Il predatore

Il mondo oltre i vetri di queste finestre sembra prendere fuoco avvolto dal rosso del tramonto. Sorseggio con calma il mio caffè, l’aroma forte si mischia al suo sapore nella mia bocca e mi fa sorridere.

Dopo la sessione imprevista di coccole mi ha stritolato in un abbraccio togli respiro e poi con un minaccioso “mi vendicherò” seguito da un sorriso malandrino è sparito per rispondere all’ennesima telefonata.

Ormai sono trascorse ventiquattro ore da quando sono arrivata qui. Nei miei programmi a  quest’ora sarei dovuta essere già lontana da qui e, soprattutto, da lui. Certo non mi aspettavo che mi trascinasse in una spirale di follia, sesso, perversione e emozione che mi avrebbe fatto perdere il controllo di tutto.
Invece eccomi qui: incantata da un tramonto, ammaliata da un uomo che nemmeno conosco e che nell’arco di una notte ha stravolto tutto quello che conoscevo di me stessa.
I raggi del sole colpiscono l’acqua del lago trasformandola in una liscia pozza cremisi, un’airone con delle enormi stupende ali plana maestoso sull’acqua creando ricami increspati che si propagano fin sulla riva. Il paesaggio che si spiega davanti ai miei occhi mi regala un’attimo di  assoluta pace.

“Ok, va bene. Ci vediamo li.” lo sento dire a qualcuno dall’altro lato del telefono, mentre rientra in stanza e chiude la porta alle sue spalle. La sua presenza riempie in un ‘attimo la stanza e mi sento come se qualcuno avesse risucchiato tutta l’aria. Annaspo tentando di respirare, l’effetto che ha su di me è devastante e inaspettato.
Improvvisamente il senso delle parole che ho ascoltato arriva al mio cervello e in un lampo di consapevolezza realizzo che ha voluto che sentissi quella frase. E’ il momento di separarci. Quello che ho sentito è la scusa di cui si servirà per dirmi che devo andarmene.
Nonostante il mio programma iniziale prevedesse esattamente questo, solo molte ore prima di adesso, mi sento improvvisamente infelice. Un dolore sordo mi pulsa nel petto facendosi più intenso ad ogni respiro.
“Piccola” mi guarda con occhi tristi. Vorrei piangere.
Rispolvero tutta la dignità di cui sono capace e cacciando indietro le lacrime gli sorrido come se non fosse successo nulla. Sono brava a nascondere le mie emozioni e di questo devo decisamente ringraziare mia madre!
Non ricordo, da quando ho memoria, qualcosa su cui non mi abbia criticato: l’aspetto fisico, i vestiti, il carattere, gli amici, i fidanzati, la scuola, il lavoro, i gusti musicali…ogni aspetto della mia vita è stato oggetto di aspre critiche e inarrivabili confronti. Ricordo gli innumerevoli tentativi di migliorarmi fatti, fin da quando ero piccolissima, nel disperato tentativo di ricevere la sua approvazione. Ricordo chiaramente la delusione, il dolore al cuore e gli occhi pieni di lacrime ogni volta che, immancabilmente, lei non era soddisfatta e ripagava i miei sforzi con critiche ancora più aspre e dure. Non vedo più il paesaggio oltre il vetro mentre ripenso alla gelosia crescente che sentivo nascere verso i miei fratelli che si suoi occhi erano sempre perfetti o, in ogni caso, meglio di me; verso le mie amichette che dall’asilo alle superiori erano per lei sempre più belle, educate e meglio vestite di quanto potessi esserlo io. Ricordo l’amarezza infinita delle lacrime ingoiate di nascosto quando a cinque anni mi portò dal parrucchiere e dopo averlo costretto a tagliarmi i capelli come se fossi un maschiaccio, la sentii dire a mia zia “Poverina è proprio bruttina ovvio che non la vuole nessuno.” Credo che sia quello l’istante in cui smisi di cercare la sua approvazione consapevole che non l’avrei mai ottenuta e imparato a nascondere le ferite che ogni volta mi ha inflitto come un boia impietoso: passo uno mostrare indifferenza. E così nascondere le emozioni è stata un abilità che ho acquisito prima ancora di imparare a scrivere e che si è rivelata tremendamente utile nella mia incasinatissima vita.

“Piccola” la sua voce calda mi riporta al presente “Tutto bene?”
Mi volto guardandolo con il miglior sorriso che mi riesca “Si, certo” mento disinvolta. Finisco il caffè tutto d’un fiato mentre lui mi studia curioso.
“Ti scoccia se faccio una doccia prima di andarmene? Giuro che faccio in fretta” nonostante il sorriso la mia voce s’incrina un secondo, mi insulto da sola, ma fingo indifferenza.
Si appoggia contro la porta e incrocia le braccia. Il suo sguardo imperscrutabile mi si pianta addosso, un silenzio carico di tensione cala tra di noi.
L’essere ancora totalmente svestita non rende la situazione più facile e così dopo pochi secondi raggiungo il mucchio di lenzuola sul pavimento. Distolgo solo un secondo lo sguardo mentre mi chino a raccogliere l’intrico di stoffa e me lo avvolgo addosso, quando mi rialzo me lo trovo a un soffio dal viso “Dove devi andartene esattamente?”
Lo fisso tramortita. Apro e chiudo la bocca più volte senza riuscire a emettere alcun suono, il cervello nuovamente ingolfato, tutti i sensi proiettati verso di lui e la sua presenza dominante.
Strappa le lenzuola dal mio corpo e le lancia letteralmente dall’altra parte della stanza. “Rispondimi” mi stringe le braccia in una presa d’acciaio “Dove cazzo devi andare!”
Lo fisso allibita, mi fanno male i bicipiti talmente stringe “Mi fai male!”
Stringe più forte e sento il dolore diventare più intenso “DOVE. CAZZO. DEVI. ANDARE???” sibila spaventandomi molto di più che se mi avesse urlato contro.
Spalanco gli occhi confusa e impaurita ” A casa?” domando invece di rispondere.
Stende le braccia allontanandomi da lui  ma non smette di stringere, anzi! Posso quasi sentire i lividi che si formano sotto la pressione delle sue dita. Mi tiene così e mi guarda. Vedo i pensieri scorrere nei suoi occhi scuri ma non riesco a decifrarne nessuno.
Alla fine mi tira a se e finalmente lascia la presa sulle mie braccia. Mi abbraccia affondando il viso nei miei capelli “Non andartene” mormora “non sono ancora pronto. Resta con me”
Sono allibita! Mi sta praticamente pregando “Un altra notte” sussurra ancora più piano ” Solo una” mi accarezza la schiena e smetto di pensare “Ti scongiuro.”
“OK”
Qualunque cosa gli offuscasse lo sguardo svanisce lasciando il posto a un sorriso abbagliante. Mi accarezza le labbra con le dita “Ti adoro, sai?”
Assaggia la mia bocca lento e dolce. Mugolo di piacere mentre schiudo le labbra per lasciarmi invadere. Il modo deciso e possessivo con cui la sua lingua reclama la mia bocca mi fa andare completamente via di testa. Mi sciolgo tra le sue braccia.
Scoppia a ridere. Mi prende per mano “Doccia” si porta il mio palmo alle labbra e vi deposita un bacio “Con me.” Annuisco ridendo e lo seguo docile verso la doccia.
Apre l’acqua calda e si gira a guardarmi “Adesso ti lavo” ma il suo sguardo promette tutt’altro “Poi voglio portarti in un posto.” Mi spinge sotto l’acqua e l’istante dopo mi segue con un sorriso perfido.
Eccolo, il mio predatore!

