Il potere è di chi se lo prende.

Sbadiglio poco elegantemente mentre apro la porta che da sul locale.
Ora che è vuoto e buio sembra enorme e abbandonato. Inconsapevolmente incrocio le braccia sul seno in un inspiegabile bisogno di protezione.
Seduti al bancone, nell’unico punto illuminato, i tre uomini sono immersi in una fitta conversazione.
La bottiglia di whisky passa dall’uno all’altro giusto il tempo di riempirsi i bicchieri.
La luce fredda della luna mi basta giusto per controllare di aver indossato correttamente boxer e camicia; certo preferirei degli abiti più caldi e coprenti ma non ho alternative immediate quindi è inutile lamentarsi.
Con tutta la nonchalance di cui sono capace  mi avvicino al terzetto.
La conversazione si interrompe di colpo mentre mi siedo su uno sgabello tra loro.
“Che silenzio assordante”
Nessuno risponde. Non riesco a decifrare i tre sguardi puntati su di me: preoccupazione? Irritazione? Sorpresa?
Sinceramente a questo punto sono così stanca e in overdose di emozioni che nemmeno mi interessa. Prendo un bicchiere a caso e bevo.
Le labbra bruciano da morire, sento la scia di fuoco tracciata dal liquore giù lungo la mia gola, fino al mio stomaco. Per un attimo ho la sensazione di essere in fiamme.
“Io ho bisogno di mangiare. E di dormire” annuncio alzandomi.
Jonathan e Steve scattano in piedi e Mike si gira verso la cucina.
“Fermi” sbotto “Non ho detto che dovete pensarci voi!” reclamo la mia indipendenza.
“Ma piccola..” Jonathan allunga la mano ma io lo allontano con un cenno della testa.
“Ho solo bisogno che qualcuno mi dia dei vestiti decenti così che possa uscire da qui e tornare  in albergo..e magari a casa mia” aggiungo, frustrata e a voce più bassa.
Ma forse non abbastanza bassa visto che lui mi pianta addosso quei fantastici occhi con aria inquisitoria “Vuoi scappare?”
Ah dritto al punto, il bastardo!
“No” raddrizzo le spalle, sfidandolo.
“Hai detto che vuoi tornare a casa”
“Non posso certo stare qui per sempre, no?”
La parte di me che guarda i film romantici di nascosto spera che lui se ne esca con qualche risposta stile Harmony che smentisca la mia affermazione, invece “Perché vuoi scappare… da me?”
Si è avvicinato e mi sovrasta. Le punte dei suoi piedi nudi toccano le mie.
Abbasso lo sguardo e solo in quel momento mi accorgo che addosso ha solo i pantaloni; dalla vita spuntano pochi peli scuri.
“Sei insaziabile”
La sua voce roca mi riporta alla realtà in un lampo.
“Non so di cosa parli” nego l’innegabile.
“Sto parlando” afferra con due dita la stoffa della camicia e la tira verso di se. Slaccia due bottoni scoprendo l’incavo tra i seni “dei tuoi capezzoli che sono diventati turgidi e duri mentre guardavi questo” con l’altra mano si accarezza il membro ancora coperto dai pantaloni.
Adesso la stoffa fatica a trattenere la sua virilità dura e gonfia.
Guardo incantata e senza fiato.
Slaccia un altro bottone.  Ancora uno e la camicia si aprirà lasciandomi scoperta davanti a tutti.
Basta il pensiero perché ritrovi un minimo di pudore.
“Che cazzo fai” sibilo allontanandomi “non siamo soli”
Mi allontano impettita dandogli le spalle.
Per la duemillesima volta in questi giorni mi ritrovo ad insultarmi da sola.
Devo concentrarmi su quello che devo fare: uno trovare dei vestiti, due ritrovare la strada per l’albergo, tre recuperare le mie cose, quattro andarmene da qui.
Me lo ripeto come un mantra camminando verso lo studio di Steve. Da qualche parte la dentro ci sono i miei vestiti.
La mia mano afferra la maniglia e la stringe.

Solo un attimo.

La presa mi sfugge mentre due mani mi afferrano per i fianchi strappandomi letteralmente dalla porta. Mi ritrovo sbattuta contro il muro con un colpo deciso.
Il suo corpo si schianta sul mio, mi stringe i polsi portandoli sopra la mia testa, mi costringe ad allungarmi finché non mi ritrovo in punta di piedi. Una gamba scivola possessiva tra le mie e con la coscia preme proprio li dove sento l’improvviso bisogno di lui. La posizione in cui mi tiene costretta ha fatto saltare l’ultimo bottone della camicia, i miei capezzoli sfregano contro il muro ruvido e freddo.
Lui si strofina su di me e a ogni suo spostamento il mio corpo sfrega contro il muro in un movimento riflesso.
Sento dolore ma con mia totale sorpresa è un dolore che mi fa eccitare, che provoca e nutre  il mio piacere.
“Lo vedi che ti piace” sussurra languido spingendomi nuovamente contro la parete.
Non riesco a trattenere un gemito.
“Io so cosa ti piace”
Il muro sembra più ruvido ora che i capezzoli sono di nuovo tesi per la mia eccitazione.
Preme la sua coscia tra le mie gambe, tira i polsi verso l’alto e di nuovo si muove su di me costringendomi a strusciarmi contro il muro.
I capezzoli sfregano strappandomi un ansito di doloroso piacere.
“Io sono il tuo padrone”
La sua eccitazione è dura ed enorme sulla mia schiena.
“Io possiedo il tuo piacere”
Allenta la pressione con la coscia solo per aumentarla ancora di più l’istante successivo.
La mia voglia esplode in un fiotto bagnato che inzuppa i boxer
“Sei mia” ringhia soddisfatto “Solo mia”

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Il risveglio dal sogno forse uccide, mai tradisce.

