Non farmi pensare

Sono stesa sui cuscini, lo sguardo perso nel cielo stellato sopra di noi. Mi sento stanca, appagata, confusa e fragile.
Sono felice. Ma vorrei anche piangere.
Soprattutto sono spaventata.
Mi sembra di non conoscere più il mio corpo, e se non conosci la parte più reale e tangibile di te allora come puoi avere consapevolezza di ciò che sei nella tua totalità?
Se è il tuo corpo ti tradisce con reazioni incontrollabili, che cosa può fare allora la tua anima?

“Smettila”
Si sdraia sui cuscini stringendomi forte e coprendomi con la coperta.
“Di fare cosa?”
Mi bacia sulla tempia e delicatamente mi costringe a posare la testa sulla sua spalla. Immerge il viso nei miei capelli e mi annusa.
“Adoro il tuo profumo”

Riprendo a fissare il cielo. Sotto la coperta sento la mia pelle bagnata.
Ripenso al modo incredibile in cui mi ha fatto venire. Com’è stato possibile?
Io conosco il mio corpo da anni e nemmeno immaginavo potesse fare una cosa simile, lui lo conosce da due minuti e riesce a scatenare l’inferno! Com’è possibile?
Cosa mi sta facendo? Perché non riesco più a controllarmi?
“Smettila”
“Di fare cosa?”
Un soffio di vento si infiltra tra le coperte colpendo la mia pelle fradicia e facendomi tremare. Mi abbraccia più stretta scaldandomi con il suo corpo.
“Di pensare”
“Non ho detto nulla”
“Si, ma mi sembra di sentirlo il rumore di quel tuo splendido cervellino che gira a tutta velocità facendosi duemila domande”
Mi irrigidisco, francamente un po scocciata dal fatto che per lui io sia così accessibile. Penso di capire solo adesso il fastidio lamentato dai miei amici quando mi accusano di guardargli dentro contro la loro volontà.
“Io volevo che succedesse”
“Cosa?”
“Questo” mi tocca la pelle delle cosce completamente zuppa. Rabbrividisco. Cerco di convincermi per il freddo ma la verità è che è il suo tocco.
“Hai freddo?”
“No” mento spudoratamente ma voglio risposte “Cosa volevi che succedesse?” involontariamente la mia voce diventa roca e sensuale.
Le sue dita risalgono di colpo e di nuovo è dentro di me.
Le muove deciso e veloce, perfettamente consapevole dei miei punti più sensibili. Aumenta sempre di più strappandomi di nuovo dal mondo reale. Mi aggrappo con le mani alle sue spalle guardandolo disperata “Questo voglio” dice duro.
Continua a possedermi con le dita guardandomi dritta negli occhi. La mia bocca si apre in un urlo disperato e muto.
Sono scioccata. Sento che sta per succedere di nuovo.
Lo sente anche lui.
“Si piccola” mi incita “Dammene un’altro. E’ tutto mio”
Porta il ritmo a un livello insostenibile e mi contorco contro il suo torace mentre un orgasmo liquido e infinito gli scorre dirompente sulle dita.

Dio santo! L’ha fatto di nuovo.

L’ho fatto di nuovo!

Quando finalmente riesco a rimettere insieme i miei pezzi e riaprire gli occhi mi ritrovo davanti a un sorriso soddisfatto.
“Sei bellissima”
Nascondo il viso sul suo torace mentre sfila lentamente le dita da me facendomi sussultare. Non rispondo.
Chiudo gli occhi smettendo di farmi domande.
Sono così stanca.
E mi piace stare tra le sue braccia.
Restiamo in silenzio così, abbracciati nella notte gelida.
Solo noi due al mondo.

 

Scoperte

 

 

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“Stavi scappando?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Da me?”
Mentire o non mentire? “Si”
“Perchè?”
Mentire assolutamente mentire! “Non lo so”
“Si che lo sai”
“Mentire, mentire, mentire. “No che non lo so”
“Lo sai piccola, solo che non me lo vuoi dire”
“Non sono la tua piccola”
“Ah no?”
“No”
Mi ritrovo improvvisamente distesa sui cuscini, il suo corpo sopra il mio mi impedisce ogni movimento. Afferra le mie mani e me le blocca sopra la testa.
Scalcio con le gambe cercando di scrollarmelo di dosso “Spostati” sibilo
“No” il suo sibilo è ancora più basso e furioso del mio.
“Non puoi fare così”
“Così come?”
Scalcio più forte e mi  ribello cercando di liberarmi.
Per tutta risposta sposta il suo torace sopra il mio e si lascia andare con tutto il suo peso. Ora sono letteralmente incastrata tra lui e il suolo.
Rinchiude i miei polsi in una sola mano e comincia a strusciare il suo corpo sul mio. L’altra mano percorre su e giù il mio fianco sollevando impercettibilmente il vestito un po più su ogni volta che risale.
“Così come?” chiede di nuovo.
Cerco di non pensare alla voglia atroce che sta risalendo incontrollabile il mio corpo e concentrarmi sulla risposta ma il cervello annebbiato da pensieri lussuriosi non aiuta.
Chiudo gli occhi nel tentativo di ritrovare la calma di cui necessito per rispondergli ma peggioro solo la situazione:  il suo tocco sembra ancora più infuocato. Ansimo e per tutta risposta infila una gamba tra le mie cosce.
Si solleva sugli avambracci guardandomi stupito quando la sua coscia scopre che non ci sono ostacoli a separarla dalla mia eccitazione “Dio! Tu mi farai impazzire”
Si mette in ginocchio e solleva il vestito fino alla vita.
Mezza nuda, con le gambe spalancate tra i suoi fianchi, i tacchi e la possibilità di essere scoperti mi sento eccitata oltre ogni limite;il mio piacere cola in lenti rivoli tra le mie gambe. Lui mi guarda e si lecca le labbra. Il rigonfiamento sotto i suoi pantaloni dice tutto al posto suo. Non so cosa mi prende ma improvvisamente l’unica cosa cui riesco a pensare è il bisogno assoluto di venire, la mia mano scivola tra le gambe e a occhi chiusi inizio a toccarmi.
Il bisogno di raggiungere l’orgasmo brucia dentro di me.
Dimentico ogni cosa e le mie dita iniziano a muoversi sul serio portandomi in un lampo vicinissima al limite.
“Dio piccola, così mi uccidi”
La sua voce mi ricorda che non sono sola e apro gli occhi. In ginocchio davanti a me si è sbottonato i pantaloni e si accarezza sensuale l’enorme membro. Evidentemente il mio spettacolo gli è piaciuto.
La mia mano ancora si muove lenta dentro e fuori tenendomi li li prossima all’orgasmo. Lui prende il mio polso e mi costringere a interrompere la carezza. “No” supplico “Ti prego” lo guardo implorante “Ci sono quasi”. Mi vien’da piangere!
Non mi risponde nemmeno. Si infila tra le mie gambe e mi riempie di colpo scatenando un devastante e immediato orgasmo.
Arretra fino ad uscire quasi del tutto e poi affonda di nuovo. Tutto. Un colpo solo. Mentre ancora sto venendo. Un nuovo orgasmo si aggiunge al primo.
Resta fermo dentro di me mentre mi sciolgo bagnando lui e anche i cuscini sotto di noi.
Sono sconvolta e senza fiato. Nessuno mi ha mai fatto venire così.
Lo guardo scioccata incapace di controllare questa folle reazione del mio corpo e spaventata da quanto sia intensa la sensazione di piacere.
“Finalmente piccola” sussurra.
Non riesco a rispondere imprigionata tra l’imbarazzo e il godimento che sto provando mentre la pozza continua ad allargarsi sotto di me.
Mi sento bagnata fino alla schiena.
Non riesco a controllarlo e un altra ondata mi scuote “Dio!!! E’ così tanta!”
Si ritira finché non rimane solo pochi centimetri dentro di me. Mi afferra per le ginocchia alzandole e allargandomi ancora di più “Voglio vederlo” e poi affonda deciso fino in fondo
Urlo sconvolta e uno schizzo sfugge dalle mie gambe arrivando dritto sulla sua camicia.
“Dioooo piccola. Sei uno spettacolo”
Arretra e affonda di nuovo. E di nuovo schizzo.
Mi sembra di andare in duemila pezzi. Non riesco a gestire questa cosa. Il mio corpo trema e il piacere mi sta distruggendo.
Aumenta il ritmo scopandomi senza pietà e  io vengo, vengo e vengo di nuovo. Non capisco nulla. Non so più chi sono, dove sono ne con chi. Sento solo un enorme quantità di liquido che esce da me a ondate sconvolgenti e folli.
Voglio morire adesso. Qui.

 

 

Caffè?