 

 

Caffè?

Il sesso sfrenato è estremamente piacevole ma decisamente sfiancante. Mi stropiccio gli occhi confusa, devo essere crollata ancora immersa tra le sue braccia…quel suo modo di accarezzarmi, ecco, dev’essere stato quello. Ricordo le sue mani muoversi lente sulla mia pelle. Ricordo il suo sorriso. E poi buio.
Ora al posto delle sue braccia mi ritrovo avvolta dalla calda stretta delle morbide coperte. Mi godo il tepore confortante che regalano mentre mi stiracchio e mi guardo attorno. Ha portato una poltrona davanti al letto, una tazza fumante e il suo laptop sono posati su un tavolino basso davanti a lui (non mi ricordo di averlo visto ieri, sembra che in questa stanza i mobili compaiano per magia). Ha le dita allacciate davanti alla sua splendida bocca e guarda corrucciato qualcosa sullo schermo del portatile. Passerei l’intera giornata a guardarlo, dio sono proprio partita!

Poterlo ammirare mentre è concentrato su qualcosa di diverso da me mi piace molto, mi sembra di poterlo vedere davvero: vedere il predatore preda sazio e rilassato, immerso nel suo habitat naturale. Alza lo sguardo e mi becca in pieno a guardarlo. Spavalda  lo tengo fisso nel suo, probabilmente mentre sulla mia faccia passano tutte le gradazioni possibili di rosso. Si raddrizza sulla poltrona mentre chiude il PC, accavalla le gambe muscolose rilassandosi contro lo schienale e tiene gli occhi puntati nei miei. Ok, ok è una guerra che non sono ancora in grado di vincere: basta che lui faccia un sorrisino lascivo e si lecchi appena le labbra perché a me torni in mente tutto ciò che mi ha fatto ieri sera…. e stanotte…. e stamattina. La mia faccia passa dal rosso al porpora e distolgo lo sguardo mossa da un ipocrita senso del pudore che decide di venir fuori all’improvviso.
Scoppia a ridere e io sorrido di riflesso, mi piace vederlo così.
“Buongiorno piccola” si alza e sparisce nell’oscurità in fondo alla stanza, riappare subito con una tazza fumante tra le mani   “Caffè?”
Oh mio dio, penso, siiii.
Pagherei oro per un caffè.
Saranno almeno due o tre ore che il mio corpo non riceve caffeina e io vivo di questa fantastica sostanza dannosa!
Lo guardo come se fosse uno spacciatore e io una tossica in astinenza: “Si. Grazie” sussurro mentre in realtà penso “caffè, caffè, caffè, caffè, mamma quanto è sexy, caffè.”
“Vienilo a prendere piccola” e si allontana di un paio di passi dal letto.
Corrugo la fronte perplessa, non capisco. Scendo dal letto lentamente, dio santo ho male dappertutto, mi avvolgo attorno alle lenzuola e con uno sforzo titanico mi metto in piedi.
“No. No.” mi riprende “senza”
“Senza?” lo guardo con la stessa perspicacia di un pesce lesso “Senza cosa?”
“Vuoi il caffè?”
“Si” faccio un passo nella sua direzione ma lui si allontana e mi rimbrotta “NO!”
Resto ferma impalata a un passo dal letto e a troppi dal tanto agognato caffè chiedendomi cosa diavolo voglia adesso. Io voglio solo il mio dannatissimo caffè. Lo guardo in cagnesco.
“Se vuoi il caffè devi venire a prenderlo senza” pausa con sorrisino malefico “nulla addosso”
Ok se prima ero allibita e con la faccia da pesce lesso ora credo di essere, beh qualsiasi cosa ci sia di superiore a questo!
Il mio sguardo corre verso il fondo della stanza, lui lo segue e concede sornione “Si certo” beve un sorso di caffè, anzi del MIO caffè “Puoi sempre andartene a prenderne dell’altro…se non hai coraggio”
Detesto le sfide al mio orgoglio: raddrizzo le spalle, punto lo sguardo dritto nel suo – Al diavolo – penso, apro le dita e le lenzuola cadono ai miei piedi lasciandomi completamente nuda davanti a lui.  Mi muovo verso di lui con passo sicuro. Quello che vede deve piacergli parecchio dato che i suoi pantaloni sembrano gonfiarsi all’improvviso – E adesso all’attacco – mi dico.
Mi fermo di fronte a lui.
La mia mano scivola lungo quel corpo sodo in una carezza sensuale fino a trovare quello strepitoso rigonfiamento. Lo accarezzo per tutta la sua lunghezza e questo lo fa tremare. Continuo a toccarlo con carezze sempre più intense e decise. La stoffa dei pantaloni unica barriera tra noi. Aumento ancora l’intensità finché sento il suo respiro spezzarsi.
“Posso avere il mio caffè…adesso”
Mi afferra una spalla e mi spinge verso il basso.
“No… puoi avere qualcosa di molto meglio piccola”
Mi inginocchio davanti a lui…il caffè completamente dimenticato!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Istanti di noi

Facciamo l’amore piano, lentamente, prendendoci tutto il tempo di cui abbiamo bisogno. I nostri corpi si fondono in una danza di cui solo noi conosciamo i passi. Ma la dolcezza non fa parte di noi e con l’aumentare della passione perdiamo il controllo: i baci dolci diventano famelici e disperati, sento le labbra gonfiarsi sotto i suoi morsi, il sapore del sangue mi invade la bocca e mi stacco da lui con un urletto strozzato. Ferma sopra di lui, ancora dentro di me, lo guardo allibita leccandomi il sangue dalle labbra. Mi guarda come nessuno ha mai fatto: posso leggere le sue voglie folli in fondo a quello sguardo torbido. Riprendo a muovermi su di lui rallentando il ritmo, godendo di ogni centimetro, assaporandolo a lungo prima di scendere ancora. Si abbandona sconvolto sul letto “dio…così mi uccidi. Ti prego”
Sentirlo supplicare, vederlo perso e, finalmente disarmato, sotto di me mi scatena. Afferro i suoi polsi tenendogli le braccia larghe sul letto. Spalanca gli occhi sorpreso e un lungo sibilo gli sfugge quando scendo un po di più “ti prego, ti prego..”
Non posso resistere a questo dono del cielo e aumento la mia tortura. Lo cavalco senza mai affondare del tutto, avvolgo la sua erezione fin quasi al limite ma mi fermo prima di averlo tutto. Risalgo fino a sentire la punta dura della sua erezione che mi allarga, rallento ulteriormente il ritmo mentre scendo di nuovo. Si muove disperato sotto di me “Ti prego. Piccola. Così non ti resisto cazzo!”
Sfioro le sue labbra con le mie mentre risalgo. Mi godo la sensazione di onnipotenza che mi da possederlo così. Cavalco a lungo il glande, lo sento gonfiarsi e pulsare dentro di me e questo mi provoca un orgasmo immediato. Lo sente arrivare…intenso, lungo e travolgente, tutto su di lui, solo per lui. “Dioooooo, ti prego” esclama.

