Il potere è di chi se lo prende.

Sbadiglio poco elegantemente mentre apro la porta che da sul locale.
Ora che è vuoto e buio sembra enorme e abbandonato. Inconsapevolmente incrocio le braccia sul seno in un inspiegabile bisogno di protezione.
Seduti al bancone, nell’unico punto illuminato, i tre uomini sono immersi in una fitta conversazione.
La bottiglia di whisky passa dall’uno all’altro giusto il tempo di riempirsi i bicchieri.
La luce fredda della luna mi basata giusto per controllare di aver indossato correttamente boxer e camicia; certo preferirei degli abiti più caldi e coprenti ma non ho alternative immediate quindi è inutile lamentarsi.
Con tutta la nonchalance di cui sono capace  mi avvicino al terzetto.
La conversazione si interrompe di colpo mentre mi siedo su uno sgabello tra loro.
“Che silenzio assordante”
Nessuno risponde. Non riesco a decifrare i tre sguardi puntati su di me: preoccupazione? Irritazione? Sorpresa?
Sinceramente a questo punto sono così stanca e in overdose di emozioni che nemmeno mi interessa. Prendo un bicchiere a caso e bevo.
Le labbra bruciano da morire, sento la scia di fuoco tracciata dal liquore giù lungo la mia gola fino al mio stomaco. Per un attimo ho la sensazione di essere in fiamme.
“Io ho bisogno di mangiare. E di dormire” annuncio alzandomi.
Jonathan e Steve scattano in piedi e Mike si gira verso la cucina.
“Fermi” sbotto “Non ho detto che dovete pensarci voi!” reclamo la mia indipendenza.
“Ma piccola..” Jonathan allunga la mano ma io lo allontano con un cenno della testa.
“Ho solo bisogno che qualcuno mi dia dei vestiti decenti così che possa uscire da qui e tornare  in albergo..e magari a casa mia” aggiungo frustrata a voce più bassa.
Ma forse non abbastanza bassa visto che lui mi pianta addosso quei fantastici occhi con aria inquisitoria “Vuoi scappare?”
Ah dritto al punto, il bastardo!
“No” raddrizzo le spalle, sfidandolo.
“Hai detto che vuoi tornare a casa”
“Non posso certo stare qui per sempre, no?”
La parte di me che guarda i film romantici di nascosto spera che lui se ne esca con qualche risposta stile Harmony che smentisca la mia affermazione, invece “Perché vuoi scappare… da me?”
Si è avvicinato e mi sovrasta. Le punte dei suoi piedi nudi toccano le mie.
Abbasso lo sguardo e solo in quel momento mi accorgo che addosso ha solo i pantaloni; dalla vita spuntano pochi peli scuri.
“Sei insaziabile”
La sua voce roca mi riporta alla realtà in un lampo.
“Non so di cosa parli” nego l’innegabile.
“Sto parlando” afferra con due dita la stoffa della camicia e la tira verso di se. Slaccia due bottoni scoprendo l’incavo tra i seni “dei tuoi capezzoli che sono diventati turgidi e duri mentre guardavi questo” con l’altra mano si accarezza il membro ancora coperto dai pantaloni.
Adesso la stoffa fatica a trattenere la sua virilità dura e gonfia.
Guardo incantata e senza fiato.
Slaccia un altro bottone.  Ancora uno e la camicia si aprirà lasciandomi scoperta davanti a tutti.
Basta il pensiero perché ritrovi un minimo di pudore.
“Che cazzo fai” sibilo allontanandomi “non siamo soli”
Mi allontano impettita dandogli le spalle.
Per la duemillesima volta in questi giorni mi ritrovo ad insultarmi da sola.
Devo concentrarmi su quello che devo fare: uno trovare dei vestiti, due ritrovare la strada per l’albergo, tre recuperare le mie cose, quattro andarmene da qui.
Me lo ripeto come un mantra camminando verso lo studio di Steve. Da qualche parte la dentro ci sono i miei vestiti.
La mia mano afferra la maniglia e la stringe.

Solo un attimo.

La presa mi sfugge mentre due mani mi afferrano per i fianchi strappandomi letteralmente dalla porta. Mi ritrovo sbattuta contro il muro con un colpo deciso.
Il suo corpo si schianta sul mio, mi stringe i polsi portandoli sopra la mia testa, mi costringe ad allungarmi finché non mi ritrovo in punta di piedi. Una gamba scivola possessiva tra le mie e con la coscia preme proprio li dove sento l’improvviso bisogno di lui. La posizione in cui mi tiene costretta ha fatto saltare l’ultimo bottone della camicia, i miei capezzoli sfregano contro il muro ruvido e freddo.
Lui si sfrega su di me e a ogni suo spostamento il mio corpo sfrega contro il muro in un movimento riflesso.
Sento dolore ma con mia totale sorpresa è un dolore che mi fa eccitare, che provoca e nutre  il mio piacere.
“Lo vedi che ti piace” sussurra languido spingendomi nuovamente contro il muro.
Non riesco a trattenere un gemito.
“Io so cosa ti piace”
Il muro sembra più ruvido ora che i capezzoli sono di nuovo tesi per la mia eccitazione.
Preme la sua coscia tra le mie gambe, tira i polsi verso l’alto e di nuovo sotto il suo peso mi costringe a strusciarmi contro il muro.
I capezzoli sfregano strappandomi un ansito di doloroso piacere.
“Io sono il tuo padrone”
La sua eccitazione è dura ed enorme sulla mia schiena.
“Io possiedo il tuo piacere”
Allenta la pressione con la coscia solo per aumentarla ancora di più l’istante successivo.
La mia voglia esplode in un fiotto bagnato che inzuppa i boxer
“Sei mia” ringhia soddisfatto “Solo mia”

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Tocchi proibiti

“Sei così bella” sussurra.
Le sue dita sfiorano dolcemente le mie labbra gonfie e doloranti.
Resto immobile, incapace di muovermi.
La sua bocca si avvicina alla mia, la sua lingua ripercorre il percorso appena tracciato dalle dita, arriva sulle ferite,  le lecca dolcemente strappandomi un gemito.
Si ritrae di colpo “Scusa piccola” il suo sguardo mi spezza il cuore “Ti fa male?” Lo osservo con gli occhi socchiusi senza rispondere.
Lo attiro verso di me “Baciami”  imploro.
Mi rendo conto di avere un tono supplicante ma non posso farci nulla.
Ho bisogno di lui. Dei suoi baci. Di piangere, di ridere, di non pensare…
La sua bocca copre la mia, mi accarezza con un bacio lento..di nuovo arriva sulle mie ferite, di nuovo gemo piano. Questa volta non si ritrae, il suo tocco si fa più dolce e percorre di nuovo li dove fa male.
Tremo tra le sue braccia emettendo un gemito soffocato.
Dolore e piacere si mischiano mentre passa ancora la lingua negli stessi punti. Schiudo le labbra desiderosa di avere di più; affonda nella mia bocca, delicato e tenero in modo struggente. Mi lascio andare tra le sue braccia godendomi la sensazione di questo bacio dolorosamente dolce.
Sento improvvisamente freddo al seno. Poi la sua mano calda arriva a coprirlo.
Persa nel bacio non mi sono nemmeno resa conto che mi ha abbassato il vestito.