Il sesso sfrenato è estremamente piacevole ma decisamente sfiancante. Mi stropiccio gli occhi confusa, devo essere crollata ancora immersa tra le sue braccia…quel suo modo di accarezzarmi, ecco, dev’essere stato quello. Ricordo le sue mani muoversi lente sulla mia pelle. Ricordo il suo sorriso. E poi buio.
Ora al posto delle sue braccia mi ritrovo avvolta dalla calda stretta delle morbide coperte. Mi godo il tepore confortante che regalano mentre mi stiracchio e mi guardo attorno. Ha portato una poltrona davanti al letto, una tazza fumante e il suo laptop sono posati su un tavolino basso davanti a lui (non mi ricordo di averlo visto ieri, sembra che in questa stanza i mobili compaiano per magia). Ha le dita allacciate davanti alla sua splendida bocca e guarda corrucciato qualcosa sullo schermo del portatile. Passerei l’intera giornata a guardarlo, dio sono proprio partita!

Poterlo ammirare mentre è concentrato su qualcosa di diverso da me mi piace molto, mi sembra di poterlo vedere davvero: vedere il predatore preda sazio e rilassato, immerso nel suo habitat naturale. Alza lo sguardo e mi becca in pieno a guardarlo. Spavalda  lo tengo fisso nel suo, probabilmente mentre sulla mia faccia passano tutte le gradazioni possibili di rosso. Si raddrizza sulla poltrona mentre chiude il PC, accavalla le gambe muscolose rilassandosi contro lo schienale e tiene gli occhi puntati nei miei. Ok, ok è una guerra che non sono ancora in grado di vincere: basta che lui faccia un sorrisino lascivo e si lecchi appena le labbra perché a me torni in mente tutto ciò che mi ha fatto ieri sera…. e stanotte…. e stamattina. La mia faccia passa dal rosso al porpora e distolgo lo sguardo mossa da un ipocrita senso del pudore che decide di venir fuori all’improvviso.
Scoppia a ridere e io sorrido di riflesso, mi piace vederlo così.
“Buongiorno piccola” si alza e sparisce nell’oscurità in fondo alla stanza, riappare subito con una tazza fumante tra le mani   “Caffè?”
Oh mio dio, penso, siiii.
Pagherei oro per un caffè.
Saranno almeno due o tre ore che il mio corpo non riceve caffeina e io vivo di questa fantastica sostanza dannosa!
Lo guardo come se fosse uno spacciatore e io una tossica in astinenza: “Si. Grazie” sussurro mentre in realtà penso “caffè, caffè, caffè, caffè, mamma quanto è sexy, caffè.”
“Vienilo a prendere piccola” e si allontana di un paio di passi dal letto.
Corrugo la fronte perplessa, non capisco. Scendo dal letto lentamente, dio santo ho male dappertutto, mi avvolgo attorno alle lenzuola e con uno sforzo titanico mi metto in piedi.
“No. No.” mi riprende “senza”
“Senza?” lo guardo con la stessa perspicacia di un pesce lesso “Senza cosa?”
“Vuoi il caffè?”
“Si” faccio un passo nella sua direzione ma lui si allontana e mi rimbrotta “NO!”
Resto ferma impalata a un passo dal letto e a troppi dal tanto agognato caffè chiedendomi cosa diavolo voglia adesso. Io voglio solo il mio dannatissimo caffè. Lo guardo in cagnesco.
“Se vuoi il caffè devi venire a prenderlo senza” pausa con sorrisino malefico “nulla addosso”
Ok se prima ero allibita e con la faccia da pesce lesso ora credo di essere, beh qualsiasi cosa ci sia di superiore a questo!
Il mio sguardo corre verso il fondo della stanza, lui lo segue e concede sornione “Si certo” beve un sorso di caffè, anzi del MIO caffè “Puoi sempre andartene a prenderne dell’altro…se non hai coraggio”
Detesto le sfide al mio orgoglio: raddrizzo le spalle, punto lo sguardo dritto nel suo – Al diavolo – penso, apro le dita e le lenzuola cadono ai miei piedi lasciandomi completamente nuda davanti a lui.  Mi muovo verso di lui con passo sicuro. Quello che vede deve piacergli parecchio dato che i suoi pantaloni sembrano gonfiarsi all’improvviso – E adesso all’attacco – mi dico.
Mi fermo di fronte a lui.
La mia mano scivola lungo quel corpo sodo in una carezza sensuale fino a trovare quello strepitoso rigonfiamento. Lo accarezzo per tutta la sua lunghezza e questo lo fa tremare. Continuo a toccarlo con carezze sempre più intense e decise. La stoffa dei pantaloni unica barriera tra noi. Aumento ancora l’intensità finché sento il suo respiro spezzarsi.
“Posso avere il mio caffè…adesso”
Mi afferra una spalla e mi spinge verso il basso.
“No… puoi avere qualcosa di molto meglio piccola”
Mi inginocchio davanti a lui…il caffè completamente dimenticato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Istanti di noi

Facciamo l’amore piano, lentamente, prendendoci tutto il tempo di cui abbiamo bisogno. I nostri corpi si fondono in una danza di cui solo noi conosciamo i passi. Ma la dolcezza non fa parte di noi e con l’aumentare della passione perdiamo il controllo: i baci dolci diventano famelici e disperati, sento le labbra gonfiarsi sotto i suoi morsi, il sapore del sangue mi invade la bocca e mi stacco da lui con un urletto strozzato. Ferma sopra di lui, ancora dentro di me, lo guardo allibita leccandomi il sangue dalle labbra. Mi guarda come nessuno ha mai fatto: posso leggere le sue voglie folli in fondo a quello sguardo torbido. Riprendo a muovermi su di lui rallentando il ritmo, godendo di ogni centimetro, assaporandolo a lungo prima di scendere ancora. Si abbandona sconvolto sul letto “dio…così mi uccidi. Ti prego”
Sentirlo supplicare, vederlo perso e, finalmente disarmato, sotto di me mi scatena. Afferro i suoi polsi tenendogli le braccia larghe sul letto. Spalanca gli occhi sorpreso e un lungo sibilo gli sfugge quando scendo un po di più “ti prego, ti prego..”
Non posso resistere a questo dono del cielo e aumento la mia tortura. Lo cavalco senza mai affondare del tutto, avvolgo la sua erezione fin quasi al limite ma mi fermo prima di averlo tutto. Risalgo fino a sentire la punta dura della sua erezione che mi allarga, rallento ulteriormente il ritmo mentre scendo di nuovo. Si muove disperato sotto di me “Ti prego. Piccola. Così non ti resisto cazzo!”
Sfioro le sue labbra con le mie mentre risalgo. Mi godo la sensazione di onnipotenza che mi da possederlo così. Cavalco a lungo il glande, lo sento gonfiarsi e pulsare dentro di me e questo mi provoca un orgasmo immediato. Lo sente arrivare…intenso, lungo e travolgente, tutto su di lui, solo per lui. “Dioooooo, ti prego” esclama.

Mi lascio travolgere dalle sensazioni che sento. Il gioco è finito: voglio di più, ne voglio ancora. Affondo completamente accogliendolo tutto e un altro devastante orgasmo si fonde con il primo abbattendosi su di lui. Mi afferra per i fianchi e riprende il controllo della situazione. Prolunga il mio orgasmo con colpi forti e decisi finché non crollo disperata e urlante sul suo petto, distrutta dal mio stesso orgasmo.
Percepisco appena il suo sorriso soddisfatto “Sei così bella quando vieni” affonda ancora proprio mentre un’altra ondata mi scuote e un altro orgasmo esplode violento.
“Voglio vederti ancora” in un lampo mi ribalta sul letto e me lo ritrovo dietro. Mi solleva sulla ginocchia esponendomi completamente a lui. Tremo eccitata e ancora scossa dall’orgasmo che sembra non finire più. Sento il suo respiro tra le mie cosce “Sei così bella” un brivido mi scuote quando lo sento annusarmi. Dovrei vergognarmi e invece questa cosa assolutamente perversa e inaspettata mi fa fremere di piacere. L’istante dopo la sua lingua si immerge tra le mie pieghe bagnate leccando e succhiando senza pietà fino a farmi esplodere urlante nella sua bocca.

Continua finché non ha estratto anche l’ultima goccia di piacere travolgente. Inerme, con il viso affondato nei cuscini, mi sento persa in una miriade di sensazioni inspiegabili. quando finalmente la sua bocca si allontana continuo a mugolare e tremare “E, dio, sei così buona” le sue mani mi allargano le gambe e lo sento posizionarsi dietro di me. Troppo sfinita per dire qualcosa, troppo stanca per reagire e troppo vogliosa di sentirlo ancora resto ferma, scossa da brividi che non riesco più a controllare, in attesa che mi prenda ancora. E lui non mi delude: affonda in un unico colpo, fino in fondo. Urlo sorpresa e vengo. Di nuovo.

Tutto il mondo si fonde in immagini e suoni indistinti mentre stabilisce il suo ritmo e lo supera colpo dopo colpo portandomi a infiniti e continui orgasmi. Perdo la cognizione del tempo, quella dello spazio e di qualsiasi altra cosa affogando dentro le sconosciute reazioni del mio corpo. Mi lascio trascinare dalla marea dei miei orgasmi che mi travolgono in ondate sempre più forti e intense. Uno sprazzo di lucidità mi attraversa la mente e mi chiedo se si possa morire di piacere. Sento il mio corpo scuotersi, preda di sensazioni troppo forti e che durano da troppo tempo,  capisco di non poter resistere ancora a lungo a questo assalto brutale. Fortunatamente anche lui non può opporsi più a tutte queste sensazioni:”Dio se ti sento piccola. Non posso resisterti!”
Un ultimo affondo brutale e mentre urlo al cielo un nuovo orgasmo lui esplode per me.