Il sogno è sempre lo stesso: un enorme prato lussureggiante illuminato dal sole di un pomeriggio estivo; lo tengo stretto a me, sono felice mentre lo guardo dormire protetto dalle mie braccia. Non mi accorgo dell’oscurità che lenta e inesorabile risale la distesa erbosa finché non è troppo tardi. Si addensa di fronte a me, un mostro dalle mille spire fumose che infine si condensano rivelando una persona che ho molto amato; lo strappa dalle mie braccia. Così. Senza preavviso, senza dire nulla.
Quando finalmente riesco a reagire la figura si sta già incamminando dandomi le spalle, lo porta via. Via da me.
Lui mi guarda disperato e impaurito.
Mi lancio all’inseguimento ma il  terreno si apre davanti ai miei piedi. Una voragine fatta di terra e zanne aguzze mi inghiotte insieme al mio urlo disperato, le braccia che mulinellano nell’aria nel disperato tentativo di volare fuori da li. La buca si chiude, infinite zanne mi trafiggono.
La figura oscura è sparita per sempre. Se l’è portato via. Non lo vedrò più.
Il dolore è  troppo. Continuo a cadere nella voragine senza fondo con le punta acuminate che mi strappano la carne.

Spalanco gli occhi di colpo trasalendo.
Se non fosse per la sottile striscia di luce che arriva da sotto la porta, sarei immersa nell’oscurità più totale.
Mi metto seduta mentre il mio cervello si snebbia e il ricordo di quello che è successo  in questa stanza scaccia i resti del sogno.
L’immagine di lui che mi prende dolcemente, dopo la mia performance auto erotica, e fa l’amore con me, sussurrandomi  il suo desiderio tra i capelli.
Io che vengo di nuovo mentre lui non smette di tenermi.
Sorrido come una cretina mentre rivivo ogni istante.

Devo essermi addormentata subito dopo. Ormai non faccio altro che entrare e uscire dal mondo dei sogni.
In effetti negli ultimi giorni sono successe cose così irreali che potrei anche averle sognate. Magari non è vero nulla.
Forse sto impazzendo e lui è il modo in cui la mia mente provata dagli incubi cerca sollievo.
Malata di mente lo devo essere per forza, per dirmi ‘ste stronzate!
Certo che è reale: lui,  noi, i suoi amici, la bionda. Prendo la testa tra le mani, un sospiro di rassegnazione mi sfugge portandosi via anche un po dei miei pensieri.
Il brontolio proveniente dallo stomaco mi avvisa che ho urgente bisogno di cibo.
Mi alzo ma mi risiedo subito colta da una fitta.
Troppa attività fisica, di tutti i tipi oserei dire, e poco cibo.

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Ho anche bisogno di andare in bagno.

Un bel respiro e mi rialzo. Questa volta riesco a rimanere in piedi, resto ferma finché trovo l’equilibrio e i miei occhi si abituano al buio. Credo di aver addosso solo la sua camicia, ormai riconosco la stoffa morbida; e poi ha quel profumo che mi fa impazzire.  Vorrei avere dei pantaloni, o comunque qualcosa da infilarmi che mi copra di più ma, anche se mi sono abituata all’oscurità, non vedo così bene da scovare dei vestiti.
Mi muovo intorno al divano: i piedi che strisciano per terra nella speranza di trovare degli abiti e le mani tese in avanti per evitare ostacoli. Pensa se entra qualcuno e accende la luce, mi dico, che scena imbarazzante, ridacchio da sola immaginandola.
Calpesto qualcosa di morbido, raccolgo l’indumento facendolo scivolare tra le dita. Mi sembrano dei boxer. Saranno i suoi?
Ma se fosse così ,lui che cos’ha addosso?
E poi dov’è?
Infilo i boxer sperando siano nel verso giusto e, un po più coperta e sicura di me, mi avvio verso la scia di luce che ancora arriva dalla soglia.

 

Tocchi proibiti

“Sei così bella” sussurra.
Le sue dita sfiorano dolcemente le mie labbra gonfie e doloranti.
Resto immobile, incapace di muovermi.
La sua bocca si avvicina alla mia, la sua lingua ripercorre il percorso appena tracciato dalle dita, arriva sulle ferite,  le lecca dolcemente strappandomi un gemito.
Si ritrae di colpo “Scusa piccola” il suo sguardo mi spezza il cuore “Ti fa male?” Lo osservo con gli occhi socchiusi senza rispondere.
Lo attiro verso di me “Baciami”  imploro.
Mi rendo conto di avere un tono supplicante ma non posso farci nulla.
Ho bisogno di lui. Dei suoi baci. Di piangere, di ridere, di non pensare…
La sua bocca copre la mia, mi accarezza con un bacio lento..di nuovo arriva sulle mie ferite, di nuovo gemo piano. Questa volta non si ritrae, il suo tocco si fa più dolce e percorre di nuovo li dove fa male.
Tremo tra le sue braccia emettendo un gemito soffocato.
Dolore e piacere si mischiano mentre passa ancora la lingua negli stessi punti. Schiudo le labbra desiderosa di avere di più; affonda nella mia bocca, delicato e tenero in modo struggente. Mi lascio andare tra le sue braccia godendomi la sensazione di questo bacio dolorosamente dolce.
Sento improvvisamente freddo al seno. Poi la sua mano calda arriva a coprirlo.
Persa nel bacio non mi sono nemmeno resa conto che mi ha abbassato il vestito.

Sono sdraiata tra le sue braccia, la testa reclinata all’indietro, gli occhi socchiusi; mi godo il tocco delle dita calde: mi accarezza il seno provocandomi brividi che arrivano dritti tra le mie gambe.
“Dio mio, sei così bella piccola”
Prende un capezzolo tra le dita e lo stringe.  Ansimo. Stringe più forte, mi fa male e mi fa godere.
Istintivamente m’inarco verso di lui in una muta richiesta di non fermarsi, di darmi di più.
Un attimo e mi ritrovo seduta sul divano, il vestito sollevato e lui inginocchiato tra le gambe spalancate che mi osserva: un lupo affamato di fronte ad un agnellino gustoso.
Resta fermo così, guardandomi; mi ci vuole un attimo per capire che sta chiedendo il mio permesso.

Mi prendo un secondo per pensare che quello che è successo stasera deve averlo davvero sconvolto, da quando mi chiede il permesso prima di sbranarmi?
Non voglio pensarci; non ora.