Mi lascio travolgere dalle sensazioni che sento. Il gioco è finito: voglio di più, ne voglio ancora. Affondo completamente accogliendolo tutto e un altro devastante orgasmo si fonde con il primo abbattendosi su di lui. Mi afferra per i fianchi e riprende il controllo della situazione. Prolunga il mio orgasmo con colpi forti e decisi finché non crollo disperata e urlante sul suo petto, distrutta dal mio stesso orgasmo.
Percepisco appena il suo sorriso soddisfatto “Sei così bella quando vieni” affonda ancora proprio mentre un’altra ondata mi scuote e un altro orgasmo esplode violento.
“Voglio vederti ancora” in un lampo mi ribalta sul letto e me lo ritrovo dietro. Mi solleva sulla ginocchia esponendomi completamente a lui. Tremo eccitata e ancora scossa dall’orgasmo che sembra non finire più. Sento il suo respiro tra le mie cosce “Sei così bella” un brivido mi scuote quando lo sento annusarmi. Dovrei vergognarmi e invece questa cosa assolutamente perversa e inaspettata mi fa fremere di piacere. L’istante dopo la sua lingua si immerge tra le mie pieghe bagnate leccando e succhiando senza pietà fino a farmi esplodere urlante nella sua bocca.

Continua finché non ha estratto anche l’ultima goccia di piacere travolgente. Inerme, con il viso affondato nei cuscini, mi sento persa in una miriade di sensazioni inspiegabili. quando finalmente la sua bocca si allontana continuo a mugolare e tremare “E, dio, sei così buona” le sue mani mi allargano le gambe e lo sento posizionarsi dietro di me. Troppo sfinita per dire qualcosa, troppo stanca per reagire e troppo vogliosa di sentirlo ancora resto ferma, scossa da brividi che non riesco più a controllare, in attesa che mi prenda ancora. E lui non mi delude: affonda in un unico colpo, fino in fondo. Urlo sorpresa e vengo. Di nuovo.

Tutto il mondo si fonde in immagini e suoni indistinti mentre stabilisce il suo ritmo e lo supera colpo dopo colpo portandomi a infiniti e continui orgasmi. Perdo la cognizione del tempo, quella dello spazio e di qualsiasi altra cosa affogando dentro le sconosciute reazioni del mio corpo. Mi lascio trascinare dalla marea dei miei orgasmi che mi travolgono in ondate sempre più forti e intense. Uno sprazzo di lucidità mi attraversa la mente e mi chiedo se si possa morire di piacere. Sento il mio corpo scuotersi, preda di sensazioni troppo forti e che durano da troppo tempo,  capisco di non poter resistere ancora a lungo a questo assalto brutale. Fortunatamente anche lui non può opporsi più a tutte queste sensazioni:”Dio se ti sento piccola. Non posso resisterti!”
Un ultimo affondo brutale e mentre urlo al cielo un nuovo orgasmo lui esplode per me.

Crolliamo sul letto avvolti in un groviglio di noi. I respiri affannati e rotti. I cuori che battono forsennati. Gli occhi chiusi ancora persi nel piacere. La pelle bagnata infiammata dalla passione.

Restiamo così: corpi intrecciati incapaci di parlare, mentre i respiri rallentano e il mondo ritrova la sua forma, persi in un istante di noi.

Tu mi porti su…poi mi lasci cadere

Inchiodata al muro, le braccia tese sopra la testa imprigionate nella sua stretta, il respiro accelerato in attesa del bacio che mi scioglierà nuovamente come neve tra le sue braccia. Il suo volto si avvicina sempre di più al mio finché siamo bocca contro bocca. Sento i battiti del mio cuore correre disperati: baciami, gli ordino con il pensiero.

Strofina le labbra sulle mie, lecca, succhia, strofina di nuovo. Sono completamente rapita dal tocco della sua bocca morbida, mi inarco disperata verso di lui, per quanto la sua presa me lo conceda, schiudendo le labbra in una disperata richiesta di avere di più. Voglio sentire il suo sapore, assaggiare un’altro dei suoi baci morbidi e profondi, perdermi in quella sensazione che oramai è già una droga di cui non so fare a meno. Ride, di nuovo, contro le mie labbra “Ti ho detto di no, e te lo dico di nuovo: No!” Spalanco gli occhi e il sorriso soddisfatto che mi trovo davanti riaccende la mia rabbia portandola in un lampo a livelli pericolosi. Strattono le braccia cercando di liberarmi “Lasciami” sibilo furiosa

“Calmati” replica calmo tenendomi inchiodata al muro. Dio come mi fa incazzare! Non solo mi umilia dicendomi di no, ma poi pretende pure che io stia li buona mentre mi provoca solo per umiliarmi ancora di più l’attimo dopo. Ma quanto idiota devo essere a cedere in un gioco simile? Devo togliermi da qui, andarmene finché ho ancora uno sprazzo di dignità, dimenticarmi di tutto. Strattono ancora più forte cercando di allentare la morsa delle sue mani strette contro i miei polsi, ma lo stronzo non molla. Abbasso lo sguardo concentrandomi meglio sullo sforzo per liberarmi: la vista del mio corpo nudo mi fa incazzare ancora di più. Umiliata fino al midollo strattono furiosa  e finalmente riesco a liberarmi. Veloce come il fulmine stringe la sua mano attorno al mio collo e mi respinge brutale contro il muro, il suo corpo si schianta sul mio con tutti i suoi novanta chili di muscoli e sono di nuovo prigioniera. “Lasciami”  gli urlo addosso ormai incontrollabile. Lacrime di rabbia scorrono copiose aumentando la mia ira e la mia umiliazione in maniera proporzionale. Riesco a infilare le mani tra i nostri corpi e cerco di spingermelo via di dosso “Lasciami” ormai piango senza freni “lasciami cazzo!” Continua a pesarmi addosso stringendomi il collo. La mia dignità va definitivamente a farsi fottere e smetto di lottare limitandomi a supplicarlo. Voglio solo andarmene da li, voglio stare sola a raccogliere i miei pezzi dispersi al vento da quest’uomo “Lasciami per favore”  singhiozzo.

“Guardami”

Abbasso gli occhi dando il via all’ennesima cascata di lacrime.

“Guardami ho detto” aumenta la stretta al collo, faccio quasi fatica a respirare. Cerco di aprire la bocca per respirare ma lui stringe ancora “Ho. Detto. Guardami”  Ringhia

Obbedisco e allenta la presa senza lasciarmi però

“Ti ho detto di no”

“Ma dai?Vuoi ripetermelo un altro paio di volte? Caso mai le prime due non fossero state sufficientemente umilianti?” Anche se ho smesso di lottare fisicamente non riesco a trattenere la rabbia nel rispondergli.

“Vuoi stare zitta e ferma un secondo e lasciarmi parlare invece di fare la femmina isterica?”

Ha pure il coraggio di fare l’offeso, ma grandissimo pezzo di… “Fottiti” gli urlo in faccia. Si irrigidisce e io pure. Aspetto che esploda e per un attimo penso che mi farà male. Invece molla la presa sul collo e scoppia a ridere. Si scosta da me per appoggiarsi al muro tenendosi la pancia per il gran ridere.