Crolliamo sul letto avvolti in un groviglio di noi. I respiri affannati e rotti. I cuori che battono forsennati. Gli occhi chiusi ancora persi nel piacere. La pelle bagnata infiammata dalla passione.

Restiamo così: corpi intrecciati incapaci di parlare, mentre i respiri rallentano e il mondo ritrova la sua forma, persi in un istante di noi.

Tu mi porti su…poi mi lasci cadere

Inchiodata al muro, le braccia tese sopra la testa imprigionate nella sua stretta, il respiro accelerato in attesa del bacio che mi scioglierà nuovamente come neve tra le sue braccia. Il suo volto si avvicina sempre di più al mio finché siamo bocca contro bocca. Sento i battiti del mio cuore correre disperati: baciami, gli ordino con il pensiero.

Strofina le labbra sulle mie, lecca, succhia, strofina di nuovo. Sono completamente rapita dal tocco della sua bocca morbida, mi inarco disperata verso di lui, per quanto la sua presa me lo conceda, schiudendo le labbra in una disperata richiesta di avere di più. Voglio sentire il suo sapore, assaggiare un’altro dei suoi baci morbidi e profondi, perdermi in quella sensazione che oramai è già una droga di cui non so fare a meno. Ride, di nuovo, contro le mie labbra “Ti ho detto di no, e te lo dico di nuovo: No!” Spalanco gli occhi e il sorriso soddisfatto che mi trovo davanti riaccende la mia rabbia portandola in un lampo a livelli pericolosi. Strattono le braccia cercando di liberarmi “Lasciami” sibilo furiosa

“Calmati” replica calmo tenendomi inchiodata al muro. Dio come mi fa incazzare! Non solo mi umilia dicendomi di no, ma poi pretende pure che io stia li buona mentre mi provoca solo per umiliarmi ancora di più l’attimo dopo. Ma quanto idiota devo essere a cedere in un gioco simile? Devo togliermi da qui, andarmene finché ho ancora uno sprazzo di dignità, dimenticarmi di tutto. Strattono ancora più forte cercando di allentare la morsa delle sue mani strette contro i miei polsi, ma lo stronzo non molla. Abbasso lo sguardo concentrandomi meglio sullo sforzo per liberarmi: la vista del mio corpo nudo mi fa incazzare ancora di più. Umiliata fino al midollo strattono furiosa  e finalmente riesco a liberarmi. Veloce come il fulmine stringe la sua mano attorno al mio collo e mi respinge brutale contro il muro, il suo corpo si schianta sul mio con tutti i suoi novanta chili di muscoli e sono di nuovo prigioniera. “Lasciami”  gli urlo addosso ormai incontrollabile. Lacrime di rabbia scorrono copiose aumentando la mia ira e la mia umiliazione in maniera proporzionale. Riesco a infilare le mani tra i nostri corpi e cerco di spingermelo via di dosso “Lasciami” ormai piango senza freni “lasciami cazzo!” Continua a pesarmi addosso stringendomi il collo. La mia dignità va definitivamente a farsi fottere e smetto di lottare limitandomi a supplicarlo. Voglio solo andarmene da li, voglio stare sola a raccogliere i miei pezzi dispersi al vento da quest’uomo “Lasciami per favore”  singhiozzo.

“Guardami”

Abbasso gli occhi dando il via all’ennesima cascata di lacrime.

“Guardami ho detto” aumenta la stretta al collo, faccio quasi fatica a respirare. Cerco di aprire la bocca per respirare ma lui stringe ancora “Ho. Detto. Guardami”  Ringhia

Obbedisco e allenta la presa senza lasciarmi però

“Ti ho detto di no”

“Ma dai?Vuoi ripetermelo un altro paio di volte? Caso mai le prime due non fossero state sufficientemente umilianti?” Anche se ho smesso di lottare fisicamente non riesco a trattenere la rabbia nel rispondergli.

“Vuoi stare zitta e ferma un secondo e lasciarmi parlare invece di fare la femmina isterica?”

Ha pure il coraggio di fare l’offeso, ma grandissimo pezzo di… “Fottiti” gli urlo in faccia. Si irrigidisce e io pure. Aspetto che esploda e per un attimo penso che mi farà male. Invece molla la presa sul collo e scoppia a ridere. Si scosta da me per appoggiarsi al muro tenendosi la pancia per il gran ridere.

Fisso la scena allibita,  mi sembra di essere finita in una brutta candid camera! Resto imbambolata solo per qualche secondo poi raduno il mio orgoglio e mi allontano a grandi passi da lui.

Cammino rigida e ferita per la stanza. Prendo un paio di slip e una maglietta dalla mia borsa ai piedi del letto e li infilo dandogli le spalle. Sono così furiosa che non voglio nemmeno guardarlo! Una miriade di frasi acide mi salgono alla bocca ma, con uno sforzo disumano, mi trattengo: sarebbe solo la dimostrazione di quanto è riuscito a ferirmi. Sarebbe solo un elemento in più in suo potere per umiliarmi di nuovo. Sono stata una vera cretina, lasciarmi andare così! Ma che cavolo mi è passato per la testa? Come se non le conoscessi le persone!! Tutte uguali. Tutte pronte a prendersi ciò che gli serve e poi a farti a pezzi e scaricarti come immondizia lungo la strada! Non mi bastano le cicatrici ancora aperte che mi porto addosso? Noooo, io da brava idiota mi dovevo buttare senza paracadute in una cosa folle con il Bastardo Supremo! Ma vaffanculo – mi dico – vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.

Così presa dai miei pensieri non mi accorgo che le risate sono finite ne di lui che mi si fionda addosso a braccia aperte a tutta velocità. Caccio un urlo sorpreso quando mi travolge. Cadiamo sul letto. Lo guardo allibita “Tu sei pazzo”

“Si” ride “pazzo di te”

“Fottiti”

“Fotterei volentieri te piccola”

Lo guardo a bocca aperta, da perfetta idiota quale lui mi fa sentire.

“Ti ho detto di no” sospira ” perché stanotte non ti sei risparmiata”

“E quindi? Non mi sembravi dispiaciuto” brontolo

“Dispiaciuto? No tesoro! Tu in preda al desiderio sei la cosa più sexy e magnifica che io abbia mai visto”

“E allora perché?” lo guardo supplicante “Volevi solo umiliarmi?”

Mi fissa scioccato “Umiliarti?” esclama “E’ questo che pensi?”

“Cosa dovrei pensare scusa? Mi baci, mi fai venire voglia di avere di più e poi mi dici di no! Mi riesce difficile pensare che sia un complimento. No?”

“Ti ho detto di no, piccola, perché stanotte è stata impegnativa…per entrambi. E prima di rifarlo abbiamo bisogno di mangiare e di dormire. Mi farai venire un infarto altrimenti!”

“Ma abbiamo dormito”

“Si, mezz’ora piccola”

Mi guardo attorno accorgendomi solo ora che la stanza è buia perché tutte le tende sono state tirate e gli enormi scuri fatti scorrere lungo i binari esterni bloccando così l’invadente luminosità del mattino “Sei stato tu?” chiedo indicandoli

“No. Ho provato ad alzarmi per chiudere tutto perché la luce ti arrivava addosso e continuavi ad agitarti” spiega tranquillo “Ma appena ti lasciavo ti agitavi di più” arrossisco come un aragosta bollita  “E poi” mi trascina su di se in un abbraccio baciandomi delicatamente il collo “Mi piace tenerti stretta tra le braccia e guardarti dormire”

Sorrido come un ebete lusingata e imbarazzata “E chi le ha chiuse allora?” la tensione di poco fa svanita tra un bacio e  l’altro sul collo “Babbo Natale?”

Ridacchia mentre mi morde il lobo dell’orecchio “No tesoro” mi piacciono questi morsi delicati che mandano brividi lungo tutta la spina dorsale “Niente Babbo Natale. Solo una banale cameriera”

Mi sollevo sugli avambracci e lo guardo. Non potrei esser più sorpresa nemmeno se mi avesse detto che nevica viola in pieno agosto ai Caraibi! “La cameriera???? Quale cameriera, scusa?”

“Quella che è entrata a portarci la colazione” indica con un gesto della testa un carrello disposto nell’angolo della stanza, di fianco ad un tavolo immacolato apparecchiato per due. Non ricordo di aver visto un tavolo la sera prima.

“Ho ordinato fragole, cereali, yogurt, latte, biscotti e torta al cioccolato” ritorna a mordermi l’orecchio “Sai…non sapevo cosa ti piace al mattino”

“Caffè” mi limito a rispondere. Quest’uomo è una costante sorpresa.