Allargo di più le gambe facendo risalire ancora un po’ il vestito. Lo sento trattenere il fiato, si lecca le labbra guardando tra le mie cosce. Sono completamente esposta a lui e dannatamente bagnata.
Nonostante il mio evidente desiderio continua a restare fermo, in attesa.
Non so cosa mi passi per la testa ma, all’improvviso, sento le mie dita accarezzare lente il centro del mio piacere: emette un verso roco che mi infiamma.
Mi rilasso sul divano e affondo le dita dentro di me.
Voglio venire.
Così.
Per lui.
Affondo dentro me stessa, l’altra mano accarezza il clitoride; dimentico tutto mentre lo sento gonfiarsi e pulsare tra le mie mani. Le mie carezze diventano più profonde e più spinte, riconosco la sensazione di quegli orgasmi liquidi che lui mi ha fatto scoprire e che mi sono già così indispensabili; lo sento montare: lento, impetuoso e devastante.
Allargo ancora le gambe, le sollevo per aprirmi meglio; le sue mani salgono a stringere le mie cosce aiutandomi a stare così:  affondo meglio toccandomi più a fondo, il clitoride pulsa stretto tra le mie dita; sento che ci sono.

“Piccola ti prego!”
Apro gli occhi all’improvviso; le mani sollevate a tenermi spalancata per lui, accovacciato tra le mie gambe, lo sguardo infiammato e supplicante,è una delle cose più erotiche che io abbia mai visto.
“Dammelo” mi implora
Affondo un ultima volta e poi tolgo le dita sentendo l’orgasmo schizzare letteralmente fuori da me.
Come un fulmine si lancia con la faccia tra le mie cosce e mi beve. Tutta.
Urlo. La sua presa sulle gambe diventa ferrea e mi  tiene ferma. Impossibilitata a chiudere le cosce non riesco a gestire l’orgasmo che diventa intenso e infinito. Urlo ancora mentre instancabile succhia e lecca ogni goccia del mio piacere.
La sua lingua affonda, esce il tempo di accarezzarmi tutta e affonda di nuovo. Si sposta sul clitoride lo succhia e poi è di nuovo dentro di me. Va avanti così per un tempo infinito provocandomi un sensazione intensa e struggente.
Un altro orgasmo monta devastante e esplode nella sua bocca.
Mugola mentre cerca di bermi tutta.
Sento che è così tanta da colare nella sua bocca, tra le mie gambe, sul suo collo.
“Dammelo tutto piccola” mi incita con la bocca incollata alla mia pelle bagnata “Ti prego!”
Il mio corpo e la mia mente si perdono e  lascio andare tutto urlando il suo nome.

 

Nonostante tutto sorrido

Resto aggrappata al suo collo come una nave all’ancora. Non riesco a fermare i singhiozzi, le mie lacrime gli  inzuppano i vestiti.
Mi sento come una roccia investita dalle intemperie:  dopo anni passati a resistere ai venti più forti mi sbriciolo con uno sbuffo di vento.
Non so cosa mi succeda ma le sue braccia strette attorno al mio corpo tremante mi sembrano il posto più sicuro del mondo; non lo conosco quasi, eppure ho la sensazione  che qui, avvolta in questo abbraccio caldo,  posso finalmente abbandonarmi al mio dolore più profondo. Le lacrime diventano più amare mentre i ricordi si scatenano liberi e il mio cuore, finalmente, si spezza.
Ripenso a quella notte, al dolore di quella perdita, a quanto mi manca e a quanto vorrei tornare indietro e cambiare tutto. Ripenso a quanto ho pregato perché anche la mia vita finisse con la sua…
Mi rannicchio ancora di più contro il suo corpo caldo e lascio che la sofferenza si impadronisca di me. Lasciarsi andare al dolore a volte è così liberatorio!

Ho smesso di singhiozzare ma il mio corpo è ancora scosso da tremiti e le lacrime continuano a scorrere sulle mie guance. Lui non si è mai mosso, non ho idea del tempo trascorso mentre il passato mi travolgeva.
Minuti, forse ore.
Lui non si è mai mosso. Mi ha avvolto nel suo abbraccio più caldo e mi ha cullato per tutto il tempo del mio pianto disperato, baciandomi i capelli e sussurrandomi parole dal sapore rassicurante.

E’ così bello stare qui, avere qualcuno che si preoccupa per te, qualcuno disposto a proteggerti dal mondo esterno mentre tu ti prendi finalmente il tempo di crollare come il castello di carte che sei.

Mi sveglio all’improvviso. Nel conforto del suo abbraccio sono passata dal pianto al sonno senza accorgermi.
Non ho idea di che ore sono.
L’unica certezza che ho è che le sue braccia ancora mi avvolgono. Non mi ha mai lasciato andare, non ha mai smesso di cullarmi.

Il mio cuore si gonfia e nonostante tutto sorrido.