Sono sdraiata tra le sue braccia, la testa reclinata all’indietro, gli occhi socchiusi; mi godo il tocco delle dita calde: mi accarezza il seno provocandomi brividi che arrivano dritti tra le mie gambe.
“Dio mio, sei così bella piccola”
Prende un capezzolo tra le dita e lo stringe.  Ansimo. Stringe più forte, mi fa male e mi fa godere.
Istintivamente m’inarco verso di lui in una muta richiesta di non fermarsi, di darmi di più.
Un attimo e mi ritrovo seduta sul divano, il vestito sollevato e lui inginocchiato tra le gambe spalancate che mi osserva: un lupo affamato di fronte ad un agnellino gustoso.
Resta fermo così, guardandomi; mi ci vuole un attimo per capire che sta chiedendo il mio permesso.

Mi prendo un secondo per pensare che quello che è successo stasera deve averlo davvero sconvolto, da quando mi chiede il permesso prima di sbranarmi?
Non voglio pensarci; non ora.

Allargo di più le gambe facendo risalire ancora un po’ il vestito. Lo sento trattenere il fiato, si lecca le labbra guardando tra le mie cosce. Sono completamente esposta a lui e dannatamente bagnata.
Nonostante il mio evidente desiderio continua a restare fermo, in attesa.
Non so cosa mi passi per la testa ma, all’improvviso, sento le mie dita accarezzare lente il centro del mio piacere: emette un verso roco che mi infiamma.
Mi rilasso sul divano e affondo le dita dentro di me.
Voglio venire.
Così.
Per lui.
Affondo dentro me stessa, l’altra mano accarezza il clitoride; dimentico tutto mentre lo sento gonfiarsi e pulsare tra le mie mani. Le mie carezze diventano più profonde e più spinte, riconosco la sensazione di quegli orgasmi liquidi che lui mi ha fatto scoprire e che mi sono già così indispensabili; lo sento montare: lento, impetuoso e devastante.
Allargo ancora le gambe, le sollevo per aprirmi meglio; le sue mani salgono a stringere le mie cosce aiutandomi a stare così:  affondo meglio toccandomi più a fondo, il clitoride pulsa stretto tra le mie dita; sento che ci sono.

“Piccola ti prego!”
Apro gli occhi all’improvviso; le mani sollevate a tenermi spalancata per lui, accovacciato tra le mie gambe, lo sguardo infiammato e supplicante,è una delle cose più erotiche che io abbia mai visto.
“Dammelo” mi implora
Affondo un ultima volta e poi tolgo le dita sentendo l’orgasmo schizzare letteralmente fuori da me.
Come un fulmine si lancia con la faccia tra le mie cosce e mi beve. Tutta.
Urlo. La sua presa sulle gambe diventa ferrea e mi  tiene ferma. Impossibilitata a chiudere le cosce non riesco a gestire l’orgasmo che diventa intenso e infinito. Urlo ancora mentre instancabile succhia e lecca ogni goccia del mio piacere.
La sua lingua affonda, esce il tempo di accarezzarmi tutta e affonda di nuovo. Si sposta sul clitoride lo succhia e poi è di nuovo dentro di me. Va avanti così per un tempo infinito provocandomi un sensazione intensa e struggente.
Un altro orgasmo monta devastante e esplode nella sua bocca.
Mugola mentre cerca di bermi tutta.
Sento che è così tanta da colare nella sua bocca, tra le mie gambe, sul suo collo.
“Dammelo tutto piccola” mi incita con la bocca incollata alla mia pelle bagnata “Ti prego!”
Il mio corpo e la mia mente si perdono e  lascio andare tutto urlando il suo nome.

 

Non farmi pensare

Sono stesa sui cuscini, lo sguardo perso nel cielo stellato sopra di noi. Mi sento stanca, appagata, confusa e fragile.
Sono felice. Ma vorrei anche piangere.
Soprattutto sono spaventata.
Mi sembra di non conoscere più il mio corpo, e se non conosci la parte più reale e tangibile di te allora come puoi avere consapevolezza di ciò che sei nella tua totalità?
Se è il tuo corpo ti tradisce con reazioni incontrollabili, che cosa può fare allora la tua anima?

“Smettila”
Si sdraia sui cuscini stringendomi forte e coprendomi con la coperta.
“Di fare cosa?”
Mi bacia sulla tempia e delicatamente mi costringe a posare la testa sulla sua spalla. Immerge il viso nei miei capelli e mi annusa.
“Adoro il tuo profumo”

Riprendo a fissare il cielo. Sotto la coperta sento la mia pelle bagnata.
Ripenso al modo incredibile in cui mi ha fatto venire. Com’è stato possibile?
Io conosco il mio corpo da anni e nemmeno immaginavo potesse fare una cosa simile, lui lo conosce da due minuti e riesce a scatenare l’inferno! Com’è possibile?
Cosa mi sta facendo? Perché non riesco più a controllarmi?
“Smettila”
“Di fare cosa?”
Un soffio di vento si infiltra tra le coperte colpendo la mia pelle fradicia e facendomi tremare. Mi abbraccia più stretta scaldandomi con il suo corpo.
“Di pensare”
“Non ho detto nulla”
“Si, ma mi sembra di sentirlo il rumore di quel tuo splendido cervellino che gira a tutta velocità facendosi duemila domande”
Mi irrigidisco, francamente un po scocciata dal fatto che per lui io sia così accessibile. Penso di capire solo adesso il fastidio lamentato dai miei amici quando mi accusano di guardargli dentro contro la loro volontà.
“Io volevo che succedesse”
“Cosa?”
“Questo” mi tocca la pelle delle cosce completamente zuppa. Rabbrividisco. Cerco di convincermi per il freddo ma la verità è che è il suo tocco.
“Hai freddo?”
“No” mento spudoratamente ma voglio risposte “Cosa volevi che succedesse?” involontariamente la mia voce diventa roca e sensuale.
Le sue dita risalgono di colpo e di nuovo è dentro di me.
Le muove deciso e veloce, perfettamente consapevole dei miei punti più sensibili. Aumenta sempre di più strappandomi di nuovo dal mondo reale. Mi aggrappo con le mani alle sue spalle guardandolo disperata “Questo voglio” dice duro.
Continua a possedermi con le dita guardandomi dritta negli occhi. La mia bocca si apre in un urlo disperato e muto.
Sono scioccata. Sento che sta per succedere di nuovo.
Lo sente anche lui.
“Si piccola” mi incita “Dammene un’altro. E’ tutto mio”
Porta il ritmo a un livello insostenibile e mi contorco contro il suo torace mentre un orgasmo liquido e infinito gli scorre dirompente sulle dita.

Dio santo! L’ha fatto di nuovo.

L’ho fatto di nuovo!

Quando finalmente riesco a rimettere insieme i miei pezzi e riaprire gli occhi mi ritrovo davanti a un sorriso soddisfatto.
“Sei bellissima”
Nascondo il viso sul suo torace mentre sfila lentamente le dita da me facendomi sussultare. Non rispondo.
Chiudo gli occhi smettendo di farmi domande.
Sono così stanca.
E mi piace stare tra le sue braccia.
Restiamo in silenzio così, abbracciati nella notte gelida.
Solo noi due al mondo.