“Mhhhh” i suoi denti affondano nella carne morbida dell’orecchio strappandomi un sussulto di piacere “Devi anche mangiare” tira il lobo e sussulto ancora.

Mi muovo languida su di lui, la mia voglia riaccesa dai continui morsi delicati, allargo le cosce sentendo la sua eccitazione premere contro il mio centro. Mi lecca il collo e di nuovo morde l’orecchio. Mi posiziono meglio sopra di lui e quando i suoi denti mordono di nuovo la mia carne ne approfitta per spingersi tutto dentro di me. Soffio fuori un mugolio di assoluto piacere e prendo a muovermi al mio ritmo sopra di lui. Questo è il mio posto, questo è il suo posto.

 

Respirami!

Ho freddo. Apro gli occhi e non capisco dove sono. Nuda in un letto sconosciuto. Mi guardo attorno ancora mezza addormentata, due occhi stupendi trovano i miei

“Ehi piccola”

Affonda il viso nell’incavo del collo e mi respira. Il ricordo della notte trascorsa torna immediato strappandomi un sorriso felice. La stanza è avvolta nella penombra, ricordo chiaramente di essermi addormentata mentre l’alba illuminava il letto, quanto cavolo ho dormito?!?  Mi siedo di colpo ma poi accorgendomi di essere completamente nuda davanti a lui afferro al volo il lenzuolo attorcigliato in fondo al letto cercando di coprirmi.

Si stiracchia pigro e languido consapevole della sua nudità, sicuro di se, sensuale e pericoloso. I miei occhi devono essere immensi, spalancati a guardarlo con un misto di desiderio e terrore. Si siede sul letto di fronte a me, mette le sue gambe sulle mie legandoci in una posizione estremamente intima e sensuale. Mi chiedo preoccupata che intenzioni abbia. Mi sento ancora intorpidita per tutto ciò che ci siamo fatti questa notte e non credo di essere in grado di reggere un’altra sessione di sesso sfrenato così presto.

Per non parlare poi dell’altalena di emozioni che mi ha fatto vivere e che mi hanno incasinato il cervello quasi a livello di tilt assoluto.

Mi stringo di più il lenzuolo addosso in un patetico tentativo di proteggermi. Non toglie mai gli occhi dai miei mentre mi afferra le mani costringendomi, un dito alla volta, a mollare la presa sulla mia copertura; il lenzuolo si affloscia attorno ai miei fianchi, essere mezza nuda davanti al suo sguardo mi imbarazza e vorrei coprirmi con le braccia “Non farlo” sussurra stringendo le mie mani nelle sue “Cosa?”

“Non nasconderti”

“Mi vergogno” Scoppia a ridere ma non mi lascia le mani “Dopo stanotte?” Divento rossa in risposta alla sua domanda, abbasso la testa cosi che i capelli mi nascondano e mi sottraggano al suo sguardo indagatore. Mi lascia le mani solo per stringermi contro di lui in un abbraccio. Non so come in un attimo mi trovo sotto di lui, le braccia imprigionate ai miei fianchi dalle sue gambe, cosi è finalmente libero di scostare i capelli dal volto e guardarmi “Piccola” vorrei piangere e non so nemmeno perché “Piccola guardami ti prego” Obbedisco, ovviamente. Sembra che ormai io non sia in grado di farne a meno. Lui ordina e io obbedisco. Questa novità mi spiazza spingendomi verso domande spinose, la sua voce mi riporta docile all’obbedienza “Guardami” e di nuovo mi cattura gli occhi “Non nasconderti da me, ti prego” mi bacia il collo con un tocco lieve e soffice ” Sei così bella” dice mentre percorre il mio corpo con lo sguardo.

Sento il suo corpo reagire, enorme, duro e pronto. Il mio freme in reazione. Nonostante mi faccia male tutto non vedo l’ora che succeda di nuovo e al solo pensiero mi sfugge un gemito. Il bastardo scoppia a ridere “Sei insaziabile, ma no…piccola.”

La sua risposta ha l’effetto di una doccia gelata e in reazione il mio livello di vergogna aumenta in modo catastrofico. Gli occhi mi si riempiono di lucide perle ma mi rifiuto di piangere! Chiudo le palpebre e conto mentalmente cercando di recuperare il controllo <<uno..non piangere,due..non piangere,tre…non piangere, quattro.. non piangere, cinque…non piangere, sei…non >> una lacrima sfugge tra le ciglia; la sento rotolare lungo la guancia come il primo macigno di un imminente valanga <<Cazzo!>>

Per un istante lungo un eternità non accade nulla. Sto giusto iniziando a sperare che non si sia accorto di nulla quando “No!” mi stringe “No! Cazzo! Guardami!”

Chiudo più forte gli occhi e un altra lacrima sfugge insieme ad un imprecazione mentale.

Mi sento sollevare tra le braccia e in un istante mi ritrovo cullata da lui come una bambina “Piccola… piccola.. ti prego..non piangere” mi stringe e mi culla. Sono così sorpresa da questo che apro gli occhi per guardarlo: mi culla guardandomi, le sue dita raccolgono le lacrime prima che abbiano percorso tutto il viso “Ti prego, ti prego” sussurra dolcemente “non piangere, ti prego” è teso, mi guarda in modo disperato, mi si stringe il cuore.

Gli sorrido e ricaccio indietro le lacrime mentre gli accarezzo la guancia, dopo qualche minuto così mi sembra di aver ritrovato il controllo “E’ passato. Scusami” mormoro a mo di scusa.

“Ti prego” mi stringe forte contro di se “ti prego”

In un attimo i ruoli sono invertiti e mi trovo a doverlo rassicurare intanto che la sua presa si fa ancora più stretta. Decisamente troppo stretta:”Ehi, ehi, smettila di stringermi cosi!” dalla mia voce traspare una vena di sorriso “Ho smesso dai…se stringi ancora un po la pressione corporea sarà intollerabile, mi scoppieranno le arterie e allora si che avrai un bel problema, altro che asciugare un paio di lacrime” borbotto.

Scoppia a ridere e a me sembra il suono più bello del mondo. Lo guardo affascinata e sorridente finché non smette. Il suo abbraccio resta sempre possessivo ma diventa decisamente più delicato. Con un dito segue il percorso umido lasciato dalle mie lacrime “Mi fa impazzire vederti piangere” ammette

Mi sento in colpa, non mi piace vederlo così. Non mi piace sentirlo così. “Scusami”

“Sei così bella quando ridi”

“Lo so” non è vero. Questa è una bugia, una colossale bugia. Non amo nulla del mio corpo tanto meno il sorriso ma in questo momento non so cosa dire quindi dico la cosa più ovvia per assecondarlo e uscire da questo ennesimo momento di follia emozionale.

“Dimmi cosa?”

Lo guardo stranita e confusa. Non capisco che cosa mi sta chiedendo, dimmi cosa? che razza di domanda è? Potrebbe aspirare al premio peggio domanda dell’anno, per quanto io mi scervelli davvero non capisco cosa diavolo voglia sapere. Fortunatamente ritrova in fretta le se capacità linguistiche, dopo aver preso un bel respiro contro la pelle del mio collo – di nuovo! – , e elabora la domanda in modo più chiaro “Dimmi cosa ho fatto? Cosa ti ha fatto piangere” ecco forse era meglio se restava nella fase di autismo linguistico “per favore piccola. Dimmelo”

Prendo un bel respiro e butto fuori la verità prima di avere il tempo di ripensarci “Mi hai detto di no”

“Cosa????” mi guarda allibito, come se fossi una creatura aliena.

Oramai tanto vale andare fino in fondo “Mi hai detto di no” ripeto umiliata e con il broncio “poco fa tu mi hai detto di no”

 

Ride. uomo-e-donna-abbracciati

M’infurio.

Mi sottraggo al suo dannato abbraccio e in un lampo sono in piedi in mezzo alla stanza.Sprizzo ira da ogni poro della pelle, la sua camicia mezza strappata sul pavimento è l’unica cosa che trovo a portata di mano per coprirmi; la infilo stringendo le braccia sotto il seno nel patetico tentativo di tenerla chiusa mentre scruto rabbiosa la stanza alla ricerca di qualcosa da tirargli addosso.

Si alza. Cammina verso di me completamente nudo. L’unica immagine che mi viene in mente è quella di una pantera in caccia: elegante, sexy, mortale. Mi si asciuga la bocca. Dimentico che dovrei essere arrabbiata. Incapace di muovermi resto inchiodata in mezzo alla stanza. Appena mi raggiunge mi afferra per le braccia e mi spinge ” ma che cazz..” sbatto contro la parete e nello stesso momento mi solleva le braccia sopra la testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mia Luna

Sono stremata. Dopo avermi lavato con una delicatezza che la mia pelle mai aveva sperimentato, e scopato con un bisogno che la mia anima non aveva mai sognato, quest’uomo magico mi ha avvolto in un morbido asciugamano e mi ha spedito fuori dalla doccia con una sculacciata soft. Ora, mentre lui si gode la sua meritata doccia, io resto in piedi davanti a questa enorme vetrata. La luna, gialla e enorme sembra occupare tutto il cielo. Resto a guardarla incantata, senza pensare a nulla, completamente svuotata nel corpo e nell’anima. I capelli ancora bagnati gocciolano, tracciando una linea  umida che corre dalla spalla all’attaccatura del seno per poi  morire assorbita dall’asciugamano immacolato. Penso pigramente che dovrei asciugarmi, prima di prendermi un raffreddore, ma la sua voce calda che canticchia felice sotto la doccia e questa luna magica che riempie gli  occhi col suo colore dorato, mi ammaliano facendomi sentire così felice, che evito di muovermi per la pura di spezzare questo momento magico.