Fisso la scena allibita,  mi sembra di essere finita in una brutta candid camera! Resto imbambolata solo per qualche secondo poi raduno il mio orgoglio e mi allontano a grandi passi da lui.

Cammino rigida e ferita per la stanza. Prendo un paio di slip e una maglietta dalla mia borsa ai piedi del letto e li infilo dandogli le spalle. Sono così furiosa che non voglio nemmeno guardarlo! Una miriade di frasi acide mi salgono alla bocca ma, con uno sforzo disumano, mi trattengo: sarebbe solo la dimostrazione di quanto è riuscito a ferirmi. Sarebbe solo un elemento in più in suo potere per umiliarmi di nuovo. Sono stata una vera cretina, lasciarmi andare così! Ma che cavolo mi è passato per la testa? Come se non le conoscessi le persone!! Tutte uguali. Tutte pronte a prendersi ciò che gli serve e poi a farti a pezzi e scaricarti come immondizia lungo la strada! Non mi bastano le cicatrici ancora aperte che mi porto addosso? Noooo, io da brava idiota mi dovevo buttare senza paracadute in una cosa folle con il Bastardo Supremo! Ma vaffanculo – mi dico – vaffanculo, vaffanculo, vaffanculo.

Così presa dai miei pensieri non mi accorgo che le risate sono finite ne di lui che mi si fionda addosso a braccia aperte a tutta velocità. Caccio un urlo sorpreso quando mi travolge. Cadiamo sul letto. Lo guardo allibita “Tu sei pazzo”

“Si” ride “pazzo di te”

“Fottiti”

“Fotterei volentieri te piccola”

Lo guardo a bocca aperta, da perfetta idiota quale lui mi fa sentire.

“Ti ho detto di no” sospira ” perché stanotte non ti sei risparmiata”

“E quindi? Non mi sembravi dispiaciuto” brontolo

“Dispiaciuto? No tesoro! Tu in preda al desiderio sei la cosa più sexy e magnifica che io abbia mai visto”

“E allora perché?” lo guardo supplicante “Volevi solo umiliarmi?”

Mi fissa scioccato “Umiliarti?” esclama “E’ questo che pensi?”

“Cosa dovrei pensare scusa? Mi baci, mi fai venire voglia di avere di più e poi mi dici di no! Mi riesce difficile pensare che sia un complimento. No?”

“Ti ho detto di no, piccola, perché stanotte è stata impegnativa…per entrambi. E prima di rifarlo abbiamo bisogno di mangiare e di dormire. Mi farai venire un infarto altrimenti!”

“Ma abbiamo dormito”

“Si, mezz’ora piccola”

Mi guardo attorno accorgendomi solo ora che la stanza è buia perché tutte le tende sono state tirate e gli enormi scuri fatti scorrere lungo i binari esterni bloccando così l’invadente luminosità del mattino “Sei stato tu?” chiedo indicandoli

“No. Ho provato ad alzarmi per chiudere tutto perché la luce ti arrivava addosso e continuavi ad agitarti” spiega tranquillo “Ma appena ti lasciavo ti agitavi di più” arrossisco come un aragosta bollita  “E poi” mi trascina su di se in un abbraccio baciandomi delicatamente il collo “Mi piace tenerti stretta tra le braccia e guardarti dormire”

Sorrido come un ebete lusingata e imbarazzata “E chi le ha chiuse allora?” la tensione di poco fa svanita tra un bacio e  l’altro sul collo “Babbo Natale?”

Ridacchia mentre mi morde il lobo dell’orecchio “No tesoro” mi piacciono questi morsi delicati che mandano brividi lungo tutta la spina dorsale “Niente Babbo Natale. Solo una banale cameriera”

Mi sollevo sugli avambracci e lo guardo. Non potrei esser più sorpresa nemmeno se mi avesse detto che nevica viola in pieno agosto ai Caraibi! “La cameriera???? Quale cameriera, scusa?”

“Quella che è entrata a portarci la colazione” indica con un gesto della testa un carrello disposto nell’angolo della stanza, di fianco ad un tavolo immacolato apparecchiato per due. Non ricordo di aver visto un tavolo la sera prima.

“Ho ordinato fragole, cereali, yogurt, latte, biscotti e torta al cioccolato” ritorna a mordermi l’orecchio “Sai…non sapevo cosa ti piace al mattino”

“Caffè” mi limito a rispondere. Quest’uomo è una costante sorpresa.

“Mhhhh” i suoi denti affondano nella carne morbida dell’orecchio strappandomi un sussulto di piacere “Devi anche mangiare” tira il lobo e sussulto ancora.

Mi muovo languida su di lui, la mia voglia riaccesa dai continui morsi delicati, allargo le cosce sentendo la sua eccitazione premere contro il mio centro. Mi lecca il collo e di nuovo morde l’orecchio. Mi posiziono meglio sopra di lui e quando i suoi denti mordono di nuovo la mia carne ne approfitta per spingersi tutto dentro di me. Soffio fuori un mugolio di assoluto piacere e prendo a muovermi al mio ritmo sopra di lui. Questo è il mio posto, questo è il suo posto.

 

Respirami!

Ho freddo. Apro gli occhi e non capisco dove sono. Nuda in un letto sconosciuto. Mi guardo attorno ancora mezza addormentata, due occhi stupendi trovano i miei

“Ehi piccola”

Affonda il viso nell’incavo del collo e mi respira. Il ricordo della notte trascorsa torna immediato strappandomi un sorriso felice. La stanza è avvolta nella penombra, ricordo chiaramente di essermi addormentata mentre l’alba illuminava il letto, quanto cavolo ho dormito?!?  Mi siedo di colpo ma poi accorgendomi di essere completamente nuda davanti a lui afferro al volo il lenzuolo attorcigliato in fondo al letto cercando di coprirmi.

Si stiracchia pigro e languido consapevole della sua nudità, sicuro di se, sensuale e pericoloso. I miei occhi devono essere immensi, spalancati a guardarlo con un misto di desiderio e terrore. Si siede sul letto di fronte a me, mette le sue gambe sulle mie legandoci in una posizione estremamente intima e sensuale. Mi chiedo preoccupata che intenzioni abbia. Mi sento ancora intorpidita per tutto ciò che ci siamo fatti questa notte e non credo di essere in grado di reggere un’altra sessione di sesso sfrenato così presto.

Per non parlare poi dell’altalena di emozioni che mi ha fatto vivere e che mi hanno incasinato il cervello quasi a livello di tilt assoluto.

Mi stringo di più il lenzuolo addosso in un patetico tentativo di proteggermi. Non toglie mai gli occhi dai miei mentre mi afferra le mani costringendomi, un dito alla volta, a mollare la presa sulla mia copertura; il lenzuolo si affloscia attorno ai miei fianchi, essere mezza nuda davanti al suo sguardo mi imbarazza e vorrei coprirmi con le braccia “Non farlo” sussurra stringendo le mie mani nelle sue “Cosa?”