 

Scoperte

 

 

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“Stavi scappando?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Da me?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Perchè?”
Mentire assolutamente mentire! “Non lo so”
“Si che lo sai”
“Mentire, mentire, mentire. “No che non lo so”
“Lo sai piccola, solo che non me lo vuoi dire”
“Non sono la tua piccola”
“Ah no?”
“No”
Mi ritrovo improvvisamente distesa sui cuscini, il suo corpo sopra il mio mi impedisce ogni movimento. Afferra le mie mani e me le blocca sopra la testa.
Scalcio con le gambe cercando di scrollarmelo di dosso “Spostati” sibilo
“No” il suo sibilo è ancora più basso e furioso del mio.
“Non puoi fare così”
“Così come?”
Scalcio più forte e mi  ribello cercando di liberarmi.
Per tutta risposta sposta il suo torace sopra il mio e si lascia andare con tutto il suo peso. Ora sono letteralmente incastrata tra lui e il suolo.
Rinchiude i miei polsi in una sola mano e comincia a strusciare il suo corpo sul mio. L’altra mano percorre su e giù il mio fianco sollevando impercettibilmente il vestito un po più su ogni volta che risale.
“Così come?” chiede di nuovo.
Cerco di non pensare alla voglia atroce che sta risalendo incontrollabile il mio corpo e concentrarmi sulla risposta ma il cervello annebbiato da pensieri lussuriosi non aiuta.
Chiudo gli occhi nel tentativo di ritrovare la calma di cui necessito per rispondergli ma peggioro solo la situazione:  il suo tocco sembra ancora più infuocato. Ansimo e per tutta risposta infila una gamba tra le mie cosce.
Si solleva sugli avambracci guardandomi stupito quando la sua coscia scopre che non ci sono ostacoli a separarla dalla mia eccitazione “Dio! Tu mi farai impazzire”
Si mette in ginocchio e solleva il vestito fino alla vita.
Mezza nuda, con le gambe spalancate tra i suoi fianchi, i tacchi e la possibilità di essere scoperti mi sento eccitata oltre ogni limite;il mio piacere cola in lenti rivoli tra le mie gambe. Lui mi guarda e si lecca le labbra. Il rigonfiamento sotto i suoi pantaloni dice tutto al posto suo. Non so cosa mi prende ma improvvisamente l’unica cosa cui riesco a pensare è il bisogno assoluto di venire, la mia mano scivola tra le gambe e a occhi chiusi inizio a toccarmi.
Il bisogno di raggiungere l’orgasmo brucia dentro di me.
Dimentico ogni cosa e le mie dita iniziano a muoversi sul serio portandomi in un lampo vicinissima al limite.
“Dio piccola, così mi uccidi”
La sua voce mi ricorda che non sono sola e apro gli occhi. In ginocchio davanti a me si è sbottonato i pantaloni e si accarezza sensuale l’enorme membro. Evidentemente il mio spettacolo gli è piaciuto.
La mia mano ancora si muove lenta dentro e fuori tenendomi li li prossima all’orgasmo. Lui prende il mio polso e mi costringere a interrompere la carezza. “No” supplico “Ti prego” lo guardo implorante “Ci sono quasi”. Mi vien’da piangere!
Non mi risponde nemmeno. Si infila tra le mie gambe e mi riempie di colpo scatenando un devastante e immediato orgasmo.
Arretra fino ad uscire quasi del tutto e poi affonda di nuovo. Tutto. Un colpo solo. Mentre ancora sto venendo. Un nuovo orgasmo si aggiunge al primo.
Resta fermo dentro di me mentre mi sciolgo bagnando lui e anche i cuscini sotto di noi.
Sono sconvolta e senza fiato. Nessuno mi ha mai fatto venire così.
Lo guardo scioccata incapace di controllare questa folle reazione del mio corpo e spaventata da quanto sia intensa la sensazione di piacere.
“Finalmente piccola” sussurra.
Non riesco a rispondere imprigionata tra l’imbarazzo e il godimento che sto provando mentre la pozza continua ad allargarsi sotto di me.
Mi sento bagnata fino alla schiena.
Non riesco a controllarlo e un altra ondata mi scuote “Dio!!! E’ così tanta!”
Si ritira finché non rimane solo pochi centimetri dentro di me. Mi afferra per le ginocchia alzandole e allargandomi ancora di più “Voglio vederlo” e poi affonda deciso fino in fondo
Urlo sconvolta e uno schizzo sfugge dalle mie gambe arrivando dritto sulla sua camicia.
“Dioooo piccola. Sei uno spettacolo”
Arretra e affonda di nuovo. E di nuovo schizzo.
Mi sembra di andare in duemila pezzi. Non riesco a gestire questa cosa. Il mio corpo trema e il piacere mi sta distruggendo.
Aumenta il ritmo scopandomi senza pietà e  io vengo, vengo e vengo di nuovo. Non capisco nulla. Non so più chi sono, dove sono ne con chi. Sento solo un enorme quantità di liquido che esce da me a ondate sconvolgenti e folli.
Voglio morire adesso. Qui.

 

 

Caffè?

Il sesso sfrenato è estremamente piacevole ma decisamente sfiancante. Mi stropiccio gli occhi confusa, devo essere crollata ancora immersa tra le sue braccia…quel suo modo di accarezzarmi, ecco, dev’essere stato quello. Ricordo le sue mani muoversi lente sulla mia pelle. Ricordo il suo sorriso. E poi buio.
Ora al posto delle sue braccia mi ritrovo avvolta dalla calda stretta delle morbide coperte. Mi godo il tepore confortante che regalano mentre mi stiracchio e mi guardo attorno. Ha portato una poltrona davanti al letto, una tazza fumante e il suo laptop sono posati su un tavolino basso davanti a lui (non mi ricordo di averlo visto ieri, sembra che in questa stanza i mobili compaiano per magia). Ha le dita allacciate davanti alla sua splendida bocca e guarda corrucciato qualcosa sullo schermo del portatile. Passerei l’intera giornata a guardarlo, dio sono proprio partita!