Appoggio le mani sulla vetrata nell’inutile tentativo di toccare quella sfera luminosa che occupa il mio cielo. A lei, signora indiscussa della notturna volta celeste a cui i più grandi poeti hanno innalzato odi d’amor. Mi domando se anche loro abbiano vissuto notti così. Notti piene di incanto e follia. Quelle notti in cui qualcuno ti svela i segreti dell’amore e tu sei così felice che vorresti urlarlo al mondo, dicendo a tutti che è solo grazie a lui se questa vita si è colorata improvvisamente di tinte così brillanti da accecarti. Guardo questa luna che riempie l’oscurità e credo di capire perché alla fine questi sentimenti misteriosi li abbiano affidati a Lei. Lei, involontaria spettatrice dei più preziosi attimi d’amore; Lei , silenziosa custode di cuori innamorati che a Lei sola si svelano, certi che essa custodirà il loro lussurioso segreto fino alla fine dei tempi, senza timore di essere traditi o umiliati dal suo scherno. Perché da sempre la luna è stata spettatrice dei più grandi amori e dei più dolorosi drammi e sa in quanto dolore può trasformarsi l’amore. Immersa in questo spettacolo mozzafiato vorrei anche io essere capace di spiegare a parole i sentimenti che si muovono dentro di me come tantissime lucciole di speranza. Ma  non sono mai stata brava con le parole, ancora meno con i sentimenti. Mi limito ad aprire il mio cuore e lasciare che solo Luna possa scrutarci dentro avvolgendo le mie lucciole nella sua dolce luce d’oro. Il suo corpo si fonde al mio in un dolce abbraccio. Posa un bacio delicato nell’incavo tra il collo e la spalla “A cosa pensi piccola?”images

Sorrido beata in risposta.

“Che bella che sei quando sorridi”

Divento rossa, ma continuo a sorridere incapace di fare altrimenti.

“Hai visto?”

“Cosa?” ma perché non riesco a smettere di sorridere come una cretina? Lui indica la luna, che adesso mi sembra ancora più immensa e luminosa “Che cosa ho ordinato per te!”

Mi sciolgo tra le sue braccia.

Caleidoscopiche emozioni

Traffica davanti a una parete della stanza. Il suo corpo mezzo nudo mi impedisce di vedere che cosa sta combinando, dopo un po’ mi stanco di cercare di indovinare e smetto di prestargli attenzione tornando al mio mondo isolato sotto la doccia. Chiudo gli occhi e ascolto l’acqua cadermi addosso e intorno, mi piace il rumore che fa, mi calma. Penso che ormai sono qui dentro da troppo tempo, dovrei davvero uscire da questo torpore, decidermi a lavarmi ed uscire ad affrontare il resto di questa serata folle e bellissima.

Le sue mani che mi sfiorano la schiena mi colgono di sorpresa facendomi sobbalzare. Non mi aspettavo che mi raggiungesse. I suoi vestiti sono appallottolati sul pavimento e lui è finalmente nudo davanti a me. Guardo ammirata il corpo in piedi davanti a me e per un attimo mi dimentico di respirare: la sua pelle sembra brillare coperta da miriadi di gocce d’acqua, i muscoli scolpiti delle braccia si flettono ogni volta che si allunga ad accarezzarmi e le labbra, dio quelle labbra, sono piegate in un sorriso perverso che ormai comincia a diventare famigliare. Mi prende per mano facendomi alzare dal pavimento della doccia e mi avvolge in un abbraccio morbido e delicato. Mi tiene stretta cullandomi piano. L’acqua calda accarezza i nostri corpi facendoli scivolare uno sull’altro. La sua reazione fisica al contatto delle nostre pelli si erge dura tra noi. Ma lui non fa nulla di erotico anzi, mi stringe più stretta cullandomi ancora. Lungo la parete della doccia corre una panca rivestita di pietra bianca, si siede tirandomi in braccio a lui e le sue mani percorrono delicate la mia schiena, dal collo alla curva del bacino in un massaggio intimo e mozzafiato. Sospiro, lasciando crollare la mia testa sulla sua spalla e godendomi il momento. Solo in quell’istante, persa a occhi chiusi tra le sue braccia, mi accorgo della musica che suona nella stanza. Le casse, abilmente nascoste in punti strategici, rimbalzano la voce di Tiziano Ferro in ogni angolo. Ha una voce profonda e calda come una terra esotica. All’improvviso una voce ancora più profonda e molto più calda si sovrappone alla sua: “….Come fa male cercare, trovarti poco doposta cantando per me!!!! “E nell’ansia che ti perdo ti scatterò una foto”  Lo guardo con occhi spalancati, stupita dalla magia della sua voce e sorpresa dalla dolcezza di questo istante che sta creando solo per me. Si interrompe solo per darmi un bacio lieve come una piuma, delicatamente mi spinge ad accoccolarmi di nuovo nell’ incavo della sua spalla, faccio giusto in tempo a cogliere un sorriso malinconico, poi la sua voce riempie la mia testa “Ricorderò e comunque e so che non vorrai, ti chiamerò perché tanto non risponderai” adoro questa canzone, ma è così triste. Mi chiedo perché abbia scelto proprio questa. Sono qui, avvolta al suo corpo sotto la doccia e lui canta parole che parlano di perdita e rifiuto? Mi concentro su quelle successive “Come fa ridere adesso pensarti come un gioco, e capendo che ti ho perso ti scatto un’altra foto. Perché piccola, potresti andartene dalle mie mani ed i giorni da prima lontani saranno anni…E ti scorderai di me, quando piove i profili e le case ricordano te. E sarà bellissimo perché gioia e dolore han lo stesso sapore con te. Io vorrei soltanto che la notte ora velocemente andasse, e tutto ciò che hai di me di colpo non tornasse e voglio amore e tutte le attenzioni che sai dare e voglio indifferenza semmai mi vorrai ferire” 

Mi sottraggo al suo abbraccio raddrizzandomi sulle sue gambe. Sento l’improvviso bisogno di guardalo negli occhi e accarezzare il suo viso. Seduta sulla sue ginocchia affondo in quello sguardo misterioso, il suo voltosi scopre sotto il mio tocco insicuro: gli zigomi scolpiti, la linea della mascella resa ruvida da un accenno di barba, le labbra morbide e piene. Si arrende alla mia esplorazione, chiude gli occhi e si rilassa con un sospiro contro il muro. La voce del cantante continua la sua struggente melodia, senza la sua voce che lo copre mi sembra meno bella.

“Adoro questa canzone”

Apre gli occhi “Davvero?”

“Si” sussurro

“Anche io”

“Ma è così triste”

Resta in silenzio. Le sue mani hanno ripreso il loro percorso lungo la mia schiena ma questa volta sembra più un movimento involontario. Una reazione del corpo che sfugge al controllo della volontà, il modo inconscio in cui di solito manifestiamo disagio o altre emozioni che non ci piacciono, un po come quando sei nervoso e ti mangi le unghie.

“Perché hai scelto questa?” scrolla le spalle ma continua a stare zitto.

Anche la mia carezza, spostatasi sul suo torace è diventata qualcosa di meccanico. È come se sentissimo il bisogno di toccarci per non perdere il contatto mentre ognuno si rinchiude nel proprio mondo.

Forse sono troppo cerebrale, come gran parte delle donne del resto. In fondo lui è un uomo e non attribuisce alle cose sottostrati di significati; probabilmente la scelta della canzone è stata casuale, è semplicemente una che gli piace, e io ci ho costruito sopra un bel castello di carata emotivo con tanto di torri, guglie e ponte levatoio. I maschi non si perdono in ricami mentali: una canzone è semplicemente una canzone, niente di più e niente di meno.