“Non nasconderti”

“Mi vergogno” Scoppia a ridere ma non mi lascia le mani “Dopo stanotte?” Divento rossa in risposta alla sua domanda, abbasso la testa cosi che i capelli mi nascondano e mi sottraggano al suo sguardo indagatore. Mi lascia le mani solo per stringermi contro di lui in un abbraccio. Non so come in un attimo mi trovo sotto di lui, le braccia imprigionate ai miei fianchi dalle sue gambe, cosi è finalmente libero di scostare i capelli dal volto e guardarmi “Piccola” vorrei piangere e non so nemmeno perché “Piccola guardami ti prego” Obbedisco, ovviamente. Sembra che ormai io non sia in grado di farne a meno. Lui ordina e io obbedisco. Questa novità mi spiazza spingendomi verso domande spinose, la sua voce mi riporta docile all’obbedienza “Guardami” e di nuovo mi cattura gli occhi “Non nasconderti da me, ti prego” mi bacia il collo con un tocco lieve e soffice ” Sei così bella” dice mentre percorre il mio corpo con lo sguardo.

Sento il suo corpo reagire, enorme, duro e pronto. Il mio freme in reazione. Nonostante mi faccia male tutto non vedo l’ora che succeda di nuovo e al solo pensiero mi sfugge un gemito. Il bastardo scoppia a ridere “Sei insaziabile, ma no…piccola.”

La sua risposta ha l’effetto di una doccia gelata e in reazione il mio livello di vergogna aumenta in modo catastrofico. Gli occhi mi si riempiono di lucide perle ma mi rifiuto di piangere! Chiudo le palpebre e conto mentalmente cercando di recuperare il controllo <<uno..non piangere,due..non piangere,tre…non piangere, quattro.. non piangere, cinque…non piangere, sei…non >> una lacrima sfugge tra le ciglia; la sento rotolare lungo la guancia come il primo macigno di un imminente valanga <<Cazzo!>>

Per un istante lungo un eternità non accade nulla. Sto giusto iniziando a sperare che non si sia accorto di nulla quando “No!” mi stringe “No! Cazzo! Guardami!”

Chiudo più forte gli occhi e un altra lacrima sfugge insieme ad un imprecazione mentale.

Mi sento sollevare tra le braccia e in un istante mi ritrovo cullata da lui come una bambina “Piccola… piccola.. ti prego..non piangere” mi stringe e mi culla. Sono così sorpresa da questo che apro gli occhi per guardarlo: mi culla guardandomi, le sue dita raccolgono le lacrime prima che abbiano percorso tutto il viso “Ti prego, ti prego” sussurra dolcemente “non piangere, ti prego” è teso, mi guarda in modo disperato, mi si stringe il cuore.

Gli sorrido e ricaccio indietro le lacrime mentre gli accarezzo la guancia, dopo qualche minuto così mi sembra di aver ritrovato il controllo “E’ passato. Scusami” mormoro a mo di scusa.

“Ti prego” mi stringe forte contro di se “ti prego”

In un attimo i ruoli sono invertiti e mi trovo a doverlo rassicurare intanto che la sua presa si fa ancora più stretta. Decisamente troppo stretta:”Ehi, ehi, smettila di stringermi cosi!” dalla mia voce traspare una vena di sorriso “Ho smesso dai…se stringi ancora un po la pressione corporea sarà intollerabile, mi scoppieranno le arterie e allora si che avrai un bel problema, altro che asciugare un paio di lacrime” borbotto.

Scoppia a ridere e a me sembra il suono più bello del mondo. Lo guardo affascinata e sorridente finché non smette. Il suo abbraccio resta sempre possessivo ma diventa decisamente più delicato. Con un dito segue il percorso umido lasciato dalle mie lacrime “Mi fa impazzire vederti piangere” ammette

Mi sento in colpa, non mi piace vederlo così. Non mi piace sentirlo così. “Scusami”

“Sei così bella quando ridi”

“Lo so” non è vero. Questa è una bugia, una colossale bugia. Non amo nulla del mio corpo tanto meno il sorriso ma in questo momento non so cosa dire quindi dico la cosa più ovvia per assecondarlo e uscire da questo ennesimo momento di follia emozionale.

“Dimmi cosa?”

Lo guardo stranita e confusa. Non capisco che cosa mi sta chiedendo, dimmi cosa? che razza di domanda è? Potrebbe aspirare al premio peggio domanda dell’anno, per quanto io mi scervelli davvero non capisco cosa diavolo voglia sapere. Fortunatamente ritrova in fretta le se capacità linguistiche, dopo aver preso un bel respiro contro la pelle del mio collo – di nuovo! – , e elabora la domanda in modo più chiaro “Dimmi cosa ho fatto? Cosa ti ha fatto piangere” ecco forse era meglio se restava nella fase di autismo linguistico “per favore piccola. Dimmelo”

Prendo un bel respiro e butto fuori la verità prima di avere il tempo di ripensarci “Mi hai detto di no”

“Cosa????” mi guarda allibito, come se fossi una creatura aliena.

Oramai tanto vale andare fino in fondo “Mi hai detto di no” ripeto umiliata e con il broncio “poco fa tu mi hai detto di no”

 

Ride. uomo-e-donna-abbracciati

M’infurio.

Mi sottraggo al suo dannato abbraccio e in un lampo sono in piedi in mezzo alla stanza.Sprizzo ira da ogni poro della pelle, la sua camicia mezza strappata sul pavimento è l’unica cosa che trovo a portata di mano per coprirmi; la infilo stringendo le braccia sotto il seno nel patetico tentativo di tenerla chiusa mentre scruto rabbiosa la stanza alla ricerca di qualcosa da tirargli addosso.

Si alza. Cammina verso di me completamente nudo. L’unica immagine che mi viene in mente è quella di una pantera in caccia: elegante, sexy, mortale. Mi si asciuga la bocca. Dimentico che dovrei essere arrabbiata. Incapace di muovermi resto inchiodata in mezzo alla stanza. Appena mi raggiunge mi afferra per le braccia e mi spinge ” ma che cazz..” sbatto contro la parete e nello stesso momento mi solleva le braccia sopra la testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando ti perdi lascia guidare l’istinto. Lui sa dove andare.

Mi arrendo al suo assalto, il mio corpo si rilassa contro di lui mentre la mia bocca si concede docile al suo assalto brutale. Mi sente tremare e finalmente lascia i miei polsi per stringermi in un abbraccio delicato. Anche il suo bacio cambia: da dominante e possessivo a qualcosa di più dolce, tenero, morbido. I Nostri corpi si toccano e improvvisamente entrambi ritroviamo il nostro posto, l’unico in cui vorremmo stare. Mi stringe forte e affonda il viso nel mio collo. Una mano sulla schiena e una tra i capelli mi tengono ancorata a lui. Passano attimi lunghissimi in cui entrambi siamo troppo impegnati a goderci il contatto di pelle contro pelle. Incredibile come una cosa così semplice possa farti sentire a casa, come possa rimettere assieme tutti i pezzi di te, farti ritrovare il tuo centro, ridarti equilibrio. Affonda ulteriormente il viso nel mio collo e mi respira. Proprio mentre io respiro lui.  Il suo volto ora è a pochi centimetri dal mio e mi perdo nelle profondità dei suoi occhi. Passa un dito sulle mie labbra tremanti “Dio….che cosa mi stai facendo piccola?” sussurra un attimo prima di sconvolgermi con il bacio più struggente del secolo.