Poterlo ammirare mentre è concentrato su qualcosa di diverso da me mi piace molto, mi sembra di poterlo vedere davvero: vedere il predatore preda sazio e rilassato, immerso nel suo habitat naturale. Alza lo sguardo e mi becca in pieno a guardarlo. Spavalda  lo tengo fisso nel suo, probabilmente mentre sulla mia faccia passano tutte le gradazioni possibili di rosso. Si raddrizza sulla poltrona mentre chiude il PC, accavalla le gambe muscolose rilassandosi contro lo schienale e tiene gli occhi puntati nei miei. Ok, ok è una guerra che non sono ancora in grado di vincere: basta che lui faccia un sorrisino lascivo e si lecchi appena le labbra perché a me torni in mente tutto ciò che mi ha fatto ieri sera…. e stanotte…. e stamattina. La mia faccia passa dal rosso al porpora e distolgo lo sguardo mossa da un ipocrita senso del pudore che decide di venir fuori all’improvviso.
Scoppia a ridere e io sorrido di riflesso, mi piace vederlo così.
“Buongiorno piccola” si alza e sparisce nell’oscurità in fondo alla stanza, riappare subito con una tazza fumante tra le mani   “Caffè?”
Oh mio dio, penso, siiii.
Pagherei oro per un caffè.
Saranno almeno due o tre ore che il mio corpo non riceve caffeina e io vivo di questa fantastica sostanza dannosa!
Lo guardo come se fosse uno spacciatore e io una tossica in astinenza: “Si. Grazie” sussurro mentre in realtà penso “caffè, caffè, caffè, caffè, mamma quanto è sexy, caffè.”
“Vienilo a prendere piccola” e si allontana di un paio di passi dal letto.
Corrugo la fronte perplessa, non capisco. Scendo dal letto lentamente, dio santo ho male dappertutto, mi avvolgo attorno alle lenzuola e con uno sforzo titanico mi metto in piedi.
“No. No.” mi riprende “senza”
“Senza?” lo guardo con la stessa perspicacia di un pesce lesso “Senza cosa?”
“Vuoi il caffè?”
“Si” faccio un passo nella sua direzione ma lui si allontana e mi rimbrotta “NO!”
Resto ferma impalata a un passo dal letto e a troppi dal tanto agognato caffè chiedendomi cosa diavolo voglia adesso. Io voglio solo il mio dannatissimo caffè. Lo guardo in cagnesco.
“Se vuoi il caffè devi venire a prenderlo senza” pausa con sorrisino malefico “nulla addosso”
Ok se prima ero allibita e con la faccia da pesce lesso ora credo di essere, beh qualsiasi cosa ci sia di superiore a questo!
Il mio sguardo corre verso il fondo della stanza, lui lo segue e concede sornione “Si certo” beve un sorso di caffè, anzi del MIO caffè “Puoi sempre andartene a prenderne dell’altro…se non hai coraggio”
Detesto le sfide al mio orgoglio: raddrizzo le spalle, punto lo sguardo dritto nel suo – Al diavolo – penso, apro le dita e le lenzuola cadono ai miei piedi lasciandomi completamente nuda davanti a lui.  Mi muovo verso di lui con passo sicuro. Quello che vede deve piacergli parecchio dato che i suoi pantaloni sembrano gonfiarsi all’improvviso – E adesso all’attacco – mi dico.
Mi fermo di fronte a lui.
La mia mano scivola lungo quel corpo sodo in una carezza sensuale fino a trovare quello strepitoso rigonfiamento. Lo accarezzo per tutta la sua lunghezza e questo lo fa tremare. Continuo a toccarlo con carezze sempre più intense e decise. La stoffa dei pantaloni unica barriera tra noi. Aumento ancora l’intensità finché sento il suo respiro spezzarsi.
“Posso avere il mio caffè…adesso”
Mi afferra una spalla e mi spinge verso il basso.
“No… puoi avere qualcosa di molto meglio piccola”
Mi inginocchio davanti a lui…il caffè completamente dimenticato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Istanti di noi

Facciamo l’amore piano, lentamente, prendendoci tutto il tempo di cui abbiamo bisogno. I nostri corpi si fondono in una danza di cui solo noi conosciamo i passi. Ma la dolcezza non fa parte di noi e con l’aumentare della passione perdiamo il controllo: i baci dolci diventano famelici e disperati, sento le labbra gonfiarsi sotto i suoi morsi, il sapore del sangue mi invade la bocca e mi stacco da lui con un urletto strozzato. Ferma sopra di lui, ancora dentro di me, lo guardo allibita leccandomi il sangue dalle labbra. Mi guarda come nessuno ha mai fatto: posso leggere le sue voglie folli in fondo a quello sguardo torbido. Riprendo a muovermi su di lui rallentando il ritmo, godendo di ogni centimetro, assaporandolo a lungo prima di scendere ancora. Si abbandona sconvolto sul letto “dio…così mi uccidi. Ti prego”
Sentirlo supplicare, vederlo perso e, finalmente disarmato, sotto di me mi scatena. Afferro i suoi polsi tenendogli le braccia larghe sul letto. Spalanca gli occhi sorpreso e un lungo sibilo gli sfugge quando scendo un po di più “ti prego, ti prego..”
Non posso resistere a questo dono del cielo e aumento la mia tortura. Lo cavalco senza mai affondare del tutto, avvolgo la sua erezione fin quasi al limite ma mi fermo prima di averlo tutto. Risalgo fino a sentire la punta dura della sua erezione che mi allarga, rallento ulteriormente il ritmo mentre scendo di nuovo. Si muove disperato sotto di me “Ti prego. Piccola. Così non ti resisto cazzo!”
Sfioro le sue labbra con le mie mentre risalgo. Mi godo la sensazione di onnipotenza che mi da possederlo così. Cavalco a lungo il glande, lo sento gonfiarsi e pulsare dentro di me e questo mi provoca un orgasmo immediato. Lo sente arrivare…intenso, lungo e travolgente, tutto su di lui, solo per lui. “Dioooooo, ti prego” esclama.

Mi lascio travolgere dalle sensazioni che sento. Il gioco è finito: voglio di più, ne voglio ancora. Affondo completamente accogliendolo tutto e un altro devastante orgasmo si fonde con il primo abbattendosi su di lui. Mi afferra per i fianchi e riprende il controllo della situazione. Prolunga il mio orgasmo con colpi forti e decisi finché non crollo disperata e urlante sul suo petto, distrutta dal mio stesso orgasmo.
Percepisco appena il suo sorriso soddisfatto “Sei così bella quando vieni” affonda ancora proprio mentre un’altra ondata mi scuote e un altro orgasmo esplode violento.
“Voglio vederti ancora” in un lampo mi ribalta sul letto e me lo ritrovo dietro. Mi solleva sulla ginocchia esponendomi completamente a lui. Tremo eccitata e ancora scossa dall’orgasmo che sembra non finire più. Sento il suo respiro tra le mie cosce “Sei così bella” un brivido mi scuote quando lo sento annusarmi. Dovrei vergognarmi e invece questa cosa assolutamente perversa e inaspettata mi fa fremere di piacere. L’istante dopo la sua lingua si immerge tra le mie pieghe bagnate leccando e succhiando senza pietà fino a farmi esplodere urlante nella sua bocca.

Continua finché non ha estratto anche l’ultima goccia di piacere travolgente. Inerme, con il viso affondato nei cuscini, mi sento persa in una miriade di sensazioni inspiegabili. quando finalmente la sua bocca si allontana continuo a mugolare e tremare “E, dio, sei così buona” le sue mani mi allargano le gambe e lo sento posizionarsi dietro di me. Troppo sfinita per dire qualcosa, troppo stanca per reagire e troppo vogliosa di sentirlo ancora resto ferma, scossa da brividi che non riesco più a controllare, in attesa che mi prenda ancora. E lui non mi delude: affonda in un unico colpo, fino in fondo. Urlo sorpresa e vengo. Di nuovo.

Tutto il mondo si fonde in immagini e suoni indistinti mentre stabilisce il suo ritmo e lo supera colpo dopo colpo portandomi a infiniti e continui orgasmi. Perdo la cognizione del tempo, quella dello spazio e di qualsiasi altra cosa affogando dentro le sconosciute reazioni del mio corpo. Mi lascio trascinare dalla marea dei miei orgasmi che mi travolgono in ondate sempre più forti e intense. Uno sprazzo di lucidità mi attraversa la mente e mi chiedo se si possa morire di piacere. Sento il mio corpo scuotersi, preda di sensazioni troppo forti e che durano da troppo tempo,  capisco di non poter resistere ancora a lungo a questo assalto brutale. Fortunatamente anche lui non può opporsi più a tutte queste sensazioni:”Dio se ti sento piccola. Non posso resisterti!”
Un ultimo affondo brutale e mentre urlo al cielo un nuovo orgasmo lui esplode per me.

Crolliamo sul letto avvolti in un groviglio di noi. I respiri affannati e rotti. I cuori che battono forsennati. Gli occhi chiusi ancora persi nel piacere. La pelle bagnata infiammata dalla passione.

Restiamo così: corpi intrecciati incapaci di parlare, mentre i respiri rallentano e il mondo ritrova la sua forma, persi in un istante di noi.