Riemergo dal mio rifugio interiore proprio mentre lui mi avvolge in un nuovo abbraccio. Stringe. Forte. E poi stringe ancora. Faccio fatica a respirare. Vorrei spingerlo via e riempirmi i polmoni di aria ma capisco che ha bisogno di questo momento. Non ne conosco il motivo ma sono certa che ha bisogno di questo e così lo lascio fare, rilassando il corpo mentre aumenta ancora la stretta e tentando di prendere aria come posso. Struscia il viso sul mio collo, tra i capelli. Respirare diventa sempre più difficile. “Pensavo di giocare con te” la sua voce è così bassa che l’ho sentito a stento. Dimentico il problema del respiro e mi concentro su quello che sta dicendo “ Mi sei entrata sotto la pelle”  ho la sensazione che il mio cuore si sia appena perso un battito “Ma quando scoprirai chi sono” ok ora davvero non respiro più e non certo a causa delle sue braccia strette attorno a me “Ti perderò” ma di che diavolo sta’ parlando? “E io non sono pronto a perderti!” Improvviso come un tornado mi solleva. Un lampo e la mia schiena si schianta contro il vetro della doccia, lo sento vibrare contro il mio corpo e mi stupisco che non si sia frantumato per il colpo. Apro la bocca nel tentativo di inalare dell’aria: tra la stretta e il colpo ho i polmoni che bruciano! Riesco a inghiottire una sorsata di ossigeno giusto un istante prima che la sua bocca sia sulla mia. Mi invade con un bacio violento, famelico, possessivo. Avvolgo le gambe contro la sua schiena, le sue braccia forti sotto le ginocchia mi sostengono mentre gemo sotto l’assalto della sua lingua.

Il bacio si fa ancora più profondo, spinge il corpo bagnato contro il mio. In braccio a lui in questa posizione completamente esposta sono una preda fin troppo facile. Lo sento pulsarmi contro, enorme e duro. Non esiste più nulla, solo la voglia disperata di sentirmi finalmente completa. Interrompe il bacio per guardarmi: devo essere uno spettacolo pietoso con i capelli bagnati che mi si appiccicano al viso, il mascara, che per quanto waterproof, sarà certamente colato almeno un po’ e le labbra tumefatte per il suo attacco. Incredibilmente, invece, lo sento pulsare tra le mie cosce mentre mi brucia con lo sguardo. Si muove lento così che possa sentire la sua eccitazione sfiorare la mia. Annaspo tentando di respirare, dimentica di tutto se non di quanto lo voglio. Si posiziona meglio tra le mie gambe finché non riesce ad invadermi con la punta della sua erezione. Basta quella lieve invasione per farmi perdere del tutto la testa. Con le gambe strette sulla schiena lo spingo contro di me, un tacito ma palese invito a possedermi del tutto.  Mi sorprende opponendo resistenza. Invece di affondare al caldo dentro di me mi tortura con lenti movimenti circolari. Mi allargo e contraggo attorno a lui. Il ritmo lento e deciso con cui si muove mi strappa reazioni nuove e inaspettatamente sento il mio orgasmo montare lento. “Non smettere ti prego” mi sento supplicare.

“Non ne ho nessuna intenzione piccola” aumenta il ritmo ma continua a non prendermi del tutto. Eppure il mio corpo reagisce ancora e quando il suo dito arriva a stringermi il clitoride urlo ed esplodo su di lui.

Aspetta quel momento per affondare del tutto con un unico colpo deciso che arriva fino in fondo “Sei mia” mi ringhia rabbioso. Mi strappa un nuovo urlo e un nuovo orgasmo. Si ritrae piano, di nuovo mi possiede solo con la punta del pene. Si è girato e sempre tenendomi in braccio mi deposita sulla panca. Compie tutto il movimento senza mai uscire da me e senza smettere di guardarmi negli occhi “Alza le braccia” obbedisco all’istante senza nemmeno chiedermi perché. Le mie capacità razionali sono sparite sotto la frana di puro erotismo sotto cui quest’uomo mi ha sepolto “Afferra l’asta della doccia e non lasciarla per nessun motivo”  Faccio come dice. Non appena le mie mani si stringono sul ferro freddo affonda di nuovo. Tutto. “Sei solo mia!”  Urlo, ma non mollo la presa “Brava piccola” e di nuovo si ritrae quasi del tutto “ e adesso pensiamo a lavarti.” Come può rendere eccitante una  frase così banale?

Sensazioni nuove

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Incredibilmente riusciamo a percorrere le scale ed arrivare in camera senza incontrare nessuno. Quando la porta della stanza si chiude alle mie spalle, però, la paura comincia a strisciarmi sotto la pelle.

Sulle pareti pennellate grigio chiaro si alternano ad altre di una tonalità più scura; il pavimento di parquet bianco e un caminetto acceso al centro della sala riscaldano l’ambiente regalandogli un’atmosfera intima e romantica. La parete laterale dietro al caminetto è interamente occupata da una doccia, divisa dalla stanza solo da una lisca vetrata; gli asciugamani, delle stesse tonalità di grigio delle pareti, sono accuratamente arrotolati in un cesto di immacolato vimini, posato con studiata noncuranza vicino ad una chaise longue che potrebbe comodamente ospitare tre persone. Quella stanza è un enorme caverna delle meraviglie dove lusso ed eleganza si fondono in un connubio perfetto. La parete di fronte a me si apre in un immensa vetrata:le tende bianche sono tirate e mi danno la possibilità di ammirare lo splendido spettacolo della luna che riempie il cielo nero, le acque scure del lago riflettono la sua luce duplicandone l’effetto. È una scena magica, che toglie il fiato. Muovo un passo per godere meglio di quello spettacolo; la mia immagine che si sposta, riflessa nel vetro, mi riporta nella realtà: sono nuda, completamente nuda! Ma lui dov’è?
L’atmosfera di quella stanza mi ha così  ammaliata che mi rendo conto solo ora del fatto che, da quando siamo entrati, non ha fatto nulla per toccarmi, per avermi. Mi avvolgo le braccia attorno al corpo tentando di coprirmi, e mi volto a cercarlo. Forse, penso, è un esibizionista. Forse si eccita solo quando c’è la possibilità di essere scoperti e, nell’intimità di una stanza, non ha più nessun’interesse a toccarmi. O forse adesso che può vedermi davvero, nuda, illuminata dalla luce, non gli piaccio più. Forse si è accorto di tutti i difetti del mio corpo. Stringo ancora di più le braccia attorno a me cercando di nascondermi e proteggermi. Penso al mio vestito in fondo alle scale, a quanto vorrei averlo addosso ora.

Seduto sul letto mi fissa mentre si allenta la cravatta “Sei così bella sotto la luna, starei ore a guardarti.” I miei dubbi si dissolvono all’istante. Batte il palmo aperto sul letto di fianco a lui, invitandomi a raggiungerlo. Mi avvicino piano, non ancora del tutto sicura. Solo non so se quello che mi spaventa davvero sia lui o io. La mia incapacità di reagire ai suoi assalti o la sua abilità nell’abbattere la mia volontà, seducendola e riplasmandola a suo piacimento? Anche ora, cammino verso di lui senza sapere perché. Come una falena attirata dalla fiamma, vado consapevolmente incontro alla mia fine, conscia del mio destino ma incapace di fare altrimenti.

Mi siedo sul letto sprofondando nelle candide coperte. Di fianco a lui mi sento fragile eppure al sicuro. Smetto di coprirmi lasciando cadere le mani in grembo. Apprezza, accarezzandomi tutto il corpo con lo sguardo, mentre finisce di slacciarsi la cravatta nera. Inclino la testa, i  miei capelli scivolano scoprendo la curva del collo. Si lecca le labbra in un modo così carnale che devo stringere le cosce per controllarmi. Vorrei allungare una mano e sentire la stoffa morbida della sua camicia sotto le dita, vorrei slacciare piano ogni bottone e scoprire la sua pelle un centimetro alla volta per poi assaggiarlo. Invece resto li ferma e docile in attesa che il padrone del mio universo mi dica cosa fare. Non mi delude: “Spogliami” un sorriso mi si dipinge in volto mentre mi allungo verso di lui “se mi sorridi cosi non ti resisto però” mi afferra i polsi, di nuovo!, un attimo prima che riesca a toccare la sua camicia. Restiamo così occhi negli occhi a distanza di un battito di cuore. La mia pelle pallida completamente scoperta in contrasto con la sua che sembra ancora più scura sotto la camicia bianca. Occhi verdi che si perdono in pozze marroni piene di promesse lussuriose. Respiri che accelerano. Ora le nostre labbra si sfiorano. Mi percorre delicato, leccandomi la bocca. Non riesco a trattenere un gemito roco. Il desiderio di essere baciata si espande in tutto il mio corpo. Smetto di lottare rilassando i polsi dentro la sua presa stretta. Mi attira verso di se facendomi aderire al suo petto. Le sua lingua e le sue labbra continuano la lenta tortura alla mia bocca: mi percorrono da un angolo all’altro con tocchi delicati e strazianti. Alimentano la mia voglia di essere baciata portandola oltre il limite della sopportazione. Voglie lussuriose esplodono nel mio corpo facendomi tremare, stretta tra le sue braccia. Sento lo spazio tra le mie cosce bagnarsi in reazione a questa tortura erotica. Stringo ancora di più le gambe nell’inutile tentativo di controllare il bisogno disperato che sento crescere. Non riesco a trattenere l’ennesimo gemito roco mentre le nostre labbra si sfiorano. Ne approfitta per spingere prepotentemente la lingua dentro la mia bocca mentre, contemporaneamente, le sue dita forzano le mie gambe e affondano tra l’umidità sempre più intensa del mio centro. M’inarco contro di lui stringendomi forte alla sua camicia. Il mio corpo travolto da sensazioni che mi sconvolgono. “Dio, sei sempre così pronta” mormora sulle mie labbra. Non posso rispondere. La sua lingua esplora la mia bocca con un ritmo deciso e prepotente. Le sue dita seguono lo stesso ritmo facendomi bagnare ancora di più. Il mio corpo esplode sotto il suo assalto combinato. Vorrei urlare mentre sento il mio corpo cedere ad un orgasmo inarrestabile ma la sua bocca mi tiene prigioniera. Continua ad affondarmi dentro con lingua e dita, sempre più vorace, senza darmi tregua, esplorando con forza e delicatezza posti che nessuno ha mai toccato. Quello che mi era sembrato un orgasmo divino si trasforma in qualcosa di più: un’ondata di piacere devastante e incredibile che si infrange sulle sue dita. Non smette. Continua a torturarmi anche quando l’onda si ritira, aumenta il ritmo facendole ritrovare forza e mi porta di nuovo oltre finché non mi infrango di nuovo sulle sue dita. Ogni volta mi ritrovo a stringere più stretta la sua camicia, urlo nella sua bocca travolta  da un nuovo orgasmo. Mi sta distruggendo, un colpo dopo l’altro. Infine è come se tutte le onde si fondessero per dare origine  ad un potente tsunami che si infrange contro le mie gambe e le sue dita. Esplodo in un urlo liberatorio perdendo letteralmente il controllo. Urlo mentre con un braccio mi tiene stretta addosso a lui. Urlo mentre le sue dita raccolgono tutto il mio piacere rallentando gradualmente il ritmo. Urlo mentre il mio corpo è scosso da lunghi tremiti incontrollati. Urlo mentre lo sento sussurrarmi che sono bellissima.