Can che dorme, prima o poi morde

Si ferma proprio davanti a noi che, nel frattempo, ci siamo tutti voltati a guardarla. L’atmosfera è tesa. Steve, Jonathan e Mike sono evidentemente sul chi vive mentre io passo lo sguardo dall’uno all’altro senza capire cosa diavolo stia succedendo.
Lo sguardo della bionda mi trapassa indifferente per posarsi su Jonathan. Si lecca le labbra in modo sensuale: “Ciao straniero”
“Ciao” la voce di Jonathan è calda come l’inverno in Alaska
“Passi da qui e non mi chiami?”  Si bagna ancora le labbra con la lingua, in un gesto che vorrebbe essere molto sensuale ma che io trovo volgare “Eppure non sei in compagnia”
Ma di cosa sta parlando sta tizia, mi chiedo? Non la vede la sua mano che accarezza la mia??? E poi chi diavolo è?  Nella mia testa duemila domande esplodono come fuochi d’artificio prospettandomi in risposta scenari di ogni tipo. Ma la verità è che non ho risposte anzi, non so nemmeno di cosa stiamo parlando, e in definitiva sono tremendamente confusa. Guardo lui, guardo lei. Si fissano negli occhi: lei languida, invitante e sensuale; lui una furia glaciale.
Mi domando se lei sia consapevole del guaio in cui si sta cacciando. Sembra proprio di no.
Anche Steve e Mike sembrano furiosi, davvero non capisco cosa ci sia tra questi quattro.
“Sbaglio Diana” interviene Steve “o dopo l’ultima volta ti avevo invitato a non tornare più qui?”
“Ahahahaha” scoppia a ridere e io la fisso allibita.
La voce di Steve si fa ancora più dura e furiosa “Non sto scherzando Diana!” sibila “Vattene prima che ti butti fuori a calci”
“Non vado da nessuna parte” adesso anche lei sibila furente verso Steve. Poi torna a rivolgersi a Lui come se nulla fosse successo “Ho saputo che eri da queste parti”
“Lo hai saputo come, Diana?” la sua voce suona tranquilla ma io posso percepire la furia a stento contenuta.
Sono sempre più perplessa, ma che diavolo succede?
Scrolla le spalle provocando un tintinnio di perline iridescenti “Beh sai, il paese è piccolo e le voci corrono in fretta”
Si volta verso un tavolo dove siede un’altra bionda che abbassa la testa imbarazzata non appena lo sguardo dei tre uomini la raggiunge.
“Dovevo immaginarlo” borbotta Steve “avrei dovuto proibire l’ingresso anche a quella serpe invidiosa della tua amica”
“Su dai rilassati” lo rimbrotta lei “c’e l’hai ancora con me per quella storia?” e scoppia di nuovo a ridere.
Steve diventa di un violento color rosso, potrei pensare sia vergogna ma poi vedo i pugni stretti e capisco che è rabbia vera e propria quella che sta cercando di trattenere. Mike gli posa una mano sulla spalla “Non ne vale la pena amico.”
Lei lo fulmina con lo sguardo “E da quando la pensi così piccolo” pronuncia quest’ultima parola con una crudeltà tale da attribuirgli un senso totalmente dispregiativo.
“Non attacca con me bella” risponde Mike tranquillo “non più almeno”
“Ah si” devo riconoscere che è una che non molla. O forse è solo propensione al suicidio, dato che sembra non accorgersi di avere di fronte tre uomini grandi, grossi e decisamente incazzati. “E da quando non ti faccio più effetto piccolo? ”
“Piantala di fare la stronza Di”
Si volta verso Jonathan “Qualsiasi cosa per te tesoro mio”
“Non è il tuo tesoro, e di sicuro non è tuo” stavolta è Steve a rispondere.
Continuo a spostare lo sguardo dall’uno all’altro e continuo a non capire.
“Ancora geloso Ste”
“Non sono mai stato geloso di te bellezza” adesso è Steve a ridere provocando la sua rabbia.
Decido che ne ho abbastanza di tutta questa situazione e, in particolare di sta tizia tutta lustrini che sta rovinando il mio momento di pace cosmica!
Mi volto verso il bancone e con il mio più bel sorriso faccio segno a Mike di riempirmi il bicchiere.
Subito lo stronzo si gira verso di me preoccupato “Tutto bene piccola?”
Anche Steve smette di guardare la biondona dedicandomi la sua attenzione “Allora? ” gli chiedo come se nulla fosse successo “Hai preso la macchina e ti sei diretto verso le montagne deciso a sbronzarti, e poi?”
Steve mi fa un sorrisone e riprende il racconto “Mentre guido verso il nulla mi chiama lui”
“Si” interviene Jonathan “avevo appena ricevuto una mail infuocata di un cliente a cui aveva cancellato l’appuntamento.”
Mike scoppia a ridere “Io”
“Già” ammette Steve e tutti e tre scoppiano a ridere.
Sento una mano che mi picchietta sulla spalla. Mi volto giusto il necessario per vedere la bionda, decisamente furiosa, che mi guarda in cagnesco “Scusa cocca, io stavo parlando con i miei amici”
Cocca? Mi ha appena chiamata cocca????  E’ davvero ora di farla finita.
Prendo il mio whisky e mi alzo affrontandola “Quali amici scusa?” mi guardo intorno curiosa “non vedo nessuno che tu possa definire tale qui” le dico con un sorrisino sarcastico. Se mi conoscesse saprebbe che l’incipit non promette nulla di buono.
Le si infiammano le guance e stringe le sue belle labbra di rosso dipinte in una smorfia di pura ira “Ma come cazzo ti permetti” urla.
La musica nel locale si ferma e sento l’intero locale si gira a guardare che succede.
Sono stanca, affamata, piena di domande, ho bevuto troppo e ho voglia di fumare.
Mi avvicino finché la punta dei miei piedi non tocca la sua “Senti Barbie” la mia voce prende un tono decisamente poco piacevole mentre i miei occhi diventano dello stesso colore di una prateria sotto una tempesta. Posso sentire i lampi di rabbia che esplodono nel mio sguardo. So di fare paura quando mi arrabbio sul serio.
Lascio che il mio corpo mostri tutto il mio pessimo umore e lei istintivamente fa un passo indietro “Mi pare tu sia già stata invitata a lasciare questo locale” mi avvicino ancora e lei di nuovo indietreggia. Sono davvero incazzata. Ha rovinato il mio primo momento normale post-sesso con lo stronzo! Ma come cazzo si permette?
Lascio che tutti questi pensieri alimentino ancora la mia rabbia portandola a livelli decisamente pericolosi.
“Forse” la minaccio avanzando ancora “loro sono troppo signori, ma, credimi, io   non ho nessun problema a farti uscire da qui  a calci nel tuo didietro appena rifatto” Già che cazzo pensa che non mi sia accorta che quel ben di Dio sfida la forza di gravità solo grazie all’opera di un qualche dannatamente bravo chirurgo? Ma dai!
La bionda deglutisce a vuoto valutando l’affidabilità della minaccia.
“Non dormo in modo decente da più di ventiquattro ore, sono stanca, ho bevuto troppo, mangiato troppo poco e ho voglia di fumare.” Le spiego ” Pertanto sarebbe meglio se tu la piantassi di farmi incazzare infastidendo i MIEI amici” sottolineo l’aggettivo possessivo di modo che capisca chiaramente “o ti assicuro che il tuo bel faccino non uscirà da qui uguale a come ci è entrato”
Faccio un altro passo verso di lei che, ancora, indietreggia finendo contro un tavolo.
Ne approfitto per mettere il mio viso vicinissimo al suo e con tutta la furia di cui mi sento animata le sussurro “E ora fuori, e portati anche la tua amica già che ci sei”
Poi mi volto e ritorno verso i tre uomini al bancone senza più guardarla.
Jonathan si muove verso di me  all’improvviso e capisco che quella  sta per colpirmi alle spalle.
Mi volto di scatto e afferrò al volo il suo polso bloccando lo schiaffo a pochi millimetri dalla mia guancia. Per quanto lei provi a forzare la presa non riesce a smuovermi di un millimetro (siano lodati gli allenamenti giornalieri di pugilato!); stringo fino a sentire un singhiozzo di protesta. Le sto facendo male e lo so. Mollo la presa e subito si stringe il polso massaggiandolo mentre una bella macchia bluastra inizia a formarsi sulla sua pelle candida.
“Non ci provare mai più” le suggerisco avvicinandomi di nuovo “la prossima volta non sarò così buona”
Forse prima mi temeva ma adesso che è riuscita a farmi davvero incazzare vedo la paura nei suoi occhi. Non osa nemmeno respirare.
“E adesso fuori!” indico con un cenno la porta d’uscita.
La sua amica la viene a prendere trascinandola per un braccio lontano da me, in direzione dell’uscita.
Prima di sparire, forse grazie anche alla sicurezza datale dalla distanza, si volta per urlarmi “Me la pagherai puttana”
Per tutta risposta alzo il bicchiere in un brindisi derisorio.
Finalmente la porta si chiude.
E’ ora di avere qualche risposta.