Tu mi porti su…poi mi lasci cadere

Inchiodata al muro, le braccia tese sopra la testa imprigionate nella sua stretta, il respiro accelerato in attesa del bacio che mi scioglierà nuovamente come neve tra le sue braccia. Il suo volto si avvicina sempre di più al mio finché siamo bocca contro bocca. Sento i battiti del mio cuore correre disperati: baciami, gli ordino con il pensiero.

Strofina le labbra sulle mie, lecca, succhia, strofina di nuovo. Sono completamente rapita dal tocco della sua bocca morbida, mi inarco disperata verso di lui, per quanto la sua presa me lo conceda, schiudendo le labbra in una disperata richiesta di avere di più. Voglio sentire il suo sapore, assaggiare un’altro dei suoi baci morbidi e profondi, perdermi in quella sensazione che oramai è già una droga di cui non so fare a meno. Ride, di nuovo, contro le mie labbra “Ti ho detto di no, e te lo dico di nuovo: No!” Spalanco gli occhi e il sorriso soddisfatto che mi trovo davanti riaccende la mia rabbia portandola in un lampo a livelli pericolosi. Strattono le braccia cercando di liberarmi “Lasciami” sibilo furiosa

“Calmati” replica calmo tenendomi inchiodata al muro. Dio come mi fa incazzare! Non solo mi umilia dicendomi di no, ma poi pretende pure che io stia li buona mentre mi provoca solo per umiliarmi ancora di più l’attimo dopo. Ma quanto idiota devo essere a cedere in un gioco simile? Devo togliermi da qui, andarmene finché ho ancora uno sprazzo di dignità, dimenticarmi di tutto. Strattono ancora più forte cercando di allentare la morsa delle sue mani strette contro i miei polsi, ma lo stronzo non molla. Abbasso lo sguardo concentrandomi meglio sullo sforzo per liberarmi: la vista del mio corpo nudo mi fa incazzare ancora di più. Umiliata fino al midollo strattono furiosa  e finalmente riesco a liberarmi. Veloce come il fulmine stringe la sua mano attorno al mio collo e mi respinge brutale contro il muro, il suo corpo si schianta sul mio con tutti i suoi novanta chili di muscoli e sono di nuovo prigioniera. “Lasciami”  gli urlo addosso ormai incontrollabile. Lacrime di rabbia scorrono copiose aumentando la mia ira e la mia umiliazione in maniera proporzionale. Riesco a infilare le mani tra i nostri corpi e cerco di spingermelo via di dosso “Lasciami” ormai piango senza freni “lasciami cazzo!” Continua a pesarmi addosso stringendomi il collo. La mia dignità va definitivamente a farsi fottere e smetto di lottare limitandomi a supplicarlo. Voglio solo andarmene da li, voglio stare sola a raccogliere i miei pezzi dispersi al vento da quest’uomo “Lasciami per favore”  singhiozzo.

“Guardami”

Abbasso gli occhi dando il via all’ennesima cascata di lacrime.

“Guardami ho detto” aumenta la stretta al collo, faccio quasi fatica a respirare. Cerco di aprire la bocca per respirare ma lui stringe ancora “Ho. Detto. Guardami”  Ringhia

Obbedisco e allenta la presa senza lasciarmi però

“Ti ho detto di no”

“Ma dai?Vuoi ripetermelo un altro paio di volte? Caso mai le prime due non fossero state sufficientemente umilianti?” Anche se ho smesso di lottare fisicamente non riesco a trattenere la rabbia nel rispondergli.

“Vuoi stare zitta e ferma un secondo e lasciarmi parlare invece di fare la femmina isterica?”

Ha pure il coraggio di fare l’offeso, ma grandissimo pezzo di… “Fottiti” gli urlo in faccia. Si irrigidisce e io pure. Aspetto che esploda e per un attimo penso che mi farà male. Invece molla la presa sul collo e scoppia a ridere. Si scosta da me per appoggiarsi al muro tenendosi la pancia per il gran ridere.

Fisso la scena allibita,  mi sembra di essere finita in una brutta candid camera! Resto imbambolata solo per qualche secondo poi raduno il mio orgoglio e mi allontano a grandi passi da lui.

Cammino rigida e ferita per la stanza. Prendo un paio di slip e una maglietta dalla mia borsa ai piedi del letto e li infilo dandogli le spalle. Sono così furiosa che non voglio nemmeno guardarlo! Una miriade di frasi acide mi salgono alla bocca ma, con uno sforzo disumano, mi trattengo: sarebbe solo la dimostrazione di quanto è riuscito a ferirmi. Sarebbe solo un elemento in più in suo potere per umiliarmi di nuovo. Sono stata una vera cretina, lasciarmi andare così! Ma che cavolo mi è passato per la testa? Come se non le conoscessi le persone!! Tutte uguali. Tutte pronte a prendersi ciò che gli serve e poi a farti a pezzi e scaricarti come immondizia lungo la strada! Non mi bastano le cicatrici ancora aperte che mi porto addosso? Noooo, io da brava idiota mi dovevo buttare senza paracadute in una cosa folle con il Bastardo Supremo! Ma vaffanculo – mi dico – vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.

Così presa dai miei pensieri non mi accorgo che le risate sono finite ne di lui che mi si fionda addosso a braccia aperte a tutta velocità. Caccio un urlo sorpreso quando mi travolge. Cadiamo sul letto. Lo guardo allibita “Tu sei pazzo”

“Si” ride “pazzo di te”

“Fottiti”

“Fotterei volentieri te piccola”

Lo guardo a bocca aperta, da perfetta idiota quale lui mi fa sentire.

“Ti ho detto di no” sospira ” perché stanotte non ti sei risparmiata”

“E quindi? Non mi sembravi dispiaciuto” brontolo

“Dispiaciuto? No tesoro! Tu in preda al desiderio sei la cosa più sexy e magnifica che io abbia mai visto”

“E allora perché?” lo guardo supplicante “Volevi solo umiliarmi?”

Mi fissa scioccato “Umiliarti?” esclama “E’ questo che pensi?”

“Cosa dovrei pensare scusa? Mi baci, mi fai venire voglia di avere di più e poi mi dici di no! Mi riesce difficile pensare che sia un complimento. No?”

“Ti ho detto di no, piccola, perché stanotte è stata impegnativa…per entrambi. E prima di rifarlo abbiamo bisogno di mangiare e di dormire. Mi farai venire un infarto altrimenti!”

“Ma abbiamo dormito”

“Si, mezz’ora piccola”

Mi guardo attorno accorgendomi solo ora che la stanza è buia perché tutte le tende sono state tirate e gli enormi scuri fatti scorrere lungo i binari esterni bloccando così l’invadente luminosità del mattino “Sei stato tu?” chiedo indicandoli

“No. Ho provato ad alzarmi per chiudere tutto perché la luce ti arrivava addosso e continuavi ad agitarti” spiega tranquillo “Ma appena ti lasciavo ti agitavi di più” arrossisco come un aragosta bollita  “E poi” mi trascina su di se in un abbraccio baciandomi delicatamente il collo “Mi piace tenerti stretta tra le braccia e guardarti dormire”

Sorrido come un ebete lusingata e imbarazzata “E chi le ha chiuse allora?” la tensione di poco fa svanita tra un bacio e  l’altro sul collo “Babbo Natale?”