Quando finalmente l’ondata passa mi lascia dietro di se come un ramo spezzato. Sono rannicchiata contro di lui, incapace di muovermi o parlare. Non riconosco il mio corpo, ancora sconvolto da queste sensazioni intense e sconosciute. Fatico a mettere a fuoco i pensieri e resto li avvolta su me stessa, racchiusa nel bozzolo sicuro delle sue braccia, le sue mani ancora bagnate di me che mi accarezzano dolci la schiena, il respiro spezzato e il cuore lanciato in una folle corsa. Chiudo gli occhi aspettando che tutto si calmi. Sento una sua mano percorrermi la gamba, piegata sotto di me, e sfilarmi una delle scarpe. Poi l’altra. Basta il suo tocco a farmi tremare ancora. “Shhhhh” mi bacia i capelli “ Calmati piccola, adesso calmati”.

Avvolge il mio corpo, ora completamente nudo, in una morbida coperta. Mi rilasso appoggiando la testa sulla sua spalla. Sento il mio corpo tornare lentamente alla normalità mentre continua a stringermi. Chiudo gli occhi godendomi quel momento di coccole dolcissime. Mi stringe più  forte e un altro bacio mi sfiora i capelli; percepisco le sue labbra che si piegano in un sorriso “shhh” ripete “calmati….ho appena iniziato con te.” Il mio corpo si irrigidisce, la sua stretta aumenta. La sua risata rimbomba nelle mie orecchie. E adesso?

L’acqua è l’inizio di ogni cosa

Mi sveglio di colpo guardandomi attorno confusa. Le luci tenui scivolano sulla parete di mattoni rossi regalando alla stanza un’aria intima, un uomo in giacca bianca è impegnato ad asciugare bicchieri dietro il banco del bar. Mi rivolge un sorriso e poi ritorna al suo lavoro. Osservo, ancora intontita dal sonno, i movimenti sicuri e meccanici con cui prepara un caffè. La tazzina bianca sembra minuscola nelle sue mani, si avvicina e posa il caffè sul tavolino davanti a me “Ben svegliata signorina.” Il profumo del caffè riempie l’aria, invitante. La mia mente si risveglia all’improvviso ricordandomi che sono ancora sdraiata addosso a lui. Le sue mani mi accarezzano lente il fianco, non c’e nulla di sensuale in quella carezza. È dolce e confortante. Potrei restare così per ore, arrotolata come un gattino che si gode le coccole. Invece mi metto a sedere e prendo il mio caffè. Nascosta parzialmente dalla tazzina mi azzardo a guardarlo sentendomi un po’ in imbarazzo per essermi addormentata così. Sembra ancora rilassato, si è accorto che lo sto guardando e mi sorride. Alza il bicchiere di whisky ormai vuoto verso il cameriere che risponde con un cenno della testa e si affretta a portargliene un altro: “Sei bella quando dormi”

“Nel senso che quando sono sveglia non lo sono?” sorrido, e anche lui.

“Da sveglia sei bellissima”

“Ah ecco”

“Ma quando dormi o quando ridi lo sei di più” Se continua a guardarmi in quel modo rischio di sciogliermi qui sul divano  “Mi dispiace di essermi addormentata, davvero.”  Nonostante erano mesi che non dormissi così bene, anche se solo per qualche ora, il mio smisurato senso di colpa si fa sentire. Di certo lui non ha insistito che venissi fin qui per guardarmi dormire! Scusarmi mi sembra poco ma è l’unica cosa che posso fare.

“Perché ti stai scusando?” è perplesso “ Se non avessi voluto che dormivi, non ti avrei lasciato dormire”

“Ma, ma, io…ecco…pensavo…” La sua mano scivola sulla mia costringendomi con delicatezza a posare la tazzina sul tavolo. Intreccia le dita alle mie avvolgendole e accarezzandole. I nostri corpi si attraggono fino a sfiorarsi, la sua bocca si avvicina pericolosamente alla mia. Lo fisso a bocca aperta, ammaliata, incapace di concludere il pensiero. “A cosa pensavi piccola?” sussurra sulle mie labbra. Ho voglia di assaggiarlo, perlustrare quella bocca con la mia lingua, voglio sentire il suo sapore, sentirlo gemere nella mia bocca quando entrerò ad esplorare la sua. Voglio sentire quelle labbra sexy e calde percorrermi tutto il corpo. Mi immagino i nostri corpi contorcersi tra le lenzuola. La mia fantasia è più hot di un film porno e per reazione sento il viso infiammarsi.
“Mmmhhh” mugola soddisfatto “stai diventando rossa” ride di gusto “pensieri spinti, allora”

Chiudo gli occhi. Mi concentro. Cerco di fermare il film nella mia testa “Acqua”

“Acqua?”

Ho detto la prima parola che mi è venuta in mente. Ma almeno il film si interrompe. Mi guarda un po’ confuso, forse inizia a dubitare della mia sanità mentale. Non che abbia tutti i torti. Prima mi faccio quasi scopare nel corridoio e nell’ascensore dell’hotel, in macchina mi chiudo a riccio e non dico niente fino al ristorante, ma appena mi tocca eccomi li, di nuovo pronta a farmi prendere in un posto dove chiunque potrebbe sorprenderci. Durante la cena passo dalla modalità erotismo puro a  quella donna in fuga. E per finire, per la serie “noncifacciamomancareniente”, scoppio a piangere come un idiota e finisco addormentata su di lui. Effettivamente non lo biasimo, a questo punto pure io dubito della mia sanità mentale.

“Acqua” ripete perplesso.

“Si” cerco di dare un senso alla mia follia “ Ho sete”

Sul suo viso si disegna un sorriso furbo “Aspettami qui, torno subito” mi da un bacio leggero alzandosi “non muoverti.”

Si allontana verso il bar, lo vedo parlottare con il barista mentre gli passa una bottiglietta d’acqua.

“Ti va di andare su?” è in piedi davanti a me, la bottiglia stretta in mano e un sorriso lascivo stampato in volto.

“Ok” mi alzo, lascio che mi prenda per mano mentre andiamo verso l’ascensore. Chissà come sono ridotti i miei capelli, e il trucco!!! Dopo aver dormito sarò un disastro! Attraversiamo l’atrio ormai vuoto, ma prima di arrivare all’ascensore mi tira leggermente la mano portandomi verso le scale “Ho voglia di camminare”

Giuro che non lo capisco, ma lo seguo.