Situazioni strane

Le stelle sembrano più luminose in questo angolo buio isolato dalla civiltà. Sono incantata dallo spettacolo di questo cielo che sembra più immenso e splendido che mai. E’ strano come l’essere felice aumenti l’inclinazione a percepire tutto come più bello.
Mi accarezza i capelli e il volto depositando, di quando in quando, baci leggeri sul mio zigomo.
La notte avanza inesorabile facendomi tremare. La sua carezza s’interrompe improvvisa “Stai gelando” non è una domanda. E’ un affermazione cui segue perentorio il suo ordine “Vieni” si alza sollevandomi con lui “Entriamo”
Vorrei protestare e ritornare al nostro solitario momento di magia, ma ho davvero freddo e la Centrale li a pochi passi con il suo calore è un’immagine troppo invitante.
“Ok”
Si era già incamminato trascinandomi per il polso, si blocca voltandosi e guardandomi stupito “Niente proteste?”
Alzo le spalle stringendomi di più nella coperta che mi sono tenuta addosso. Ho davvero freddo, forse anche per colpa del vestito e della pelle che sono fradicie dopo la nostra”avventura” all’aria aperta.
“Ma tu stai tremando” allarga le braccia “Vieni qui, fatti scaldare”
Non me lo faccio ripetere due volte, mi butto tra le sue braccia accolta da un bacio morbido e dolce che mi fa dimenticare di avere freddo.

Thor ci osserva mentre attraversiamo il locale diretti verso di lui; arroccato su uno sgabello che sembra troppo piccolo per il suo corpo enorme ci guarda in un modo strano che non riesco proprio a decifrare. Le barbie bionde cercano di nuovo di attirare l’attenzione del Bastardo, ma stavolta lui tira dritto limitandosi a liquidarle con un sorriso.
“Ehi Mike” il barman si gira immediatamente dedicandogli il suo più bel sorriso “la signora qui ha bisogno di bere e soprattutto di mangiare”
Sposta lo sgabello di fianco a Thor invitandomi a sedere.
Il gigante biondo continua a guardarmi incuriosito, uno sorriso enigmatico stampato sul volto mentre in silenzio sorseggia il suo drink.
“Te la affido due minuti”  mi deposita un bacio sulla guancia “Torno subito piccola, tu non ti muovere da qui”
Annuisco obbediente.
“Steve, ho bisogno del tuo ufficio. Devo fare una telefonata”
Il biondo lo guarda storto, poi scoppia  a ridere “Mi chiedevo giusto se mi ero perso qualcosa. Evidentemente no”
Il bastardo gli lancia uno sguardo infuocato.
“Il mio ufficio sai dov’è, e per la splendida sirena qui non preoccuparti. Non le toglierò gli occhi di dosso nemmeno per un secondo”
A questa frase segue un duello di sguardi che non riesco a capire. Il silenzio è opprimente.
La risata di Mike arriva come un’ancora di salvezza a rompere l’atmosfera tesa
“Dai Steve piantala” mi deposita davanti un piatto fumante e dall’aspetto delizioso “Lo sai che è fatto così, lo amiamo per questo”
Sono troppo affamata per chiedere spiegazioni su quello che sta succedendo tra quei tre ma, mentre attacco il cibo, mi riprometto di indagare più a fondo non appena mi sarò riempita lo stomaco.
Steve scoppia a ridere e tira una manata sulla spalla dello stronzo “Sei incorreggibile”
Lui sorride alzando le spalle “Curamela”
“Tranquillo fratello. Ci penso io.”
Penso che è tutto assurdo e che devo essermi persa qualcosa di importante. Li guardo con una muta richiesta di spiegazioni impressa negli occhi ma evidentemente nessuno ha intenzione di spiegarmi nulla, visto che i tre hanno ripreso a ridere insieme scambiandosi pacche di fratellanza sulle spalle.
“Il mio ufficio è tutto tuo”
“Ti ringrazio, posso sempre contare su di te!”
“Certo che puoi” ribatte facendogli l’occhiolino “E già che lo chiami digli che mi deve ancora consegnare la vodka che gli ho ordinato un mese fa”
“Ok ok tranquillo, ci penso io”
Si china per darmi un  bacio leggero sulle  labbra.
“Chiami i fornitori a quest’ora di notte????” è tutto sempre più assurdo.
“Si, sono fornitori esteri” un altro bacio spezza la frase “Torno subito piccola, stai con loro”
Guardo la sua schiena mentre si allontana tra la folla chiedendomi a cosa ho appena assistito ma, soprattutto, cosa mi sta sfuggendo?
Mike mi piazza davanti un altro cocktail.
Beh, si, forse questa è la cosa migliore da fare.
Afferro il bicchiere sperando che le mie domande anneghino li dentro.