Ridacchia mentre mi morde il lobo dell’orecchio “No tesoro” mi piacciono questi morsi delicati che mandano brividi lungo tutta la spina dorsale “Niente Babbo Natale. Solo una banale cameriera”

Mi sollevo sugli avambracci e lo guardo. Non potrei esser più sorpresa nemmeno se mi avesse detto che nevica viola in pieno agosto ai Caraibi! “La cameriera???? Quale cameriera, scusa?”

“Quella che è entrata a portarci la colazione” indica con un gesto della testa un carrello disposto nell’angolo della stanza, di fianco ad un tavolo immacolato apparecchiato per due. Non ricordo di aver visto un tavolo la sera prima.

“Ho ordinato fragole, cereali, yogurt, latte, biscotti e torta al cioccolato” ritorna a mordermi l’orecchio “Sai…non sapevo cosa ti piace al mattino”

“Caffè” mi limito a rispondere. Quest’uomo è una costante sorpresa.

“Mhhhh” i suoi denti affondano nella carne morbida dell’orecchio strappandomi un sussulto di piacere “Devi anche mangiare” tira il lobo e sussulto ancora.

Mi muovo languida su di lui, la mia voglia riaccesa dai continui morsi delicati, allargo le cosce sentendo la sua eccitazione premere contro il mio centro. Mi lecca il collo e di nuovo morde l’orecchio. Mi posiziono meglio sopra di lui e quando i suoi denti mordono di nuovo la mia carne ne approfitta per spingersi tutto dentro di me. Soffio fuori un mugolio di assoluto piacere e prendo a muovermi al mio ritmo sopra di lui. Questo è il mio posto, questo è il suo posto.

 

Respirami!

Ho freddo. Apro gli occhi e non capisco dove sono. Nuda in un letto sconosciuto. Mi guardo attorno ancora mezza addormentata, due occhi stupendi trovano i miei

“Ehi piccola”

Affonda il viso nell’incavo del collo e mi respira. Il ricordo della notte trascorsa torna immediato strappandomi un sorriso felice. La stanza è avvolta nella penombra, ricordo chiaramente di essermi addormentata mentre l’alba illuminava il letto, quanto cavolo ho dormito?!?  Mi siedo di colpo ma poi accorgendomi di essere completamente nuda davanti a lui afferro al volo il lenzuolo attorcigliato in fondo al letto cercando di coprirmi.

Si stiracchia pigro e languido consapevole della sua nudità, sicuro di se, sensuale e pericoloso. I miei occhi devono essere immensi, spalancati a guardarlo con un misto di desiderio e terrore. Si siede sul letto di fronte a me, mette le sue gambe sulle mie legandoci in una posizione estremamente intima e sensuale. Mi chiedo preoccupata che intenzioni abbia. Mi sento ancora intorpidita per tutto ciò che ci siamo fatti questa notte e non credo di essere in grado di reggere un’altra sessione di sesso sfrenato così presto.

Per non parlare poi dell’altalena di emozioni che mi ha fatto vivere e che mi hanno incasinato il cervello quasi a livello di tilt assoluto.

Mi stringo di più il lenzuolo addosso in un patetico tentativo di proteggermi. Non toglie mai gli occhi dai miei mentre mi afferra le mani costringendomi, un dito alla volta, a mollare la presa sulla mia copertura; il lenzuolo si affloscia attorno ai miei fianchi, essere mezza nuda davanti al suo sguardo mi imbarazza e vorrei coprirmi con le braccia “Non farlo” sussurra stringendo le mie mani nelle sue “Cosa?”

“Non nasconderti”

“Mi vergogno” Scoppia a ridere ma non mi lascia le mani “Dopo stanotte?” Divento rossa in risposta alla sua domanda, abbasso la testa cosi che i capelli mi nascondano e mi sottraggano al suo sguardo indagatore. Mi lascia le mani solo per stringermi contro di lui in un abbraccio. Non so come in un attimo mi trovo sotto di lui, le braccia imprigionate ai miei fianchi dalle sue gambe, cosi è finalmente libero di scostare i capelli dal volto e guardarmi “Piccola” vorrei piangere e non so nemmeno perché “Piccola guardami ti prego” Obbedisco, ovviamente. Sembra che ormai io non sia in grado di farne a meno. Lui ordina e io obbedisco. Questa novità mi spiazza spingendomi verso domande spinose, la sua voce mi riporta docile all’obbedienza “Guardami” e di nuovo mi cattura gli occhi “Non nasconderti da me, ti prego” mi bacia il collo con un tocco lieve e soffice ” Sei così bella” dice mentre percorre il mio corpo con lo sguardo.

Sento il suo corpo reagire, enorme, duro e pronto. Il mio freme in reazione. Nonostante mi faccia male tutto non vedo l’ora che succeda di nuovo e al solo pensiero mi sfugge un gemito. Il bastardo scoppia a ridere “Sei insaziabile, ma no…piccola.”

La sua risposta ha l’effetto di una doccia gelata e in reazione il mio livello di vergogna aumenta in modo catastrofico. Gli occhi mi si riempiono di lucide perle ma mi rifiuto di piangere! Chiudo le palpebre e conto mentalmente cercando di recuperare il controllo <<uno..non piangere,due..non piangere,tre…non piangere, quattro.. non piangere, cinque…non piangere, sei…non >> una lacrima sfugge tra le ciglia; la sento rotolare lungo la guancia come il primo macigno di un imminente valanga <<Cazzo!>>

Per un istante lungo un eternità non accade nulla. Sto giusto iniziando a sperare che non si sia accorto di nulla quando “No!” mi stringe “No! Cazzo! Guardami!”

Chiudo più forte gli occhi e un altra lacrima sfugge insieme ad un imprecazione mentale.

Mi sento sollevare tra le braccia e in un istante mi ritrovo cullata da lui come una bambina “Piccola… piccola.. ti prego..non piangere” mi stringe e mi culla. Sono così sorpresa da questo che apro gli occhi per guardarlo: mi culla guardandomi, le sue dita raccolgono le lacrime prima che abbiano percorso tutto il viso “Ti prego, ti prego” sussurra dolcemente “non piangere, ti prego” è teso, mi guarda in modo disperato, mi si stringe il cuore.

Gli sorrido e ricaccio indietro le lacrime mentre gli accarezzo la guancia, dopo qualche minuto così mi sembra di aver ritrovato il controllo “E’ passato. Scusami” mormoro a mo di scusa.

“Ti prego” mi stringe forte contro di se “ti prego”

In un attimo i ruoli sono invertiti e mi trovo a doverlo rassicurare intanto che la sua presa si fa ancora più stretta. Decisamente troppo stretta:”Ehi, ehi, smettila di stringermi cosi!” dalla mia voce traspare una vena di sorriso “Ho smesso dai…se stringi ancora un po la pressione corporea sarà intollerabile, mi scoppieranno le arterie e allora si che avrai un bel problema, altro che asciugare un paio di lacrime” borbotto.

Scoppia a ridere e a me sembra il suono più bello del mondo. Lo guardo affascinata e sorridente finché non smette. Il suo abbraccio resta sempre possessivo ma diventa decisamente più delicato. Con un dito segue il percorso umido lasciato dalle mie lacrime “Mi fa impazzire vederti piangere” ammette

Mi sento in colpa, non mi piace vederlo così. Non mi piace sentirlo così. “Scusami”

“Sei così bella quando ridi”

“Lo so” non è vero. Questa è una bugia, una colossale bugia. Non amo nulla del mio corpo tanto meno il sorriso ma in questo momento non so cosa dire quindi dico la cosa più ovvia per assecondarlo e uscire da questo ennesimo momento di follia emozionale.