La scalinata di legno grigio è illuminata da delicati faretti incastonati negli scalini, mi lascia la mano mentre saliamo. Cinque piani sono un impresa ardua con i tacchi, soprattutto dopo una giornata così intensa. Al terzo piano, all’idea di doverne fare ancora due, rimpiango di non aver preso l’ascensore. Sono tutta concentrata a mettere un piede davanti all’altro, quando sento le sue dita scivolarmi sotto l’orlo del vestito. Perdo un battito,e anche il ritmo rischiando di mancare uno scalino. La sua mano si stringe sul mio sedere spingendomi “Mi piace guardarti mentre fai le scale” metto l’altro piede sullo scalino e lo fisso “Hai un culo così sexy” apro la bocca ma, ovviamente, non so cosa rispondere. Il suo corpo si spinge addosso al mio bloccandomi contro la balaustra. Posso sentire quanto mi abbia trovato sexy mentre facevo le scale. Strofina il naso sul mio collo, appena sotto l’orecchio, strappandomi un lamento soffocato. Siamo tornati di nuovo in modalità hot, e mancano sempre due rampe di scale da fare. Le sue mani intanto continuano ad accarezzarmi la pelle sotto il vestito, sento il mio corpo rispondere eccitato. Sale lungo le mie cosce, stringo forte la ringhiera allargando istintivamente le gambe per dargli migliore accesso “No piccola, non ancora” la sua mano mi sfiora proprio li e si allontana di nuovo. Mi sembra di impazzire. Quando toglie le mani dalla mia pelle vorrei urlare. Non oso lasciare la presa dalla ringhiera. Stringo il ferro gelido sperando di ritrovare un minimo di controllo. Il bastardo si appoggia ancora di più contro di me. Si muove languido schiacciandomi sotto il suo peso, facendomi sentire tutta la sua immensa eccitazione, riportandomi in un lampo ad uno stato di eccitazione estremo. Sento il suo respiro caldo sul collo appena prima che le sue labbra si chiudano a mordicchiarmi la pelle. Fa scivolare il vestito giù dalle mie spalle, sento la seta scivolarmi addosso fino a scoprirmi i seni. I capezzoli già turgidi per il desiderio fremono sotto un’ondata di aria fredda proveniente dalle scale. Le scale! Metto a fuoco lo sguardo. Cazzo sono mezza nuda e interamente eccitata sulle scale di un hotel! Cazzo! Cazzo, cazzo! In un secondo di consapevolezza mi rendo conto che chiunque potrebbe vedermi così, completamente esposta. Ma che diavolo mi è preso? Le scale di un hotel, Dio santissimo. Cerco di scrollarmi di dosso il suo corpo. Sono così arrabbiata. Con lui per avermi fatto eccitare e con me per essermi messa in questa assurda situazione. Sposta il suo peso liberandomi. Cerco di rivestirmi quando mi sento prendere e sbattere contro il muro di fronte. Resto senza fiato. Per la sorpresa e per il colpo improvviso. Le sue mani imprigionano i miei polsi, li trascinano lungo il muro finché non sono sopra la mia testa. I seni ancora scoperti si alzano verso di lui. Non so cosa fare. Sono così imbarazzata ed eccitata che fatico a ragionare in modo lucido. Vorrei sottrarmi a quella presa, rivestirmi e prenderlo a schiaffi per avermi mezzo spogliata sulle scale. Vorrei che le sue labbra mi mordessero il seno come poco fa mordevano il collo. Non capisco più niente.

La mia parte razionale riesce a prendere il sopravvento e per un disperato istante strattono i polsi cercando di sottrarmi alla sua presa. Stringe più forte. Ma che cazzo sta facendo? Mi domando sconvolta. Solo che non so se sono sconvolta per il suo comportamento o perché il mio corpo sta urlando disperatamente di non fermarmi perché questa cosa gli piace; gli piace da matti!

Avvicina le mie braccia così che possa tenermi ferma con un’unica mano. Prende la bottiglietta che aveva mezzo infilato dentro una tasca dei pantaloni quando ha cominciato ad accarezzarmi. Se la mette in bocca svitando il tappo con i denti. “Cosa pensi di fare?” Davvero non capisco. “Hai detto che avevi sete, no?”

Sete? Ma che cosa centra ora “Adesso ti do da bere piccola.” Il mio respiro accelera, la mia eccitazione aumenta. Sono sempre più confusa, e sempre più bagnata. “Alza la testa” ordina.

Faccio come vuole sollevando il viso verso di lui “Brava la mia bambina” sorride sornione. Guardo incantata mentre scende sulla mia gola e percorre tutto il mio collo leccandolo. Tremo sconvolta da brividi incontrollabili. Mi sfugge un gemito. L’assalto alla mia pelle finisce, improvviso com’è iniziato. Mi ritrovo a perdermi di nuovo nei suoi occhi scuri “Apri la bocca.” Obbedisco ancora incapace di fare altro. Solleva la bottiglia e beve un lungo sorso di acqua. Le sue labbra si incollano alle mie riversandola direttamente nella mia bocca. L’acqua gelata e la sua lingua bollente mi fanno letteralmente perdere il contatto con la realtà e mugolo nella sua bocca. “Ancora?” mi chiede provocante. “Si” rispondo sorprendendo persino me stessa. Non riesco a credere di essere mezza nuda su una scala, tenuta ferma da una creatura meravigliosa che mi disseta direttamente dalle sue labbra. Si attacca alla bottiglia svuotandone metà. Posa le labbra sulle mie e, di nuovo, mi fa bere. Dio santo! Lo adoro! Cerco di deglutire ma lui continua a riversare acqua dentro la mia bocca in un rivolo lento ma costante. Non riesco a inghiottirla tutta e lui non smette. L’acqua ormai cola fuori dalla mia bocca colandomi giù per il collo, sui seni, dentro al vestito. Sono completamente bagnata e non sono convinta sia solo colpa dell’acqua. L’aria e l’acqua fredda rendono i miei capezzoli ancora più turgidi. Mi tremano le gambe e sento la mia eccitazione arrivare al culmine. Mi lascia le mani, e spinge il vestito più giù finché non cade afflosciandosi ai miei piedi. Sono completamente nuda davanti a lui. Avvicina la bottiglia alla mia bocca e la svuota. Ormai gemo senza ritegno mentre l’acqua scivola fredda lungo il mio corpo in fiamme. Quando arriva tra le cosce ne approfitta per infilare anche le sue dita. Si muove deciso e sicuro, spingendo i rivoli d’acqua dentro di me. Mi aggrappo disperata al suo braccio che continua a muoversi mentre un orgasmo incredibile mi scuote l’anima. Continua a muoversi fuori e dentro di me aumentando il ritmo per prolungarlo. Mi prosciuga e mi sconvolge. Sento le gambe cedere. Mi sostiene con un braccio tirandomi a se e lentamente riduce il ritmo. L’orgasmo mi scuote con le sue ultime, lente ondate. Mi lascio andare contro il suo corpo completamente svuotata. Rallenta ancora il movimento continuando a tenermi stretta. Quando finalmente toglie le dita sono stremata. Accarezza le mie labbra spalmandoci sopra il mio orgasmo, mi avvolge di più nel suo abbraccio e finalmente mi bacia. Sento il mio sapore sulle nostre labbra.
Quando è sicuro che riesca a stare in piedi mi scioglie dal suo abbraccio. Porge la sua mano verso la mia. La prendo felice e fiduciosa, mi aiuta a scavalcare il vestito ancora attorcigliato ai miei piedi. Lascio che mi guardi: nuda e con indosso solo i tacchi a spillo. Qualsiasi cosa per quello sguardo!

Sentiamo una porta sbattere più in basso e passi che percorrono il corridoio. Con un sorriso perverso si china a prendere il mio vestito. Allungo la mano aspettando che me lo passi. Invece lui la prende e se la porta alle labbra depositando un bacio sul palmo. “Forza piccola” si incammina trascinandomi su per le scale “hai ancora due rampe di scale da fare” Cosa?????? Mi blocco in mezzo alla scala. Penso che sta scherzando. Invece il bastardo mi lascia la mano, sporge l’abito nella tromba delle scale. I passi si avvicinano ancora. Lo fa dondolare tenendolo solo con due dita. “Non puoi farlo.” Non può farlo, ripeto a me stessa per convincermi. Fa un sorriso sornione e apre le dita. Rimango li imbambolata a guardare il vestito atterrare tre piani più in basso “Ma che cazzo….”

“Preferisci scendere a prenderlo?”

Guardo lui. Poi guardo giù: il vestito è ancora lì per terra. Guardo ancora lui “Tu sei pazzo!” esclamo allibita. I passi si sono fermati, ma sentiamo delle voci che discutono nel corridoio sotto di noi. “Si” non ride più “pazzo di te”

“ E adesso” scende avvicinandosi pericolosamente “sali quelle scale per me. Voglio guardarti ” mi bacia. Un bacio famelico che si spegne direttamente tra le mie gambe. Ci stacchiamo entrambi sconvolti dall’effetto esplosivo che l’uno ha sull’altro. Restiamo a guardarci così per qualche istante poi il suo sguardo scivola lento sul mio corpo. Qualcosa di enorme si gonfia sotto i suoi pantaloni. Chiude gli occhi un istante. Quando li riapre brillano di una luce decisa e pericolosa “Allora? Fai le scale o preferisci che ti fotto qui?”

Apro la bocca ma la richiudo subito dopo. Le voci di poco prima sembrano avvicinarsi, potrebbero imboccare le scale da un momento all’altro. Ha già mostrato che è meglio non sottovalutare quello che dice. Giro su me stessa e mi avvio su per le scale come fosse la cosa più naturale del mondo. Lo sento trattenere il respiro. Beccati questa stronzo, penso, muovendo languida il bacino. Poi sento il suo passo sulla scala. È un predatore in caccia. E la sua preda sono proprio io. Sorrido. Felice come non mai. Nuda sulle scale di un albergo.