In un attimo l’atmosfera si scalda e il bacio si trasforma in qualcosa di più. Finiamo avvinghiati sul letto a fare ciò che ci riesce meglio, travolti da un urgenza che non riusciamo a spiegarci.

La luce dell’alba invade dolcemente la stanza scoprendoci stremati e confusi l’uno nelle braccia dell’altra. Ho gli occhi pesanti. Mi sento sazia, appagata e sconvolta, vorrei tanto abbandonarmi al sonno ma ho così paura di perdermi attimi indimenticabili di lui che cerco di resistere.

Mi accarezza la schiena tenendomi abbracciata “Dormi piccola” mi sfiora la fronte con un bacio tenero “sarò ancora qui quando ti sveglierai, non vado da nessuna parte”

Mi accoccolo meglio nello spazio caldo tra le sue braccia e finalmente chiudo gli occhi.

L’immagine del suo sorriso soddisfatto mi accompagna mentre scivolo felice nel sonno.

 

 

 

La donna ha sempre sete di risposte

Mi concentro sulla sigaretta che si accorcia tra le dita indecisa se espormi ammettendo quanto ormai io sia coinvolta o ripiegare su un terreno più sicuro. Valuto i pro e i contro più velocemente che posso ma alla fine la paura prevale e mi lanciò in uno dei miei giochi preferiti: studiare il “nemico”.

“Dicono che quando una donna va a letto con un uomo non è mai solo per sesso” rispondo provocando la sua reazione che puntuale arriva “Ah no? quindi non sei qui solo per il sesso?” gongola tutto felice, manco avessi detto che lo amo più della mia vita! L’ego maschile è qualcosa di veramente divertente “No tesoro, non è solo per il sesso che sono qui” l’esca appena lanciata raggiunge il suo scopo e lui abbocca totalmente ” E per cosa allora?”

“Per te ovviamente, e per capire perché mi hai voluto così tanto”

“Mi piaci, te l’ho già detto”

“Avresti potuto avere donne più belle di me” il pensiero mi infastidisce

“Forse, ma io volevo te”brain

Non so se essere arrabbiata perché ha implicitamente ammesso che altre siano più belle o essere lusingata dalla semplicità del suo desiderio per me ” Perché?”

“Cosa?”

“Perché io?”

“Perché no?” detesto che mi tenga testa in un gioco in cui ho sempre vinto. Manipolare le conversazioni e portare gli altri a dirmi quello che voglio è sempre stata una dote innata che esercito senza difficoltà e, spesso, senza nemmeno accorgermene.

“Avresti potuto raggiungere l’obiettivo più in fretta” spingo per recuperare il controllo

“Quale obiettivo, scusa?”

“Scopare” soffio fuori la parola come se fosse una piuma. La verità è che è esattamente qui che volevo arrivare e ora la sua risposta potrebbe distruggermi oppure no. Ma quello che sto iniziando a provare per lui e il mio passato che preme addosso non  mi permettono di aspettare e arrivare al succo del nostro rapporto con calma. Ho bisogno di sapere adesso se sono solo una scopata! Certo se è così farà male ma meglio sradicare subito la piantina della speranza piuttosto che abbatterla quando sarà cresciuta occupando tutto il cuore, no?

“Scopare?” mi guarda in tralice.

“Si, scopare. Lo sai cosa vuol dire no?” devo aumentare il suo livello di fastidio se voglio che le emozioni lo dominino così  da dirmi quello che pensa senza troppi filtri.

“Fammi capire” mi fa segno con il braccio verso la stanza, invitandomi a rientrare. Spengo la sigaretta ormai finita e lo precedo dentro la stanza. Dopo l’aria fresca dell’esterno il tepore della stanza è piacevole. Mi lascio cadere sulla chaise longue, la schiena appena appoggiata allo schienale e le gambe ripiegate sotto di me. Appoggiato al caminetto mi guarda dall’alto illuminato dalla luce danzante del fuoco.

“Scopare quindi?”

“Si”

“Pensi che sia quello che voglio”

“Si” non ne sono sicura, anzi vorrei che fosse proprio il contrario, ma continuo a provocarlo.

“E come, secondo te, avrei potuto raggiungere prima questo obiettivo. Dimmi?” Stringo il bicchiere frustrata. Continua a non rispondere e cerca di farmi scoprire. Decisamente un avversario alla mia altezza “La rossa” spiego. Chiudo gli occhi e sorseggio una bella sorsata di whisky nella speranza che l’immagine di lei mi esca dalla testa.

“Pensi che sarebbe venuta a letto con me?”

“Ne sono certa”

“Addirittura certa?”

“Si.”

“E credi lo avrebbe fatto più facilmente di quanto ci sia venuta tu?”

Spalanco gli occhi scioccata, ma come osa? Poi un illuminazione: bravo, bel tentativo, c’è mancato poco che io ci cascassi in pieno. Devo decisamente stare all’erta: si gioca in due a quanto pare! Sorrido sorniona ” Oh tesoro, molto, molto più in fretta di quanto ci sia venuta io”

Sorride. Sa di che il suo colpo è andato a vuoto. Ovviamente questo gioco diverte anche lui.

“E tu credi di essere meno bella di lei” si avvicina in un lampo. Mi ritraggo quando s’inginocchia davanti a me. Cosa vuole fare adesso? Mi toglie il bicchiere di mano depositandolo a terra poi afferra i lembi della camicia e li spalanca scoprendomi. solo gli slip microscopici mi coprono dal suo sguardo bollente. “Rispondimi” mi guarda dritto negli occhi “pensi davvero che lei sia più bella?”

Non riesco a dire nulla.

Il gioco sparisce all’improvviso lasciando spazio ad un bisogno molto più urgente.

La tensione che si è creata tra noi mi soffoca, mi limito ad annuire con il capo.

“NO!” impreca e tira la camicia strappandola dal mio corpo. Indietreggio.Mi prende per i polsi costringendomi ad alzarmi. In piedi uno di fronte all’altro. Non oso muovermi soprattutto finché non riesco a liberarmi dalla sua stretta “E pensi che sei qui per essere scopata da me?” sibila.

Ecco. L’ho portato esattamente dove volevo.

Mi scuote “Rispondimi cazzo” la sua voce bassa e arrabbiata mi mette i brividi. Ma non sono certa siano brividi di paura “pensi che io voglia scoparti? Pensi questo??”

Annuisco di nuovo.

“No!” Ruggisce.

Poi mi sbatte contro il muro e invade la mia bocca con un bacio violento.

 

 

Distanze

Continua a baciarmi finché non mi arrendo completamente a lui come creta malleabile tra le sue braccia. E’ incredibile come ai nostri corpi basti entrare in contatto perché qualsiasi cosa attorno a noi sparisca. Emozioni, sensazioni, ricordi, persone, oggetti…niente…non esiste più niente! Solo noi due e un vortice di passione esplosiva che ci ruota attorno assorbendo tutto, riducendo il mondo a noi due soltanto. Ci stacchiamo a fatica. Lo stupore con cui mi guarda riflette come uno specchio quello nei miei occhi: anche lui è confuso da quello che ci succede. Appena ci troviamo pelle contro pelle smettiamo di essere umani trasformandoci in reazione chimica. Pensavo facesse effetto solo su di me, credevo di essere l’unica ad esserne ammaliata e terrorizzata, ma adesso vedo la stessa cosa nel suo sguardo silenzioso “Dovresti asciugarti” se mi aspettavo qualcuna delle sue frasi romantiche ad effetto sciogligambe devo restare delusa. Bella via di fuga campione, penso, peccato l’abbia usata io giusto due minuti fa. Il suo telefono vibra sul letto. Ancora?? Inarco un sopracciglio con aria interrogativa. Osserva il display e sembra accigliarsi “Scusa devo rispondere”

“Lavoro?”