 

Scoperte

 

 

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“Stavi scappando?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Da me?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Perchè?”
Mentire assolutamente mentire! “Non lo so”
“Si che lo sai”
“Mentire, mentire, mentire. “No che non lo so”
“Lo sai piccola, solo che non me lo vuoi dire”
“Non sono la tua piccola”
“Ah no?”
“No”
Mi ritrovo improvvisamente distesa sui cuscini, il suo corpo sopra il mio mi impedisce ogni movimento. Afferra le mie mani e me le blocca sopra la testa.
Scalcio con le gambe cercando di scrollarmelo di dosso “Spostati” sibilo
“No” il suo sibilo è ancora più basso e furioso del mio.
“Non puoi fare così”
“Così come?”
Scalcio più forte e mi  ribello cercando di liberarmi.
Per tutta risposta sposta il suo torace sopra il mio e si lascia andare con tutto il suo peso. Ora sono letteralmente incastrata tra lui e il suolo.
Rinchiude i miei polsi in una sola mano e comincia a strusciare il suo corpo sul mio. L’altra mano percorre su e giù il mio fianco sollevando impercettibilmente il vestito un po più su ogni volta che risale.
“Così come?” chiede di nuovo.
Cerco di non pensare alla voglia atroce che sta risalendo incontrollabile il mio corpo e concentrarmi sulla risposta ma il cervello annebbiato da pensieri lussuriosi non aiuta.
Chiudo gli occhi nel tentativo di ritrovare la calma di cui necessito per rispondergli ma peggioro solo la situazione:  il suo tocco sembra ancora più infuocato. Ansimo e per tutta risposta infila una gamba tra le mie cosce.
Si solleva sugli avambracci guardandomi stupito quando la sua coscia scopre che non ci sono ostacoli a separarla dalla mia eccitazione “Dio! Tu mi farai impazzire”
Si mette in ginocchio e solleva il vestito fino alla vita.
Mezza nuda, con le gambe spalancate tra i suoi fianchi, i tacchi e la possibilità di essere scoperti mi sento eccitata oltre ogni limite;il mio piacere cola in lenti rivoli tra le mie gambe. Lui mi guarda e si lecca le labbra. Il rigonfiamento sotto i suoi pantaloni dice tutto al posto suo. Non so cosa mi prende ma improvvisamente l’unica cosa cui riesco a pensare è il bisogno assoluto di venire, la mia mano scivola tra le gambe e a occhi chiusi inizio a toccarmi.
Il bisogno di raggiungere l’orgasmo brucia dentro di me.
Dimentico ogni cosa e le mie dita iniziano a muoversi sul serio portandomi in un lampo vicinissima al limite.
“Dio piccola, così mi uccidi”
La sua voce mi ricorda che non sono sola e apro gli occhi. In ginocchio davanti a me si è sbottonato i pantaloni e si accarezza sensuale l’enorme membro. Evidentemente il mio spettacolo gli è piaciuto.
La mia mano ancora si muove lenta dentro e fuori tenendomi li li prossima all’orgasmo. Lui prende il mio polso e mi costringere a interrompere la carezza. “No” supplico “Ti prego” lo guardo implorante “Ci sono quasi”. Mi vien’da piangere!
Non mi risponde nemmeno. Si infila tra le mie gambe e mi riempie di colpo scatenando un devastante e immediato orgasmo.
Arretra fino ad uscire quasi del tutto e poi affonda di nuovo. Tutto. Un colpo solo. Mentre ancora sto venendo. Un nuovo orgasmo si aggiunge al primo.
Resta fermo dentro di me mentre mi sciolgo bagnando lui e anche i cuscini sotto di noi.
Sono sconvolta e senza fiato. Nessuno mi ha mai fatto venire così.
Lo guardo scioccata incapace di controllare questa folle reazione del mio corpo e spaventata da quanto sia intensa la sensazione di piacere.
“Finalmente piccola” sussurra.
Non riesco a rispondere imprigionata tra l’imbarazzo e il godimento che sto provando mentre la pozza continua ad allargarsi sotto di me.
Mi sento bagnata fino alla schiena.
Non riesco a controllarlo e un altra ondata mi scuote “Dio!!! E’ così tanta!”
Si ritira finché non rimane solo pochi centimetri dentro di me. Mi afferra per le ginocchia alzandole e allargandomi ancora di più “Voglio vederlo” e poi affonda deciso fino in fondo
Urlo sconvolta e uno schizzo sfugge dalle mie gambe arrivando dritto sulla sua camicia.
“Dioooo piccola. Sei uno spettacolo”
Arretra e affonda di nuovo. E di nuovo schizzo.
Mi sembra di andare in duemila pezzi. Non riesco a gestire questa cosa. Il mio corpo trema e il piacere mi sta distruggendo.
Aumenta il ritmo scopandomi senza pietà e  io vengo, vengo e vengo di nuovo. Non capisco nulla. Non so più chi sono, dove sono ne con chi. Sento solo un enorme quantità di liquido che esce da me a ondate sconvolgenti e folli.
Voglio morire adesso. Qui.

 

 

Speranza

Tutta sua????
Mi vien voglia di ridere, se non fosse per il piccolo dettaglio che sono su tutte le furie. Davvero crede di potermi piantare in asso per fare il brillante con quattro bionde più gommose di una Friut Joy, con il neurone morto per le troppe ossigenature subite?
Bene, se questo è ciò che pensa non ha davvero capito un cazzo!
Mi irrigidisco e fingo indifferenza.  Appoggia una mano sulla mia schiena e lentamente mi accarezza fino al collo. E’ difficile fingere non calanche quando il tuo corpo traditore trema sotto il suo tocco, ma tengo lo sguardo fisso verso Miky e il suo bancone vintage futuristico, e cerco di darmi un tono sorseggiando il drink che mi è appena stato messo davanti.
E’ buono: ha un sapore amaro dato dal Whisky e delle note più dolci e fresche dovute non so a cosa. Ma soprattutto ha un fantastico color ambrato che non ha nulla a che vedere con quegli irritanti colori psichedelici che circolano nei bicchieri di  questo posto.
Thor, che all’apparizione dello stronzo pareva essere rimasto senza parole, ritrova improvvisamente le sue abilità linguistiche: “Ah ora si spiegano un sacco di cose”  sorride, alzandosi in tutta la sua bellissima imponenza. e lo travolge con un abbraccio spacca ossa.
La sua mano perde la presa sul mio collo e approfitto dell’inaspettato regalo per spostarmi al di fuori della sua portata slittando sullo sgabello successivo. Miky passa lo sguardo da me allo stronzo, sembra sul punto di dire qualcosa ma poi scuote la testa  e si avvicina a lui assestandogli una sonora pacca sulla schiena “E’ una vita che non ti fai vedere”.
Baci, abbracci e strette di mano si susseguono senza sosta, approfitto dell’attimo di distrazione dei tre per scivolare giù dallo sgabello e guadagnare l’uscita.
Appena la porta si chiude alle mie spalle mi fermo. Respiro a pieni polmoni l’aria fredda della notte nel tentativo di schiarirmi le idee. Cammino fino al lago, permettendo al rumore delle onde di entrarmi dentro e rilassarmi, proprio vicino alla sponda c’è uno di quegli angoli attrezzati con un braciere e i cuscini tutto attorno.
Seduta li, con la sigaretta accesa e il lago che trasmette il suo spettacolo solo per me mi sembra di ritrovare la pace e la tranquillità che mi servono per gestire questa situazione.
Dovrei alzarmi, tornare all’albergo, fare le valige e scappare da qui…da lui. Ma la verità è che una parte di me spera che lui venga a cercarmi perché, così, forse, potrei pensare che un po gli importa, che magari non sono stata solo una bella scopata. Che magari anche io le sono entrata dentro…almeno un pochino.
Butto la sigaretta tra la brace e mentre la guardo prendere fuoco penso che sono patetica.

