogni cosa
“Di come è nato questo posto”
Mike ritorna al bancone con un piatto di deliziosi taco che mi mette davanti assieme all’immancabile whisky.
“Siete passati dal Whiskey Sour a quello puro? Non posso lasciarvi soli due minuti”
Ingoio il boccone di taco che ho in bocca e mi prendo una lunga sorsata di whisky sfidandolo con uno sguardo duro: due minuti un cazzo! Sarai stato via almeno tre quarti d’ora!
Ci fissiamo per un po e alla fine è lui a distogliere lo sguardo.
Riporto la mia attenzione sul cibo mentre i due rivangano vecchi ricordi:
“Mi ero lasciato con la donna” racconta Steve “e il lavoro che facevo all’epoca mi stressava. Così mi sono preso dei giorni di ferie, sono salito in macchina e mi sono diretto verso le montagne. Volevo trovare un posto isolato in cui sdraiarmi a guardare il cielo mentre prendevo la sbronza più epocale di sempre”
“Che lavoro facevi?” chiedo incuriosita
“Il Brand Ambassador”
Sbatto gli occhi perplessa, che razza di lavoro sarebbe?
“Per la Campari” aggiunge
“Campari quella dell’aperitivo?” Non so di cosa diavolo stiamo parlando ma siccome qui tutti sembrano ferrati sull’argomento mi vergogno a chiederlo apertamente. Così provo a reperire informazioni nella speranza di capire che cosa diavolo sia un Brandassador o quello che cavolo ha detto che faceva lui.
“Si piccola Campari quello dell’aperitivo” interviene Jonathan ” e il Brand Ambassador è, come dire, una persona scelta per rappresentare il marchio”
“Una specie di testimonial intendi?”
Ci pensa su mentre ruota il bicchiere tra le dita “Si, potremmo definirlo anche così, ma in realtà è qualcosa di più”
Steve prova ad aiutarlo “Lo potremmo definire testimonial nel senso che rappresenta il marchio ma in realtà è un insieme di più figure. Il compito dell’Ambassador è anche quello di vendere il  marchio e tutti i suoi prodotti, un po come un rappresentante insomma.”
“Un testimonial/rappresentante di alcolici. Ok capito” ora riesco almeno a capire di cosa parliamo. Ma Jonathan riparte “No, in realtà è ancora qualcosa di più. E’ difficile definirlo piccola, è un lavoro relativamente nuovo e chi non gira il mondo dei bartender difficilmente può capirlo”
“I bar..che?” stavolta non nascondo il mio stupore
Scoppiano tutti e due a ridere.
“Lascia stare baby” Steve mi da un buffetto sulla guancia “altrimenti qui facciamo l’alba”
“Un giorno ti spiegherò tutto questo mondo” aggiunge Jonathan pizzicandomi l’altra guancia.
Il fatto che parli di noi al futuro mi fa incredibilmente felice.
“Oh oh” Steve si irrigidisce sullo sgabello. Anche Mike che si è appena unito a noi, appoggiato con i gomiti sul bancone, si raddrizza di colpo “Oh cazzo”
Io e Jonatan ci giriamo seguendo la direzione del loro sguardo.
Una bionda tutta curve a stento coperta da un abitino di perline bianche, cammina verso di noi ancheggiando su tacchi improponibili.
A ripensarci lei non sta camminando, sta piuttosto rivendicando un territorio. E la direzione del suo sguardo di fuoco indica chiaramente chi sta venendo a prendere.
Sento il corpo dello stronzo, vicino a me, tendersi.
La bionda continua ad avvicinarsi inesorabile.
E punta dritta su di lui.

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