Can che dorme, prima o poi morde

Si ferma proprio davanti a noi che, nel frattempo, ci siamo tutti voltati a guardarla. L’atmosfera è tesa. Steve, Jonathan e Mike sono evidentemente sul chi vive mentre io passo lo sguardo dall’uno all’altro senza capire cosa diavolo stia succedendo.
Lo sguardo della bionda mi trapassa indifferente per posarsi su Jonathan. Si lecca le labbra in modo sensuale: “Ciao straniero”
“Ciao” la voce di Jonathan è calda come l’inverno in Alaska
“Passi da qui e non mi chiami?”  Si bagna ancora le labbra con la lingua, in un gesto che vorrebbe essere molto sensuale ma che io trovo volgare “Eppure non sei in compagnia”
Ma di cosa sta parlando sta tizia, mi chiedo? Non la vede la sua mano che accarezza la mia??? E poi chi diavolo è?  Nella mia testa duemila domande esplodono come fuochi d’artificio prospettandomi in risposta scenari di ogni tipo. Ma la verità è che non ho risposte anzi, non so nemmeno di cosa stiamo parlando, e in definitiva sono tremendamente confusa. Guardo lui, guardo lei. Si fissano negli occhi: lei languida, invitante e sensuale; lui una furia glaciale.
Mi domando se lei sia consapevole del guaio in cui si sta cacciando. Sembra proprio di no.
Anche Steve e Mike sembrano furiosi, davvero non capisco cosa ci sia tra questi quattro.
“Sbaglio Diana” interviene Steve “o dopo l’ultima volta ti avevo invitato a non tornare più qui?”
“Ahahahaha” scoppia a ridere e io la fisso allibita.
La voce di Steve si fa ancora più dura e furiosa “Non sto scherzando Diana!” sibila “Vattene prima che ti butti fuori a calci”
“Non vado da nessuna parte” adesso anche lei sibila furente verso Steve. Poi torna a rivolgersi a Lui come se nulla fosse successo “Ho saputo che eri da queste parti”
“Lo hai saputo come, Diana?” la sua voce suona tranquilla ma io posso percepire la furia a stento contenuta.
Sono sempre più perplessa, ma che diavolo succede?
Scrolla le spalle provocando un tintinnio di perline iridescenti “Beh sai, il paese è piccolo e le voci corrono in fretta”
Si volta verso un tavolo dove siede un’altra bionda che abbassa la testa imbarazzata non appena lo sguardo dei tre uomini la raggiunge.
“Dovevo immaginarlo” borbotta Steve “avrei dovuto proibire l’ingresso anche a quella serpe invidiosa della tua amica”
“Su dai rilassati” lo rimbrotta lei “c’e l’hai ancora con me per quella storia?” e scoppia di nuovo a ridere.
Steve diventa di un violento color rosso, potrei pensare sia vergogna ma poi vedo i pugni stretti e capisco che è rabbia vera e propria quella che sta cercando di trattenere. Mike gli posa una mano sulla spalla “Non ne vale la pena amico.”
Lei lo fulmina con lo sguardo “E da quando la pensi così piccolo” pronuncia quest’ultima parola con una crudeltà tale da attribuirgli un senso totalmente dispregiativo.
“Non attacca con me bella” risponde Mike tranquillo “non più almeno”
“Ah si” devo riconoscere che è una che non molla. O forse è solo propensione al suicidio, dato che sembra non accorgersi di avere di fronte tre uomini grandi, grossi e decisamente incazzati. “E da quando non ti faccio più effetto piccolo? ”
“Piantala di fare la stronza Di”
Si volta verso Jonathan “Qualsiasi cosa per te tesoro mio”
“Non è il tuo tesoro, e di sicuro non è tuo” stavolta è Steve a rispondere.
Continuo a spostare lo sguardo dall’uno all’altro e continuo a non capire.
“Ancora geloso Ste”
“Non sono mai stato geloso di te bellezza” adesso è Steve a ridere provocando la sua rabbia.
Decido che ne ho abbastanza di tutta questa situazione e, in particolare di sta tizia tutta lustrini che sta rovinando il mio momento di pace cosmica!
Mi volto verso il bancone e con il mio più bel sorriso faccio segno a Mike di riempirmi il bicchiere.
Subito lo stronzo si gira verso di me preoccupato “Tutto bene piccola?”
Anche Steve smette di guardare la biondona dedicandomi la sua attenzione “Allora? ” gli chiedo come se nulla fosse successo “Hai preso la macchina e ti sei diretto verso le montagne deciso a sbronzarti, e poi?”