Il calore della coperta che scende a coprirmi le spalle mi fa sussultare sorpresa. Mi giro trovandomelo davanti.
Il mio cuore manca un colpo.
E’ uscito a cercarmi.
Ricomincio a respirare e la speranza che non sia stato tutto un errore rinasce dentro di me.

 

La Centrale

Mi tiene per mano e parla della sua vita mentre con passo sicuro mi guida in un labirinto di vicoli infiniti e tutti uguali. Credo di aver perso l’orientamento, non saprei mai ripetere il percorso a ritroso. Dopo un ultima svolta le case improvvisamente finiscono: la strada s’inoltra nel buio, scorgo in lontananza delle luci fioche e sento il rumore di acqua che scorre. Forse un fiume o una cascata. Senza il riparo degli edifici l’aria gelida mi colpisce facendomi tremare: “Hai freddo piccola?”
Scuoto la testa tentando di mascherare i brividi che mi scuotono. Sorride mentre si sfila la giacca e me la posa sulle spalle, poi mi stringe a se con un braccio “Forza” m’incoraggia “Siamo quasi arrivati.”
Stringo gli occhi, mentre cammino al suo fianco, cercando di mettere a fuoco i dettagli nell’oscurità. Sembra che attorno a noi ci siano solo montagne e prati, occupati qua e la da imponenti alberi, il rumore dell’acqua che si fa sempre più forte e l’aria che diventa sempre più fredda rafforzano la mia convinzione di essere vicino a una cascata. La strada svolta in una curva improvvisa e un attimo dopo sono davanti a una magia: un infinità di luci galleggiano su un lago artificiale. La strada cede il passo a un ponte di sasso sostenuto da piccoli archi continui che percorre tutto lo specchio d’acqua finendo davanti ad un imponente costruzione di pietre bianche e immense vetrate.
Attraversiamo il ponte e guardo incantata l’acqua che scivola veloce sotto gli archi e poi sparisce in un boato assordante nell’oscurità; sono troppo curiosa per resistere, mi stacco da lui sporgendomi oltre il muro. Mi manca il fiato e mi ritraggo di colpo scoprendo che dall’altra parte c’è un volo infinito nel buio “Che c’è piccola” mi dice ridendo mentre mi afferra al volo “hai paura dell’altezza?”
“Ahahaha” ribatto stizzita ma afferrandolo più forte.
“Che posto è questo?” gli chiedo stando ben attenta a camminare esattamente al centro del ponte. Se lo ha notato non lo da a vedere “Questa è La Centrale amore mio.”
“E cos’è?” continuo a guardarmi intorno affascinata dal romanticismo del posto, le luci sull’acqua si muovono al ritmo di una danza solo loro “E come mai le lanterne nell’acqua non precipitano giù per la cascata?”  Dei piccoli bracieri sono sistemati qua e la lungo il prato davanti alla centrale attorniati da morbidi, enormi cuscini bianchi su cui sono adagiate confortevoli coperte di cachemire beige “Hai visto?” glieli indico a bocca aperta. Mi sembra di essere una bambina il giorno di Natale. Continuo a guardarmi in giro stupita e sorpresa dai mille dettagli che riesco a scorgere qua e la nel buio mentre lo tempesto di domande di cui non sono interessata alla risposta. Lui si limita a ridere e lasciarmi esplorare con lo sguardo questo luogo di magia.
“Ora entriamo piccola” mi spinge delicato verso il portone “Stai gelando qui fuori”
Solo in quel momento mi viene in mente che la sua giacca è sulle mie spalle e che probabilmente è lui quello tra i due che sta morendo di freddo. Annuisco e lo seguo dentro al locale.
Ci accoglie un ambiente caldo, illuminato da quattro enormi lampadari di cristallo. Mi trovo in una sala enorme: le pareti di pietra bianca e polverosa sono regolarmente interrotte da maestose finestre di ferro che si stagliano per tutta l’altezza della struttura regalando una vista mozzafiato  sul lago che circonda la struttura su tre lati, posso vedere le lanterne che continuano la loro infinita danza sull’acqua. A fatica distolgo lo sguardo dall’ipnotico spettacolo quando lui mi sfiora il braccio attirando la mia attenzione “Vieni, voglio presentarti una persona”
Mi fa strada attraverso il locale in cui sono sparsi in un caos, perfettamente ordinato e voluto, massicci tavoli di legno ognuno occupati da  allegre compagnie impegnata a bere invitanti cocktail colorati o mangiare pietanze dal profumo divino. Ogni tanto lui si ferma, trattenuto da mani amiche, profondendosi in strette di mano a uomini eleganti e baci sulle guance a donne stupende. Non so se è la magia del posto ma qui sembrano tutti bellissimi e improvvisamente mi sento a disagio. Alzo gli occhi guardando la pista da ballo rialzata cui si accede da un elegante scalinata di rame in fondo alla sala: le femmine che si muovono impeccabili al ritmo della musica  con i capelli lunghi e i vestiti leggeri che svolazzano attorno al corpo sembrano fate.
Il mio disagio aumenta, non credo di esserne all’altezza di questo luogo, e mentre lui è impegnato a far ridere una bionda da urlo che lo ha praticamente braccato in mezzo alla sala io mi stringo le braccia attorno al corpo e cerco di individuare l’uscita con lo sguardo. Ho una gran voglia di fumare, o forse voglio uscire da qui e ritrovarmi in quel luogo magico solo per noi due che è l’esterno. O forse voglio scappare da tutto e tornare alla mia vita.
Un enorme biondo dal fisico scolpito e la mascella perfetta mi si pianta davanti agli occhi