“Dimmi cosa?”

Lo guardo stranita e confusa. Non capisco che cosa mi sta chiedendo, dimmi cosa? che razza di domanda è? Potrebbe aspirare al premio peggio domanda dell’anno, per quanto io mi scervelli davvero non capisco cosa diavolo voglia sapere. Fortunatamente ritrova in fretta le se capacità linguistiche, dopo aver preso un bel respiro contro la pelle del mio collo – di nuovo! – , e elabora la domanda in modo più chiaro “Dimmi cosa ho fatto? Cosa ti ha fatto piangere” ecco forse era meglio se restava nella fase di autismo linguistico “per favore piccola. Dimmelo”

Prendo un bel respiro e butto fuori la verità prima di avere il tempo di ripensarci “Mi hai detto di no”

“Cosa????” mi guarda allibito, come se fossi una creatura aliena.

Oramai tanto vale andare fino in fondo “Mi hai detto di no” ripeto umiliata e con il broncio “poco fa tu mi hai detto di no”

 

Ride. uomo-e-donna-abbracciati

M’infurio.

Mi sottraggo al suo dannato abbraccio e in un lampo sono in piedi in mezzo alla stanza.Sprizzo ira da ogni poro della pelle, la sua camicia mezza strappata sul pavimento è l’unica cosa che trovo a portata di mano per coprirmi; la infilo stringendo le braccia sotto il seno nel patetico tentativo di tenerla chiusa mentre scruto rabbiosa la stanza alla ricerca di qualcosa da tirargli addosso.

Si alza. Cammina verso di me completamente nudo. L’unica immagine che mi viene in mente è quella di una pantera in caccia: elegante, sexy, mortale. Mi si asciuga la bocca. Dimentico che dovrei essere arrabbiata. Incapace di muovermi resto inchiodata in mezzo alla stanza. Appena mi raggiunge mi afferra per le braccia e mi spinge ” ma che cazz..” sbatto contro la parete e nello stesso momento mi solleva le braccia sopra la testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mia Luna

Sono stremata. Dopo avermi lavato con una delicatezza che la mia pelle mai aveva sperimentato, e scopato con un bisogno che la mia anima non aveva mai sognato, quest’uomo magico mi ha avvolto in un morbido asciugamano e mi ha spedito fuori dalla doccia con una sculacciata soft. Ora, mentre lui si gode la sua meritata doccia, io resto in piedi davanti a questa enorme vetrata. La luna, gialla e enorme sembra occupare tutto il cielo. Resto a guardarla incantata, senza pensare a nulla, completamente svuotata nel corpo e nell’anima. I capelli ancora bagnati gocciolano, tracciando una linea  umida che corre dalla spalla all’attaccatura del seno per poi  morire assorbita dall’asciugamano immacolato. Penso pigramente che dovrei asciugarmi, prima di prendermi un raffreddore, ma la sua voce calda che canticchia felice sotto la doccia e questa luna magica che riempie gli  occhi col suo colore dorato, mi ammaliano facendomi sentire così felice, che evito di muovermi per la paura di spezzare questo momento magico.

Appoggio le mani sulla vetrata nell’inutile tentativo di toccare quella sfera luminosa che occupa il mio cielo. A lei, signora indiscussa della notturna volta celeste a cui i più grandi poeti hanno innalzato odi d’amor. Mi domando se anche loro abbiano vissuto notti così. Notti piene di incanto e follia. Quelle notti in cui qualcuno ti svela i segreti dell’amore e tu sei così felice che vorresti urlarlo al mondo, dicendo a tutti che è solo grazie a lui se questa vita si è colorata improvvisamente di tinte così brillanti da accecarti. Guardo questa luna che riempie l’oscurità e credo di capire perché alla fine questi sentimenti misteriosi li abbiano affidati a Lei. Lei, involontaria spettatrice dei più preziosi attimi d’amore; Lei , silenziosa custode di cuori innamorati che a Lei sola si svelano, certi che essa custodirà il loro lussurioso segreto fino alla fine dei tempi, senza timore di essere traditi o umiliati dal suo scherno. Perché da sempre la luna è stata spettatrice dei più grandi amori e dei più dolorosi drammi e sa in quanto dolore può trasformarsi l’amore. Immersa in questo spettacolo mozzafiato vorrei anche io essere capace di spiegare a parole i sentimenti che si muovono dentro di me come tantissime lucciole di speranza. Ma  non sono mai stata brava con le parole, ancora meno con i sentimenti. Mi limito ad aprire il mio cuore e lasciare che solo Luna possa scrutarci dentro avvolgendo le mie lucciole nella sua dolce luce d’oro. Il suo corpo si fonde al mio in un dolce abbraccio. Posa un bacio delicato nell’incavo tra il collo e la spalla “A cosa pensi piccola?”images

Sorrido beata in risposta.

“Che bella che sei quando sorridi”

Divento rossa, ma continuo a sorridere incapace di fare altrimenti.

“Hai visto?”

“Cosa?” ma perché non riesco a smettere di sorridere come una cretina? Lui indica la luna, che adesso mi sembra ancora più immensa e luminosa “Che cosa ho ordinato per te!”

Mi sciolgo tra le sue braccia.

Caleidoscopiche emozioni

Traffica davanti a una parete della stanza. Il suo corpo mezzo nudo mi impedisce di vedere che cosa sta combinando, dopo un po’ mi stanco di cercare di indovinare e smetto di prestargli attenzione tornando al mio mondo isolato sotto la doccia. Chiudo gli occhi e ascolto l’acqua cadermi addosso e intorno, mi piace il rumore che fa, mi calma. Penso che ormai sono qui dentro da troppo tempo, dovrei davvero uscire da questo torpore, decidermi a lavarmi ed uscire ad affrontare il resto di questa serata folle e bellissima.

Le sue mani che mi sfiorano la schiena mi colgono di sorpresa facendomi sobbalzare. Non mi aspettavo che mi raggiungesse. I suoi vestiti sono appallottolati sul pavimento e lui è finalmente nudo davanti a me. Guardo ammirata il corpo in piedi davanti a me e per un attimo mi dimentico di respirare: la sua pelle sembra brillare coperta da miriadi di gocce d’acqua, i muscoli scolpiti delle braccia si flettono ogni volta che si allunga ad accarezzarmi e le labbra, dio quelle labbra, sono piegate in un sorriso perverso che ormai comincia a diventare famigliare. Mi prende per mano facendomi alzare dal pavimento della doccia e mi avvolge in un abbraccio morbido e delicato. Mi tiene stretta cullandomi piano. L’acqua calda accarezza i nostri corpi facendoli scivolare uno sull’altro. La sua reazione fisica al contatto delle nostre pelli si erge dura tra noi. Ma lui non fa nulla di erotico anzi, mi stringe più stretta cullandomi ancora. Lungo la parete della doccia corre una panca rivestita di pietra bianca, si siede tirandomi in braccio a lui e le sue mani percorrono delicate la mia schiena, dal collo alla curva del bacino in un massaggio intimo e mozzafiato. Sospiro, lasciando crollare la mia testa sulla sua spalla e godendomi il momento. Solo in quell’istante, persa a occhi chiusi tra le sue braccia, mi accorgo della musica che suona nella stanza. Le casse, abilmente nascoste in punti strategici, rimbalzano la voce di Tiziano Ferro in ogni angolo. Ha una voce profonda e calda come una terra esotica. All’improvviso una voce ancora più profonda e molto più calda si sovrappone alla sua: “….Come fa male cercare, trovarti poco doposta cantando per me!!!! “E nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto”  Lo guardo con occhi spalancati, stupita dalla magia della sua voce e sorpresa dalla dolcezza di questo istante che sta creando solo per me. Si interrompe solo per darmi un bacio lieve come una piuma, delicatamente mi spinge ad accoccolarmi di nuovo nell’ incavo della sua spalla, faccio giusto in tempo a cogliere un sorriso malinconico, poi la sua voce riempie la mia testa “Ricorderò e comunque e so che non vorrai, ti chiamerò perché tanto non risponderai” adoro questa canzone, ma è così triste. Mi chiedo perché abbia scelto proprio questa. Sono qui, avvolta al suo corpo sotto la doccia e lui canta parole che parlano di perdita e rifiuto? Mi concentro su quelle successive “Come fa ridere adesso pensarti come un gioco, e capendo che ti ho perso ti scatto un’altra foto. Perché piccola, potresti andartene dalle mie mani ed i giorni da prima lontani saranno anni…E ti scorderai di me, quando piove i profili e le case ricordano te. E sarà bellissimo perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te. Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse, e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse e voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire” 