Steve mi fa un sorrisone e riprende il racconto “Mentre guido verso il nulla mi chiama lui”
“Si” interviene Jonathan “avevo appena ricevuto una mail infuocata di un cliente a cui aveva cancellato l’appuntamento.”
Mike scoppia a ridere “Io”
“Già” ammette Steve e tutti e tre scoppiano a ridere.
Sento una mano che mi picchietta sulla spalla. Mi volto giusto il necessario per vedere la bionda, decisamente furiosa, che mi guarda in cagnesco “Scusa cocca, io stavo parlando con i miei amici”
Cocca? Mi ha appena chiamata cocca????  E’ davvero ora di farla finita.
Prendo il mio whisky e mi alzo affrontandola “Quali amici scusa?” mi guardo intorno curiosa “non vedo nessuno che tu possa definire tale qui” le dico con un sorrisino sarcastico. Se mi conoscesse saprebbe che l’incipit non promette nulla di buono.
Le si infiammano le guance e stringe le sue belle labbra di rosso dipinte in una smorfia di pura ira “Ma come cazzo ti permetti” urla.
La musica nel locale si ferma e sento l’intero locale si gira a guardare che succede.
Sono stanca, affamata, piena di domande, ho bevuto troppo e ho voglia di fumare.
Mi avvicino finché la punta dei miei piedi non tocca la sua “Senti Barbie” la mia voce prende un tono decisamente poco piacevole mentre i miei occhi diventano dello stesso colore di una prateria sotto una tempesta. Posso sentire i lampi di rabbia che esplodono nel mio sguardo. So di fare paura quando mi arrabbio sul serio.
Lascio che il mio corpo mostri tutto il mio pessimo umore e lei istintivamente fa un passo indietro “Mi pare tu sia già stata invitata a lasciare questo locale” mi avvicino ancora e lei di nuovo indietreggia. Sono davvero incazzata. Ha rovinato il mio primo momento normale post-sesso con lo stronzo! Ma come cazzo si permette?
Lascio che tutti questi pensieri alimentino ancora la mia rabbia portandola a livelli decisamente pericolosi.
“Forse” la minaccio avanzando ancora “loro sono troppo signori, ma, credimi, io   non ho nessun problema a farti uscire da qui  a calci nel tuo didietro appena rifatto” Già che cazzo pensa che non mi sia accorta che quel ben di Dio sfida la forza di gravità solo grazie all’opera di un qualche dannatamente bravo chirurgo? Ma dai!
La bionda deglutisce a vuoto valutando l’affidabilità della minaccia.
“Non dormo in modo decente da più di ventiquattro ore, sono stanca, ho bevuto troppo, mangiato troppo poco e ho voglia di fumare.” Le spiego ” Pertanto sarebbe meglio se tu la piantassi di farmi incazzare infastidendo i MIEI amici” sottolineo l’aggettivo possessivo di modo che capisca chiaramente “o ti assicuro che il tuo bel faccino non uscirà da qui uguale a come ci è entrato”
Faccio un altro passo verso di lei che, ancora, indietreggia finendo contro un tavolo.
Ne approfitto per mettere il mio viso vicinissimo al suo e con tutta la furia di cui mi sento animata le sussurro “E ora fuori, e portati anche la tua amica già che ci sei”
Poi mi volto e ritorno verso i tre uomini al bancone senza più guardarla.
Jonathan si muove verso di me  all’improvviso e capisco che quella  sta per colpirmi alle spalle.
Mi volto di scatto e afferrò al volo il suo polso bloccando lo schiaffo a pochi millimetri dalla mia guancia. Per quanto lei provi a forzare la presa non riesce a smuovermi di un millimetro (siano lodati gli allenamenti giornalieri di pugilato!); stringo fino a sentire un singhiozzo di protesta. Le sto facendo male e lo so. Mollo la presa e subito si stringe il polso massaggiandolo mentre una bella macchia bluastra inizia a formarsi sulla sua pelle candida.
“Non ci provare mai più” le suggerisco avvicinandomi di nuovo “la prossima volta non sarò così buona”
Forse prima mi temeva ma adesso che è riuscita a farmi davvero incazzare vedo la paura nei suoi occhi. Non osa nemmeno respirare.
“E adesso fuori!” indico con un cenno la porta d’uscita.
La sua amica la viene a prendere trascinandola per un braccio lontano da me, in direzione dell’uscita.
Prima di sparire, forse grazie anche alla sicurezza datale dalla distanza, si volta per urlarmi “Me la pagherai puttana”
Per tutta risposta alzo il bicchiere in un brindisi derisorio.
Finalmente la porta si chiude.
E’ ora di avere qualche risposta.

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