“Ciao” le sue labbra si schiudono in un sorriso degno di Vogue.
“Oh mio dio ma c’è nessuno qui dentro meno bello di un attore Holliwoodiano!” Invece di pensarlo e basta devo aver espresso l’ineducato pensiero ad alta voce dato che il biondo mi guarda perplesso per qualche secondo prima di scoppiare in una fragorosa risata che fa ridere pure me.
“Certo che tu non le mandi a dire scricciolo” mi porge la mano enorme “Come ti chiami?”
Mi volto e mi accorgo che il mio accompagnatore è impegnato a sorreggere una coppa di champagne, che chissà dove ha preso, mentre intrattiene la biondona super sexy e le sue amiche con la sua parlantina. Pendono tutte dalle sue labbra, gli è bastato poco per dimenticarsi di me a quanto pare. Beh del resto come dargli torto: quello è il gruppo di donne più affascinanti e sensuali che io abbia mai visto in tutta la mia esistenza. Guardo la mano del dio biondo tesa verso di me e ricacciando indietro le lacrime la stringo decisa “Valentina” mi presento.
“Valentina” accarezza il mio nome con la sua voce  che ovviamente è profonda e mascolina. Ma qui dentro qualcuno avrà un cazzo di difetto mi chiedo?
“Valentina” ripete stringendomi la mano. E questa volta da al mio nome un suono decisamente erotico che mi mette un po a disagio “Si è un nome adatto per uno scricciolo come te”
Vorrei rispondergli piccata che sono un metro e settanta per cinquantafottuticazzodichili quindi mica tanto scricciolo! ma mi rendo conto che dall’alto dei suoi quasi due metri per almeno cento chili di muscoli guizzanti, devo davvero sembrare una cosa piccola e fragile.
“Allora Valentina piacere io sono”
“Thor” appena le parole mi sfuggono mi copro la bocca con una mano guardandolo mortificata.
Questa volta esplode in una risata assordante che attira su di noi gli sguardi dei tavoli vicini. Il gigante biondo tiene stretta la mia mano e non smette di ridere per qualche secondo.
“Thor, questa si che è divertente” si gira e urla “Ehi Miky questa la devi sentire”
Di nuovo si volta verso di me e finalmente riesce a presentarsi “Valentina” mentre lo pronuncia arrotola il mio nome in modo molto sensuale “Molto piacere io sono Steve” mi deposita un bacio sul dorso della mano “ma tu, in via del tutto esclusiva, puoi chiamarmi Thor” e di nuovo giù a ridere.
Quantomeno non è permaloso “Scusami, a volte la mia bocca agisce senza consultarsi con il cervello”
“Sei divertente Valentina” sembra che ripetere il mio nome sia il suo passatempo preferito,  ma almeno mi lascia la mano”posso sapere come sei arrivata qui?”
“Mi ci ha portato un amico”
“E dov’è ora questo tuo amico”
Gli indico con la testa il capannello di Barbie bionde che si è ovviamente infittito e lo nasconde ai nostri occhi.
“E’ stato distratto dal club di Winx strafiche li dietro” ammetto triste.
Guarda oltre le mie spalle e di nuovo scoppia a ridere “Winx strafiche? Ahahaha. Thor! Tu sei davvero uno spasso; scricciolo dalla lingua tagliente! Vieni ti offro da bere.”
“Sinceramente stavo per andarmene”
“Andartene? E dove?”
“Fuori” dico la prima cosa che mi viene in mente “A fumare”
“Non se ne parla! Fuori fa freddo. E fumare fa male. Vieni ti offro da bere” mi prende per il polso e mi trascina verso il bancone in ferro costruito tra due turbine che occupa tutta la parete oltre i tavoli.
Incomincio a scocciarmi di essere trascinata qua e la come un dannato trolley ma, del resto, non mi sembra un idea geniale mettermi a litigare con il dio biondo. Soprattutto perché lo stronzo con cui sono arrivata sembra essersi dimenticato che  esisto, troppo impegnato a intrattenere le bionde. Magari Thor/Steve può aiutarmi a ritornare all’hotel e una volta lì posso recuperare le mie cose nel giro di qualche minuto, sempre che riesca a rintracciare la cameriera a cui il bastardo le ha date, chiamare un taxi, arrivare in stazione e prendere il primo treno per qualunque posto il più lontano possibile da qui.
Mi siedo sul comodo sgabello del bar, il tipo dietro il bancone è ovviamente uno strafigo tatuato con un sorriso sciogli mutandine che dio ti prego!
Mi prendo la testa tra le mani chiedendomi dove cazzo sono finita.
“Ehi Miky vieni che ti presento sto scricciolo”
Il figo moro dietro il bancone, ovviamente Miky, mi sorride “Lo sai che mi ha chiamato Thor. Hahahahahaha. Thor, Miky ti rendi conto? Come il tizio con il martello? Hahahahaha”
Ma che cavolo ci troverà di così divertente poi? Miky mi porge la mano “Non farci caso” mi spiega “è abituato a donne che cadono ai suoi piedi appena lo vedono. Erano anni che nessuna lo prendeva in giro, credo. Piacere Miky”
“Valentina”
“Allora Valentina cosa vuoi bere?”
“Qualsiasi cosa di diverso dalla pozione magica che rifili a chiunque entri qui dentro trasformandola in una super gnocca bionda senza cervello”
Ma che diavolo mi prende?
Fortunatamente in questo posto folle sembrano apprezzare il mio sarcasmo acido da “abbandono dello stronzo” dato che pure Miky scoppia a ridere.
Anche il biondo, che aveva finalmente smesso ricomincia a ridere di gusto “Che ti ho detto? Lo scricciolo qui è una forza”
“Si. E’ una forza. Ed è tutta mia” Lo stronzo è ritornato e reclama il suo territorio.