Mi sottraggo al suo abbraccio raddrizzandomi sulle sue gambe. Sento l’improvviso bisogno di guardalo negli occhi e accarezzare il suo viso. Seduta sulla sue ginocchia affondo in quello sguardo misterioso, il suo voltosi scopre sotto il mio tocco insicuro: gli zigomi scolpiti, la linea della mascella resa ruvida da un accenno di barba, le labbra morbide e piene. Si arrende alla mia esplorazione, chiude gli occhi e si rilassa con un sospiro contro il muro. La voce del cantante continua la sua struggente melodia, senza la sua voce che lo copre mi sembra meno bella.

“Adoro questa canzone”

Apre gli occhi “Davvero?”

“Si” sussurro

“Anche io”

“Ma è così triste”

Resta in silenzio. Le sue mani hanno ripreso il loro percorso lungo la mia schiena ma questa volta sembra più un movimento involontario. Una reazione del corpo che sfugge al controllo della volontà, il modo inconscio in cui di solito manifestiamo disagio o altre emozioni che non ci piacciono, un po come quando sei nervoso e ti mangi le unghie.

“Perché hai scelto questa?” scrolla le spalle ma continua a stare zitto.

Anche la mia carezza, spostatasi sul suo torace è diventata qualcosa di meccanico. È come se sentissimo il bisogno di toccarci per non perdere il contatto mentre ognuno si rinchiude nel proprio mondo.

Forse sono troppo cerebrale, come gran parte delle donne del resto. In fondo lui è un uomo e non attribuisce alle cose sottostrati di significati; probabilmente la scelta della canzone è stata casuale, è semplicemente una che gli piace, e io ci ho costruito sopra un bel castello di carata emotivo con tanto di torri, guglie e ponte levatoio. I maschi non si perdono in ricami mentali: una canzone è semplicemente una canzone, niente di più e niente di meno.

Riemergo dal mio rifugio interiore proprio mentre lui mi avvolge in un nuovo abbraccio. Stringe. Forte. E poi stringe ancora. Faccio fatica a respirare. Vorrei spingerlo via e riempirmi i polmoni di aria ma capisco che ha bisogno di questo momento. Non ne conosco il motivo ma sono certa che ha bisogno di questo e così lo lascio fare, rilassando il corpo mentre aumenta ancora la stretta e tentando di prendere aria come posso. Struscia il viso sul mio collo, tra i capelli. Respirare diventa sempre più difficile. “Pensavo di giocare con te” la sua voce è così bassa che l’ho sentito a stento. Dimentico il problema del respiro e mi concentro su quello che sta dicendo “ Mi sei entrata sotto la pelle”  ho la sensazione che il mio cuore si sia appena perso un battito “Ma quando scoprirai chi sono” ok ora davvero non respiro più e non certo a causa delle sue braccia strette attorno a me “Ti perderò” ma di che diavolo sta’ parlando? “E io non sono pronto a perderti!” Improvviso come un tornado mi solleva. Un lampo e la mia schiena si schianta contro il vetro della doccia, lo sento vibrare contro il mio corpo e mi stupisco che non si sia frantumato per il colpo. Apro la bocca nel tentativo di inalare dell’aria: tra la stretta e il colpo ho i polmoni che bruciano! Riesco a inghiottire una sorsata di ossigeno giusto un istante prima che la sua bocca sia sulla mia. Mi invade con un bacio violento, famelico, possessivo. Avvolgo le gambe contro la sua schiena, le sue braccia forti sotto le ginocchia mi sostengono mentre gemo sotto l’assalto della sua lingua.

Il bacio si fa ancora più profondo, spinge il corpo bagnato contro il mio. In braccio a lui in questa posizione completamente esposta sono una preda fin troppo facile. Lo sento pulsarmi contro, enorme e duro. Non esiste più nulla, solo la voglia disperata di sentirmi finalmente completa. Interrompe il bacio per guardarmi: devo essere uno spettacolo pietoso con i capelli bagnati che mi si appiccicano al viso, il mascara, che per quanto waterproof, sarà certamente colato almeno un po’ e le labbra tumefatte per il suo attacco. Incredibilmente, invece, lo sento pulsare tra le mie cosce mentre mi brucia con lo sguardo. Si muove lento così che possa sentire la sua eccitazione sfiorare la mia. Annaspo tentando di respirare, dimentica di tutto se non di quanto lo voglio. Si posiziona meglio tra le mie gambe finché non riesce ad invadermi con la punta della sua erezione. Basta quella lieve invasione per farmi perdere del tutto la testa. Con le gambe strette sulla schiena lo spingo contro di me, un tacito ma palese invito a possedermi del tutto.  Mi sorprende opponendo resistenza. Invece di affondare al caldo dentro di me mi tortura con lenti movimenti circolari. Mi allargo e contraggo attorno a lui. Il ritmo lento e deciso con cui si muove mi strappa reazioni nuove e inaspettatamente sento il mio orgasmo montare lento. “Non smettere ti prego” mi sento supplicare.

“Non ne ho nessuna intenzione piccola” aumenta il ritmo ma continua a non prendermi del tutto. Eppure il mio corpo reagisce ancora e quando il suo dito arriva a stringermi il clitoride urlo ed esplodo su di lui.

Aspetta quel momento per affondare del tutto con un unico colpo deciso che arriva fino in fondo “Sei mia” mi ringhia rabbioso. Mi strappa un nuovo urlo e un nuovo orgasmo. Si ritrae piano, di nuovo mi possiede solo con la punta del pene. Si è girato e sempre tenendomi in braccio mi deposita sulla panca. Compie tutto il movimento senza mai uscire da me e senza smettere di guardarmi negli occhi “Alza le braccia” obbedisco all’istante senza nemmeno chiedermi perché. Le mie capacità razionali sono sparite sotto la frana di puro erotismo sotto cui quest’uomo mi ha sepolto “Afferra l’asta della doccia e non lasciarla per nessun motivo”  Faccio come dice. Non appena le mie mani si stringono sul ferro freddo affonda di nuovo. Tutto. “Sei solo mia!”  Urlo, ma non mollo la presa “Brava piccola” e di nuovo si ritrae quasi del tutto “ e adesso pensiamo a lavarti.” Come può rendere eccitante una  frase così banale?