“Già”

“Ok”

“Asciugati, non voglio che prendi freddo”

Esce dalla stanza per rispondere al cellulare. Finalmente sola mi lascio cadere sul letto:  é una nuvola morbida e candida che mi abbraccia. Allargo le braccia godendomi la sensazione del piumone che mi si avvolge attorno, mi sento come una bambina tra le braccia della mamma. Ripenso a tutta la serata, a quanto sia tutto assurdo, a quanto io sia folle a cacciarmi in situazioni così. La realtà è che ho bisogno dell’eccitazione dell’imprevisto, del brivido del rischio e della compagnia del pericolo per sentirmi viva. Sto proprio peggiorando! Un’anno fa non mi sarei trovata in una stanza d’albergo con Mr Sconosciuto e Bastardo nemmeno se me lo avesse chiesto il Papa, ed ora invece eccomi qui, in cerca dell’adrenalina che mi tiene in vita, nella situazione più folle, divertente, eccitante, paurosa che potessi trovare. Devo decidermi a farmi curare da uno bravo. Forse le mie amiche hanno ragione a dirmi che non sto bene, che devo parlarne con qualcuno, Ma in fondo di cosa devo parlare? Del dolore? Della perdita? Del senso di colpa? Come se io non avessi già scavato a fondo dentro di  me. L’associazione italiana psicanalisti dovrebbe riconoscermi una laurea honoris causa per la diligenza scientifica con cui ho analizzato ogni sfumatura delle mie emozioni. Potrei tenere delle conferenze sui danni causati dal senso di colpa e sarei in grado persino di indicare ad ogni partecipante afflitto da questo male la migliore via d’uscita. Il problema è che anche se la mia parte razionale si innalza a vette freudiane la parte emotiva continua a rompersi e ricrearsi in un caleidoscopio incessante e incontrollabile di sentimenti che non so controllare. Questa vita è proprio un casino!

Finisco di asciugarmi. Infilo un paio di slip puliti e poi, in un momento di folle tenerezza, mi infilo la sua camicia bianca. Sa di lui, del suo profumo. Respiro a pieni polmoni cercando di assorbirlo tutto, mi piace cosi tanto. Nell’angolo bar c’è una bottiglia di whisky aperta, me ne verso un bicchiere; prendo sigarette e accendino dalla borsa e mi avvicino alla vetrata. Il vetro riflette l’immagine di una donna discinta: la camicia bianca che si muove a ogni passo scoprendole i seni, gli slip innocentemente bianchi così ridotti da coprirla a malapena, un bicchiere di alcool in una mano e la sigaretta nell’altra. Sembro proprio una sgualdrina. Beh chi se ne fotte! Sorrido alla donna nello specchio e spalanco la finestra. L’aria della notte mi colpisce in pieno. Ormai saranno le tre o le quattro del mattino e anche se l’estate non è ancora finita, non fa più così caldo. Poi qui al nord! E sicuramente il lago che riempie questa brezza notturna di umidità non aiuta. Eppure quest’aria ha una freschezza pulita che non avevo mai assaggiato e che, sicuramente il mio mare non ha. Sembra portare con se il freddo delle Alpi e la resina delle sue pinete. Faccio un bel respiro godendo di questi sapori sconosciuti mentre esco sul terrazzo. Appoggiata alla balaustra, tra un tiro di sigaretta e una sorsata di whisky, mi godo il panorama mozzafiato concedendomi persino il lusso di non pensare. E così non lo sento nemmeno rientrare in camera. Me lo ritrovo all’improvviso accanto, si lascia andare contro la ringhiera di schiena. Anche lui ha un bicchiere in mano da cui beve a piccoli sorsi. Mi guarda sorridendo sornione mentre prende una sigaretta dal mio pacchetto e se l’accende “Comprarle no?” gli dico sorridendo provocatoria “Le tue sono più buone, piccola” mi soffia il fumo in faccia e scoppiamo a ridere.

“Mi piaci”confessa

“L’avevo immaginato”

“Ah si?”

“Si”

“E da cosa l’avevi dedotto Sherlock?” ride guardandomi di sbieco.

“Oh non vorrei umiliarti mettendo in mostra le mie notevoli doti deduttive” adoro giocare con lui.

“Ti prego non togliermi questo privilegio piccola… illumina la mia mente inferiore”

Ormai ridacchiamo come due adolescenti stupidi

“Sai” si fa serio ” con te non mi annoio”

Bevo piano il mio whisky pensando se rispondere o meno. Alla fine decido di mostrargli le mie doti deduttive in tutto il loro splendore “Da cosa scappi?” Quasi si strozza con il fumo di sigaretta, tossisce in cerca di ossigeno. Faccio la figa dando un tiro che non mi causa nessun problema e gli sorrido superiore. “Stronza” colpo di tosse “prenderti gioco così di un pover’uomo in difficoltà.”  Gli lascio il tempo per riprendersi e lo ascolto cercare di distrarmi con battutine provocatorie.

“Allora” lo incalzo quando sono certa che riesca a respirare di nuovo senza difficoltà “Da cosa scappi?”

“Chi ti dice che scappo” risponde serio

“Ci vuole un fuggitivo per riconoscerne un’altro”

“Ah e tu saresti una fuggitiva quindi? E da cosa scappi?”

Scoppio a ridere. Il suo tentativo di portarmi fuori rotta è adorabile “Sai che non puoi scappare da te stesso vero? Ti ritroverà sempre”

“Sono una storia complicata tesoro. Non ti conviene entrarci”

Non so di cosa diavolo parli ma rispondo sicura “Oramai credo sia troppo tardi”

Ci guardiamo consapevoli entrambi di ciò che le mie parole significano “Dici?” gli brillano gli occhi.

 

Non è così semplice

Il vetro riflette l’immagine dei nostri corpi abbracciati. Il bianco latte del mio sembra fondersi con il color biscotto della sua pelle. Rido pensando che ci ho appena paragonati a una colazione per bambini.

“Me lo dirai prima o poi” sussurra sul mio collo

“Cosa?”

“Che cosa riesce a farti ridere così” smetto di sorridere e mi irrigidisco. I miei sensi sono di nuovo all’erta ma stavolta nessun impulso sessuale li percorre. L’istinto urla pericolo a squarciagola. Rispolvero l’armatura e la indosso con un sospiro di rimpianto, l’attimo di felicità mi è sfuggito come acqua tra le dita, lasciandomi più assetata che mai, e sembra già così lontano da  essere oramai irraggiungibile. “E’ meglio che mi asciughi” mormoro cercando di allontanarmi. Sento improvviso e urgente il bisogno di spazio. Mi afferra per un polso un’attimo prima che sia del tutto fuori dalla sua portata. Restiamo fermi così, guardo il mio polso sottile imprigionato nella sua mano. Il contrasto tra i nostri colori lo fa sembrare ancora più pallido. La sua presa è salda e determinata, vedo la mia pelle arrossarsi lievemente quando aumenta un po’ la pressione, gli basterebbe stringere poco di più per farmi male “Guardami!”

Tengo la testa bassa e lo sguardo incollato sulla sua mano stretta attorno al mio braccio “Guardami, cazzo!”

Sento qualcosa spezzarsi dentro di me. Non ha urlato, non mi sta facendo male, ma un brivido di paura mi corre giù per la schiena. Per un’attimo ho sentito l’impulso irrefrenabile di obbedire: alzare lo sguardo e buttarmi tra quelle braccia che promettono protezione e sicurezza. Non posso! Non posso! Non posso! Siamo proprio creature deboli noi umani: costantemente bisognose di mostrare le nostre ferite a qualcuno che le curi, perennemente in cerca di colui che ci proteggerà con le sue forti braccia combattendo per noi guerre che non gli spettano, scacciando demoni che non gli appartengano, confondendo troppo spesso colui che ci scalda il letto con colui che sarò in grado di accendere di nuovo il fuoco nel nostro cuore. Ripenso a quello che è successo così poco tempo fa. Sento ancora il dolore del cuore che si spezza nel gelo di quell’ospedale. Non vedo più la sua mano che stringe il mio polso, adesso lo rivedo ancora più bianco del solito, pieno di cannule e cannette che sembrano sfocate oltre il velo di lacrime che non sapevo di stare versando. In un’attimo mi ritrovo proiettata indietro di mesi, all’attimo in cui capì davvero che la vita è solo un soffio di vento tra i capelli. Rivivo il giorno in cui tutti i sogni di ragazzina e le indistruttibili certezze dell’adolescenza mi crollarono addosso come un polveroso castello di carta lasciandomi infinitamente sola tra le rovine della mia esistenza. Lui mi ha regalato un momento di magia che per un istante infinito mi ha portato lontano dalla desolazione del mio cuore ma il mio destino è questo. Devo pagare per il resto della mia vita per essermi fidata. La mia superficialità è stata pagata da un’altra creatura, il prezzo richiesto è stato alto. Tropo alto. Ora non mi resta che restare qui sola tra le rovine della mia esistenza e pagare la mia colpa per il resto del tempo che è stato stabilito io viva.

Il pensiero mi riscuote, riportandomi nel mondo in cui ormai da cosi poco, ma per un tempo che già sembra infinito, sono abituata a stare. Sento le mie difese ergersi: mura solide e insormontabili destinate a tenere fuori chiunque tenti di raggiungermi. Punto i miei occhi nei suoi ordinandogli in silenzio di lasciarmi andare. I secondi passano, lui non abbassa lo sguardo, intenzionato a non cedere, a lottare. Vorrei spiegargli che non vale la pena combattere per un mondo fatto solo di rovine ormai irrecuperabili, ma non capirebbe, mi farebbe delle domande, troppe. Non ho voglia di spiegare, ne di rispondere. Continuiamo a guardarci, duellando con gli occhi sotto lo sguardo attento della luna. Il silenzio è diventato denso.

Alla fine sento le sue dita lasciare lentamente la presa finché il mio braccio è finalmente libero.

Con due passi riduce la distanza tra noi, prima ancora che io mi sia resa del tutto conto di essere libera.

I suoi occhi, così vicini ai miei, brillano di passione, rabbia e determinazione. Affonda la mano tra i miei ricci stringendoli forte. Sussulto sorpresa. “Puoi costruire tutti i muri che vuoi” le sue labbra sono pericolosamente vicine alle mie “Ho fatto tutta questa fatica per prenderti” la sua lingua guizza sull’angolo della mia bocca catturando una lacrima. Cazzo, non mi ero nemmeno accorta di aver iniziato a piangere! “Non ti lascerò scappare” percorre tutte le mie labbra assaggiandomi. Tremo così tanto che sollevo le mani sul suo torace per sostenermi “Tu sei mia!” ruggisce. L’assalto alla mia bocca è urgente e focoso. Dimentico di nuovo tutto soccombendo completamente al suo fuoco.

Mia Luna

Sono stremata. Dopo avermi lavato con una delicatezza che la mia pelle mai aveva sperimentato, e scopato con un bisogno che la mia anima non aveva mai sognato, quest’uomo magico mi ha avvolto in un morbido asciugamano e mi ha spedito fuori dalla doccia con una sculacciata soft. Ora, mentre lui si gode la sua meritata doccia, io resto in piedi davanti a questa enorme vetrata. La luna, gialla e enorme sembra occupare tutto il cielo. Resto a guardarla incantata, senza pensare a nulla, completamente svuotata nel corpo e nell’anima. I capelli ancora bagnati gocciolano, tracciando una linea  umida che corre dalla spalla all’attaccatura del seno per poi  morire assorbita dall’asciugamano immacolato. Penso pigramente che dovrei asciugarmi, prima di prendermi un raffreddore, ma la sua voce calda che canticchia felice sotto la doccia e questa luna magica che riempie gli  occhi col suo colore dorato, mi ammaliano facendomi sentire così felice, che evito di muovermi per la pura di spezzare questo momento magico.

Appoggio le mani sulla vetrata nell’inutile tentativo di toccare quella sfera luminosa che occupa il mio cielo. A lei, signora indiscussa della notturna volta celeste a cui i più grandi poeti hanno innalzato odi d’amor. Mi domando se anche loro abbiano vissuto notti così. Notti piene di incanto e follia. Quelle notti in cui qualcuno ti svela i segreti dell’amore e tu sei così felice che vorresti urlarlo al mondo, dicendo a tutti che è solo grazie a lui se questa vita si è colorata improvvisamente di tinte così brillanti da accecarti. Guardo questa luna che riempie l’oscurità e credo di capire perché alla fine questi sentimenti misteriosi li abbiano affidati a Lei. Lei, involontaria spettatrice dei più preziosi attimi d’amore; Lei , silenziosa custode di cuori innamorati che a Lei sola si svelano, certi che essa custodirà il loro lussurioso segreto fino alla fine dei tempi, senza timore di essere traditi o umiliati dal suo scherno. Perché da sempre la luna è stata spettatrice dei più grandi amori e dei più dolorosi drammi e sa in quanto dolore può trasformarsi l’amore. Immersa in questo spettacolo mozzafiato vorrei anche io essere capace di spiegare a parole i sentimenti che si muovono dentro di me come tantissime lucciole di speranza. Ma  non sono mai stata brava con le parole, ancora meno con i sentimenti. Mi limito ad aprire il mio cuore e lasciare che solo Luna possa scrutarci dentro avvolgendo le mie lucciole nella sua dolce luce d’oro. Il suo corpo si fonde al mio in un dolce abbraccio. Posa un bacio delicato nell’incavo tra il collo e la spalla “A cosa pensi piccola?”images

Sorrido beata in risposta.

“Che bella che sei quando sorridi”

Divento rossa, ma continuo a sorridere incapace di fare altrimenti.

“Hai visto?”

“Cosa?” ma perché non riesco a smettere di sorridere come una cretina? Lui indica la luna, che adesso mi sembra ancora più immensa e luminosa “Che cosa ho ordinato per te!”

Mi sciolgo tra le sue braccia.